giovedì 30 dicembre 2010

LECO: quando l’occhio vuole la sua parte!


di Valeria Rocca

Design accattivante e giovane, funzionalità e ludicità: è questa la sintesi del progetto LECO, una curiosa struttura per la raccolta differenziata, elaborato dallo studio di design bresciano Flussocreativo.L’obiettivo è quello di incentivare nei consumatori comportamenti green senza rinunciare al fashion perché anche “l’occhio vuole la sua parte”.
Il progetto rappresenta un impegno a favore dell’ambiente e vuole, attraverso questa idea innovativa, comunicare come tutti possano e debbano impegnarsi nella raccolta differenziata, senza più obiezioni.

«Leco è chiaramente un riferimento al “Lego”, un gioco mondiale che accresce sin da piccoli la capacità di gestire e combinare piccoli oggetti, stimolando la creatività - racconta Daniel Facchetti, designer di Flussocreativo - da qui la volontà di creare, anche se per un tema delicato come quello della sostenibilità ambientale, la possibilità di interagire con i contenitori in modo piacevole superando ostacoli estetici e formali. Tale visione ci ha portato all’ideazione di un raccoglitore che avesse la capacità di attirare l’attenzione, oltre che per la sua funzione, per la sua capacità di risolvere problemi di spazio e invogliare alla pratica quotidiana della raccolta differenziata».

Il progetto, in cerca di produttore, realizzerà il suo primo prototipo a gennaio 2011 e per il nuovo anno è prevista una campagna promozionale di lancio del nuovo prodotto.

La struttura è composta da una base grigia e da quattro secchi, per la raccolta differenziata, di colore diverso (azzurro per l’alluminio, verde per il vetro, bianco per la carta e giallo per la plastica) in polietilene a bassa densità (LDPE).
Ogni secchio si incastra sopra gli altri, a forma piramidale, occupando poco spazio e permettendo a chi lo utilizzerà di scegliere la miglior soluzione per il proprio ambiente.
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martedì 28 dicembre 2010

Siamo tutti coinvolti!


di Francesca Maio

Attentato attentato! ...Ma no, niente paura! E’ solo la Campagna di Comunicazione per la Biodiversità promossa quest’anno dall’Unione Europea e che ha dato il via a una serie di interventi programmati per tutelare e ripristinare biodiversità ed ecosistemi entro il 2020.
La situazione è tanto allarmante da richiedere, come afferma il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in merito alla Strategia Nazionale per la Biodiversità, l’esigenza di un «approccio multidisciplinare con una forte collaborazione tra i decisori politici, le amministrazioni, le agenzie, il mondo accademico e scientifico e i portatori d’interesse per raggiungere obiettivi di conservazione e in questo modo favorire lo sviluppo sociale, culturale ed economico, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei cittadini nell’immediato futuro e per le generazioni future».

Certo non sarà semplice concretizzare quanto detto ma gli interessi in gioco sono estremamente rilevanti tanto per il futuro dell’uomo quanto per il pianeta che ci ospita.
La campagna UE è stata pianificata per sfidare prima di tutto le lacune diffuse in tema di biodiversità, argomento che coinvolge ciascuno di noi personalmente e che siamo perciò tenuti a conoscere. Va da sé che le sole informazioni non sono sufficienti a perseguire gli obiettivi posti dal Consiglio europeo entro il 2020, è quindi necessario agire, diventare attivi in questo senso.
La strategia comunicativa europea rispecchia quanto detto a partire dal logo, realizzato componendo con le varie sagome delle specie animali e vegetali una figura umana; niente di più azzeccato considerando che ‘siamo tutti coinvolti’, come del resto recita lo slogan che accompagna l’immagine.

Ma come si è svolta questa campagna? E dove?
L’operazione è vasta e articolata. Il primo appuntamento è stato ospitato ad Amsterdam, a marzo, dove è stata ricreata una vera e propria ‘scena del crimine’ alla CSI, con tanto di sagome disegnate a terra. Le vittime? Chiaramente le specie animali e vegetali estinte o a rischio. L’evento ha registrato ripercussioni positive sulle persone tanto da essere stato riproposto nelle stesse modalità anche a Bucarest, Varsavia, Milano, Sofia e Madrid.

In una generazione dove con il pc si è instaurato un legame che sfiora la dipendenza, la campagna UE si è davvero sbizzarrita nella diffusione delle informazioni, su Facebook e sul sito dell’Unione Europea per esempio è possibile visionare schede informative su piante e animali, suggerimenti e comportamenti alternativi agli stili dominanti per proteggere il nostro patrimonio.
Per quanto riguarda invece i mezzi di comunicazione più tradizionali, tra le tante iniziative, ha avuto particolare successo, il Quiz televisivo sulla Biodiversità, trasmesso in Francia che ha visto partecipare alcuni personaggi famosi, che hanno scelto di essere ‘Ambasciatori della Biodiversità’ diffondendo informazioni e notizie su determinate specie per renderle più conosciute.

Sembra proprio che l’obiettivo sia stato raggiunto: attenzione catturata e messaggio diffuso hanno messo in mostra il problema. Per cui niente più scuse per tirarsi indietro!
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venerdì 24 dicembre 2010

Auguri!








La redazione di Envi.info augura a tutti buone feste!
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giovedì 23 dicembre 2010

Delfini e tartarughe: ecco degli originali regali di Natale


di Silvia Musso

Ormai siamo alle battute finali, tutti impegnati nella frenetica corsa agli ultimi acquisti di Natale. Se siete ancora a corto di idee che ne dite di adottare un delfino o una tartaruga? È questa l’originale proposta di CTS – Centro Turistico Studentesco e Giovanile, l’associazione impegnata ormai da anni a diffondere una cultura del viaggio rispettosa dell’ambiente.

Adotta un delfino” e “Adotta una tartaruga” sono le campagne di raccolta fondi che CTS promuove per sostenere le attività dei Centri Ricerca Delfini e dei Centri Recupero Tartarughe Marine, da anni impegnati nello studio e nella conservazione di queste specie minacciate.

L’adozione è simbolica, ma il contributo è concreto e andrà a sostenere le attività dei biologi che lavorano nei Centri Recupero CTS.

L’adozione si può anche regalare. È sufficiente visitare il sito CTS, scaricare, compilare e spedire un coupon di adozione. La persona cui sarà intestata l’adozione riceverà un kit contenente un peluche, una foto della tartaruga o del delfino adottati con la loro biografia e un certificato che ne attesta la paternità. È possibile optare anche per una modalità di adozione ancora più sostenibile, quella digitale, con cui si riceverà uno sfondo per il desktop del computer e un certificato di adozione dell’animale adottato.

Chi è interessato può trovare maggiori informazioni sul sito del CTS dove è inoltre possibile ascoltare gli spot radio realizzati per la divulgazione della campagna e vedere il video di invito a partecipare al progetto del testimonial Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e giornalista italiano che afferma: «Ogni anno migliaia di tartarughe marine e delfini muoiono: inquinamento, pesca industriale, cattura accidentale sono tra le principali cause che ne compromettono l’esistenza. Per tutelare questi animali e aiutare i centri di recupero del CTS ho deciso di fare un gesto concreto: adottare uno di questi animali grazie a CTS».

Gli animali del mare riceveranno quest’anno anche un altro regalo, un regalo in realtà dovuto e anzi parecchio in ritardo: la conferma da parte del Ministro per l’Ambiente, On. Stefania Prestigiacomo, della messa al bando – senza più proroghe – anche in Italia dei sacchetti di plastica, una delle principali cause di inquinamento degli oceani e di morte dei suoi abitanti.
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martedì 21 dicembre 2010

Suggerimenti per un Natale sostenibile


di Paolo Ghiga

Ammettiamolo, per quanto si dissimuli e si tenda a negare: ogni anno, sin dai primi giorni di dicembre, inizia il countdown per gli acquisti natalizi.
Si pianificano le prime perlustrazioni, i confronti, si vivono le inesorabili indecisioni per giungere, spesso, a vere e proprie maratone dell’ultimo minuto, estenuanti sotto ogni punto di vista.
Se volessimo spingerci oltre, in realtà, potremmo espletare al rito del cadeau con un occhio di riguardo per il nostro amato pianeta: per esempio, che ne direste di donare un albero? BosCO2, un’iniziativa promossa da Legambiente, ha come obiettivo principale quello di promuovere un’opera di sensibilizzazione nei confronti del rispetto dell’ambiente, approfittando delle festività natalizie. Si tratta di un bosco particolare, costituito da tutte le piante donate in occasione del Natale, un sostegno concreto alla salvaguardia dell’ambiente mediante un contributo personale di 40 euro, per fare in modo che una persona cara riceva in dono un biglietto d’auguri ecocompatibile, utilizzabile anche come decorazione.
Naturalmente in questo biglietto sono indicate le informazioni caratterizzanti l’albero oggetto del dono, di cui sarà anche specificata l’area naturale in cui verrà piantato.
Sarà inoltre possibile conoscere la quantità di anidride carbonica che l’albero contribuirà a compensare durante la sua crescita. L’iniziativa intende ripopolare il Parco di Giussago e Lacchiarella (Lombardia).

Se invece desiderate qualcosa di più “tangibile” da donare, perché non spostare l’attenzione sui regali high tech, ma rigorosamente green? Il regalo green è un prodotto riciclato oppure prodotto con elementi riciclati, che sfrutta energia naturale oppure aiuta a risparmiare. Molteplici i vantaggi: può rendere felice chi lo riceve, farà senz’altro bene all’ambiente e può essere un ottimo metodo per sensibilizzare i nostri amici allo sviluppo sostenibile.
Ecco alcuni esempi: si va dalla ghirlanda natalizia alimentata ad energia solare, dotata di led che permettono un risparmio energetico, all’orologio da parete ad energia naturale: esso viene alimentato dalla reazione elettrica creata dallo zinco, dal rame e dai limoni. Si tratta di un oggetto di design progettato dal prestigioso studio anglo-Francese “Anna Gram”, esposto in numerose gallerie d’arte internazionali.

Se invece le persone alle quali volete fare un dono dispongono di un giardino, perché non optare per una splendida sedia naturale fatta in erba?
Certo occorrerà un minimo di tempo e cura ma il set composto da semi, acqua, e …pazienza pare destinato, dopo che la sedia avrà preso forma, a regalare ottimi momenti distensivi al beneficiario.

Naturalmente gli spunti non si limitano a questi: esistono biberon sicuri ed ecologici, orologi ad acqua, econotebook ad impatto zero, orecchini ecosostenibili, calendari da tavola in materiale riciclato, colori ecologici e non tossici per i bambini, insomma, basta cercare e un’idea sicuramente saprà conquistare.

Se invece nessuno di questi suggerimenti vi ha entusiasmato, perché non regalare un soggiorno alle persone alle quali teniamo di più? Facile direte voi, basta scegliere un tour operator che offra garanzie, dedicare un almeno un’ora per scegliere una località, estrarre la carta di credito et voilà, il gioco è fatto.

E l’aspetto puramente ecologico, tutti i bei discorsi sul riciclaggio e il riutilizzo? Se avete pensato all’agenzia di viaggio avete sbagliato: esiste un modo più sostenibile, attraverso il baratto. Già, se possedete oggetti, di qualsiasi tipo (dai libri, ai fumetti, passando per CD, vestiti, computer etc.) dei quali potreste privarvi, ebbene è possibile scambiarli con un soggiorno, per una o più persone, con vari livelli di comfort a seconda degli oggetti coinvolti nel baratto. Pensate, con la stessa quantità di materiale, già prodotto a suo tempo, semplicemente rimettendolo in circolo, senza ulteriori packaging, che ormai costituiscono un regalo aggiunto, produzione di CO2, è possibile rendere felice qualcuno senza incidere pesantemente sull’ambiente. La Settimana del Baratto, svoltasi dal 14 al 20 novembre promuove quest’idea, e dunque perché non riproporla anche in occasione dell’imminente Natale? Buon Ecologic Christmas a tutti!
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venerdì 17 dicembre 2010

Happy Eco-Christmas!!!


di Annalisa Audino

Volete cambiare le vostre abitudini per un Natale più eco-responsabile? Perché non cominciare dal vostro Albero di Natale? Ebbene sì, da quest’anno l’albero potrebbe diventare ecosostenibile e potrete contribuire alla comunicazione ambientale con i vostri amici: chissà che non diventi una moda e che tutti decidano di partire dall’albero per diventare più ecosostenibili?

Tutti gli anni le mode ci impongono l’albero vero, l’albero in eco materiali, l’albero viola, rosso, argento o a pois. Quest’anno Lifegate, primo network media e advisor per lo sviluppo sostenibile in Italia, si sta occupando di un nuovo originale progetto dedicato proprio agli alberi di Natale che potrebbe diventare moda. L’idea nasce dall’azienda Reno de Medici, multinazionale italo-canadese che opera nel business della carta e che fa dell’ecosostenibilità ambientale uno dei suoi principi fondanti e la linea guida per le sue politiche aziendali. In occasione del Natale 2010 l’azienda ha lanciato la Collezione Reno, l’Albero di Natale a basso impatto ambientale: il primo albero ecosostenibile realizzato con il 100 % di fibre di cartone riciclato e dotato della certificazione Fsc.

«L’albero, - spiega Daniele Mannina di Viralbeat - oltre ad essere ecosostenibile, ha anche un design molto accattivante, è pratico e molto resistente, idoneo ad un uso pluriennale. È disponibile in più versioni, non necessita di decorazioni aggiuntive e alcuni modelli neutri sono stati realizzati in modo che i bambini possano divertirsi con colori, collage e addobbi, proprio come avviene per quelli tradizionali. Confezionato in una pratica scatola d'imballo, questo albero si monta e si riordina facilmente: una volta ripiegato e smontato occupa inoltre molto meno spazio di un normale albero artificiale. Acquistando l’albero in cartone riciclato (disponibile in cinque modelli, tre differenti dimensioni e vari colori) sarà possibile dunque fare del bene all’ambiente dimostrando il proprio impegno in questo senso, coinvolgere la famiglia in un divertente “bricolage” e, cosa che non guasta mai, festeggiare il Natale con un pizzico di originalità, dato l’elegante design. Siamo felici di aver trovato questa originale iniziativa per comunicare il nostro amore per l’ambiente e per contribuire ad un passaparola, quello dedicato al rispetto ecologico, che dovrebbe essere sempre più forte!».

Per chi invece volesse inviare auguri tecnologici senza dispendio di carta e aiutando l’Unicef, il progetto prevede anche il Polo Nord Portatile, un’originale iniziativa per far recapitare direttamente da Babbo Natale gli auguri più disparati: potrete preparare un messaggio speciale personalizzato per le vostre persone amate e farle ridere di gusto mentre Babbo Natale gli spiega quanto si meritano i regali del 2010.

Ragazzi, sbizzarritevi! Che quando il Natale arriva, arriva!
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mercoledì 15 dicembre 2010

Premiate le iniziative antispreco


di Eleonora Anello

Sabato 30 ottobre 2010 alle ore 11.30 a Palazzo D'Accursio, sede del Comune di Bologna, in occasione delle “Giornate Europee contro lo Spreco”, promosse con il patrocinio della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e con il sostegno, tra gli altri, di Eni e Telecom Italia, è stato ufficialmente assegnato il Premio “Non sprecare.

Il riconoscimento, suddiviso in tre distinte categorie, è andato a Don Ciotti, a Made in carcere e a una nostra vecchia conoscenza, la Campagna Porta la Sporta. Don Ciotti, fondatore di Libera e Casa Acmos, è stato premiato come Personaggio per «Il suo costante e appassionato impegno contro qualsiasi forma di spreco, relativo sia ai beni materiali sia a quelli immateriali. Attraverso la sua testimonianza e l'esperienza della sua vasta rete di volontari, don Ciotti ha dimostrato come sia possibile combattere lo spreco, l'indifferenza e il cinismo, e affermare i valori della solidarietà, della responsabilità e della partecipazione» ha dichiarato la giuria presieduta da Antonio Galdo, giornalista e ideatore della kermesse.Il premio alle aziende è invece andato a “Made in carcere”, cooperativa di Lecce, che contribuisce a ridurre gli sprechi riutilizzando scarti di lavorazione e indumenti destinati al macero per realizzare borse e accessori confezionati dalle detenute. Infine, per la categoria Associazione, il riconoscimento è stato assegnato ai Comuni Virtuosi per la campagna Porta la Sporta di cui abbiamo ripetutamente dato notizia sul nostro blog.

Complimentandoci con Silvia Ricci, coordinatrice e fondatrice di Porta la Sporta, cerchiamo di capire quali sono i segreti di una campagna così riuscita.

In tutti questi anni come avete comunicato lo spreco legato al consumo di sacchetti di plastica ai cittadini, agli enti e alle aziende a cui vi siete rivolti?
«In realtà, anche se ho l'impressione di farlo da anni, la campagna è stata lanciata in sordina il 22 marzo 2009, semplicemente mettendo il sito online. Mi ricordo che anche Envi ne aveva parlato insieme a pochissimi altri. Per quanto riguarda invece nello specifico la comunicazione sullo spreco che il consumo usa e getta rappresenta e, soprattutto sugli strascichi e sull’influenza che questo modo di agire improntato alla soddisfazione delle comodità momentanee ha nel determinare le scelte quotidiane, ma non solo, con effetti devastanti se moltiplicato per miliardi di individui, traspare in tutti i nostri comunicati e contenuti del sito. Quindi, gran parte della nostra comunicazione si è incentrata sul web, soprattutto tramite il sito e l’invio di comunicati stampa a siti e blog di settore. Le pubbliche amministrazioni sono state invece coinvolte attraverso inviti e comunicazioni mirate a cadenza regolare in particolar modo in occasione di eventi da noi organizzati come la Settimana Nazionale Porta la Sporta e la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. La strategia è stata la stessa per le principali insegne della GDO. Al momento è in corso raccolta firme per Mettila in rete da presentare alle insegne. Ci siamo poi rivolti alle associazioni ambientaliste e ai movimenti spontanei. Infine, da pochi mesi, abbiamo aperto un profilo su Facebook per puntare maggiormente sull’interattività e per ampliare il campo ad altri aspetti del vivere sostenibile».

Quale strategia è stata più efficace?

«Non c’è una strategia più efficace di altre. E’ il mix di più strategie che premia, soprattutto quelle prese in prestito dal marketing che non sempre sono tipiche dei progetti di comunicazione ambientale, anche solamente perchè gli stessi, salvo poche eccezioni, sono attivi per un tempo troppo limitato. Tra le cause la mancanza di finanziamenti pubblici stanziati con regolarità e altre cause che sarebbe troppo lungo stare ad elencare.
Porta la Sporta ha letteralmente bombardato su tutti i fronti e da oltre 18 mesi tutti quegli attori che pensiamo abbiano un ruolo nel miglioramento o nell’eliminazione del problema evidenziando a ciascuno il loro ruolo e il possibile intervento, oltre ai relativi vantaggi economici o di immagine ottenibili da una loro partecipazione».
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lunedì 13 dicembre 2010

“Pop Heart - un cuore per la montagna”: un progetto innovativo per imparare ad amare le vette vicine e lontane


di Valeria Rocca

Una grafica non convenzionale legata al mondo della pop art e un grande amore: la montagna. Questi i punti cardine della campagna di comunicazione ambientale “PopHeart – Un cuore per la montagna – A heart for mountain” voluta dall’ ARPAV, agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, nell’ambito del programma europeo DOCUP obiettivo 2- anni 2000-2006. Scopo della campagna, realizzata nel 2006, ma di grande attualità, è quello di sensibilizzare i cittadini e i turisti ad acquisire una maggior conoscenza degli aspetti peculiari dell’ambiente montano, della sua cultura e delle sue tradizioni.

Come ci spiega Paola Salmaso, Dirigente Settore per la Prevenzione e la Comunicazione Ambientale della Regione Veneto, che ha risposto ad alcune nostre domande «la campagna intendeva sviluppare due temi principali: quello della tutela ambientale, vale a dire che il turista in montagna deve adottare comportamenti rispettosi dell’ambiente, ponendo particolare attenzione a non trasformare la visita in contaminazione ambientale. Nello specifico i temi affrontati sono stati la flora, i funghi, il fuoco, i rifiuti, il rumore, il campeggio, il rispetto e la responsabilità e quello della tutela dell’incolumità personale fornendo all’escursionista semplici consigli ed informazioni in merito all’allenamento, all’abbigliamento, alle condizioni meteo, all’isolamento e all’attrezzatura».

Interessante è la scelta della strategia comunicativa. Perché la Pop Art?
«L’utilizzo della pop art si inserisce in una strategia di comunicazione che ARPAV persegue da tempo, caratterizzata dall’utilizzo di linguaggi e grafica non propriamente convenzionali ma in grado di stimolare emozioni e suggestioni che supportano il ricordo del messaggio. Seguendo l’ispirazione dettata dallo slogan, la campagna si sviluppa riprendendo i concepts creativi e artistici che contraddistinguono la pop art: da Andy Warhol a Roy Lichtenstein fino ad arrivare a Keith Haring. Lo stesso logo della campagna riproduce uno stilema tipico della poetica di Warhol: un cuore ripetuto in tre riquadri seriali e virato di colore lascia lo spazio del quarto riquadro ad una montagna stilizzata integrando all’interno della grafica il nome e lo slogan della campagna».

Ci può spiegare quali obiettivi si sono voluti raggiungere con questa scelta?
«L’obiettivo generale della campagna di comunicazione sull’educazione alla montagna è stato quello di indurre nei cittadini e nei turisti riflessioni critiche sulle proprie modalità di comportamento sensibilizzandoli in particolare sui temi della tutela ambientale e dell’incolumità personale. L’obiettivo generale della campagna è stato quello di orientare i cittadini a una maggiore sensibilizzazione e a un miglior rapporto con la montagna, con speciale riguardo per i parchi situati nel territorio della Regione Veneto; destinatari di questo progetto possono quindi essere considerati tutti coloro che per vari interessi e motivazioni si recano in montagna».

Come è stata strutturata la campagna di comunicazione di questo progetto?

«Nell’ambito del progetto sono stati prodotti: un booklet , piccolo opuscolo informativo cartaceo con un formato compatto che raccoglie in sintesi i contenuti della campagna, distribuito durante manifestazioni ed eventi pubblici, spedito a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta e scaricabile dal sito internet dell’Agenzia, due cortometraggi di 4 minuti l’uno circa che utilizzano fotografia, animazione e filmato, uno dedicato all’ambiente (ECO) e l’altro dedicato al tema della sicurezza (SAFE) raccolti in un DVD anch’esso distribuito e spedito e ora visibile sul sito di ARPAV; una sezione del sito internet di ARPAV dedicata ad approfondire i contenuti della campagna e organizzata con un’interfaccia polifunzionale per interagire facilmente e una bandana, come gadget. I cortometraggi hanno partecipato inoltre alla 63^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel Forum Fedic “Il futuro del Corto d’autore - Il Corto per un futuro sostenibile”. Tutta la campagna è stata realizzata in due lingue: italiano e inglese».
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venerdì 10 dicembre 2010

LumOrienta con l’ambiente


di Alessandro Ferrua

Ambiente, risorse infinite o energie rinnovabili?”, questo il titolo del dibattito svoltosi durante la mattina di venerdì 12 novembre 2010, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università Lum Jean Monnet, per il secondo open day previsto per il ciclo di LumOrienta. «Da un paio d’anni si svolgono questi incontri di orientamento per gli studenti delle scuole superiori, i cui contenuti sono correlati alla Facoltà di Economia e a quella di Giurisprudenza dell’Università privata Lum di Casamassima, in provincia di Bari» afferma Marilena Rodi, Responsabile dell’Area Comunicazione dell’ateneo.

In occasione degli incontri di orientamento si affrontano argomenti di attualità per informare, sensibilizzare e formare il pubblico. I temi sono quindi i più svariati. Nelle edizioni passate, per esempio, «si è parlato di mafia, della vicenda Falcone-Borsellino, di delinquenza, mentre nella settimana precedente all’incontro di venerdì, è stato affrontato il caso dell’immigrazione e dei relativi sbarchi e centri di accoglienza sull’isola di Lampedusa, da un punto di vista del diritto internazionale» continua Marilena Rodi.

Per questo si è deciso di parlare di ambiente, rifiuti, energia e comunicazione. Nell’incontro di venerdì mattina hanno preso la parola Roberto Cavallo, consulente dell’Unione Europea e del Ministero dell’Ambiente e Presidente di A.I.C.A. (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), Claudia Apostolo, giornalista di Rai 3 per Ambiente Italia e Angelo Russo, docente di Gestione d’Impresa presso l’Università Lum Jean Monnet e l’Università Bocconi di Milano che ha fatto da moderatore.

Roberto Cavallo ha sottolineato l’importanza della comunicazione nel campo ambientale e in particolare come la tematica della sostenibilità possa essere «un’opportunità per un nuovo stile comunicativo - soffermandosi poi sullo - stile molto in voga nel mondo anglosassone dell’”how-to” che consiste nel lavorare attraverso testimonianze dirette che insegnino come fare una determinata cosa, molto utile per il target della comunicazione ambientale che vuole risposte concrete alle frequenti domande su come fare da soli a cambiare le cose».

Claudia Apostolo si occupa da molti anni di rifiuti, trasporti, tutela del paesaggio, danni ambientali, biodiversità ed edilizia sostenibile per Ambiente Italia. Durante il dibattito ha espresso considerazioni in merito alla questione delle energie rinnovabili, prendendo in esame le «opportunità che esse offrono, in chiave ecologica e imprenditoriale, soprattutto in Puglia, prima regione a sostenere la green economy» e le criticità date dall’impatto paesaggistico dei parchi eolici. Si è poi parlato della campagna dell’Associazione AzzeroCO2 che insieme a Legambiente sta portando avanti “Province Eternit Free”, per bonificare i tetti di amianto sostituendoli con impianti fotovoltaici, partita un mese fa dalla Provincia di Lecce, ma con l’intenzione di espandere l’iniziativa a tutto il territorio nazionale».

LumOrienta si è conclusa con grande entusiasmo. I prossimi appuntamenti sono previsti per marzo 2011, con nuovi temi da affrontare insieme a veri esperti.
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martedì 7 dicembre 2010

Dare una mano al clima è possibile: il Museo A come Ambiente ci fa capire come


di Silvia Musso

Dopo i non proprio esaltanti risultati della conferenza di Copenaghen di un anno fa e mentre i grandi della Terra stanno cercando di trovare un accordo sul clima riunendosi a Cancún, in Messico, fino al 10 dicembre per la sedicesima conferenza ONU sul cambiamento climatico, enti e cittadini si muovono per comprendere meglio cosa si intende per cambiamento climatico e si impegnano ad attuare comportamenti sostenibili.

In quest’ottica il Museo A come Ambiente di Torino ha inaugurato lo scorso 3 dicembre, CLIMA! una nuova area tematica fra l’exhibit e l’aula didattica, che tratta il tema del cambiamento climatico proponendo una lettura interessante per tutte le fasce di età attraverso la prospettiva della divulgazione scientifica e non della comunicazione allarmistica!

Il direttore del museo, Carlo Degiacomi, ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Al Museo A come Ambiente di Torino è stata inaugurata una nuova area espositiva sui cambiamenti climatici. Come si inserisce nel percorso museale?
«L’area dal titolo CLIMA! è collocata nella hall del Museo, in un ruolo quindi centrale. Diventa l’inizio del percorso che poi prosegue nei vari piani con l’energia, i trasporti, i rifiuti, l’acqua, l’alimentazione. Pone la questione del futuro del pianeta ai visitatori senza toni allarmistici, ma anche senza incertezze: dobbiamo subito, sia a livello individuale che collettivo, individuare i possibili cambiamenti di comportamento. Gli animatori aiutano la fruizione e consigliano percorsi, suggeriscono domande, facilitano l’uso della “macchina della divulgazione” (l’exhibit) accompagnando il pubblico a cercare soluzioni».

Lo slogan “La Terra chiede aiuto…e io le do una mano” è sicuramente molto accattivante. Che messaggio volete trasmettere ai visitatori?
«La conoscenza serve davvero se viene usata per agire e quindi per ragionare, discutere, analizzare, approfondire, ricercare e alla fine sviluppare buone pratiche. Che cosa posso fare io? Tutti, a qualsiasi età, possiamo essere un po’ più esperti di temi pratici ambientali: come abito, come mangio, come passo il mio tempo libero, come mi vesto…».

Perché avete deciso di impegnarvi in questa nuova avventura?
«Il linguaggio di divulgazione scientifica, attraverso una interattività spinta, giocosa, divertente, emotiva, ci permette di affrontare qualsiasi argomento, specie quelli complessi e articolati, per cui spesso il pubblico non è sufficientemente informato. Il nostro obiettivo è di far uscire chi visita il museo un po’ più informato, in grado di pensare con la propria testa, perché ha esaminato i pro e i contro di molti aspetti della sua vita quotidiana, che spesso non riesce e interpretare. Su di un tema come i cambiamenti climatici bisogna anche diffondere l’idea che non bastano le nostre buone pratiche, ma che i governi dal livello internazionale a quello locale, possono svolgere un ruolo fondamentale e quindi vanno misurati sulle scelte».

Cosa rende questo progetto innovativo?
«L’innovazione sta nell’uso di tante tecnologie (compresi gli schermi con marchio Ecolabel attenti ai risparmi energetici) non per stupire, ma per fornire informazioni in modo diretto, per coinvolgere e sviluppare curiosità che rimangono nel nostro cervello anche dopo, quando usciamo, quando sentiamo la tv, quando leggiamo i giornali, quando facciamo una banale azione a casa nostra e non ci interroghiamo se è possibile farla in modo diverso: è un livello interessante di divulgazione che cerca di suggerire nuovi comportamenti».

Questa nuova area espositiva, ideata e progettata dallo staff del Museo A come Ambiente, è sicuramente coinvolgente: ovunque si tocca, si calpesta, si ascolta, si vede. Il visitatore diventa protagonista attivo: non subisce una comunicazione unidirezionale, ma agisce, si confronta con se stesso e con gli altri. Consigliamo di visitare il “Museo A come Ambiente: conoscere e giocare… per cambiare” perché raccontare un exhibit è certamente molto meno efficace che “viverlo” in diretta!
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lunedì 6 dicembre 2010

Fotoreporter per l’ambiente


di Annalisa Audino

Si potrebbe quasi dire che il Grande Fratello ha un fratellino ecologico: si chiama Raeeporter.it ed è il nuovo sito di citizen journalism promosso dal consorzio dei più importanti produttori di elettrodomestici, Ecodom, in collaborazione con Legambiente, che coinvolge tutti coloro che vogliono essere protagonisti ogni giorno, nel quotidiano e in diretta, del rispetto dell’ambiente. Il compito è semplice: portare con sé una piccola macchina fotografica ed essere testimoni di tutti i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche: lavatrici, frigoriferi, forni, pc, …) abbandonati ai margini delle strade o nelle discariche abusive, e quindi non smaltiti correttamente, denunciandoli sul sito in tempo reale.

Essere tra i collaboratori del sito è veloce: è necessario compilare un form sul sito fornendo i propri dati, una breve descrizione del RAEE abbandonato, l’indicazione del luogo (comune, via/corso/piazza/…) e caricare la fotografia. Reso pubblico il rifiuto, i gestori del sito si preoccuperanno di segnalarlo all’ente competente, sia esso il Comune o una società di igiene urbana, in modo che possa provvedere al recupero e al trasporto al Centro di Raccolta più vicino.

«Tutti i partecipanti riceveranno in omaggio un simpatico gadget – spiegano i responsabili - non si tratta infatti di una gara a premi ma di una "missione" per fotoreporter sensibili alla salvaguardia dell'ambiente e alla tutela delle risorse del nostro pianeta. Abbiamo scelto un grande evento mediatico per coinvolgere il maggior numero di persone e per mettere in azione tutti coloro che vorranno mettere in campo la propria sensibilità per l'ambiente e soprattutto il proprio occhio di falco. Abbiamo però un tempo specifico, ossia fino a dicembre 2010: sulla homepage un contatore calcolerà in tempo reale tutte le segnalazioni pervenute e con un clic sarà possibile collegarsi alla mappa della penisola su cui via via compariranno le icone delle foto inviate. I tre migliori scatti, selezionati per qualità tecnica ed estetica da una giuria di esperti, saranno pubblicati anche sui siti di Ecodom e Legambiente e sul magazine on line del Consorzio, Ecodomnews, di gennaio-febbraio 2011».

L’iniziativa è davvero lodevole: ogni RAEE, se pure in percentuali differenti, rappresenta un "serbatoio" di materiali riciclabili (ferro, rame, alluminio e plastica) e riciclare significa non solo salvaguardare le risorse del pianeta ma anche risparmiare energia. «L'energia utilizzata per produrre materie prime, infatti – spiegano gli specialisti - è decisamente superiore a quella necessaria a ricavare materie prime seconde attraverso il riciclo dei RAEE. Nel caso dei frigoriferi e dei condizionatori, poi, la presenza nei circuiti refrigeranti e nelle schiume isolanti di sostanze ozono-lesive e con un elevato potere clima-alterante rende necessario e importante che siano trattati secondo metodi e procedure corrette per evitare l’ampliamento del cosiddetto “buco nell’ozono” e l’aggravarsi dell’effetto serra».
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venerdì 3 dicembre 2010

La comunicazione ambientale a colpi di click


di Eleonora Anello

Sabato 4 dicembre 2010 alle ore 16, in Sala Beppe Fenoglio, presso la Biblioteca Civica, in via Vittorio Emanuele II 19, (Alba - CN), sarà inaugurata la Mostra Fotografica “Fotografiamo il paesaggio”, promossa dall’Osservatorio per la Tutela del Paesaggio di Langhe e Roero, una consulta a cui partecipano 25 associazioni del territorio interessate alla difesa e alla valorizzazione del paesaggio locale e dell’ambiente.

Per l’occasione sono stati invitati autorevoli esperti del settore: il prof. Sergio Conti dell’Università di Torino che parlerà di economia geografica; il prof. arch. Lorenzo Mamino del Politecnico di Torino che interverrà sui temi dell’innovazione e della tradizione; e, infine, il prof. Marco De Vecchi dell’Università di Torino che porrà l’attenzione sui suoli agricoli. Il convegno sarà preceduto da un breve messaggio videoregistrato di Luca Mercalli che illustrerà il consumo di suolo.

Le 75 fotografie in mostra espongono le mutazioni paesaggistiche avvenute in questi ultimi anni attraverso due tipi di immagini: quelle che raffigurano elementi positivi e quelle che invece mostrano ciò che di negativo ha fatto l’uomo. L’iniziativa oltre a fungere da monitoraggio, intende mettere in evidenza ciò che a volte può sfuggire a una sguardo distratto. «Lanciato il bando abbiamo ricevuto circa 200 fotografie da parte di una ventina di fotografi a cui avevamo richiesto di ritrarre il nostro territorio sia nel bene che nel male – ci spiega Silvio Veglio, Presidente dell’Osservatorio - Mettendo di fronte ai cittadini queste immagini, vogliamo coinvolgerli in prima persona chiamandoli in causa e puntando sulle loro emozioni, senza trascurare gli amministratori e le scuole, ulteriori target privilegiati a cui intendiamo rivolgerci. Il nostro intento non è la denuncia, vogliamo invece innescare una riflessione nei nostri destinatari affinché il paesaggio venga riconsiderato dall’opinione pubblica nelle sue varianti statiche e dinamiche, visti i repentini e profondi cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni».

In questa esposizione la comunicazione ambientale sfrutta le peculiarità dei messaggi iconici, in particolar modo la trasmissione immediata dei contenuti, suscitando reazioni emotive e soggettive, stimolando associazioni, richiamando attenzione, in modo assai più eloquente di mille parole.

La mostra ad ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 14 dicembre, mentre sabato 11 dicembre alle ore 21 sarà proiettato il film “Il suolo minacciato” che racconta e documenta i cambiamenti legati a un’urbanizzazione selvaggia avvenuti negli ultimi anni nella Pianura Padana per effetto delle modificazioni imposte dall’uomo a fronte delle sue esigenze abitative e produttive.
La vista di queste opere, la dice lunga sul degrado del paesaggio non soltanto un problema estetico-culturale ma anche una pesante e concreta minaccia per l’economia dei territori.
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mercoledì 1 dicembre 2010

Pensionati e studenti: uniti dall’informatica in nome della coltivazione biologica


di Paolo Ghiga

Può il mondo multimediale unire, grazie alle risorse del web, generazioni diverse verso un obiettivo comune irrinunciabile? La risposta è sì, grazie a “Nonnet: orti urbani digitali”, un piano regionale di sensibilizzazione e formazione ambientale, presentato il 19 ottobre scorso a Pontecagnano (Sa) e promosso da Legambiente Campania e Fondazione Mondo Digitale.

L’iniziativa, per ora attiva in tre comuni, Pontecagnano e Eboli in provincia di Salerno e Succivo in provincia di Caserta, coinvolge anziani e studenti, instaurando un ponte intergenerazionale, favorito dall’uso del pc all’interno degli orti campani e partendo dal piano di riqualificazione territoriale di Legambiente, “1000 orti per la Campania”, che, da tempo, assegna gratuitamente orti di città ai pensionati che li coltivano supportati dagli studenti delle scuole. Passo successivo sarà coinvolgere gli istituti che hanno già aderito, nel tentativo di estendersi all’intera Regione Campania.

Anziani e giovani tutor lavoreranno fianco a fianco per condividere on line (presso gli orti verranno dislocati degli spazi virtuali, denominati Ortoline) documenti, innovazioni tecnologiche proprie della coltivazione biologica ed esperienze di vita.
Gli Over 60 impareranno ad utilizzare il computer, grazie all’applicazione di un modello di apprendimento collaudato, “Nonni su internet”, coordinato dalla Fondazione Mondo Digitale, le cui precedenti otto edizioni hanno formato oltre 9000 internauti senior, guidati da 5000 studenti tutor e 650 insegnanti coordinatori.
Al termine di ogni percorso, con il contributo dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) e la supervisione di esperti agronomi, verrà rilasciato un manuale di educazione ambientale.

Elisa Amorelli (Fondazione Mondo Digitale) e Peppe Ruggiero (Legambiente Campania), ci hanno raccontato come nasce questa proficua partecipazione tra due realtà che vantano una pregressa collaborazione: «Il presidente di Legambiente Campania, Dott. Buonuomo, durante l’ultima edizione di Terrafutura, una mostra convegno internazionale, ha incontrato alcuni rappresentanti della Fondazione. All’affinità di obiettivi e valori è seguita la naturale collaborazione per coniugare sostenibilità ambientale e inclusione sociale, basilare per scongiurare possibili esclusioni delle categorie più a rischio, quali anziani, disabili, immigrati e rifugiati politici».

Fondazione e Legambiente considerano affascinante e stimolante l’idea di “scambio culturale”, o “baratto” del terzo millennio, espresso dal progetto Nonnet e sono convinte che l’input possa estendersi a situazioni più ambiziose, quali il Global Junior Challenge, fucina di soluzioni, basate sulle nuove tecnologie, per ridurre il divario sociale nel mondo, oppure il Digital Bridge, ponte tecnologico via satellite con il popolo Saharawi e il Camerun, finanziato dalla Regione Lazio.
«Nonnet - come sottolineato dai due rappresentanti delle associazioni - intende avvicinare i nativi digitali agli anziani, per concepire nuove forme comunicative e una nuova comprensione degli altri».

La dott.ssa Amorelli analizza, infine, il modello “Nonni su Internet” e nuove metodologie d’approccio: «Il modello deve il suo successo alla costante valenza educativa del progetto, alla didattica (ricordiamo la guida all’alfabetizzazione digitale degli adulti, redatta in collaborazione con il Dipartimento di Linguistica dell’Università La Sapienza di Roma), alla personalizzazione mirata. Fondamentale è il coinvolgimento di comunità e territori. Vittime di un'informazione ridondante, ove il veicolo comunicativo assume grande rilevanza, strategia efficace può essere la comunicazione semplificativa ma dettagliata, che sappia attingere efficacemente alla scientificità facendo proseliti mediante video, documentari, libri, teatro civile e web».

Durante la presentazione di Nonnet è stata annunciata anche la nuova partnership, a livello nazionale, tra Fondazione Mondo Digitale e Legambiente, nata per promuovere un uso consapevole della tecnologia contro gli sprechi, educando al corretto smaltimento e promuovendo il riciclo e il riuso.
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