di Annalisa Audino
La salute dell’ambiente passa anche attraverso... le scatole delle scarpe! Non è una provocazione e tanto meno una battuta, ma l’originale e interessante progetto presentato dalla Puma a Londra, nel Museo del Design. Una delle più grandi aziende di scarpe sportive ha ideato infatti un nuovo packaging a favore dell'ambiente: si chiama Clever little bag e sostituisce la classica scatola di cartone pesante con un imballo leggero, in materiale riciclato e riciclabile, e da un sacchetto di tessuto, riutilizzabile.Il cartone della confezione non ha materiali poliaccoppiati così da non creare ostacoli nel riciclo e al suo interno non è presente la classica carta velina in modo da non avere ulteriore materiale di scarto: grazie all’utilizzo del sacchettino esterno in PET riciclato infine non servirà trasportare la scatola in un ulteriore sacchetto in plastica rilasciato dal venditore.
Questa fase “sostenibile” della produzione Puma prevede il risparmio di oltre il 60% di carta (circa 8,5 tonnellate) e di acqua all'anno e l'abbattimento di emissioni di CO2. Il progetto, descritto dal responsabile Yves Behar e dal presidente dell’azienda Jochen Zeitz, unisce all’ecosostenibilità dell’iniziativa anche un’innovazione nei sistemi di distribuzione dei prodotti: le scatole di cartone in cui sono contenute le confezioni saranno infatti sostituite da leggeri imballi sovrapponibili.
Da oltre 10 anni l’azienda Puma è impegnata in progetti di tutela ambientale, con l’obiettivo di ridurre del 25% l'utilizzo di carbone, acqua, energia, ridurre del 25% la produzione di rifiuti e incrementare la produzione internazionale di accessori, prodotti sportivi e tecnici realizzati secondo i migliori standard di sostenibilità ambientale. L’obiettivo finale è quello di diffondere quindi la presenza di questi prodotti ecosostenibili almeno al 50% del totale dei prodotti entro il 2015. «Nonostante i progetti e le ricerche - ha dichiarato il direttore esecutivo Jochen Zeitz - l’azienda non otterrà un risparmio economico: non ci aspettiamo infatti di poter ridurre i costi, anzi, nel breve termine, potrebbe addirittura verificarsi un impatto negativo sul bilancio economico, ma sul lungo termine sicuramente ci saranno dei benefici economici e ovviamente ambientali. La sostenibilità è necessaria, considerando la situazione del nostro pianeta: noi come le altre aziende siamo in ritardo nell’assunzione delle responsabilità e non possiamo aspettare i governi. Le imprese devono dare l’esempio».
Oltre al progetto, è originale anche il modo di comunicarlo: accanto al normale comunicato stampa per giornalisti, rivenditori e ricercatori ambientali, la Puma ha infatti ideato un intelligente video che spiega l’iniziativa fin dalla sua nascita, ossia dalle ricerche, dalle soluzioni ipotizzate e da quella trovata.
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venerdì 29 ottobre 2010
mercoledì 27 ottobre 2010
Coop e la scelta consapevole

di Eleonora Anello
Appena on air ha immediatamente avuto un ampio risalto sui media. I comunicatori più esperti l’hanno definita aggressiva; noi la troviamo inedita e per molti aspetti “apripista”. Stiamo parlando della campagna di comunicazione ambientale lanciata da Coop Italia, colosso italiano della grande distribuzione, per scoraggiare l’acquisto e il consumo di una merce che vende: l’acqua minerale.
“Acqua di casa mia” si caratterizza per il cospicuo budget messo a disposizione (1 milione di euro) che le ha permesso di affiancare alla comunicazione sui media quella instore, attraverso materiale informativo sia cartaceo che digitale. Sui media l’invito agli Italiani a consumare più acqua del rubinetto o, in alternativa, a scegliere l’acqua minerale delle fonti più vicine a Km 0, è stato affidato a uno spot che ha come protagonista l’attuale testimonial di Coop, la comica Luciana Littizzetto. Nei punti vendita invece si lascia più spazio all’informazione e ai dati tecnici, per permettere al consumatore di effettuare una scelta consapevole attraverso un dossier scientifico sulla natura dell’acqua, redatto da esperti e approvato dalle maggiori associazioni ambientaliste internazionali, in cui la cooperativa ha scelto di non sbilanciarsi nè a favore dell’acqua di rubinetto né di quella in bottiglia. Pianificato il cambio d’immagine delle corsie, la riorganizzazione del reparto-acqua prevede lo “scaffale parlante”, ovvero la presenza di manifesti della campagna, di precise indicazioni delle fonti con la provenienza delle bottiglie attraverso specifiche legende sui diversi tipi di acque minerali e di consigli sui comportamenti corretti che permettono di evitare gli sprechi domestici. Soppresse inoltre le promozioni su tutte le acque.
Il ventaglio di materiali messi a punto non si rivolgono solo a soci e consumatori, che possono tenersi in contatto e confrontarsi tra loro anche sul web all’interno di un’apposita community, ma coinvolgono anche i dipendenti per mezzo di una formazione mirata.
Si prevedono ripercussioni “ecologiche”, attese però inevitabilmente quelle commerciali, soprattutto sui prodotti a proprio marchio: dall’ampliamento delle fonti delle acque Coop (da 2 passeranno a 4, con una diminuzione della distanza media che le bottiglie dovranno percorrere che si attesta intorno al 12%); alla vendita di una caraffa filtrante.
La replica dei produttori di acqua minerale non si è fatta attendere. Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, in difesa degli interessi delle aziende che rappresenta, svela di avere nel cassetto, già da due mesi, una campagna istituzionale sui diversi tipi d’acqua che prende le distanze da certe operazioni di comunicazione che intendono far leva sul senso di colpa, ovvero che instillano nel proprio target la sensazione di compiere azioni dannose nei confronti dell’ambiente.
Non possiamo prevedere quanto e in che modo la campagna della Coop faccia presa sugli individui. Possiamo però verosimilmente affermare che si è aperto un vivace dibattito che speriamo possa evolvere in un confronto costruttivo tra gli attori del settore. Infine, Coop, come ha affermato il presidente del consiglio di gestione, Vincenzo Tassinari, anche attraverso questa campagna, sembra aver costruito «un’offerta chiara, trasparente e conveniente che permette al consumatore di scegliere consapevolmente». Continua...
lunedì 25 ottobre 2010
Bica 2010: un nuovo nome per nuovi contenuti

di Silvia Musso
Dopo la svolta della scorsa edizione 2009 che ne ha visto lo spostamento della manifestazione da Venezia a Roma e il rinnovamento di forma e contenuti, Bica, manifestazione promossa da Federambiente, segna per questa sua sesta edizione altre importanti novità. A partire dal nome che da Biennale Internazionale della Comunicazione Ambientale è diventato Borsa Internazionale della Comunicazione Ambientale. Cambiare il nome non è solo un atto formale, ma un cambiamento “identitario”. Da quest’anno, infatti, visti i successi della scorsa edizione, Bica si è svincolata dalla sua periodicità biennale diventando un appuntamento annuale.
Ma le novità non si limitano a questo. Se infatti l’obiettivo di Bica continua ad essere la ricerca delle migliori campagne di comunicazione ambientale realizzate dalle aziende pubbliche e private che erogano servizi di pubblica utilità nei settori dell'igiene urbana, dell'energia elettrica, del gas e dell’acqua, per questa edizione si è voluto cambiare, o meglio allargare, il sistema di votazione.
A valutare i lavori più meritevoli oltre ad una giuria composta da autorevoli esperti, sarà determinante anche il voto del pubblico. Sul sito www.bicaonline.it è possibile visionare le campagne, trovare utili informazioni e, infine votare. Fate attenzione. È possibile votare una sola campagna, quindi valutate e scegliete con attenzione a chi dare il vostro importante voto. I due canali di votazione peseranno, infatti, in egual misura nell’assegnazione sia del Premio Assoluto per la miglior campagna che dei cinque Premi Speciali.
Nell’ambito del Concorso Bica 2010 sarà inoltre assegnato anche il “Premio Speciale Pubblicità Progresso” promosso in collaborazione con la Fondazione Pubblicità Progresso e assegnato a quelle campagne ambientali giudicate migliori anche in termini di “comunicazione sociale”.
Le campagne selezionate saranno dieci e potranno essere votate dal pubblico durante la manifestazione stessa nelle giornate del 26 e del 27 ottobre attraverso postazioni informatiche dedicate.
Le campagne che otterranno il maggior numero di voti da parte del pubblico saranno premiate con una targa.
Riteniamo che, dal momento che il target ultimo di qualsiasi campagna di comunicazione ambientale e sociale è il cittadino, renderlo protagonista del meccanismo di votazione sia sicuramente un buon metodo di customer satisfaction.
Ultima novità rilevante di questa sesta edizione, che riteniamo opportuno evidenziare, risiede nel respiro internazionale dato al programma. Da quest’anno Bica intende porre l’attenzione al di là dei confini nazionali per analizzare le esperienze più significative in ambito di comunicazione ambientale. Per la VI edizione la scelta è ricaduta sulla Francia e sul tema del Débat Public.
Per chi è interessato ad approfondire questo tema poco conosciuto in Italia si segnala l’intervento La Francia e il “Débat Public” sulle grandi opere pubbliche di Jean-François Beraud, Segretario Generale della Commissione Nazionale del Débat Public (CNDP, Francia), mercoledì 27 ottobre alle ore 10. Continua...
venerdì 22 ottobre 2010
Ecomaretona: passato e futuro per un progetto di successo
di Valeria Rocca
Passione per lo sport, amore per l’ambiente. Sono questi i valori che da circa vent’ anni guidano Giuseppe Tamburino, imprenditore e maratoneta torinese, nel suo lavoro alla guida della società Ecoevents.
Proprio per promuovere questi ideali, Tamburino ha pensato ad un progetto molto particolare: l’Ecomaretona una corsa a tappe lungo le coste italiane, da nord a sud, per documentarne la situazione, evidenziando situazioni di eccellenza, ma anche di abbandono e degrado e per ritrovare bellezze dimenticate, località e spiagge più o meno famose.
Dopo tre edizioni, Ecomaretona ha monitorato e documentato lo stato di tutte le coste italiane, da Ventimiglia a Reggio Calabria nel 2008, da Reggio Calabria a Trieste nel 2009 e, infine, nell’ultima edizione dell’estate 2010, le coste della Sardegna, della Sicilia e della piccola Isola d’Elba per un totale di 1200 km.
Un’esperienza coinvolgente ed entusiasmante che ha fatto della comunicazione e della documentazione continua dell’evento la propria forza.
Chiara Como, responsabile comunicazione del progetto, ci racconta che «La campagna di comunicazione di Ecomaretona si fonda su una serie di iniziative che agiscono in sinergia per garantire un’immagine coordinata dell’evento. Principalmente si lavora per avere un sito internet aggiornato quotidianamente, una rassegna stampa giornaliera in relazione ad ogni singola tappa su testale locali, nazionali e su riviste di settore, diverse uscite su alcuni media partner prima durante e dopo l’evento, una conferenza stampa quotidiana ed infine il continuo dialogo con le istituzioni locali, i cittadini, gli sportivi attivi nei luoghi toccati dalla manifestazione nell’apposito spazio allestito dell’Ecovillage».
E per il 2011? Ecomaretona seguirà il percorso della spedizione dei Mille partendo da Marsala per raggiungere Quarto in 49 tappe per un totale di 1000 chilometri.
L’obiettivo è quello di approfondire ulteriormente la ricognizione e la documentazione sullo stato delle coste ed attuare un vero e proprio censimento delle spiagge, tramite interviste, testimonianze, fotografie e filmati del territorio.
Inoltre, in occasione del ricorrere dei 150 anni dall’Unità d’Italia, gli organizzatori vorrebbero dare spazio al tema storico ripercorrendo i passi della spedizione dei Mille per attuare una riflessione sull’evoluzione del processo identitario nel nostro paese e per guardare le nostre coste nell’ottica di un confronto fra ieri e oggi.
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mercoledì 20 ottobre 2010
Non sparate alla tigre!
di Paolo Ghiga
Una coppia di amiche si stanno deliziando nel loro passatempo preferito, lo shopping. Si sono fermate davanti alla vetrina di un negozio d’abbigliamento: entrano e una si dirige verso il capo di vestiario che ha acceso il suo interesse.
Ma la giovane donna che sta indossando, con rapide mosse, la t-shirt bianca raffigurante la testa di una tigre, non può immaginare quanto sta per accadere. La maglietta le calza a pennello e mentre si dirige verso lo specchio indicatole dal negoziante, rivolge un sorriso compiaciuta all’amica.
Giusto il tempo di osservare la propria figura riflessa nel grande specchio, un paio di secche deflagrazioni zittiscono la musica in sottofondo, mentre alcune chiazze di sangue si allargano sulla t-shirt della donna, sbigottita.
Non è la scena di un reality televisivo, si tratta del video della campagna di sensibilizzazione contro lo sterminio della Tigre Siberiana messo a punto dall’agenzia pubblicitaria Leo Burnett, e da WWF Mosca, sperimentata nei giorni scorsi in Russia.
Vittima del bracconaggio, ignobile mezzo utilizzato per la caccia e lo sterminio degli animali, la Tigre Siberiana è un animale a forte rischio di estinzione.
In questo 2010 che va esaurendosi, in occasione dell’anno della Tigre, secondo il calendario cinese, a Mosca sono state prodotte circa 3000 magliette di questo tipo, letteralmente prese d’assalto dagli acquirenti: quest’esperienza di “augmented reality” (realtà aumentata) permette alle persone immortalate nel video di provare sulla propria pelle, anzi sarebbe più corretto dire sui propri vestiti, come ci si sente a essere cacciati ed uccisi a colpi di fucile.
Nei negozi convenzionati che la commercializzano, i commessi fanno posizionare chi la indossa dinnanzi ad uno specchio particolare: si tratta infatti di un enorme monitor che simula virtualmente gli spari di un fucile, la susseguente ferita con fuoriuscita di sangue, il tutto sull’effige della tigre stampata sulla maglietta.
Le reazioni dei clienti vanno dalla sorpresa allo sgomento per giungere a veri e propri momenti di panico.
Nel video compaiono alcune cifre che ci informano sulle migliaia di firme raccolte in difesa della Tigre Siberiana, per chiudersi con un messaggio eloquente: la voce fuori campo annuncia che, finora, 200.000 persone hanno detto no allo sterminio della Tigre Siberiana.
Un’altra campagna di comunicazione ambientale dalle tinte forti, decisamente coinvolgente e stimolante. La speranza è legata, come sempre, alle sovvenzioni e ai fondi che verranno raccolti e destinati a questa nuovo impegno del WWF, affinché la spinta all’indignazione pubblica non si esaurisca con l’acquisto della t-shirt.
Perciò, non sparate alla tigre!
Continua...
Una coppia di amiche si stanno deliziando nel loro passatempo preferito, lo shopping. Si sono fermate davanti alla vetrina di un negozio d’abbigliamento: entrano e una si dirige verso il capo di vestiario che ha acceso il suo interesse.
Ma la giovane donna che sta indossando, con rapide mosse, la t-shirt bianca raffigurante la testa di una tigre, non può immaginare quanto sta per accadere. La maglietta le calza a pennello e mentre si dirige verso lo specchio indicatole dal negoziante, rivolge un sorriso compiaciuta all’amica.
Giusto il tempo di osservare la propria figura riflessa nel grande specchio, un paio di secche deflagrazioni zittiscono la musica in sottofondo, mentre alcune chiazze di sangue si allargano sulla t-shirt della donna, sbigottita.
Non è la scena di un reality televisivo, si tratta del video della campagna di sensibilizzazione contro lo sterminio della Tigre Siberiana messo a punto dall’agenzia pubblicitaria Leo Burnett, e da WWF Mosca, sperimentata nei giorni scorsi in Russia.
Vittima del bracconaggio, ignobile mezzo utilizzato per la caccia e lo sterminio degli animali, la Tigre Siberiana è un animale a forte rischio di estinzione.
In questo 2010 che va esaurendosi, in occasione dell’anno della Tigre, secondo il calendario cinese, a Mosca sono state prodotte circa 3000 magliette di questo tipo, letteralmente prese d’assalto dagli acquirenti: quest’esperienza di “augmented reality” (realtà aumentata) permette alle persone immortalate nel video di provare sulla propria pelle, anzi sarebbe più corretto dire sui propri vestiti, come ci si sente a essere cacciati ed uccisi a colpi di fucile.
Nei negozi convenzionati che la commercializzano, i commessi fanno posizionare chi la indossa dinnanzi ad uno specchio particolare: si tratta infatti di un enorme monitor che simula virtualmente gli spari di un fucile, la susseguente ferita con fuoriuscita di sangue, il tutto sull’effige della tigre stampata sulla maglietta.
Le reazioni dei clienti vanno dalla sorpresa allo sgomento per giungere a veri e propri momenti di panico.
Nel video compaiono alcune cifre che ci informano sulle migliaia di firme raccolte in difesa della Tigre Siberiana, per chiudersi con un messaggio eloquente: la voce fuori campo annuncia che, finora, 200.000 persone hanno detto no allo sterminio della Tigre Siberiana.
Un’altra campagna di comunicazione ambientale dalle tinte forti, decisamente coinvolgente e stimolante. La speranza è legata, come sempre, alle sovvenzioni e ai fondi che verranno raccolti e destinati a questa nuovo impegno del WWF, affinché la spinta all’indignazione pubblica non si esaurisca con l’acquisto della t-shirt.
Perciò, non sparate alla tigre!
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lunedì 18 ottobre 2010
Recycled Island: un’isola dalle dimensioni delle Hawaii… in plastica riciclata
di Oliver Wheaton
Come si possono pulire gli oceani? Milioni di tonnellate di plastica si riversano nei mari ogni anno, dove impiegano fino a 500 anni per decomporsi. La maggior parte di questi rifiuti plastici finisce in enormi agglomerati (detti “ocean gyres”) dove, a causa delle correnti oceaniche, si uniscono a migliaia di altri rifiuti . Oltre al terribile aspetto e ad inquinare la bellezza naturale degli oceani, questi ammassi hanno un effetto estremamente dannoso per gli animali selvatici, soprattutto per gli uccelli, che scambiandoli per cibo li danno da mangiare ai loro piccoli causando la loro morte.
Come ripulire una tale quantità di rifiuti e dove è possibile stoccarla? La Whim Architecture ha creato una soluzione innovativa e soprattutto eco-friendly: trasformare il “Gyre” del Nord Pacifico in uno spazio nuovo per abitare, dalla forma di un’isola interamente riciclata. La plastica sarà riciclata sul posto e usata per formare la base di un’isola che avrà le dimensioni della Hawaii. Il processo non si fermerà alla mera costruzione dell‘isola, ma prevederà la creazione di un ambiente completamente autosufficiente, con fattorie per fornire cibo agli abitanti e l’elettricità prodotta sfruttando il vento e la potenza della onde.
Oltre a contribuire alla pulizia degli oceani e a fornire un buon esempio di habitat sostenibile, l’isola offrirà anche nuove terre ai “rifugiati del clima”. Si stima, infatti, che entro 30 anni i disastri ambienti causati direttamente dal riscaldamento globale potrebbero creare fino a 200 milioni di “rifugiati” (persone costrette a spostarsi a causa della distruzione delle loro terre). Quale posto migliore per ospitare queste persone sfortunate se non proprio “Recycled Island”?
«Il progetto è un piccolo contributo alla creazione di nuove terre. Gli insediamenti umani oggi esistenti sono sempre più minacciati dalle conseguenze del cambiamento climatico –dice Ramon Knoester della Whim Architechture – ‘Recycled Island’ offre un ambiente di vita sicuro per una piccola parte della popolazione mondiale: proprio i cosiddetti “profughi climatici” possono essere gli abitanti ideali dell’isola riciclata, perché sono già costretti a lasciare il loro habitat naturale anche se, in linea di principio, chiunque potrebbe vivere lì. Inoltre, a causa del carattere unico di questo spazio, Recycled Island ha il potenziale per diventare un’attrazione turistica».
Il progetto al momento esiste solo sulla carta e il team sta cercando di costruire un piccolo prototipo. Dopo queste fasi di test, la raccolta della plastica dall’oceano avrà inizio: il completamento di gran parte dell’isola è previsto entro 5 anni. Per ridurre le emissioni di CO2 prodotte dal riciclaggio della plastica e dalla costruzione dell’isola, tutti gli interventi sono previsti sul sito, così da non sprecare energia per i flussi di trasporto della plastica raccolta verso la terraferma per essere riciclato e viceversa.
Per molti l’isola servirà, innanzitutto, come segno tangibile della quantità impressionante di rifiuti prodotti dalla società moderna: siamo veramente arrivati al punto in cui possiamo costruire un’intera isola di rifiuti riciclati? Il completamento del progetto metterà in evidenza il problema. Ci sono stati innumerevoli altri tentativi per ripulire gli oceani dai rifiuti umani, ma nessuno è stato così singolare e così imponente come questo.
I progettisti di “Recycled Island” anche se avranno molto lavoro da fare sono ottimisti. Sono anche convinti che se il progetto avrà successo, potrebbe ispirare altre operazioni per pulire altri “Ocean Gyres”: «Se avremo successo con ‘Recycled Island’ nel Pacifico settentrionale, potremo utilizzare le stesse tecniche per casi simili e, forse, anche per ridurre l’inquinamento di mari e coste, dove l’inquinamento prodotto dalla plastica è drammatico».
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venerdì 15 ottobre 2010
A happy old year

di Eleonora Anello
Felice anno… vecchio! Non è una battuta ma il succo della campagna di comunicazione vincitrice del Premio Speciale Fondazione Cariplo per la miglior campagna non profit/sociale, della quarta edizione degli NC Awards, tenutasi lo scorso giugno e organizzata da ADC Group. Il riconoscimento è andato all’agenzia Euro Rscg Milano che ha firmato per Legambiente “Calendario”, ribattezzata sul web come “Happy old year!”.
L’idea è nata in occasione del trentesimo anniversario della nota associazione ambientalista caduto in concomitanza con le feste natalizie. Volendo fare un regalo utile, simbolico e che racchiudesse le caratteristiche che da sempre contraddistinguono Legambiente, si è pensato a un calendario. Il gadget, classico omaggio di quel periodo, si è svincolato dalla banalità grazie ad un semplice dato di fatto, forse sfuggito anche ai fautori del riciclo più estremo, per cui ogni 28 anni le date si ripetono. Così, è bastato imprimere un timbro rosso sui calendari del 1982, per lanciare la campagna virale che, grazie alla sua riuscita e alla visibilità che ha ottenuto sui media, la celebrano degnamente.
Un riconoscimento meritato, andato a un’azione di guerrilla marketing in grado di sorprendere il destinatario con un’inusuale quanto semplice trovata che dimostra che perfino un vecchio calendario può tornare utile e permette al soggetto che lo riceve di iniziare l’anno con il piede giusto, con un gesto concreto a favore dell’ambiente.
“Happy old year!” si è avvalsa di una guerrilla totalmente svincolata dai media tradizionali e che ha saputo incontrare il proprio target in modo diretto e anche, in un certo senso, provocatorio, coinvolgendolo attivamente nell’operazione di promozione e di riciclo tramite il semplice atto di appendere al muro un vecchio ma funzionale calendario. Un oggetto indispensabile e presente in case e uffici che finisce col far riflettere chiunque si troverà a consultare le sue pagine. Una promozione non convenzionale, a basso costo ed efficace, se si prendono in considerazione i dati relativi al sito istituzionale di Legambiente che in quei giorni ha registrato un aumento delle visite del 400%.
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mercoledì 13 ottobre 2010
“Sosteniamo” il futuro! Basta un’ idea

di Rosa Clarino
Sei un fan della sostenibilità ambientale? Sei convinto che il futuro della nostra società non possa prescindere da una maggiore attenzione e da un maggior rispetto verso l’ambiente? Hai in mente un progetto innovativo per sviluppare pratiche di sostenibilità ambientale ma ti mancano i fondi per realizzarlo? Questo è il concorso che fa per te.
Accade Domani, il venture capital dell’Associazione Italia Futura, lancia la seconda edizione del concorso “Idee Verdi per il Futuro”, con l’obiettivo di promuovere progetti incentrati sullo sviluppo di tecnologie e di pratiche per la sostenibilità ambientale.
Le idee migliori verranno trasformate in realtà, contribuendo da una parte ad una maggiore tutela dell’ambiente, attraverso la diffusione di pratiche sostenibili, e dall’altra ad uno sviluppo economico e sociale attento al futuro delle nuove generazioni.
Il concorso suddivide i progetti in due categorie: progetti “profit” e progetti “ no-profit”.
Per il settore “Profit” verranno valutati quei progetti imprenditoriali che, utilizzando tecnologie innovative o nuovi materiali, abbiano come obiettivo la sostenibilità ambientale. Al vincitore andranno 30.000 euro per la realizzazione.
La sezione “No-Profit” è invece dedicata ai progetti di sostenibilità ambientale da implementare all’interno delle amministrazioni. L’iniziativa vincitrice verrà realizzata grazie all’impegno di “Comuni virtuosi” e dell’”Anci giovane” all’interno di uno dei comuni appartenenti alla rete.
Per partecipare al concorso è necessario compilare il modulo online all’interno del sito di Italia Futura ed inviare il progetto entro le ore 12.00 del 31 ottobre 2010.
Per chi volesse invece dare un’occhiata all’edizione precedente può collegarsi a www.sosteniamo.it.
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lunedì 11 ottobre 2010
Il cibo strizza l’occhio all’ambiente
di Silvia Musso
Il “Salone Internazionale del Gusto” e Terra Madre, le manifestazioni targate Slow Food legate alla cultura del cibo in programma a Torino dal 21 al 25 ottobre, si annunciano quest’anno all’insegna di una maggiore sostenibilità ambientale rispetto alle precedenti edizioni.
L’obiettivo, annunciato dagli organizzatori in un’apposita conferenza stampa, è quello di diminuire del 65% l’impatto ambientale dei due eventi rispetto all’edizione 2008, che a sua volta aveva già dimezzato l’incidenza ambientale rispetto al 2006. In assenza di dati più precisi, che permettano di capire come siano state calcolate queste percentuali, è comunque interessante passare in rassegna le azioni previste per raggiungere gli obiettivi fissati.
«Il progetto di riduzione dell’impatto ambientale di Salone del Gusto e Terra Madre è un’iniziativa altamente innovativa, che conferma la vocazione di Slow Food a prendere il meglio dei nostri saperi per guardare con essi al futuro in maniera creativa e originale –ha dichiarato il presidente Slow Food Italia, Roberto Burdese- Grazie a questo progetto (che forse non ha eguali al mondo) abbiamo messo in relazione virtuosa tra loro oltre trenta aziende e soggetti; abbiamo pensato e lavorato assieme, creando soluzioni a volte semplici a volte complesse ma sempre di grande efficacia. Un motivo di orgoglio in più per questi due eventi che cercano di essere il più possibile coerenti con la proposta di qualità “buona, pulita e giusta”».
Tali “alleanze”, concretizzatesi nelle ricerche innovative effettuate in questi due anni da tutti i soggetti coinvolti, hanno portato all’individuazione di 22 nuove idee, articolate in dieci ambiti di intervento: dall’utilizzo di materiali eco-sostenibili per allestimento e supporti grafici (stand e bancarelle saranno, ad esempio, realizzate con legname certificato e sansa esausta; il forex è stato sostituito, in molti casi, da cartoncino riciclato, mentre al Pvc sono stati preferiti i teli EverGreen) all’allungamento del ciclo di vita dei materiali per allestimento e grafica (i pallet dei supporti espositivi verranno riutilizzati per la logistica da alcune aziende partner); dalla riduzione del fabbisogno energetico alla massimizzazione dell'efficienza del trasporto, sia dei delegati, che dei visitatori che delle merci.
Particolare attenzione sarà quindi posta nei confronti della tematica “rifiuti”, sia con la valorizzazione della raccolta differenziata che attraverso la messa in pratica di strategie di prevenzione alla fonte.
Grazie al coinvolgimento di Amiat (socio AICA), il sistema di raccolta interna ed esterna all’evento punta a raggiungere il 70% di differenziazione dei rifiuti. Prevista la raccolta integrale di tutte le frazioni (plastica, carta e cartone, vetro e lattine, organico, legno e sughero, olio esausto e residuo indifferenziabile) organizzata su tre livelli: le isole di raccolta, presidiate da volontari di Legambiente (appositamente formati da ERICA soc. coop.) che aiutano il pubblico a porre il rifiuto nel contenitore giusto; il sistema “banco a banco” con il quale si prelevano i rifiuti già differenziati dai singoli espositori all’interno dei propri spazi; la raccolta di materiale (soprattutto organico) nelle cucine e nelle aree di preparazione dei piatti in degustazione.
Per quanto riguarda la riduzione alla fonte dei rifiuti, invece, si punterà su meno supporti cartacei, imballaggi più leggeri e acqua alla spina, oltre all’utilizzo di componenti biodegradabili e compostabili in Mater Bi sia per la fruizione del cibo che per gli shopper.
Previsto anche il recupero delle derrate alimentari, attraverso una “cena degli avanzi” (cucinata a fine manifestazione da un team di cuochi stellati e di note osterie, all'insegna del non-spreco, del recupero e del riuso, della fantasia e della convivialità) e tramite il progetto “Buon Samaritano”: a fine Salone, gli operatori Amiat recupereranno infatti stand e cucina tutto il cibo che verrebbe altrimenti sprecato e tali derrate verranno assegnate dal Comune di Torino ad enti assistenziali del territorio. Continua...
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venerdì 8 ottobre 2010
Riscaldati da un fumetto per il bene del pianeta!
di Annalisa Audino
Si è presentato come un misto di musica, ecologia, arte, disegno e letteratura l’ottavo appuntamento con l’annuale antologia del fumetto indipendente italiano curata da Claudio Calia e Emiliano Rabuiti nell'ambito del progetto Sherwood Comix, sezione "a fumetti" dello Sherwood Festival, il più grande evento musicale del Veneto organizzato dalla più longeva radio libera italiana, Radio Sherwood, tra giugno e luglio.
L’edizione 2010 dell’antologia, rispetto agli anni passati, è arricchita dal taglio ambientalista: in alcuni casi i temi ambientali costituiscono il perno delle storie, in altri lo spunto iniziale per un discorso più ampio. In generale, dopo il vertice di Copenhagen, conclusosi con un deludente buco nell’acqua, e a causa delle numerose tensioni che caratterizzano il mondo odierno, prevale una visione d’insieme pessimistica, tra l’angosciante e il sarcastico, dei rapporti tra uomo e ambiente. Punto in comune della narrazione però è sicuramente la volontà degli autori di surriscaldare gli animi e comunicare a tutti ciò che pensano, ma soprattutto ciò che sta accadendo. Il testo infatti parla di crisi economica, guerre, paranoie, razzismo e violenze: tutti elementi di un riscaldamento della tensione globale sulla superficie del pianeta su cui gli autori di questo volume hanno voluto esprimere con le loro storie e i loro disegni un contributo a fumetti.
Gli autori inediti sono 28 e fin dalla copertina del volume, ideata da Giuseppe Palumbo, il messaggio è chiaro: è necessario arrabbiarsi e surriscaldarsi quanto la Terra per poter fare qualcosa. Il soggetto in prima pagina infatti, al posto della testa, ha il globo terrestre in fiamme, sia per la rabbia causata da certe informazioni che per il vero e proprio surriscaldamento globale. Le sagome dei continenti, contrasti di colore bianco sullo sfondo scuro, suggeriscono invece l’immagine di un mondo consumato dentro sé stesso e occhi sbarrati del soggetto non fanno altro che esprimere l’angoscia dell’impotenza.
Impossibile descrivere ogni singolo fumetto e il messaggio che porta. Le storie sono varie per soggetto e tematica affrontata, oltre che per tecnica artistica utilizzata: si passa dalla prospettiva di singoli personaggi, come il bracciante extracomunitario di Rosano descritto dall’inchiostro di Cristina Spanò, ai racconti avventurosi sulla quotidianità, come il personaggio di Sara Bartoletti, autrice di Mirabilis Japala, che come un novello personaggio di Giono, combatte il degrado urbano innestando semi di piante infestanti, o come il “ricercatore venduto” di Kyoto Hotel (Toni Bruno) che in nome del denaro spaccia l’energia nucleare per progresso ed energia pulita. Non mancano tematiche come l’omofobia, le intercettazioni, la privatizzazione dell’acqua, la marea nera della British Petroleum, il vertice di Copenaghen, raccontato con ironia in Climattivista di Zerocalcare, o la droga e l’impatto di questa sull’ambiente.
Insomma una raccolta sicuramente da leggere ed assaporare, sia per chi ama il genere del fumetto che per chi vuole invece essere rapito da un volume che racchiude con passione e energia tematiche attuali ed importanti, proponendole in istantanee oneste e schiette testimonianze della realtà ed evitando l’errore di utilizzare la carta stampata come una vuota occasione per sentenziare il proprio punto di vista senza proporre azioni concrete.
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mercoledì 6 ottobre 2010
Capire per agire, agire per cambiare

di Anna de Polo
È stata rinnovata fino al 2011 la Campagna SEE, Energia Sostenibile per l’Europa, lanciata nel 2005 dalla Commissione Europea e finalizzata alla sensibilizzazione sui temi del clima e dell’ambiente e alla promozione dell’energia sostenibile presso enti pubblici ed aziende private, ONG e cittadini. La Comunità Europea, infatti, si è posta l’obiettivo “20; 20; 20 entro il 2020”: cioè ridurre del 20% l’emissione di gas climalteranti, portando l’uso delle energie rinnovabili al 20% del consumo energetico totale ed incrementando del 20% l’efficienza energetica. Per raggiungere questo ambizioso target si devono coinvolgere tutti i livelli della società, quindi non solo i governi, ma anche gli altri attori del panorama energetico. «Il nostro paese, invece, ha sviluppato negli ultimi dieci anni un approccio verticistico al problema», ha rilevato il responsabile della Campagna SEE Italia per il Ministero dell’Ambiente, Antonio Lumicisi, secondo il quale «non si è stati in grado di sviluppare una politica energetica nazionale che coinvolgesse in maniera partecipata tutti gli utenti dell’energia».
In Italia la Campagna SEE, attiva dal 2006 con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente, si è concretizzata finora nell’attivazione di un centinaio di partnership nelle cinque aree tematiche previste dalla Campagna, una delle quali riguarda Promozione, Comunicazione e Formazione. Quest’area è quella che ha registrato il maggior interesse, includendo il 41% delle partnership attivate finora. Particolare attenzione, infatti, è stata posta all’informazione sui temi del clima e dell’energia e alla divulgazione di buone pratiche ambientali. Lo scopo è quello di “capire per poi poter agire in maniera più consapevole nel percorso della sostenibilità ambientale ed energetica”. Da quest’esigenza di formazione e informazione è nata nel 2010 la pubblicazione “Clima ed Energia: capire per agire”, di Luca Mercalli (membro del comitato scientifico di AICA) e Daniele Cat Berro, edita dalla Società Meteorologica Italiana. Questo documento, di notevole chiarezza espositiva ma anche ricco di dati scientifici, risponde a molte delle domande riguardanti il cambiamento climatico, il clima e l’ambiente in generale, che il cittadino medio si pone, spesso senza trovare risposte sicure ed esaurienti dai normali mezzi d’informazione.
Quali sono i gas responsabili dell’effetto serra? Il riscaldamento climatico è un fatto inequivocabile? I biocarburanti sono una soluzione? Meglio l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia? Nucleare: sì o no? Pochi di noi possono dire di avere le idee chiare su questi temi, che, pur essendo ormai orecchiati quotidianamente da tutti, sono raramente affrontati con chiarezza, lasciando perciò adito a dubbi e interrogativi. Il testo si suddivide in due sezioni: nella prima, denominata “capire”, sono spiegati i processi che regolano il clima e le trasformazioni climatiche in atto sul nostro pianeta. La seconda sezione, intitolata “agire”, illustra cosa è stato fatto, viene fatto e dovrebbe essere fatto a livello internazionale, nazionale, locale e privato per contrastare il riscaldamento globale e dar vita ad una società più sostenibile.
Le 66 pagine della pubblicazione nascono dall’idea che la formazione di una consapevolezza ambientale sia il primo passo verso l’adozione di pratiche più razionali e sostenibili da parte di tutti i livelli della società, dai governi nazionali fino al singolo cittadino: tutti devono conoscere per cambiare, e cambiare è l’unica strada per superare i problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta e di cui il riscaldamento climatico è solo l’aspetto più vasto.
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lunedì 4 ottobre 2010
L’appeal dell’organico di Peel

di Eleonora Anello
Un visual attraente che ben coordina immagini veritiere di un organico che torna a nuova splendida vita. Mentre si assiste a una continua diffusione tra la popolazione della pratica della differenziazione dei rifiuti, una delle abitudini che stenta a prendere piede, soprattutto a causa di forti resistenze, è la raccolta dell’umido organico. Parliamo di una campagna di comunicazione ambientale, forse un po’ datata, realizzata nel 2007 in Canada, che ha raggiunto ottimi risultati in tempi poco sospetti, quando cioè il rispetto dell’ambiente non era ancora considerato così importante.
Per raggiungere il 70% di organico raccolto entro il 2016, la Regione di Peel ha realizzato un’ampia azione comunicativa denominata “Organics Recycling Program” che è partita con “See waste in a new way” (Gurda la spazzatura in un nuovo modo), “Organics recycling gives waste new life” (L’organico riciclato dà nuova vita ai rifiuti). Questa primo step è stato caratterizzato da un messaggio rafforzato da immagini significative che hanno suscitato ammirazione da parte degli addetti ai lavori fino a diventare un piccolo caso in rete.
L’invito degli enti promotori, codificato principalmente attraverso le immagini, è dunque stato di guardare il rifiuto organico da un altro punto vista, capovolgendone la visione e mettendo in primo piano il risultato del processo di riciclo: da maleodoranti lische di pesce nasceranno splendidi fiori, così come dalle bucce di banana possono germogliare rigogliosi tulipani.
In realtà, l’“Organics Recycling Program” mira a rendere la regione indipendente nella gestione dei rifiuti, soprattutto per poter produrre un compost “Made in Peel”, un marchio che è stato comunicato ai cittadini come portatore di ricchezza oltre che fautore di autonomia. A tal proposito, Elaine Moore, l’allora presidente della commissione Lavori Pubblici dichiarava: «Siamo entusiasti di lanciare questo programma e fieri della nostra reputazione di leader quando si tratta di gestione dei rifiuti e del riciclaggio. Deviare materiale organico dal flusso dei rifiuti significa ridurre la dipendenza Peel sulle discariche, la creazione di un approccio più ecologicamente responsabile della gestione dei rifiuti».
A giugno, a tre mesi dall’avvio, circa il 50% delle famiglie avevano aderito al programma raccogliendo più di 7.300 tonnellate di materiale organico che hanno dato vita a quasi 1.900 tonnellate di compost finito, sufficiente a coprire 71 campi da calcio.
A un anno, i dati si erano stabilizzati: «Stiamo contribuendo a rendere Peel una comunità eco-sostenibile - affermava Andrew Pollock, direttore della gestione dei rifiuti - Circa il 50% delle famiglie che hanno ricevuto un bidone verde partecipano al programma. Invitiamo tutte le famiglie a partecipare, ponendo i propri rifiuti alimentari e prodotti di carta sporchi nelle loro bidone verde. E 'facile da fare ed i benefici ambientali sono notevoli».
Se la campagna fatta sui media tradizionali ha sortito dei buoni effetti, quella virtuale non è riuscita a uguagliarne i risultati. La parte del sito della regione dedicata al programma è stata aggiornata fino al 2008. Ancora peggio l’incursione sui social network. Creato il gruppo Facebook per tenere traccia del numero di famiglie che diligentemente partecipavano al programma, i post si sono fermati a 4 mentre i membri a 16. Forse nel 2007 la campagna “era troppo avanti”!
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venerdì 1 ottobre 2010
“Raccolta 10 Più”: il CONAI in piazza per invogliare a riciclare meglio
di Francesco Rasero
Punti informativi nelle principali piazze italiane e panchine di eco-design: CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi, socio AICA) e Ministero Ambiente puntano su un evento nazionale policentrico per lanciare un decalogo di “regole d’oro” da seguire per aiutare la propria città ad entrare nella “top ten” del riciclo.
E’ la campagna “Raccolta 10 Più”, che domani, sabato 2 ottobre, prenderà il via in venti piazze d’Italia, in occasione della prima Giornata Nazionale del Riciclo e della Raccolta Differenziata di Qualità: dieci regole auree per separare meglio e, dunque, riciclare meglio gli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro.
«La raccolta differenziata è la chiave, il punto di partenza essenziale di un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti che, nella loro quasi totalità, non sono uno scarto ma una risorsa che può essere utilizzata come materia prima per realizzare nuovi oggetti o come fonte di energia –afferma il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo– In questa direzione la “Giornata Nazionale del Riciclo e della Differenziata di Qualità”, con l’attivazione di premialità per i Comuni più attivi: un’occasione di divulgazione della cultura del riciclo nell’opinione pubblica ma anche l’opportunità per innescare una concorrenza virtuosa fra le Amministrazioni locali per un ambiente sempre migliore».
Il lancio di “Raccolta 10 Più” prevede l’allestimento di punti informativi ad Ancona, Aosta, Arezzo, Bari, Bologna, Caserta, L’Aquila, La Spezia, Matera, Milano, Oristano, Perugia, Reggio Calabria, Roma, Siracusa, Termoli, Trento, Treviso, Trieste e Vercelli.
In ognuno saranno distribuite copie del Decalogo (disponibile anche on-line, con il sito www.raccolta10piu.it), che punta anche a far incrementare la qualità del materiale raccolto, aiutando a separare correttamente i diversi materiali, ricordando di ridurne il volume (delle bottiglie o delle scatole), insegnando a riconoscere con attenzione il tipo di materiale o sottolineando l’importanza di pulire gli imballaggi dai residui di cibo.
Inoltre, per dimostrare concretamente quanto una raccolta differenziata di qualità possa produrre notevoli risultati, CONAI donerà simbolicamente alle venti città coinvolte sei panchine di design, denominate Eco-Panck e realizzate utilizzando esclusivamente materiali di imballaggio provenienti da riciclo: tali strutture saranno quindi da quel momento fruibili da tutti i cittadini in parchi, piazze o scuole.
I diversi modelli, realizzati dal designer Guido Patrizi, sono Matchbox (a forma di scatola di fiammiferi, realizzata in acciaio, alluminio e legno), Nuvola, uRbik (che richiama il celebre cubo di Rubik), Favelas (icona di un mondo che vive anche di artefatto, recupero e assemblaggio, realizzata con scarti e ritagli di altre produzioni), Retrò e Floating Paper (una sorta di moderno taccuino pro-riciclo).
«Vogliamo che quella di domani sia una giornata non solo per parlare dei positivi risultati che CONAI, insieme a tutti i cittadini e ai Comuni italiani, ha raggiunto ma, soprattutto, per spiegare come, grazie a un piccolo impegno quotidiano per fare bene la raccolta, sia possibile migliorare ancora il riciclo –commenta Piero Perron, presidente di CONAI- Conai continuerà in parallelo a sostenere l’impegno delle Amministrazioni locali su questa strada, sia attraverso il versamento dei corrispettivi a copertura dei maggiori oneri derivanti dalla raccolta differenziata, sia fornendo loro supporto tecnico-gestionale, nell’ambito dell’accordo quadro con Anci». Continua...
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