martedì 29 marzo 2011

Ecco i nuovi premiati della seconda edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti


di Silvia Musso

Si è svolta ieri, 28 marzo, presso il Radisson Blu Royal Hotel, la Cerimonia di Premiazione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. Nelle scorse settimane una giuria di esperti ha valutato le azioni di sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti che più che si sono distinte tra le 4.231 registrate nella settimana dal 20 al 28 novembre scorsi.

Sono state premiate 5 azioni una per ogni categoria di project developer cui era rivolto il progetto europeo: pubbliche amministrazioni, associazioni e ONG, imprese, scuole e altro (ospedali, case di riposo ecc). Il lavoro della giuria non deve essere stato semplice, ma alla fine si è arrivati ad un comune accordo.

Ecco i premiati:

Categoria pubbliche amministrazioni: Environmental Authority of the Barcelona Metropolitan Area (Regione Catalonia) con l'azione “Better than New 100% Old campaign”;
Categoria Associazioni e ONG: Ecoscience Provence (Francia) con l'azione “Responsibile Purchase”
Categoria Imprese: Codorniu Group (Regione Catalonia) con “Reduction of glass in packaging in the wine sector”
Categoria Scuola: St.mary Eps Scotland Dunblane (Scozia) con “Food Waste Reduction Challenge”
Categoria Altro: l' architetto Elisa Andretti (Malta) con “Malta Reuse MAp”

Il Premio della Giuria è andato infine alla Aeress (Spagna) con “Waste watchers”.
A tutti i vincitori sono state consegnate una targa dall’alto valore simbolico.

Il clima della premiazione è stato caratterizzato da una tangibile atmosfera di festa e soddisfazione, manifestata soprattutto dai membri della segreteria europea.

Anche l'Italia è stata rappresentata. L'azione Più M@re del Comune di Gallipoli era, infatti, tra i finalisti per la categoria Pubbliche Amministrazioni.

Se la premiazione ha determinato la conclusione della seconda edizione della Settimana, non è tempo di fermarsi. Oggi, martedì 29 marzo, infatti, gli organizzatori degli Stati aderenti alla SERR si riuniscono per fare il punto sull’edizione 2010 e soprattutto per iniziare a porre le basi per quella che sarà la terza e ultima edizione della Settimana che ricordiamo essere un progetto triennale Life+.

Nell’attesa di sapere cosa gli organizzatori hanno deciso e quali saranno le novità in programma, segnatevi le date della prossima Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: 19-27 novembre 2011!
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lunedì 28 marzo 2011

CircOLIamo: l’informazione ambientale è itinerante


di Silvia Musso

Dopo l'edizione 2007/2008 è ripartita lo scorso febbraio "CircOLIamo", la campagna educativa itinerante del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla corretta gestione dell’olio lubrificante usato, quello cioè che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari di fabbriche e industrie, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino.

In due anni il promotruck del COOU attraverserà tutte le province d'Italia sostando nelle maggiori piazze per incontrare i cittadini, i media e le istituzioni locali.

Per farci spiegare meglio l’interessante campagna abbiamo contattato il direttore della comunicazione del COOU, ing. Antonio Mastrostefano.

In cosa consiste la nuova edizione della campagna “CircOLIamo” e come si svilupperà?
«In questa edizione abbiamo voluto evidenziare che salvaguardare l’ambiente attraverso la raccolta e il corretto smaltimento di un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato, può diventare una risorsa. Si è anche voluto porre in risalto il ruolo che i Comuni possono svolgere per intercettare l’olio lubrificante usato derivante dal fai-da-te. Avremo la possibilità di dialogare, all’interno del nostro promo-truck, con le istituzioni locali, le imprese, le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste, i cittadini e i giovani. Gli approcci informativi saranno quindi differenti a seconda degli interlocutori. Una grossa novità introdotta nella nuova edizione è di affiancare alle tradizionali permanenze giornaliere nei capoluoghi di provincia alcune soste di più giorni in quelle città considerate strategiche da un punto di vista geografico, economico e sociale e che abbiamo definito “città metropolitane”. Per la prima volta durante queste tappe, i privati cittadini avranno la possibilità di conferire l’olio lubrificante usato presso il nostro villaggio. Inoltre i giovanissimi potranno arricchire le loro informazioni di educazione ambientale giocando al grande “Gioco dell’olio”».

La caratteristica peculiare di questa campagna è l’informazione di tipo itinerante. Quali sono gli aspetti di forza di questa modalità comunicativa e quali invece le difficoltà e debolezze?
«Parlare di tematiche ambientali “in strada” ci fa essere più vicini alle realtà territoriali, e verso l’opinione pubblica che si sente coinvolta e partecipe. Quest’anno poi rivolgiamo sempre maggiore attenzione alla sensibilizzazione dei giovani incontrandoli nelle scuole e nei teatri con lo spettacolo “ONE WAY. La strada per il futuro” creato e condotto da Luca Pagliari, giornalista e attore di Rai Educational, attraverso il quale vogliamo infondere piccole ed elementari pillole di saggezza ambientale. La nostra presenza sul territorio, inoltre, ci consente di rilevare che non sempre le amministrazioni locali riescono ad attrezzarsi con infrastrutture adeguate per i cittadini che devono disfarsi di rifiuti come l’olio lubrificante usato. Portiamo ad esempio i centri di raccolta di cui tutti i Comuni dovrebbero dotarsi, ma che in molti casi non sono stati ancora allestiti».

È terminata in questi giorni la prima fase della campagna che sembra aver già raccolto risultati positivi sottolineati dalla forte attenzione delle Istituzioni, dall’interesse mostrato dai cittadini e dalla grande partecipazione dei ragazzi delle scuole primarie e secondarie di I e II grado.

Le prossime tappe dell’itinerario saranno: Genova, Savona, Imperia, Cuneo, Alessandria, Asti, Vercelli, Novara, Biella, Verbania, Aosta, Torino, Palermo, Trapani, Caltanissetta, Agrigento, Ragusa, Siracusa, Catania, Messina, Reggio Calabria, Enna, Rimini, Forlì Cesena, Ravenna, Ferrara, Rovigo, Mantova, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna.

Preparatevi quindi ad accogliere il truck di CircOLIamo!
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venerdì 25 marzo 2011

“Funky Pudding: i tuoi rifiuti potranno essere usati contro di te!”


di Silvia Musso

Tra il 2008 e il 2009, in concomitanza con la cosiddetta emergenza rifiuti che colpì Napoli e la Campania, dalla fulvida immaginazione dell’attore di origine palermitana Luigi Ciotta inizia a delinearsi l’idea di personaggio buffonesco obeso, quasi deforme, il cui solo interesse è quello di mangiare e che vive in un bidone dell'immondizia in strada per nutrirsi, gratuitamente, di tutto ciò che la gente butta via.

A partire da questo primo embrione, con la regia di Philip Radice, è stato sviluppato Funky Pudding, spettacolo di strada satirico italo-francese della Compagnia En CroQ e denuncia sugli sprechi alimentari e sul cibo spazzatura che vedeva un cuoco obeso alle prese con la sua cucina collocata dentro un grande bidone della spazzatura. Parodia dei programmi televisivi culinari, dei rituali nati attorno al cibo e del rapporto dell'individuo con i propri rifiuti, dall’autunno 2009, grazie al coinvolgimento dell’attrice parigina Aurélia Dedieu, lo spettacolo si arricchisce di un secondo buffone e amplia le tematiche affrontate al problema del consumismo facendo riferimento non solo all'Italia ma ad una realtà internazionale.

«Per noi il teatro, così come l'arte in generale – spiega Luigi Ciottaè un modo per parlare e comunicare con la gente e nello stesso tempo riflettere sui problemi della società, quindi anche quelli legati all'ambiente. E' sempre stato così nella storia, un po' meno forse nella contemporaneità; ogni artista poi sceglie il modo più appropriato per farlo, il nostro è un approccio satirico al problema dei rifiuti e alla società di consumo. Noi abbiamo scelto il teatro di strada cercando di toccare un pubblico il più variegato possibile, tramite una forma artistica estremamente popolare».

Lo spettacolo, fin dai suoi inizi, è stato accolto favorevolmente sia dalla critica che dal pubblico. Nel 2009 vince il premio del concorso “Cantieri di Strada 2009” della FNAS (Federazione Nazionale Artisti di Strada), e il premio Mercurdo al Mercurdo Festival dell'Assurdo e viene presentato in ben quaranta festival in tutta Italia. L’impatto sul pubblico è forte: la gente all'inizio ride per l'aspetto grottesco e l'assurdità della situazione e man mano che lo spettacolo avanza anche il riso diventa più consapevole e a volte amaro. Lo spettacolo non fa solamente ridere, ma fa riflettere e discutere.

L’utilizzo del teatro potrebbe essere molto utile all’interno di campagne di comunicazione ambientale (in questo caso ad esempio sulla raccolta differenziata o sulla riduzione dei rifiuti), come integrazione ai più consueti canali come locandine, affissioni, spot radio, incontri pubblici ecc. e anche Ciotta sembra essere d’accordo: «Dall'esperienza che stiamo facendo grazie a questo spettacolo direi che il teatro è un mezzo molto utile di comunicazione, e può essere ottimo come integrazione a tematiche sociali di vario tipo. Spesso l'informazione “diretta e schietta” ha un lato “colpabilizzatore”, al contrario se si arriva a conquistare gli spettatori in maniera positiva, tramite la risata nel nostro caso, allora diviene più facile farli riflettere sui problemi e forse rimettere in questione le abitudini e i modi di vita di ciascuno».

La compagnia che vorrebbe esportare lo spettacolo oltre i confini italo-francesi, sta lavorando una versione spagnola e inglese. A giugno i due buffoni voleranno probabilmente in Canada.
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mercoledì 23 marzo 2011

Cambiare il mondo, un regalo alla volta


di Annalisa Audino

Abbiamo già parlato più volte di originali iniziative per limitare i rifiuti e far sì che gli oggetti che possono ancora essere utilizzati vengano recuperati. È nato da poco tempo un nuovo ulteriore movimento che si chiama Freecycle: diffuso ormai in tutto il mondo, il progetto mira a ridurre l’impatto ambientale delle cose che usiamo. Il motto degli aderenti (rappresentati in questo simpatico video) è “cambiare il mondo, un regalo alla volta” e viene diffuso tramite un network composto da quasi 5000 gruppi e oltre 8 milioni di soci sparsi in 85 paesi del mondo. Nato nel 2003 in Arizona, è un movimento interamente no-profit di persone che scambiano e riciclano oggetti gratuitamente: il principio che anima i Freecyclers è sia etico che ambientale poiché vuole mantenere fuori dalle discariche tutto ciò che è ancora “buono” e riutilizzabile. Grazie al movimento oggi si riescono a far circolare 500 tonnellate di oggetti che potrebbero essere invece gettati nelle discariche.

«Il nostro successo – spiegano i responsabili del movimento - dipende dalla sua stessa semplicità. È importante però capirne subito l’obiettivo e la funzionalità: Freecycle non è un posto in cui si trova roba gratis o in cui si può buttare di tutto. È una rete per trovare ciò di cui si ha bisogno e in cui mettere a disposizione cose ancora integre che non ci servono più. È fondamentale anche l’atteggiamento di chi partecipa quindi, che deve aver compreso bene il messaggio del movimento. In un certo senso ispiriamo negli aderenti anche il senso della generosità di spirito, verso le persone e verso l’ambiente».

Essere Freecyclers è facile: per partecipare al movimento ufficiale bisogna iscriversi alle mailing list locali e pubblicare gli annunci degli oggetti che si vogliono regalare o scambiare, per farlo invece in versione più casalinga basta creare una catena con i propri amici per riutilizzare gli oggetti che non ci servono più! E’ possibile praticare il Freecycle anche in varie città italiane, come Roma, Milano, Bologna, Lecce e molte altre. C’è un gruppo anche a Torino: si tratta di una piattaforma dedicata a tutti coloro che nella città preferiscono "riciclare" un oggetto anziché gettarlo. Gli iscritti si impegnano a rispettare la regola di base: tutti gli oggetti descritti nei messaggi pubblicati sul sito web sono offerti gratuitamente. Gli iscritti possono inviare messaggi per oggetti di ogni tipo, che si tratti di una sedia, di un pianoforte o di una vecchia porta.

Allora cosa state aspettando: abbiamo tutti oggetti dimenticati negli armadi che aspettano solo di essere riutilizzati. È arrivato il loro momento!
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lunedì 21 marzo 2011

WATACLIC: tante risorse per la risorsa acqua


di Irene Gozzelino

Come già avevamo detto in un precedente articolo, Life+, strumento finanziario a favore dell’ambiente promosso dalla Comunità Europea, tra le altre caratteristiche, si distingue per la sua forte valenza in campo comunicativo. Oggi vogliamo parlarvi di come è stato recepito in “casa nostra”, presentandovi una best practice.

Life+ WATACLIC (Water Against Climate Change) ha portata nazionale ed è cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Il progetto intende diffondere metodi e approcci per un uso più sostenibile della risorsa acqua. Gli obiettivi mirano a migliorare la gestione idrica nei settori più differenti: la regolamentazione edilizia e le norme urbanistiche, l’idraulica domestica, l’efficienza energetica.

Eventi informativi sono previsti da maggio 2010 a dicembre 2011. Il seminario di lancio nazionale si è svolto a Roma il 13 maggio 2010, offrendo ai partecipanti, oltre a dibattiti e conferenze di interesse comune, tre workshops “dedicati”, pensati cioè per un pubblico di provenienza professionale diversa. Di grande efficacia ai fini comunicativi è la netta separazione di approcci e tematiche, fondamentale per orientarsi tra i diversi aspetti di un argomento così vasto come quello dell’uso dell’acqua. Gli eventi in programma nei prossimi mesi consistono in campagne informative replicate su tutto il territorio nazionale e centrate sui seguenti temi: “acqua e regole”, “acqua e denaro”, “acqua e cittadini”, “acqua ed energia”, “acqua ed innovazione”.

Ogni evento propone approfondimenti su tutti i temi, dalle tariffe alle tecnologie, e un punto ragionato sugli approcci di sostenibilità già esistenti e già efficaci. Per non limitarsi all’aspetto teorico poi, per ogni problema vengono offerte possibili soluzioni.

«La comunicazione degli appuntamenti è affidata a tradizionali canali di diffusione “dedicati” ai differenti stakeholders coinvolti - ci fa sapere Sara Branchini, del Centro Antartide, che si occupa del settore comunicazione di WATACLIC - I classici strumenti on-line non stanno escludendo il contatto personale. Di evento in evento inoltre, si sta sviluppando spontaneamente una rete di contatti tra professionisti che diventa scambio di pratiche e quindi “antidoto” alla risaputa frammentazione delle politiche nella gestione non solo dell’acqua, ma dell’ambiente in senso lato».

Non servono altri buoni motivi per partecipare all’evento WATACLIC più vicino… al nostro rubinetto.
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venerdì 18 marzo 2011

Il compito degli educatori nell’affrontare le tematiche ambientali


di Silvia Musso

Lo studio ci rende liberi e contribuisce al progresso della società. Su questo non si discute. Ma quanto inquina l’attività scientifica? Pensiamo a uno studente che si deve laureare. Per scrivere una tesi si fa ampio uso di energia: si stampa, si masterizza, si tiene acceso il computer per ore ed ore; si viaggia, si telefona, si scrivono messaggi di posta elettronica; si comprano libri e DVD; si sta a lungo collegati ad Internet; si partecipa a conferenze ed incontri. I più attenti all’ambiente cercano di compensare con utili e originali iniziative, come Graziano Isaia, neolaureato in Scienze della Formazione all’Università degli Studi di Torino, che ha scelto di compensare le emissioni con l'acquisto di un albero. Il processo è stato certificato da FilieraCO2 (Università della Basilicata).

La redazione riceve spesso, da parte di studenti universitari neo-laureati o da dottorandi, delle segnalazioni di tesi di laurea e ricerche nell’ambito della comunicazione ambientale. Per evitare di vederle morire tra gli scaffali di una libreria e provare invece a dare loro un po’ di visibilità, abbiamo deciso di dedicare alcuni articoli alle loro recensioni.

Questo vuole essere anche un invito a chi lo desidera di mandarci i propri lavori e abstract. La comunicazione ambientale è una disciplina in via di definizione che può essere trattata trasversalmente secondo diversi punti di vista. Il nostro vuole essere un piccolo contributo per la sua codificazione e diffusione.

Iniziamo questo percorso con il lavoro di Isaia, La geografia dell'energia. Un viaggio tra i problemi di Gaia e tra le buone pratiche per la sua salvaguardia (relatore prof.ssa Caterina Simonetta). L’autore parte dalla semplice considerazione che se da un lato l’uomo sta causando seri danni ambientali, dall’altro tra gli amministratori locali e la gente comune, si è diffusa sempre più, la voglia di cambiare la società e di indirizzare lo sviluppo in una direzione sostenibile o comunque diversa da quella che ha caratterizzato gli ultimi due secoli. Esistono infatti molti esempi di persone che, con piccole o grandi azioni, intervengono positivamente per la conservazione della Terra, degli esseri viventi, della Vita.

La tenacia di tali individui che può sembrare un lusso o un’utopia è pur sempre un indirizzo saggio, che merita di essere comunicato e diffuso. L’autore si chiede quindi: l'educazione cosa può fare in tale senso? «L'educatore, cioè ogni persona investita di responsabilità educative, - spiega Isaia - dovrebbe avere a cuore il problema ambientale, perché esso è all'origine di profonde sofferenze e disuguaglianze che sono il contrario dell'auspicio profondo della pedagogia, la quale mira al contrario all'elevazione dell'uomo. L'educatore dovrebbe essere in prima linea nella comunicazione del problema e nella proposta di soluzioni. L'educazione promuove gioia, armonia, condivisione, futuro, speranza. Se fa altro, non può chiamarsi in senso stretto educazione. Mentre la salute di Gaia, per gli economisti tradizionali, è probabilmente una questione di vantaggi immediati, e per gli scienziati è una questione di numeri, per l'educatore è un dovere morale».

Riteniamo il percorso proposto con questa ricerca, un puntuale e ricco campionario di quelle nozioni sia teoriche che pratiche (una prima parte teorica, incentrata su tematiche prevalentemente legate al discorso energetico, è seguita da capitoli dedicati alla presentazione di numerose case histories su tutto il territorio nazionale) che ogni educatore - soprattutto coloro che si occupano di geografia che, almeno nella scuola primaria, coincide con lo studio dell’ambiente - dovrebbe conoscere per poterle poi insegnare.

I bambini e i ragazzi sono molto sensibili ai temi ambientali e potrebbero rivelare delle soluzioni inaspettate e soprattutto immediatamente applicabili. Nel rapporto tra educatori e discenti non può mancare un dibattito costruttivo su questi argomenti, anche perché dal confronto può sorgere la voglia di adottare comportamenti individuali più saggi.

Gli educatori possono e debbono incentrare i percorsi formativi sui temi ambientali più urgenti e pregnanti della modernità, perché come afferma ancora Isaia: «in fondo l'educazione è sempre una questione di scelte ed è opportuno scegliere per il meglio».
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mercoledì 16 marzo 2011

Ark: il nuovo hotel completamente ecosostenibile... galleggiante


di Francesca De Matteis

Ha una struttura affascinante, è una meraviglia tecnologica ed è completamente ecosostenibile: si tratta del più moderno ed ecologico albergo di cui si sia mai sentito parlare, l’ARK.

I repentini e sempre più importanti cambiamenti climatici, così come il riscaldamento globale e l'innalzamento del livello dei mari sono le ragioni che hanno spinto l'architetto russo Alexander Remizov, con la collaborazione di un'azienda di ingegneria tedesca e con lo scienziato moscovita Lev Britvin, ad ideare un progetto così ambizioso ed innovativo.

L’edificio, del tutto autosufficiente grazie ad un sistema di generatori ad energia eolica e solare, ha una forma particolare a cupola: «La sua particolare struttura promuove la formazione di turbolenze d’aria, – riferisce Remizov – rafforzando il lavoro di generatori eolici e promuove l’accumulo di aria calda nella parte superiore dell’edificio. Questo calore sarà trasformato in altri tipi di energia da raccogliere anche negli accumulatori termici».

L’albergo è stato progettato con lo scopo di ospitare circa 10.000 persone e prevede un'estensione di 14.000 metri quadrati. Quello che colpisce di questo edificio, oltre ai materiali riciclabili utilizzati, come legno e plastica EFTE ad alta resistenza, è la velocità di realizzazione: una costruzione di questo tipo infatti potrebbe essere realizzata, secondo il suo ideatore, in tempi davvero record, 3 o 4 mesi al massimo.

E' stata inoltre prevista una “versione” galleggiante grazie ad una particolare carena a nido d'ape che permette il galleggiamento e che contemporaneamente sfrutterà l'energia termica dell'acqua e che ci consentirà di sopravvivere alle catastrofi naturali causate dai cambiamenti climatici.

Anche il settore turistico, attraverso edifici spettacolari e avvenieristici come Ark, può aiutare le persone a riflettere su determinate sfaccettature legate alle energie rinnovabili e inevitabilmente all’ambiente, spingedole a intraprendere stili di vita più sostenibili grazie a particolari e suggestive forme di interazione. Al momento il progetto esiste solo sulla carta. Si aspettano generosi finanziatori!
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lunedì 14 marzo 2011

Che vinca il migliore?


di Eleonora Anello

Alla fine anche lo IAP (Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria) ha stabilito che quella partita a scacchi era truccata! Forse la sentenza non ha avuto poi così tanta eco, però lo spot del Forum Nucleare Italiano, di cui avevamo parlato durante la sua messa in onda, è stato giudicato ingannevole.

L’autorità chiamata a vigilare sulle comunicazioni pubblicitarie ha così sentenziato: «Lo spot si propone al pubblico secondo lo stile di una comunicazione neutrale ed informativa, quasi si trattasse di una comunicazione sociale. Proprio per ciò, il messaggio appare viziato per mancanza di trasparenza circa la sua finalità promozionale, circa il prodotto che esso mira a promuovere (l’energia nucleare e la relativa scelta), circa l’identità dell’inserzionista e la sua comunicazione di parte. Grazie allo sfoggio di un’apparente terzietà rispetto agli interessi coinvolti, il messaggio utilizza una tecnica persuasiva estremamente efficace, che risulta però fortemente scorretta, ponendosi dunque in contrasto con l’articolo 2 del Codice, in quanto veicola affermazioni e rappresentazioni che possono indurre in errore il pubblico in relazione all’identità dell’inserzionista e quindi alle reali finalità promozionali del comunicato».

Per rimediare, al Forum è bastato aggiungere “Noi siamo favorevoli”, frase finale che palesa le vere intenzioni.

Truccata o no, noi la consideriamo una vittoria di Pirro. Una vittoria tutto sommato abbastanza inutile. La macchina di controllo che vigila sulle comunicazioni ha funzionato, emettendo la sua sentenza quando ormai però la campagna del Forum non era più in onda e aveva avuto modo di sortire i suoi effetti. La versione del video corretta e modificata, la si può vedere solo in rete. Insomma, la pena ci sembra un po’ troppo lieve se confrontata agli effetti che lo spot, mascherato da campagna sociale, ha avuto sul target.

Per questo Greenpeace, una delle associazioni che si è battuta affinchè la campagna pro nucleare venisse sospesa, nell’attesa della sentenza non è stata a guardare. Ha infatti risposto con una controcampagna, fatta di un sito e di un video che, seppur cliccatissimi sul web, non hanno avuto gli spazi e la programmazione dell’azione comunicativa del Forum Nucleare. Salvatore Barbera, responsabile della campagna contro il nucleare di Greenpeace Italia, conscio dello squilibrio, ha avanzato le sue richieste: «Vista la decisione del Giurì, chiediamo di trasmettere anche il nostro spot in televisione per avere un vero equilibrio nella discussione sul ritorno del nucleare in Italia. Temiamo, invece, che verrà applicata la strategia del silenzio, per evitare di far sapere che tra qualche mese si svolgerà un referendum anche sul nucleare».

L’avvicinarsi del referendum ha scatenato una dura e vivace competizione in campo comunicativo tra le diverse fazioni. È il caso, anche questa volta, di augurarsi che vinca il migliore?
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venerdì 11 marzo 2011

Il carrello che inquina


di Francesca Maio

Siamo tutti coinvolti, scrivevamo qualche articolo fa a proposito della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Quest’oggi lo ribadiamo rispetto ad una pratica a noi molto vicina: la spesa. E’ difficile immaginare la relazione tra i due concetti, che invece sono strettamente legati, soprattutto quando le nostre scelte non sono guidate da consapevolezza.

Avete mai pensato a quanti chilometri fa la vostra acqua imbottigliata in confezioni da 6 per arrivare al supermercato? O a quanto inquina un pomodoro fuori stagione perché coltivato in serra o importato dall’estero?

Queste domande trovano risposta in una provocazione che si riassume precisamente in ciò che Wandel Barry diceva: "Il mangiare è un atto agricolo" e "il modo in cui mangiamo determina [...] la maniera in cui viene usato il mondo".

Il dibattito politico, economico e sociale, che a livello internazionale ha come oggetto lo sviluppo sostenibile, rende ognuno di noi cosciente e responsabile dei problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta a causa delle nostre attività. La soluzione sta nelle decisioni e nelle scelte sostenibili che partono dal basso, dai singoli e dalle comunità che riflettono una partecipazione diretta dettata dalla necessità di intervenire per la salvaguardia dell’ambiente.

In questa logica si inserisce l’ottava edizione della fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, Fa’ la Cosa Giusta!, organizzata da Terre di mezzo Eventi e dall’associazione Insieme nelle Terre di mezzo onlus a Milano.

Sarà una tre giorni d’incontri, esposizioni e attività dedicati all’economia solidale, alle energie rinnovabili, al consumo consapevole e all’alimentazione e all’agricoltura sostenibile.

‘Mangia come parli’, la sezione speciale dedicata, ruoterà intorno a concetti come la sicurezza e la sovranità alimentare, poco chiari forse se espressi in queste parole, ma portatori del diritto di ciascuno ad un’alimentazione genuina, sufficiente e basata sulla tipicità e il rispetto del proprio territorio e sulla libera scelta della comunità.

Lo scorso anno i numeri che hanno caratterizzato Fa’ la cosa giusta! sono stati notevoli: 65.000 persone, 1400 studenti e 630 giornalisti accreditati, che hanno incontrato gli oltre 620 espositori presenti azioni locali positive per diffondere sul territorio le buone pratiche di consumo.

Quest’anno siamo tutti chiamati a parteciparvi, a fare la cosa giusta per valorizzare le scelte locali che influenzano le dinamiche più globali cui appartengono e che ci condizionano.

Fa’ la cosa giusta sarà ospitata dal 25 al 27 marzo 2011 da Fiera Milano City.
Per maggiori informazioni consultare il sito: http://falacosagiusta.terre.it/
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mercoledì 9 marzo 2011

L’eco-film che nasce dal web


di Eleonora Anello

Itali@mbiente è il nuovo progetto di Avoicomunicare, il blog di Telecom Italia dedicato al dialogo e al confronto su temi cruciali per il futuro della società. Temi delle discussioni tra internauti ed esperti: l‘ambiente e lo sviluppo sostenibile, gli equilibri possibili tra mondi e culture diverse, l’integrazione, la costruzione della pace. L’attiva community, sempre al centro delle attenzioni di Telecom, si sta impegnando a realizzare il primo documentario prodotto, sceneggiato e diretto interamente dalla rete.

L’idea è di Mario Tozzi, geologo e noto divulgatore scientifico, che ne sarà il curatore e il garante dell’attività scientifica oltre che il responsabile, insieme al team Avoicomunicare, della strutturazione e dei contributi provenienti dalla rete. Ogni utente infatti potrà dare il suo apporto su un tema, anch’esso selezionato dalla community, che è il disagio ambientale in tutte le sue accezioni. Nello specifico quindi ogni reporter si potrà dedicare al consumo di territorio, oppure alla biodiversità, al traffico urbano, agli impianti industriali o ai rifiuti.

Chiunque voglia denunciare delle situazioni non necessariamente allarmistiche ma comunque di rischio per l’ambiente, può avvalersi degli strumenti e della notorietà messi a disposizione da una grande azienda di telecomunicazioni e dalla collaborazione di tutti coloro che vorranno unirsi all’opera collettiva. A quanto viene espresso nel Manifesto del progetto, lo scopo è documentare in modo scientifico, arrivando a costruire una mappa ragionata, il disagio ambientale presente nel nostro paese. L’intenzione non è meramente di denuncia. Verrà dato spazio anche a esempi positivi di riconversione ecologica.

Si può inviare ogni tipo di contributo: video, fotografie, disegni e testi scritti o parlati. Particolare attenzione verrà data alla documentazione del passato.

I partecipanti verranno omaggiati con una special box con il dvd del documentario e un piccolo spazio all’interno del sito web del progetto nel quale presentarsi.

Per partecipare alla realizzazione dell’eco-film, ciascun reporter ambientale può proporsi direttamente sul sito dove è possibile visionare gli elaborati già inviati e che concorrono alla selezione.

Il film sarà lanciato il 5 giugno 2011, giornata mondiale dell’ambiente. Inizialmente verrà distribuito sul circuito internet, scaricabile o in streaming, solo successivamente approderà al cinema e in televisione.

Siamo curiosi di vedere Itali@mbiente, frutto della collaborazione della rete, convinti che la diffusione delle informazioni possa essere uno strumento privilegiato per raggiungere buoni obiettivi anche in campo ambientale.
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lunedì 7 marzo 2011

Sensibilizzazione ambientale: ecco il nuovo obiettivo di REEMA


di Valeria Rocca

Una nuova guida per la sensibilizzazione ambientale nelle località montane paradiso degli sport invernali. E’ questa la novità della stagione invernale 2010-2011, proposta da REEMA, la rete alpina che si occupa di educazione ambientale.

Attraverso il coordinamento di Gwladys Mathieu e Isabelle Roux, i collaboratori di REEMA hanno pensato a questa guida come un vademecum non per i turisti della domenica, ma per tutti coloro che vivono e lavorano nelle località sciistiche, i cosiddetti attori locali.
Il progetto vuole essere un invito, rivolto agli addetti ai lavori, ad iniziare a ideare e realizzare progetti di sensibilizzazione ambientale nelle stazioni invernali in cui operano.
La guida incoraggia all’iniziativa e spiega come diventare promotori di un progetto in modo semplice e lineare. Le finalità da porsi per ideare una campagna di educazione ambientale, devono essere molteplici.

Per prima cosa si deve agire in un contesto collettivo, dove tutti gli attori agiscono in sinergia per raggiungere un’unica meta. In secondo luogo, è necessario accrescere la consapevolezza sia sul patrimonio naturale, sia su quello culturale della montagna e, soprattutto, si deve lavorare per uno sviluppo sostenibile in alta quota, dimostrando le reali possibilità di successo. Spazio anche ad alcuni casi concreti, presentati per dare informazioni pratiche a chi si vuole cimentare nell’implementazione di una campagna di educazione ambientale.

Si tratta dunque di una guida redatta da attori locali per altri attori locali, che sottolinea come per ottenere buoni risultati sia fondamentale partire da ciò che si conosce.
Insomma una miniera di informazioni basate su esperienze locali, che vedono protagoniste soprattutto associazioni dedite alla protezione dell’ambiente.

La guida, in lingua francese, può essere scaricata come pdf, gratuitamente dal sito internet . Qui potete trovare tutte le informazioni utili dettagliate. Buona lettura!
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venerdì 4 marzo 2011

Donne che aiutano l’ambiente


di Eleonora Anello

Cosa significa essere donna in Italia, oggi? La domanda se l’è posta quella che è stata definita l’onda rosa, che il 13 febbraio 2011, ha attraversato 230 piazze, al fine di riaffermare la dignità delle donne, rifiutando ciò che svilisce ed equipara la donna alla stregua di un oggetto. Senza ricorrere a retoriche femministe, dalle ultime vicende riprese da tutti i media, oggettivamente sono stati messi in luce comportamenti viscidi e volgari, nonchè valori predominanti, lesivi della dignità femminile, in cui molte donne non si identificano e che soprattutto nessuna vorrebbe trasmettere ai propri figli.

In occasione della Festa della donna, vogliamo condividere con le nostre lettrici e i nostri lettori queste riflessioni e dare spazio alle donne che soffrono, alle donne che lavorano e, come per nostra mission, alle donne che aiutano l’ambiente.

Di realtà ce ne sono tante e si moltiplicano di giorno in giorno. Come lacasadipinocchio, un’associazione che da tre anni opera all’interno del carcere femminile Lorusso e Cutugno di Torino, attraverso un laboratorio creativo che prima di tutto lavora sul recupero della femminilità, trasformando oggetti che apparentemente hanno esaurito la loro funzione e che sono destinati alle discariche, in beni con un nuovo ed elevato valore d’uso. Si cuciono cappotti e vestiti in genere. Si modernizzano capi ormai non più utilizzati. Si fanno accessori glamour con piume, bottoni ma anche con le sorprese dell’ovetto kinder. I prodotti vengono poi rivenduti a marchio Fumne (donne in piemontese).

«Lacasadipinocchio è un’associazione culturale che opera attraverso un lavoro di creatività pura, privilegiando un rapporto diretto con ogni donna, che viene considerata una persona che merita prima di ogni altra cosa di essere valorizzata, apprezzata e ascoltata – ci raccontano le responsabili Monica Gallo e Sara Battaglino - E’ un lavoro che richiede tempo e dedizione. Ma soprattutto è un lavoro che parte cercando di ridare dignità alle donne».

Indubbiamente, Fumne è anche comunicazione: esterna attraverso un marchio ormai conosciuto e apprezzato; ed interna al gruppo di lavoro. «Ogni donna ha un proprio vissuto, una propria storia personale, spesso fatta di sofferenza e dolore. Pietro Buffa, il nostro direttore, in un suo articolo, ha definito il carcere come un grande contenitore di povertà. Ed è all’interno di questo grande contenitore che noi cerchiamo una nuova forma di comunicazione, un cammino comune, una ricerca aperta, nella quale ogni donna può portare qualcosa di essenziale e di unico, ma soprattutto slegato dal triste passato».

E in uno di questi percorsi educativi che fanno uscire le detenute dall’ozio e dall’inattività e che possono offrire un’occupazione per il futuro fuori dal carcere, è nato il “Profumo di Fumne”, idea regalo per la festa della donna 2011. La fraganza è stata ottenuta da un composto di rosa, tuberosa, mughetto, gelsomino, fiore di zagara, muschio e ambra. Acquistabile dal 4 marzo 2011, si può trovare in vendita in alcuni negozi di Torino. Sicuramente un regalo gradito!
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mercoledì 2 marzo 2011

Low Impact presenta la Vlip Community


di Valeria Rocca

Low impact è un’associazione ambientale nata dal presupposto che tutti, imprese, istituzioni e cittadini, possano far la loro parte per l’ambiente. Fondata con il preciso scopo di divulgare comportamenti virtuosi in termini di eco sostenibilità, Low Impact introduce un approccio nuovo al risparmio ambientale come condivisione delle responsabilità.

L’attività dell’associazione si rivolge a vari soggetti. Se le imprese e le istituzioni possono adottare comportamenti e decisioni orientate al risparmio ambientale, rispettando i codici di comportamento specifici per settore produttivo previsti da Low Impact, così i privati cittadini possono fare la loro parte, adottando comportamenti rispettosi dell’ambiente, ma soprattutto informandosi. Come ci spiega Letizia Palmisano, collaboratrice di Low Impact, «ai privati chiediamo la semplice adesione alla Vlip Community che è il luogo all’interno del quale condividere opinioni, esperienze, immagini e video e dove poter approfondire le tematiche ambientali in maniera piacevole e partecipativa. Il valore per tutti noi, in quanto cittadini, è evidente: in un ambiente migliore si vive meglio».

Quali strumenti avete predisposto in termini di comunicazione, visibilità e quindi valorizzazione di tali comportamenti?

«Al momento lo strumento che utilizziamo maggiormente è sicuramente il portale attraverso il quale effettuiamo approfondimenti di natura giornalistica sulle tematiche ambientali realizzando anche inchieste e speciali. Abbiamo inoltre la VLIP Community, che sarà destinata a diventare la maggior piattaforma online sul tema della sostenibilità all’interno della quale intendiamo coinvolgere e rendere sensibile una parte molto rilevante della nostra collettività. In futuro non escludiamo l’utilizzo di ulteriori strumenti di comunicazione e stiamo già lavorando alla nascita dei Low Impact Awards, dei premi divisi per sottore merceologico che intendono mettere in evidenza quegli operatori che più di altri si sono impegnati in ottica ambientale».

Cosa vuol dire Vlip?
«“VLIP" è l’acronimo di Very Low Impact People, è facile da ricordare e richiama alla mente il concetto di VIP. Solo che a nostro avviso, in una società sempre più distratta dall’effimero, diventare VLIP significa anche recuperare dei valori di normalità e di rispetto dell’ambiente che riteniamo sicuramente più qualificanti di tanti altri valori legati all’essere e all’apparire. Per accedere alla VLIP Community è sufficiente registrarsi su http://community.lowimpact.it. Essere un VLIP ti permette di confrontarti, conoscere cose e persone nuove, approfondire, partecipare ed essere protagonisti di un nuovo social, peraltro tutto made in Italy con l’obiettivo dichiarato di fare ognuno la propria parte per l’ambiente».

Quindi l’interesse all’ambiente è la condizione per entrare in Low Impact anche per aziende ed enti?
«Come dicevo poco fa noi ci auguriamo che si sviluppi un interesse per l’ambiente esteso a tutti i soggetti sia pubblici che privati. Però non possiamo non adottare un atteggiamento pragmatico e realistico nei confronti delle motivazioni che possano spingere aziende ed enti ad adottare comportamenti virtuosi. Per questa ragione per noi va bene sia se l’interesse è dettato da un puro interesse verso l’ambiente, sia se è dettato da obiettivi di visibilità, commerciali o di immagine aziendale».

Tornando alla Vlip Community sarà u forum, un social o altro?
«Sarà un social tematico, una grande piazza virtuale e come tutte le agorà sarà possibile fare molteplici cose. Saranno presenti gruppi di discussione che, declinati su specifiche tematiche, rappresenteranno un luogo privilegiato per affrontare determinati argomenti. Pensiamo ad esempio ai nostri comuni, avremo finalmente una piattaforma non solo per segnalare cosa va e cosa non va ma anche un luogo per confrontarci con gli enti locali e per stimolarli a fare meglio. Pensiamo alla possibilità per le mamme di confrontarsi con gli esperti per verificare come crescere e alimentare dei bambini evitando i rischi derivanti da un’alimentazione non idonea. Pensiamo, ancora riferendoci al mondo femminile, quanto potrebbe essere interessante parlare di look e di make-up tenendo in considerazione quali sono le sostanze non naturali che potrebbero causare problemi per la pelle e la salute oltre che danni per l’ambiente. Potrei continuare perché i gruppi di discussione saranno moltissimi ma quello che promettiamo fin d’ora è di parlare di rispetto dell’ambiente in maniera piacevole e assolutamente non noiosa. Si potrà chiedere amicizia, scambiare messaggi, creare album fotografici, inserire post e commentarli e fare molte altre cose ancora. Per queste ragioni contiamo su un livello molto elevato di partecipazione e, se i risultati rispetteranno le previsioni, contiamo di tradurre il social in più lingue e di estenderlo a livello internazionale».
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