mercoledì 29 settembre 2010

“Open Planet Ideas”: Sony and WWF insieme per il bene del pianeta

di Valeria Rocca


Comunicare e condividere idee per scoprire come le tecnologie di oggi possono essere la soluzione ai problemi ambientali odierni. E’ questa, in sintesi, la sfida lanciata dal progetto “Open Planet Ideas” pensato da Sony, in collaborazione con il WWF.

Partendo dal presupposto che la problematica ambientale è un tema globale sotto gli occhi di tutti, perché non provare ad affrontarlo insieme? Sony e il WWF sorprendono con un’idea nuova: il crowdsourcing, vale a dire la condivisione di idee e proposte innovative su una piattaforma web tra singoli utenti appassionati o gruppi con la collaborazione degli esperti.

Sony si presenta come “open enterprise” fondando il progetto sull’idea che ognuno di noi può offrire un contributo in un grande laboratorio virtuale. A contare qui sono i pensieri, le idee, la creatività e la comunicazione. Lo scopo è quello di creare una rete flessibile per cambiamenti positivi.

Iscrivendosi al sito www.openplanetideas.com dal 10 settembre per quattro settimane, si potrà inviare la propria idea ed entrare a far parte della Comunità. I 30 concetti migliori saranno scelti da una giuria di esperti (i criteri di scelta saranno l’impatto ambientale e la possibilità di realizzazione) ed analizzati e confrontati nella comunità nel mese di novembre.

Il progetto migliore sarà annunciato l'11 gennaio 2011. Il creatore dell'idea vincente sarà invitato a collaborare con gli ingegneri Sony e gli esperti WWF allo sviluppo ulteriore del suo concetto insieme agli altri membri della comunità che hanno contribuito al miglioramento dell’idea.

Agli scettici il team Sony risponde: «Non stiamo cercando nuove idee per creare prodotti eco-compatibili. Al contrario: stiamo cercando nuove applicazioni radicali, insolite e incrementali per i prodotti e le tecnologie esistenti, per fronteggiare i problemi ambientali».

Entusiasta, anche, la dichiarazione di Jean-Paul Jeanrenaud, responsabile delle relazioni esterne di WWF International, che ha dichiarato: «WWF è sempre alla ricerca di nuovi modi per affrontare le minacce che mettono in pericolo il pianeta. Siamo quindi entusiasti della collaborazione con idee interessanti per gestire alcune delle più importanti problematiche ambientali».

Insomma un progetto, sulla carta, responsabile per fare del bene al nostro pianeta.
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lunedì 27 settembre 2010

Porta La Sporta: la sfida passa anche dalla rete!


di Alessandro Ferrua

Dopo il successo della Settimana Nazionale Porta La Sporta 2010, svoltasi dal 17 al 24 aprile, l’Associazione dei Comuni Virtuosi ha lanciato altre due importanti iniziative “Sfida all’ultima sporta” e “Mettila in rete”, per dare un altro impulso forte alla riduzione degli shopper usa e getta. Le iniziative di questa campagna promuovono come sempre l’uso di borse riutilizzabili al posto dei sacchetti di plastica, simbolo di un’economia basata sui prodotti usa e getta.

Per “Sfida all’ultima sporta” lo spunto è stato preso da una «manifestazione che ha avuto luogo nel Colorado l’anno scorso. Consiste in una competizione per la riduzione degli shopper -afferma Silvia Ricci, dell’Ufficio Stampa di Porta La Sporta - ed è rivolta ai comuni, alle province e alle regioni. Questi possono organizzarsi come enti promotori o come partecipanti. La gara coinvolge le scuole e gli esercizi locali e la comunità che alla fine dell’evento conta il maggior numero di shopper risparmiati vince il primo premio». Rendere competitiva la corsa alla sostenibilità è senza dubbio un’idea vincente che può garantire, tramite un evento limitato nel tempo, la permanenza di una ritrovata buona pratica, come del resto è successo nello stato americano in cui si è svolta l’iniziativa: migliaia di cittadini coinvolti, un risparmio di oltre 5 milioni di sacchetti e risultati che si sono mantenuti nel tempo.

«Per eliminare gli imballaggi intermedi, invece, si è proposto ai cittadini, agli enti locali, alla grande distribuzione e ai negozi di ortofrutta l’impiego delle borse riutilizzabili fatte a retino, in cotone lavabile. Spesso infatti ci troviamo a dover acquistare frutta e verdura inutilmente confezionate nella plastica. Questi imballaggi sono un altro tipo di prodotto che, come lo shopper, diventa un rifiuto che inquina l’ambiente per centinaia di anni, mentre il tempo del suo utilizzo è limitato a pochi minuti
». Così nasce il progetto “Mettila in rete". Il retino permette di risparmiare materia ed energia ed è molto pratico perché ha un’ottima capienza e si espande prendendo la forma di ciò che contiene, è resistente e una volta vuoto occupa pochissimo spazio.

«Per coinvolgere la cittadinanza è necessario offrire idee e stimoli adeguati. È proprio questo l’obiettivo di Porta La Sporta per perseguire, tramite i piccoli gesti, un reale cambiamento delle nostre abitudini» sostiene Silvia Ricci. In effetti è proprio dai piccoli gesti quotidiani messi in atto dal singolo che possono prendere piede alcune buone pratiche per uno stile di vita sostenibile. D’altra parte è necessario che vi sia il sostegno “dall’alto”, da parte di istituzioni come enti locali, associazioni e aziende che mettano a disposizione dei cittadini alcune soluzioni semplici da adottare, creando così una sinergia ottimale per affrontare le delicate questioni ambientali.
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venerdì 24 settembre 2010

Quando l’ecologia si fa arte: dalla “Città del Riciclo” alla “Città Meravigliosa”


di Paolo Ghiga

Non esiste un’unica interpretazione dell’ambiente e dell’ecosostenibilità: è questo il concetto espresso dagli artisti, novelli “messaggeri” di sostenibilità ambientale, durante la manifestazione del 2 luglio scorso, organizzata da Ecocity Onlus a Frascati dal titolo “Ecoartisti offresi I,II. Arte design Ambiente e Reti di sostenibilità - Non mancano rituali e tabù: i nuovi guardiani ecologici”, e che rappresenta il frutto delle riflessioni sul ciclo della trasformazione della materia. Risultato di una ricerca sul territorio dei Castelli Romani iniziata nel 2004, il progetto è finalizzato a coinvolgere artisti come pittori, designer, artigiani, scrittori e musicisti che realizzano opere e progetti capaci di comunicare l’ambiente sotto il profilo della tutela e la condivisione della qualità della vita.

Daniela Zannetti è la presidente di Ecocity Onlus, un team professionale composto da soci ordinari e soci volontari, giornalisti, sostenitori e collaboratori che nasce alla fine del 2005 come Osservatorio Ambientale nell’area dei Castelli Romani e diviene associazione riconosciuta nel 2006. Il monitoraggio ambientale e l’abbandono indiscriminato di rifiuti nell’ambiente, legati al concetto di economia del Capitale Naturale, all’interno di una comunità partecipe alle scelte di politica ambientale e la consapevolezza della necessità di realizzare reti di sostenibilità codificano la filosofia di questa Onlus.

Ecocity crede nella collettività, nelle relazioni “eco-centriche”. «Ogni disciplina artistica offre importanti canali di comunicazione - sottolinea la Zannetti - Ecocity ha messo a punto una serie di iniziative rivolte alla cittadinanza per un ambiente condiviso. Sostenere e diffondere la cultura di una Eco economia che includa nel calcolo di guadagno il costo ecologico ed il beneficio di un corretto impiego delle risorse vitali del pianeta, dei processi eco-compatibili, sostenibili e dei modelli di consumo responsabili».

Molteplici le iniziative proposte: dalla campagna di comunicazione sul riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata porta a porta “Differenziare. Un gesto naturale”, a quella sul recupero della materia organica ed il compostaggio domestico “CompostiAmo”.
Importanti le azioni svolte con Legambiente (“Puliamo il mondo”, “Puliamo il buio”), gli eventi di cultura ambientale (“Il Pifferaio Ecomagico”, “Ingombri”, “Biutiful Naturando”, “Ambiente in Comune”, “Arte che avanza”), l’attenzione all’informazione (“Due Punti”, “Ingombri”).

Secondo Daniela Zannetti l’idea di unire l’arte, nelle sue varie accezioni, ad un criterio etico concernente l'utilizzo del materiale rifiuto «è propria di quel Manifesto di tutela ambientale con cui Ecocity onlus iniziò a descrivere i campi propri di una Città Ecologica ed il suo “nuovo codice dei rifiuti”: quelli di una “Recycle city”, nella sfera della sensibilizzazione sociale e della comunicazione del Fare e Riciclare; di una “Beautiful City”, ovvero lo spazio di una città meravigliosa, dove arte, ambiente ed architettura sviluppassero l'immaginazione animandone lo spirito». E’ necessario «dare continuità al progetto EcoArtisti come strumento di dialogo. Il potere dell’arte di comunicare e creare legami contribuisce all’armonizzazione delle persone attorno ad una identità o scopo comune, l’ambiente, l’'uomo - secondo la Soziale Plastik di Joseph Beuys - è il custode di un'energia in grado di modificare il mondo. Segno tangibile di ciò è la sua capacità di modificare gli oggetti. L’Arte non è più un concetto museale, bensì antropologico».

La capacità di interagire e modificare la materia dell’arte, può contribuire alla trasformazione della cultura del consumo: tutti, in primis gli artisti, possano rivelarsi guide e guardiani, elementi attivi plasmanti la cultura sociale, attraverso, ad esempio, le interpretazioni proposte da Elisabetta Fazi nelle sculture di “Contenuto e contenitore”, che evidenziano come nulla si perda ma sia parte di un tutto trascendente o nel caso delle lampade realizzate da Marco Celidonio in “Luce”, dove lo stesso concetto si fa puro design.
Alla memoria, inoltre, sono consegnati gli orrori della guerra, rappresentati dalle forme vuote di Agata Chiusano in “Riconoscimento”: abiti privi di corpi, numeri, sagome che ci separano dalla vita.
Una manifestazione caleidoscopica a 360°, dove la figura dell’artista-sciamano in “Cenere”, di Giorgio Galli, delinea il nuovo guardiano, l’artista, che coglie la richiesta d’aiuto della città-villaggio, il senso di continua genesi dell’arte, quella trasformazione necessaria per un futuro davvero nuovo, dove vivere «…una città alimentata unicamente con energie rinnovabili, dove tutti si spostano con mezzi pubblici elettrici o in bicicletta, dove il market locale vende solo prodotti freschi provenienti dall’area circostante…una Ecocity, un eco villaggio che non fonda le sue attività sullo smodato consumo di combustibile fossile e non divora risorse e materiali a ritmo sostenuto», come conclude la Zannetti nel comunicato stampa di Ecocity Onlus.

L’utopia di uomini che proteggano il mondo di cui sono ospiti viene contagiata da questa coscienza consapevole di come si possa, o si potrebbe, fare qualcosa per rimodellare le menti, per condurci verso un mondo maturo svincolato dall’ideologia del consumismo.
Da oggi abbiamo uno strumento in più per sostenere l’ambiente ma anche le coscienze e le speranze degli uomini.
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giovedì 23 settembre 2010

Ravenna 2010 è "in"

di Silvia Musso



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Cittadini, esperti e studiosi non rimarranno di certo delusi dalla terza edizione di Ravenna 2010. Uno dei principali festival italiani su rifiuti, acqua ed energia, organizzato da Labelab e Bacino Padova 2 (www.novambiente.it), dal 29 settembre al 1 ottobre, intende fornire al pubblico occasioni di informazione e formazione su diverse tematiche tecnico-economiche in materia ambientale.

Il programma della manifestazione è molto ricco e fitto di incontri e i numeri lo dimostrano. Sono state infatti organizzate 58 iniziative: 4 conferenze, 27 workshop, 16 labmeeting, 8 eventi culturali, il Premio Ambiente CCIAA, Labecamp, Anteprima Ravenna 2010.
I principali obiettivi che gli organizzatori intendono raggiungere sono quattro e sono tutti “in”: l’innovazione con le buone pratiche dal basso e le slide tecnologiche, l’integrazione tra saperi e culture per una crescita nei settori di rifiuti, acqua ed energia, gli investimenti come garanzia di sviluppo dell’economia verde e l’internazionalizzazione come scambio di conoscenze e
opportunità. Le novità di questa edizione di Ravenna 2010 saranno la trasmissione dell’evento in diretta streaming su tutti i portali dei partner e delle Università che parteciperanno, fra le quali Roma, Bari, Ferrara, Trieste e Perugia e la partecipazione delle associazioni di categoria legate alla comunicazione.

Tra tutti gli appuntamenti, oltre alla mostra curata da AICAComunicare l’acqua pubblica” allestita tra gli “eventi culturali” a Piazza del Popolo dal 29 settembre al 1 ottobre, segnaliamo per il loro taglio comunicativo i seguenti incontri.
Il workshop A Se dico falso non corrisponde al vero. MuSeS il primo metodo che svela le esigenze nascoste dell’utente (giovedì 30 settembre, 10-13 SALA 6) in cui sarà illustrata la metodologia per la customer satisfaction MuSeS, strumento, diretto ad esplorare l'universo simbolico e le aspettative inconsapevoli del consumatore, ha come sua prerogativa le stimolazioni multisensoriali, che permettono di bypassare gli aspetti cognitivi del consumatore e analizzare le sue scelte inconsce, oltrepassando la suddivisione tradizionale tra metodi qualitativi e quantitativi.
Il workshop B Markethink. il pensiero che salvaguarda l'ambiente (venerdì 1 ottobre, 10-13 SALA 6) che si prefigge di focalizzare lo stato dell’arte in materia di marketing partendo dal livello accademico. "Markethink significa – spiega, Amedeo Levorato, Presidente Consorzio Bacino Padova 2 – “pensa il mercato, il mercato comprende”. Solo una educazione capillare di comportamenti quotidiani (nel consumo, nell’acquisto, nell’abitare e nel relazionarsi) favorisce comportamenti ambientalmente sostenibili. Senza ipocrisie né inutili catastrofismi, è possibile indurre il consumatore a riflettere e moderare i consumi, preferendo qualità e convenienza, e anche un modo diverso di comprare e vivere".
La conferenza Antropologia, comunicazione e marketing in materia ambientale (giovedì 30 settembre, 18-20) sarà un interessante confronto tra antropologia, comunicazione e marketing in materia ambientale grazie agli interventi di Richard Bagozzi, Professore di Marketing alla Ross School of Business (University of Michigan) al prof. Massimo Bergami (direttore Alma Graduate School, Università degli Studi di Bologna) e al prof. Michelangelo Tagliaferri (Fondazione Accademia di Comunicazione Milano).

Questi appuntamenti mirano a spiegare come il marketing legato all’ambiente possa influenzare cambiamenti culturali e l’acquisizione di nuove abitudini, come afferma ancora Amedeo Levorato: "Educare, suggerire, “creare” modelli di consumo ambientalmente sostenibili costituisce il primo strumento di marketing. La coscienza ambientalista è una tendenza globale che va sfruttata e valorizzata. Occorre però articolare la consapevolezza ambientale con soluzioni concrete, calate nel territorio. Come abbiamo visto dalle recenti polemiche, non bastano più il marketing “strategico” di Al Gore e il catastrofismo dell’IPCC. Occorre suggerire soluzioni ambientalmente sostenibili a livello locale, trasferire le buone pratiche, fare emergere comportamenti e regole che rappresentino “standard de facto”, che vengano adottate poi dall’industria e dal commercio".
Le pubbliche amministrazioni hanno in questo senso un ruolo fondamentale perché devono imparare a comunicare ai cittadini il costo reale di tutti i loro comportamenti. "Tutti i modelli di comunicazione basati sull’evocazione del risparmio energetico, ambientale, ecologico, ed anche fisiologico ed emotivo (incidentalità automobilistica, abuso di droghe, alcoolici, farmaci, violenza domestica) sono modelli tesi a prevenire il disagio e incoraggiare una convivenza civile. L’educazione al rispetto e alla promozione del bello nell’ambiente e nella città, al rispetto reciproco tra persone, alla conoscenza della storia e della cultura delle città e del proprio territorio, l’apertura al diverso e la conciliazione delle diverse culture: sono tutti strumenti di una comunicazione pubblica interculturale e socialmente sostenibile che dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per tutte le realtà pubbliche”.

Siamo certi che anche questa nuova edizione di Ravenna 2010, la cui partecipazione è gratuita, sarà un importante momento formativo-informativo di incontro tra addetti ai lavori per il reperimento e lo scambio di tutte le informazioni tecniche, legali, scientifiche ed economiche legate all’ambiente.
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martedì 21 settembre 2010

L’orgoglio eco sostenibile della Scozia


di Paolo Ghiga

Alzi la mano chi non ha associato, almeno una volta, la Scozia a Nessie, il celeberrimo mostro di Loch Ness. Rinomata ad ogni latitudine per il suo territorio, suddiviso sostanzialmente in tre regioni, le Uplands a sud, le Lowlands nella parte centrale e le Highlands, l'area più famosa, a nord, la Scozia è ricca di luoghi naturali di grande e significativo valore ambientale e mete turistiche di grande fascino: ricordiamo le sue 800 splendide isole, gli affascinanti giardini botanici (da Edimburgo, a Glasgow, fino a Drummond, Crarae, Inverewe Garden, solo per citarne alcuni), che testimoniano l’attenzione ed il rispetto della natura che contraddistingue, da sempre, gli scozzesi.

Merita, a questo proposito, un plauso e un’attenta visita il sito keepscotlandbeautiful.org, che illustra i programmi dedicati all’ambiente e alla sua tutela. Da oltre quarant’anni lo slogan “Keep Scotland tidy” (Mantieni pulita la Scozia) è l’obiettivo di chi ha a cuore questo patrimonio eco ambientale.

La campagna, che al suo interno racchiude numerose iniziative, presenta due filoni: uno più “competitivo”, “Beautiful Scotland”, che coinvolge il territorio con premi alle realizzazioni attinenti all’orticoltura, la responsabilità ambientale e la partecipazione della comunità e l’altro “Neighbourhood Awards”, a dispetto del nome, non competitivo, che dà sostegno e riconoscimento alle comunità locali, a partire dal miglioramento ambientale. A rafforzare l’azione comunicativa: una newsletter periodica, un sito web, ricco di materiali didattici e divulgativi, con una gran messe di informazioni online, e una cerimonia di premiazione annua dei migliori partecipanti.

Davvero interessante è “Dumb dumpers”, che si occupa di monitorare e cercare di scoprire chi abbandona rifiuti incautamente, coadiuvando le forze di polizia per segnalare irregolarità ed emergenze in modo tempestivo.

Anche altre campagne, come “Food on the go” e “Have some pride”, sono incentrate sul problema della sempre maggiore produzione di rifiuti e dell’abbandono di parte di essi per le strade e a queste è collegata “Bought in Brechin….. Left in Lanark”, che offre una riflessione, sulle cifre dichiarate, e che dimostra come i cittadini scozzesi siano, a volte, tutt’altro che gentlemen; come quando ad esempio permettono ai loro animali domestici di insudiciare le strade. Per questo gli amministratori scozzesi hanno pensato a “How you can take part”, manifestazione che stimola tutti i cittadini a partecipare costruttivamente alla manutenzione delle strade considerate patrimonio comune.

Man mano il raggio di azione e di coinvolgimento delle comunità e dei quartieri si allarga con l’iniziativa “National Spring Clean”, in cui nel mese di aprile decine di migliaia di volontari sono chiamati alla mobilitazione per ripulire la Scozia.

Sobrio e attento soprattutto ai contenuti, Keep Scotland Beautiful rappresenta un modello di come si dovrebbe interpretare, efficacemente, il messaggio ambientale ed eco sostenibile.
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lunedì 20 settembre 2010

L’Europa e la nuova mobilità possibile


di Silvia Musso

Anche quest’anno, il 16 settembre, ha preso il via la Settimana della Mobilità Sostenibile promossa dall’Unione Europea. Vero e proprio contenitore di eventi, si concluderà mercoledì 22 settembre con la giornata senza auto meglio nota come “In città senza la mia auto” e numerose altre iniziative satellite.

Dal 2002, anno in cui fu indetta per la prima volta la Mobility Week, il trend alla partecipazione è in costante aumento. E i dati del 2009 lo confermano: 2181 città aderenti e 4440 misure permanenti adottate a favore della mobilità sostenibile.

La nona edizione, quella di quest’anno, è accompagnata dal claim “Travel Smarter, Live Better”, che cerca di rendere attraenti modi forse inusuali ma più intelligenti di spostarsi.

L'obiettivo della Settimana è quello di diffondere una nuova consapevolezza in merito alla mobilità urbana, al fine di contenere i principali problemi legati a un sistema di trasporto basato prevalentemente sui veicoli privati motorizzati le cui conseguenze si ripercuotono sulla salute dei cittadini, visto che sono causa di incidenti stradali, infezioni respiratorie, disturbi cardiovascolari, obesità e isolamento sociale.

«Lo scopo della Settimana europea della mobilità - dichiara il Commissario europeo per l'ambiente, Janez Potočnik- è responsabilizzare le autorità locali nella scelta delle politiche relative ai trasporti urbani, al fine di migliorarne l'impatto sull'ambiente e sulla qualità di vita dei cittadini».

Gli eventi di quest’anno, al momento promossi da 2027 città, sono coordinati da tre organizzazioni non governative (Eurocities, Energie-Cités e Climate Alliance). La nazione più attiva è la Spagna con 567 iniziative, seguono l’Austria (429), la Francia (147) e la Polonia (113). 37 le iniziative ufficiali per l’Italia. Nella città di Bologna, ad esempio, è prevista un'asta di biciclette (abbandonate) di seconda mano, a Torino gratis la “punzonatura antifurto” delle biciclette.

Per chi vorrebbe aderire ma ha poca fantasia, il sito propone azioni da intraprendere più o meno simboliche e più o meno realizzabili nell’immediato. Alle amministrazioni, ad esempio, viene suggerito di rivedere il “Piano della città” per evitare che le persone debbano affrontare lunghi e ricorrenti viaggi per raggiungere i servizi e recarsi al lavoro; sviluppare un piano di mobilità urbana sostenibile, limitando l'accesso alle auto ed il parcheggio in alcune aree o introdurre zone a basse emissioni o a bassa velocità; finanziare campagne di informazione; condividere le migliori pratiche sulla mobilità sostenibile con altre città in Europa.

Per i privati, la UE suggerisce invece di scegliere abitazioni comode ai collegamenti pubblici, oppure sperimentare il car-sharing e il car pooling, fino all’adozione dell’orario di lavoro flessibile o il passaggio al telelavoro.

La Mobility Week propone nuovi stili di vita ma l’offerta di un mezzo alternativo all’auto per spostarsi non è sufficiente per ottenere una mobilità meno impattante. È forse necessario invece sul lungo termine ripensare tutto il paesaggio urbano e modificare la cultura degli spostamenti. Vero e proprio wake up call per gli enti pubblici, la Settimana rappresenta un’occasione per testare le loro politiche di trasporto e per presentarle ai cittadini, sfruttando la risonanza mediatica che l’iniziativa porta con sè.
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venerdì 17 settembre 2010

Comunicare il nucleare: sbagliando s’impara?


di Anna de Polo

Negli ultimi tempi nel nostro Paese si è riaperto il dibattito sul nucleare, come al solito all’insegna dello scambio di opinioni, più o meno autorevoli, e dello scarso contenuto informativo. È difficile formarsi una propria opinione sull’argomento, perché si rimane frastornati dalle voci contrastanti che si levano da ogni parte, tanto più che anche gli scienziati non sembrano concordi.

Pur non volendo affrontare questa spinosa questione in questa sede, ci preme sottolineare l’importanza dell’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, soprattutto riguardo ai rischi che il nucleare comporta e proprio in vista di una eventuale sua reintroduzione in Italia.A questo proposito si può prendere esempio dalla Francia, che ha recentemente creato un portale governativo sulla prevenzione dei rischi naturali, sanitari e tecnologici (ivi incluso il rischio d’incidente nucleare) per informare e preparare la popolazione in caso di calamità di vario genere. Viene spontaneo fare un confronto con il portale della nostra protezione civile, l’unico italiano in cui si trovano informazioni simili, sotto la voce “rischio sanitario e antropico”: purtroppo, però, sia la forma che il contenuto non sono esaurienti come l’equivalente francese, ma potrebbero essere migliorati nel caso anche qui vengano aperte delle nuove centrali nucleari. L’esperienza di Čhernobyl, infatti, insegna: come denunciato in diversi libri (vedi Ulitsa Sadovaja, voluto dall’associazione di volontariato Mondo in Cammino), le gravi conseguenze ambientali e sanitarie dell’incidente sarebbero potuto essere limitate se ci fosse stata, e ci fosse tutt’oggi, una (migliore) informazione istituzionale riguardo ai rischi della radioattività. Così come la tecnologia ha fatto tesoro del disastro dell’ ‘86, compiendo grossi passi avanti nella costruzione di centrali più sicure, così i governi dei paesi nuclearizzati dovrebbero imparare da quell’esperienza e formare i propri cittadini in modo che sappiano quali misure adottare in caso di incidente. È sbagliato considerare Čhernobyl come un evento appartenente al passato, perché conservarne memoria ci aiuta a non commettere gli stessi errori in futuro.

A questo proposito è in programma per domenica 19 settembre a Mestre, nell’ambito della Fiera della città aperta, organizzata dall’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, un incontro con il professor Yuri Bandazhevsky, medico bielorusso che, in circa 240 lavori di ricerca, ha dimostrato gli effetti nel tempo dell’esposizione prolungata a basse dosi di radionuclidi. La posizione di Bandazhevsky non lascia margini di compromesso: «l’energia atomica, per come viene prodotta adesso, non è sicura ed è molto ambiguo il limite tra uso civile ed uso militare» ha dichiarato in un’intervista. «I governi devono pensarci, perché il nucleare costituisce un gravissimo pericolo». Nell’incontro interverrà anche Massimo Bonfatti, presidente di “Mondo in cammino”. Si replica a Torino il 21 settembre e a Novara il 22. Per chi volesse farsi un’idea sulla questione nucleare senza uscire da casa segnalo la puntata di domenica sera di “Presadiretta”, di Riccardo Iacona, che verterà proprio su quest’argomento.

Qualunque sia la decisione che il governo prenderà in merito all’energia atomica, resta da chiedersi perché si intendano spendere cifre astronomiche per costruire nuove centrali, quando le si potrebbe investire in energie rinnovabili e a risparmio energetico, indubbiamente più sostenibili e meno pericolose. Perfino Margherita Huck, più possibilista sul tema del nucleare rispetto a Bandazhevsky, ha dichiarato che «non nega l’importanza del nucleare, ma personalmente ritiene che si dovrebbe puntare sulle energie rinnovabili». Se alla base del concetto di sviluppo sostenibile sta l’idea che la Terra ci è stata data in prestito dai nostri figli, pensiamo davvero di restituirgliela con in allegato delle scorie radioattive?
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mercoledì 15 settembre 2010

Sui pedali dell’entusiasmo con Legambiente ad ExpoBici 2010


di Annalisa Audino

L’attenzione per l’ambiente pedala verso il futuro e proprio coi i pedali dell’entusiasmo sarà presentata da Legambiente e PadovaFiere, oggi, mercoledì 15 settembre, l’edizione 2010 di ExpoBici, la fiera internazionale dedicata al mondo delle due ruote.

La terza edizione della fiera, che si svolgerà dal 18 al 20 settembre, è un’occasione per gli appassionati e non solo di sperimentare direttamente le grandi novità legate al settore, all’interno di un’esposizione che va oltre il concetto tradizionale di fiera e crea un’interattività dinamica tra visitatori ed espositori.

«Cerchiamo di appassionare – spiegano gli organizzatori – non solo chi già pratica questo sport, ma anche chi è solo incuriosito dall’attività e ancora deve iniziare. Per far questo, accanto alle ultimissime novità partorite dal mondo della bicicletta, quest’anno ExpoBici ha deciso di emozionare anche guardando indietro per scoprire e mostrare come si sono evoluti negli anni il design, la tecnica, l’impiego dei materiali, il tutto declinato nei modelli che ci hanno accompagnato dagli anni ‘80 fino ad oggi».

Non mancheranno inoltre ospiti d’eccezione: innanzitutto, nella giornata di domenica, presenzierà come ospite d’onore Ivan Basso, vincitore del Giro d’Italia 2010. Il campione avrà con sé la bicicletta con la quale ha trionfato al Giro, la SuperSix Hi-MOD di Cannondale, e spiegherà agli spettatori i segreti del suo successo e della sua passione. Altro ospite dell’evento sarà inoltre 100% Brumotti di Striscia la Notizia: con le sue evoluzioni mozzafiato lascerà sicuramente a bocca aperta tutti i partecipanti.

Tra le novità più importanti dell’edizione vi è però la collaborazione di PadovaFiere con l’associazione ambientalista Legambiente. «La sinergia – spiegano i responsabili - che sottolinea la crescente attenzione di ExpoBici rispetto al tema della mobilità sostenibile e della sicurezza dei cittadini/ciclisti, offrirà anche l’opportunità di presentare in conferenza stampa l’interessante dossier “L’A-bici, con numeri assolutamente inediti sul mondo delle due ruote”. Per l’occasione interverrà Alberto Fiorillo, del direttivo nazionale di Legambiente».

Un momento ricco di emozioni dunque, coronato dalla premiazione della Superbike Legend: 250.000 metri di sfida tra Lessinia e Dolomiti. Sono stati ben 155 gli eroici biker riusciti a completare entrambi i percorsi marathon di Lessinia Legend e Dolomiti Superbike, pedalando per 248 km e 7.140 metri di dislivello. I premi, che saranno consegnati nella giornata di domenica 19 settembre presso gli stand Cannondale e GT del padiglione 8, saranno una testimonianza di passione, coraggio e forza di volontà in uno sport che ama e vuole comunicare l’ambiente.
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lunedì 13 settembre 2010

La Provincia di Livorno anticipa la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti


di Eleonora Anello

Forze istituzionali e forze sociali, in anticipo sulla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (dal 20 al 28 novembre 2010), si sono unite nella campagna “Meno Rifiuti” per educare i livornesi a produrre meno spazzatura.

«La presenza di imballaggi nei rifiuti è un trend in continuo aumento che solo l’oculatezza di un consumatore consapevole può rallentare effettuando acquisti leggeri -esordiva così Giorgio Kutufà, presidente della Provincia di Livorno in occasione della presentazione ufficiale del progetto nel novembre 2008- La campagna rappresenta uno sforzo corale nel voler ridurre la quantità di rifiuti prodotti e poggia su una politica di sensibilizzazione che ha coinvolto e vede collaborare proficuamente 54 soggetti».

“Meno rifiuti” si articola infatti su due fronti precisi: da un lato mira a informare i cittadini sulle modalità di consumo che consentono di ridurre la produzione di rifiuti; mentre dall’altro a coinvolgere le istituzioni, le imprese, gli operatori economici del territorio nella realizzazione di azioni dirette alla riduzione dei rifiuti. Ne parliamo con l’assessore provinciale all’ambiente Nicola Nista.

In cosa consiste la campagna?
«L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare i cittadini sui costi ambientali e sociali della produzione di rifiuti. Costi che non sono solo quelli necessari allo smaltimento, ma anche quelli dovuti al degrado ambientale che ricade, poi, sulle generazioni future. Per questo, nella prima fase, abbiamo puntato molto sull’ informazione per favorire la crescita di una maggiore consapevolezza da parte del consumatore ed indirizzarlo verso comportamenti di acquisto più corretti. In questo senso abbiamo realizzato anche un agile “vademecum” con consigli utili su come fare una spesa “più leggera”, cioè scegliere i prodotti sfusi o con meno imballaggi, usare borse per la spesa riutilizzabili, etc. Inoltre, abbiamo richiamato l’attenzione sulla campagna anche attraverso un apposito sito web, manifesti, locandine, materiale divulgativo che abbiamo diffuso in vari modi. Tutta la campagna era riconoscibile attraverso l’immagine di due appetitose mele verdi, che simboleggiavano la spesa: una racchiusa in un assurdo imballaggio (sacchetto di plastica e laccetto) e una “libera”. Con questo messaggio la Provincia invitava i cittadini a riflettere sull’inutilità di alcuni imballaggi, dando al contempo la sensazione che l’imballaggio “soffocasse” il prodotto. Inoltre, sono stati realizzati diversi tavoli tecnici, coordinati dalla Provincia, per stimolare la progettualità dei soggetti aderenti. Il frutto di questo lavoro è stato un vero e proprio Piano d’Azione Operativo attraverso il quale mettere in atto buone pratiche sul territorio».

Interessante l’adozione di un testimonial vicino ai livornesi come il comico Migone...
«Migone è uno dei più noti comici di Livorno, molto conosciuto anche per la sua partecipazione alla trasmissione Zelig. E’ sicuramente un personaggio molto amato dai livornesi che ne apprezzano soprattutto la comicità a tratti surreale ma venata da pungente ironia. Inoltre è una persona estremamente sensibile ai temi sociali ed ha subito aderito con entusiasmo alla nostra proposta di rappresentare la campagna, per la quale non ha ricevuto alcun compenso».

A che punto è il progetto?
«Attualmente abbiamo avviato la seconda fase della campagna che è ora entrata nel vivo con l’attuazione dei progetti contenuti nel Piano d’Azione. Le linee di intervento individuate sono quattro: riduzione degli imballaggi, allungamento della vita dei beni, modalità di gestione della raccolta dei rifiuti urbani, riduzione dei rifiuti nella pubblica amministrazione e negli uffici. Su queste linee si muovono i progetti “P.A.G.U.R.o” (Progetti e Azioni di Gestione e Utilizzo dei Rifiuti), presentati da alcuni partner e cofinanziati dalla Provincia. Fra i vari progetti ne segnalo alcuni di particolare interesse. Il progetto “Niente sprechi”, con soggetto promotore la Provincia, che mira al recupero di beni inutilizzati o non commercializzati (invenduto alimentare, prodotti farmaceutici ed editoriali) che saranno distribuiti agli enti di assistenza del territorio. “Buona da bere”, progetto presentato dall’ASA (Azienda Servizi Ambientali) per ridurre l’uso delle bottiglie di plastica incentivando il consumo dell’acqua di rete negli uffici della Provincia, nelle scuole superiori, e in alcune scuole elementari e medie. Un altro interessante progetto, che ha riscosso notevole successo tra la cittadinanza, riguarda la distribuzione di latte crudo. L’iniziativa, realizzata dal Comune di Livorno, ha visto l’installazione di una macchina distributrice situata nel Centro commerciale naturale del quartiere Borgo Cappuccini. Infine, un progetto per la promozione della raccolta differenziata e del compostaggio domestico dei rifiuti organici è quello curato dal CRUMA (Centro Recupero Uccelli Marini Acquatici) di Livorno. La sede del Centro, infatti, ospiterà un percorso didattico su questo argomento, con l’installazione di composter e cartelli illustrativi che spiegheranno il funzionamento del processo di compostaggio e come attuarlo nelle abitazioni».
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venerdì 10 settembre 2010

Quando il teatro è fatto di spazzatura…


di Annalisa Audino

Detta così potrebbe trarre in inganno e sembrare una dura critica al contemporaneo mondo teatrale, invece è una originale idea, assolutamente da copiare nel mondo dell’edilizia ecosostenibile. Il messaggio è semplice e diretto: oggi nulla è più da buttare. Proprio nulla.

Lo stanno dimostrando a Londra due artisti, Martin Kaltwasser e sua moglie Folke Köbberling, alle prese con la costruzione e il mantenimento dello Jellyfish Theatre, al 25 di Union Street, il primo teatro ricavato esclusivamente da rifiuti riciclati. Non si tratta solo di qualche asse di legno recuperato o di qualche lampada di plastica riciclata: l’opera, la cui vita si protrarrà per soli due mesi, è stata pensata e progettata dai due esponenti della junkitechture, ovvero l’arte di costruire con i rifiuti, come un vero e proprio assemblaggio di rifiuti di ogni genere. Vecchie scenografie teatrali, stoffe, cassette del mercato, cucine e salotti recuperati dalle discariche, scarti di cantieri edili, bottiglie e lattine: tutto si è rivelato fondamentale per raggiungere l’obiettivo del progetto, ossia costruire un grandioso teatro dove saranno ospitati due spettacoli dedicati ai mutamenti climatici del nostro pianeta, Oikos di Simon Wu e Protozoa di Kay Adshead. Inaugurato verso la fine di agosto, il teatro sarà demolito a metà di ottobre e i materiali nuovamente riutilizzati.

«Semplicemente diamo valore alle cose che secondo la maggior parte delle persone non ne hanno più – spiegano gli artisti – Il nostro processo inverte i normali iter dell’economia, rendendo funzionali i materiali che potrebbero sembrare inutilizzabili. Sia chiaro: le norme di sicurezza saranno tutte rigidamente rispettate e la tecnologia sarà avanzata. Il nostro teatro, infatti, avrà un innovativo sistema di celle a combustibile per produrre la necessaria quantità di energia e sfrutterà un sofisticato sistema di illuminazione capace di sfruttare al massimo la luce naturale del giorno. Potremo ospitare fino a 120 persone: pensate al messaggio che riceveranno. Saranno in un teatro fatto di materiali che secondo i normali criteri avrebbero buttato via!».
La sinergia non è stata solo con il ciclo vitale dei materiali, ma anche con la società londinese: collaborano infatti al progetto numerosi artisti e altre 81 persone, tra cui architetti disoccupati e falegnami.

L’idea di creare un legame tra edilizia e progetti ecosostenibili si sta ormai diffondendo in tutta Europa: dagli hotel che tentano di produrre energia con le cyclette ai camping ecosostenibili, si stanno sviluppando nuovi progetti e nuove idee per far crescere la sensibilità della popolazione verso le problematiche ambientali. I progetti di costruzione vera e propria con materiali riciclati quindi non sono che una delle soluzioni ipotizzabili. Tra le occasioni per riflettere sull’argomento si è tenuta la BetOnGreen Hotel di Roma, la prima convention italiana dedicata alla gestione sostenibile delle strutture ricettive, per competere con energia e puntare sul verde. Il prossimo appuntamento sarà il 19 ottobre, con un nuovo evento dedicato alle imprese, alle soluzioni tecnologiche e alle buone pratiche utilizzate per rendere le strutture ricettive più efficienti dal punto di vista energetico, più sostenibili e, quindi, maggiormente competitive sul mercato.
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giovedì 9 settembre 2010

Il Premio Piazzano e l’importanza della divulgazione scientifica


di Alessandro Ferrua

La divulgazione scientifica, per il pubblico non specializzato, è un tipo di informazione molto utile che spesso aiuta a farsi un’idea su alcuni temi, anche se non se ne conoscono in modo approfondito gli eventuali aspetti “tecnici”, propri dello scienziato. Attualmente sono pochissime le associazioni che si dedicano a questa attività. Tra queste, l’Associazione Culturale “Piero Piazzano”, che nasce nel 2001 in seguito alla scomparsa del giornalista novarese che ha dedicato la sua vita alla diffusione della conoscenza nel campo scientifico. L’intenzione di Alberto Toscano, presidente dell’Associazione, era «continuare sulla strada della divulgazione di temi scientifici, tecnologici ed ecologici, molto cari a Piero Piazzano, premiando i giovani che si sono distinti in questo campo, grazie alla loro sapienza comunicativa». Infatti è proprio tra i giovani che si cerca il vincitore del premio, consistente in una scultura dell’artista novarese Angelo Bozzola e assegnato ogni anno nel mese di maggio, periodo in cui la pianura padana novarese, con le sue risaie allagate, è ancora più suggestiva.

«La cerimonia di premiazione avviene alla Facoltà di Economia dell’Università di Novara, che fa parte dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, durante un sabato mattina ed è preceduta da un convegno che ogni anno propone un argomento diverso su cui confrontarsi” sostiene il presidente e aggiunge che “il Premio e il Convegno sono nati con il patrocinio ufficiale dell’Unesco, cosa rara per un’associazione culturale, soprattutto perché è dall’inizio della loro attività che è duraturo».
Gli stessi membri dell’Unesco, insieme ad alcuni esperti dell’OCSE vi hanno partecipato, oltre a molte personalità legate al mondo della cultura scientifica, rappresentanti dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani (UGIS) e il Presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca.

Quella del 2010 è stata la nona edizione ed è stata vinta da Federico Ferrazza, noto per le sue conoscenze scientifiche e tecnologiche, applicate nei suoi insegnamenti presso i master di divulgazione scientifica all’Università La Sapienza, di Roma, all’Università Tor Vergata e alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Il convegno aveva come titolo “Risorse e rischi per l’uomo e per l’ambiente di domani”, infatti mai come in questo periodo e in particolare durante quest’anno, l’opinione pubblica ha mostrato preoccupazione per tutto ciò che riguarda l’ambiente e le conseguenze negative che le molteplici attività antropiche possono determinare.

Hanno pesato soprattutto gli episodi emblematici, come il fallimento della Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici, la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della BP nel Golfo del Messico e il vulcano islandese che ha messo in risalto la vulnerabilità del nostro sistema socio-economico. Questioni che sono della massima attualità e che fanno riflettere sull’importanza della divulgazione dei temi scientifici correlati ad altri aspetti della società.
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martedì 7 settembre 2010

Storia orale: un metodo innovativo per la comunicazione ambientale?

di Silvia Musso



Negli ultimi 5 anni l’Historic New Orleans Collection (THNOC), centro di ricerca dedicato allo studio e salvaguardia della storia e della cultura di New Orleans e della regione statunitense del Golfo del Messico, è stato impegnato in un esteso lavoro di storia orale per documentare le conseguenze del disastro ambientale dell’Uragano Katrina in Louisiana.

Questo evento fu per gli USA non solo un disastro ambientale, ma anche un grosso evento mediatico. L’informazione che proveniva in tempo reale dai luoghi della catastrofe mostrò però delle carenze. «Molti giornalisti – afferma Mark Cave, storico orale che ha coordinato il progetto – recatisi da tutto il mondo a New Orleans, si limitavano a mostrare un quadro della situazione caratterizzato da una cattiva e sottodimensionata risposta da parte dei corpi governativi all’emergenza».Il risultato fu una chiusura da parte delle stesse agenzie e istituzioni che decisero di non dare più dichiarazioni. In questo contesto caratterizzato quindi da un lato da una sovraesposizione mediatica e, dall’altro, da un vero e proprio buco nella precisa documentazione e comunicazione degli eventi, è intervenuto THNOC con un ambizioso progetto di storia orale basato sulla raccolta di testimonianze dirette e di interviste di chi aveva partecipato ai soccorsi. Questo progetto può essere visto come il frutto di una comunicazione ambientale del post disastro che non è solamente un triste resoconto di quanto successo, ma un modo per dare risposte, per apportare miglioramenti e per comunicare le situazioni di rischio.

Grazie infatti alle oltre 600 interviste raccolte tra il personale del New Orleans Fire Department, del Disaster Medical Assistance Team e del Louisinana department of Wildlife and Fisheries, per fare alcuni esempi, «questo progetto – afferma ancora Cave – ha contribuito molto a evitare il costituirsi di ulteriori lacune comunicative, poiché registrare i loro racconti quando la memoria degli eventi era ancora relativamente vicina e chiara ha fornito un efficiente metodo per indagare un evento storico come Katrina. Un tale progetto può infatti essere molto utile per le istituzioni perché pone l’attenzione sulle esigenze post-disastro della comunità e offre allo storico orale un ruolo unico e una responsabilità ambientale oltre che documentale».

Il progetto si è sviluppato secondo due linee: un esteso programma di storia orale incentrato sulle esperienze dei primi soccorritori e un documentario fotografico finalizzato a catturare il livello di caos lasciato dall’uragano e la successiva e faticosa ricostruzione. Alcune selezioni di questi progetti formano il cuore di Katrina + 5: Documenting Disaster. I risultati sono stati pubblicati sul sito web del centro, uno strumento molto ben strutturato che ospita, tra l’altro, un’ampia galleria fotografica e una cronologia interattiva, una serie cioè di mappe storiche meteorologiche sulla formazione degli uragani nella zona negli ultimi 200 anni. È possibile inoltre vedere alcune interviste video attraverso il canale You Tube channel, THNOCVIDEO.

Questi tasselli che contribuiscono a fornire un quadro della sfaccettata storia della catastrofe ambientale che colse impreparata New Orleans, dimostra come sia possibile utilizzare la metodologia della storia orale per l’analisi di un disastro ambientale. Il progetto che ne è derivato è stato un ampio resoconto dell’uragano Katrina a partire dalla sua formazione per arrivare alle sue conseguenze socio-ambientali.

Sarebbe molto interessante riflettere sulle possibili applicazioni della storia orale nella comunicazione ambientale per porre l’attenzione sulla memoria dei disastri, per imparare da cosa successo prima, durante e dopo l’uragano e per dare senso alle vite umane che si sono trovate coinvolte.

Per ora lasciamo il discorso in sospeso sperando di poterlo riprendere ancora. Quello che è sicuro è che THNOC, consapevole dell’importanza della memoria storica e sensibile alle tematiche ambientali, è alle prese con un nuovo progetto “All things both great and small”, per documentare l’impatto della fuoriuscita di petrolio dal Deepwater Horizon sulla natura della Louisiana attraverso le interviste alle persone che hanno preso parte alle operazioni di salvataggio.
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venerdì 3 settembre 2010

Indietro nel tempo: come trasformare una conchiglia fossile in un monile


di Paolo Ghiga

Il campo brulica di uomini affaccendati chi ad accendere un fuoco, chi ad ultimare una scheggiatura indiretta, verificandone l’efficacia, chi a realizzare cordicelle ritorcendo fibre vegetali. Non è uno scenario apocalittico post guerra nucleare ma il prossimo obiettivo di alcuni stage di archeologia sperimentale che si terranno sabato 4 e domenica 5 settembre prossimi presso il Parco dell’Orecchiella, S. Romano (LU), a cura di Alfio e Ilaria Tomaselli.

Al centro di questo Laboratorio di Archeologia Sperimentale il rapporto dell’uomo moderno con la natura e le sue ricchezze: nell’era della tecnologia più esasperata, costituita da microchip e nuovi materiali, la possibilità costruttiva di non dipendere da una batteria al litio e da una presa elettrica, almeno per qualche ora, ed essere tutt’uno con la natura.
Riconoscere le materie prime adatte alla scheggiatura, un antico processo di lavorazione della pietra per realizzare strumenti utili alla caccia e all’uso quotidiano, la produzione di cordami ottenuti dalla torsione di fibre vegetali, tendini e budelli di animali, le tecniche di accensione del fuoco, la lavorazione delle pelli, dalla raschiatura alla concia, i colori minerali e le tecniche pittoriche, la realizzazione di monili con steatite e conchiglie fossili e odierne, la lavorazione dell’osso e la creazione di armi come il propulsore e il bolas: si tratta di esperienze molto vicine all’educazione ambientale, anzi se vogliamo ne sono un degno prologo.

Ai prodromi del discorso i contenuti divulgativi e didattici del progetto: nelle note riportate sul sito del Laboratorio si apprezza in modo particolare lo spirito espresso nello slogan “Divulgare coinvolgendo”, senza sterili presentazioni virtuali, ma attraverso la manualità e la conoscenza diretta. Aggiungerei “Per conoscere e salvaguardare meglio”.

L’uomo preistorico sopravviveva applicando queste tecniche, nel rispetto, in parte inconscio, della natura: ma oggi che valore aggiunto potremmo trarre da quest’esperienza?
Sicuramente comprendere che saccheggiare la natura senza apprezzarne, almeno in parte, i meccanismi e le potenzialità, rappresenta l’autostrada sulla quale accelerare verso la distruzione degli ecosistemi.
Inoltre ci viene offerta la possibilità di difendere con maggior interesse e obiettività, anche pratica, il valore intrinseco della natura: quanto più efficace l’impegno nel sostenere una campagna in difesa di qualcosa che si conosce da vicino, che si è toccato con mano?
Un ultimo aspetto da non sottovalutare: la manualità e il rapporto con un mondo e con certe tradizioni artigiane che la modernità ci ha quasi costretto ad accantonare dovrebbe condurci a rivalutare l’uomo immerso nella natura, con la quale costituire un tutto armonico, uno scambio reciproco infinito.

Ancora una volta la lezione didattica e l’educazione ambientale possono condurci verso un rapporto migliore con il mondo che ci circonda e che viviamo, spesso, con scarsa consapevolezza.
Buona scheggiatura a tutti coloro i quali decideranno di partecipare!
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giovedì 2 settembre 2010

Anche la musica classica diventa ecologica


di Annalisa Audino

Chi l’ha detto che la musica non è ecologica. Il Festival MITO SettembreMusica (dal 3 al 24 settembe 2010) conferma anche per la quarta edizione il suo impegno a favore dell’ambiente e comunica attraverso una delle arti più emozionanti il suo messaggio: tutti possiamo contribuire al rispetto e al miglioramento della qualità della vita del nostro mondo.

L’annullamento delle emissioni prodotte dal Festival e la riduzione dell’impatto ambientale al minimo è un impegno concreto nel risparmio energetico, nell’impegno delle risorse e delle materie prime, nella riduzione delle emissioni dannose e nella compensazione della CO2 prodotta grazie alla creazione di nuove foreste. Gli organizzatori del festival hanno richiesto l’impegno di tutti i patners, fornitori e musicisti per sensibilizzare il pubblico e le istituzioni a favore di un mondo più pulito e rispettoso. Per compensare le emissioni di CO2 MitoSettembreMusica ha sostenuto innanzitutto la creazione e tutela di foreste in crescita nel Parco Rio Vallone, in Provincia di Milano, e in Madagascar, aderendo al progetto Impatto Zero di LifeGate. I due progetti hanno un alto valore scientifico e sociale: contribuire alla creazione e tutela di aree all’interno del Parco Rio Vallone, per conservare un polmone verde in un territorio fortemente urbanizzato, e, in Madagascar, mantenere l’equilibrio ecologico tipico del luogo. Inoltre il progetto internazionale prevede anche la ristrutturazione del villaggio ex-lebbrosario, della strada che porta in città, della rete elettrica, la costruzione di una piccola diga che possa portare acqua al villaggio, lo scavo di pozzi per permettere la coltivazione di alghe a scopo nutrizionale.

Mito Settembre Musica, inoltre, sostiene il rimboschimento di aree verdi cittadine di Torino, attraverso progetti di riduzione dei gas serra realizzati in paesi in via di sviluppo: le emissioni di CO2 generate dall’edizione torinese del Festival saranno calcolate con il supporto di Environment Park secondo quanto previsto dalla norma ISO 14064-1, relativa alle dichiarazioni in materia di gas ad effetto serra, e certificate da un organismo terzo indipendente. Per l’impatto calcolato sarà predisposto in collaborazione con Clean Planet, sistema sviluppato dal gruppo Asia, un progetto finalizzato ad individuare opportune azioni per la compensazione delle emissioni di CO2 residue distinte in progetti di Forestazione, progetti CDM (Clean Development Mechanism) e progetti Volontari (Voluntary Emission Reductions).

Mito non è la prima iniziativa dedicata all’ecosostenibilità attraverso la musica. Protagonisti dell’estate 2009 erano già stati la Street Academy con il progetto Come suona il caos e l’Umbria Jazz con concerti di band che utilizzavano strumenti riciclati. Insomma è ora di cambiare musica, in tutti i sensi, e fare del rispetto dell’ambiente e delle azioni per esso un sottofondo imprescindibile.
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