venerdì 30 luglio 2010

Un aspirapolvere per salvare l’oceano

di Annalisa Audino



Quanti di voi sanno che non c’è solo la grande macchia di petrolio della British Petroleum che se ne va a zonzo per i nostri oceani? Dite la verità….non molti, vero? Ebbene, c’è anche una grande quantità di plastica che galleggia ormai da anni e sembra non voler smettere di crescere.

Per fare un esempio esistono vere e proprie isole di plastica sia nell’oceano Atlantico che in quello Pacifico. A scoprire l’isola dell’Atlantico è stata Kara Lavender Law, una ricercatrice inglese che, dopo 20 anni di studi effettuati con un’equipe di scienziati della Sea Education Association, ha individuato l’inquietante isola a largo delle coste di Miami. Ma negli ultimi decenni numerosi studiosi hanno effettuato oltre 6000 “battute di pesca” nell’area dei Caraibi per analizzare i residui di plastica.
«Abbiamo trovato una regione in cui i frammenti sembrano concentrarsi e persistere per lungo tempo - ha spiegato la ricercatrice alla Bbc - più dell'80% della plastica che abbiamo accumulato viene dalla zona tra i 22 e i 38 gradi nord di latitudine».

La densità della plastica, nella zona, è di 200mila frammenti per chilometro quadrato, la stessa rilevata nella “Pacific Garbage patch”, area grande quanto il Texas dove si accumulano rifiuti di plastica provenienti da tutto il mondo, situata nel nord del Pacifico.

Gli studi continuano inarrestabili, anche per comprendere come far fronte velocemente al problema. Inafferrabile e ormai tanto distesa da non essere facilmente misurabile, il mostro di plastica galleggiante è stato documentato in diversi modi e, in particolare, studiato ultimamente da una specifica missione scientifica composta da 30 studiosi che per tre settimane hanno vissuto a bordo di una nave ed hanno osservato movimenti e composizione del “mostro”. Finanziata dalla Scripps Institution of Oceanography della California University di San Diego, la nave ha solcato la zona del Pacifico per analizzare la composizione della zattera di rifiuti, che circola in forma di nebulosa estesa per oltre cento chilometri, continuamente rimescolata dalle correnti tra le Hawaii e il Giappone, e per studiare anche gli organismi che vengono a contatto con la macchia e l’impatto della stessa sul sistema ecologico.

E’ facile immaginare che i pezzi di plastica fanno ormai parte nella catena alimentare degli habitat marini: alcuni sono talmente piccoli da essere invisibili ad occhio nudo e altri sono tenuti insieme da una struttura gelatinosa che secondo alcune ipotesi cattura come una spugna anche altre sostanze inquinanti, come pesticidi e idrocarburi. Questa minaccia plastificata si muove da Nord a Sud in una fascia di circa 1600 km, secondo le correnti, gli eventi atmosferici e le temperature dei mari.

Insomma, è ora di intervenire, oltre che di essere informati concretamente su quello che accade sul nostro povero pianeta. È così che la Electrolux, nota azienda di elettrodomestici, ha deciso di sensibilizzare la popolazione sul ciclo dei rifiuti e sulla necessità di trattare la plastica con più attenzione, proponendo, oltre ad una vera e propria serie di prodotti “ecologici”, anche una lodevole iniziativa per utilizzare la plastica navigante come una vera e propria miniera. Il progetto denominato Vac from the sea, presentato con un video, sui più comuni social network e non solo, coinvolge numerosi volontari che pescheranno i materiali dalle acque in giro per l’oceano Pacifico e Atlantico, il Mediterraneo e i mari nordici. I residui, provenienti da discariche di tutto il mondo, verranno trattati per essere riciclati, stoccati adeguatamente e diventare parte di nuovi elettrodomestici. E la cosa ancora più interessante è che gli elettrodomestici (in particolare aspirapolvere) ottenuti dal riciclaggio della plastica “pescata” saranno diversi l’uno dall’altro e saranno distribuiti in modo che in ciascun Paese sarà possibile acquistare quelli fatti con la plastica pescata nei dintorni.
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mercoledì 28 luglio 2010

Un portale governativo sulla prevenzione dei rischi per una comunicazione ambientale pubblica


di Silvia Musso

I cittadini francesi hanno a disposizione un sito interministeriale di informazione ambientale sui rischi sia naturali sia tecnologici www.risques.gouv.fr. L’obiettivo è informare, sensibilizzare e preparare la popolazione a qualsiasi eventualità affinché – come riporta il comunicato stampa del Servizio d’Informazione del Governo – le azioni essenziali per garantire una migliore tutela individuale e collettiva siano meglio comprese e applicate con maggiore efficacia.

Il portale, molto ben strutturato, riporta un inventario preciso che classifica accuratamente i rischi cui i cittadini potrebbero andare incontro. L’homepage dispone di una chiara interfaccia di navigazione con, a sinistra, l'elenco dei rischi suddivisi per tre tipologie: rischi naturali come caldo, freddo, valanghe, incendi, sismi ecc., rischi tecnologici quali incidenti industriali o incidenti nucleari e rischi per la salute. Per ogni tipo di "rischio", c’è una scheda di approfondimento che fornisce informazioni sulla comprensione del pericolo e su come proteggere se stessi prima, durante e dopo una situazione di pericolo. Sono inoltre riportati, in modo didattico, esempi di catastrofi che hanno segnato la storia francese e video reportage. L’uso incisivo di filmati, espliciti e immediati e l’ampia gamma di rischi presentati, sono sicuramente una novità che lo distinguono rispetto ad esperienze simili, ma più settoriali, esistenti in molti altri Paesi come il pionieristico National Hurricane Center negli USA, l’Environment Canada o gran parte dei servizi meteoidrologici del mondo riguardanti il rischio climatico.

Il portale francese offre inoltre un motore di ricerca particolarmente utile che consente di conoscere l'elenco dei rischi specifici e alla voce "prevenzione Info" è possibile scaricare una guida pratica su come affrontare le emergenze. Si tratta di un vero e proprio prontuario dal titolo emblematico “Soyez prets!” (Siate pronti!) per saper come comportarsi nelle situazioni di difficoltà senza essere paralizzati dal panico e per aiutare se stessi e gli altri.

Secondo Luca Mercalli, climatologo italiano e membro del Comitato scientifico di AICA: «Questo portale è uno strumento utile a formare una consapevolezza sui rischi naturali e industriali tra i cittadini, anche se, ritengo che, come tutti i prodotti web, possa agire almeno in Italia, solo su una fascia relativamente modesta della popolazione, culturalmente evoluta. Molti ne rimarrebbero esclusi per il fatto che non sono abituati a utilizzare internet».
Questo modello francese che, sempre secondo Mercalli, si potrebbe esportare anche nel nostro Paese, rendendo ad esempio più efficace il sito www.protezionecivile.it, pur essendo un ottimo punto di partenza, sarebbe quindi ancora parziale per rendere la comunicazione istituzionale dei rischi ambientali in Italia davvero capillare e quindi efficace.
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lunedì 26 luglio 2010

In moto per l’ambiente!


di Eleonora Anello

Anche il motociclismo può essere ecologico! Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un controsenso, Honda LCR l’ha realizzato grazie a Ecostyle, il nuovo codice etico particolarmente favorevole all’ambiente, che ha permesso alla nota casa motociclistica, già dall’ultimo Granpremio del Mugello del giugno scorso, di gareggiare senza lasciare alcuna traccia.

Frutto di un’attenta misurazione delle emissioni prodotte nel precedente campionato, il nuovo “piano” verrà adottato da tutto lo staff. Oltre alle emissioni della moto in pista, la stima dell’impronta ecologica ha incluso le emissioni dovute alla produzione dei pneumatici dei motocicli; l’energia elettrica usata nel box, nella struttura hospitality e nel reparto corse; i viaggi aerei del personale e quelli dei cargo e dei camion per il trasporto del materiale necessario allo svolgimento del lavoro. Si è calcolato che in un solo campionato, sono state immesse 1500 tonnellate di CO2.

Per diminuire di qualche punto percentuale l’impatto ambientale, il team Honda ha rinnovato il proprio modo di lavorare: da nuova flotta di motrici per i mezzi di trasporto delle attrezzature provviste di un sistema d’alimentazione “ibrido” che riesce a miscelare il gasolio al GPL a nuovi sistemi di illuminazione a LED; dall’utilizzo di carta ecologica al merchandising dei gadget prevalentemente realizzati con materiali riciclabili o comunque a basso impatto ambientale. Inoltre, verrà effettuata la raccolta differenziata in tutti i paesi ospitanti; si utilizzerà posateria e vettovaglie fatte di materiale compostabile; si farà uso di detergenti biodegradabili; e, infine saranno preferiti gli acquisti a filiera corta, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari.

Insomma, pur essendo una società altamente energivora e impattante, la Honda si sta dando un gran da fare per limitare i danni causati all’ambiente. Tanto che ciò che non potrà non essere immesso, verrà compensato. A tal fine è stato siglato un accordo con First Flora, organizzazione che si prende cura della parte di Foresta Pluviale Atlantica nello stato Bahia del Brasile che attualmente ha perso a causa della deforestazione il 92% della sua estensione originaria e da cui ci parla il presidente Corrado Meotti: «L'iniziativa Honda è nata grazie al contatto che mi ha dato Alessandro Oliveto, amministratore delegato di Doctor Glass, azienda sponsor di Honda LCR e già impegnata con First Flora da diversi anni. Il fatto che una casa importante come Honda abbia deciso di compensare le proprie emissioni, affrontando un progetto e un protocollo serio e rigido come il nostro, è fondamentale per lanciare una nuova tendenza che speriamo venga colta presto anche dagli altri marchi che partecipano al Motomondiale. Il lavoro di First Flora condotto in una delle zone mondiali più ricche dal punto di vista della biodiversità è sotto gli occhi di tutti. Prova ne sono le attività di riforestazione, di salvaguardia dei cultivar di cacao e i work-camp che annualmente Legambiente organizza nella nostra tenuta. Chiunque voglia può contattarci per una meravigliosa esperienza di lavoro nella giungla brasiliana».

Un messagio chiaro, lanciato a tutti gli appassionati di motociclismo, di attuazione complessa ma di sicuro valore etico. Ecostyle by Honda nel pieno rispetto dell’ambiente incarna un’operazione comunicativa che dà maggiore visibilità e guadagno di immagine al marchio. Giro dopo giro, sebbene gareggiando in modo sostenibile, il piano rischia di apparire agli occhi più attenti greenwashing a tutti gli effetti.
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venerdì 23 luglio 2010

Pannelli fotovoltaici per liberarsi dall’amianto


di Eleonora Anello

“Eternit free”, ovvero come coniugare la diffusione delle fonti rinnovabili con la bonifica dell'amianto. La campagna, promossa da AzzeroCO2 e Legambiente, si avvarrà delle Province italiane per rivolgersi alle aziende presenti sul loro territorio con l’obiettivo di aiutarle a beneficiare degli incentivi speciali introdotti con il DM del 19 febbraio 2007. Il decreto ha introdotto un meccanismo di incentivazione che premia l’integrazione architettonica degli impianti fotovoltaici ed in particolare la sostituzione delle coperture in eternit dei capannoni industriali o agricoli.

La prima Provincia ad aderire al progetto è stata Lecce: 99 comuni, in cui si stima che la superficie in amianto presente su edifici ad uso lavorativo ancora da rimuovere sia pari ad oltre 250.000 mq.Con Eternit free tutte le aziende della provincia salentina saranno adeguatamente informate sulla possibilità di utilizzare gli incentivi nazionali e locali. Grazie ai dati forniti dall’amministrazione provinciale, Confindustria Lecce e Confartigianato Lecce, si individueranno i soggetti da coinvolgere nel progetto.

Anche la Comunità Montana della Marsica (AQ), si avvarrà del know how di AzzeroCO2 sia per il coordinamento tecnico della campagna che per stabilire un contatto diretto con i possibili beneficiari, che si è concretizzato nell’istituzione di uno sportello dedicato per ottenere maggiori informazioni e consulenza gratuita.

A un passo dall’adesione tante altre province a partire dal Piemonte con Alessandria, Torino e Vercelli, e poi ancora Grosseto, Roma e Bari. Alle amministrazioni, le associazioni ambientaliste promotrici chiedono un prezioso quanto formale aiuto: effettuare un monitoraggio preciso e appoggiare la campagna assicurando l’informazione ai destinatari degli incentivi.

Il circolo virtuoso tra amministrazioni locali, aziende e cittadini prodotto dalla campagna dovrà innescarsi in tempi brevi visto che si potrà usufruire degli incentivi fino a dicembre 2010. Una sfida per le amministrazioni italiane che troppo spesso fanno parlare di sè per i tempi eccessivi di attuazione. Ad accelerare le procedure però questa volta concorrono un sicuro ritorno di immagine e il passaggio alle energie rinnovabili, il quale comporta inevitabilmente una riduzione dei consumi e delle emissioni di gas serra indispensabili al raggiungimento degli obiettivi imposti dal Protocollo di Kyoto.
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martedì 20 luglio 2010

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: segnati le date!

di Silvia Musso



Oggi, 20 luglio, viene lanciato in Italia il “save the date” della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Dopo il successo della prima edizione, con oltre 400 azioni validate, il Comitato promotore nazionale, (Ministero dell’Ambiente, Provincia di Torino, Rifiuti 21 Network, Federambiente, AICA, Legambiente, E.R.I.C.A. Soc. Coop., Eco dalle Città), è lieto di invitare pubbliche amministrazioni, associazioni, imprese e scuole a partecipare alla seconda edizione della “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” (European Week for Waste Reduction – EWWR), che si terrà dal 20 al 28 novembre 2010.

Segnatevi dunque queste date!

Per coloro che ne sentono parlare prima volta la “Settimana” nasce all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, gli stakeholder e tutti i consumatori circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea, che gli Stati membri devono perseguire, anche alla luce delle recenti disposizioni normative (direttiva quadro sui rifiuti, 2008/98/CE).

Per partecipare alla “Settimana”, diventando così “project developer” europeo, bisogna sottoporre la propria candidatura al Comitato nazionale compilando la scheda di adesione che sarà diffusa a partire dal mese di settembre e resa disponibile sui siti internet ufficiali della Settimana (www.ewwr.eu e www.menorifiuti.org) e sui siti dei componenti il Comitato. Le candidature, se rispondenti ai criteri europei, saranno convalidate dal Comitato promotore e riceveranno la denominazione ufficiale di azione per la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti nonché il kit comunicativo completo della campagna ed ovviamente la possibilità di utilizzare il logo europeo della “Settimana”.

Ricordiamo che le azioni dovranno essere mirate alla prevenzione della produzione di rifiuti e non a semplici attività di riciclaggio o raccolta differenziata.
Utili spunti e materiali informativi sono scaricabili dai siti dei membri del Comitato e dai siti ufficiali dove è possibile, inoltre, trovare un archivio di notizie e fotografie relative alle azioni dello scorso anno.

A questo proposito ci piace ricordare, tra le azioni vincitrici della scorsa edizione, “Bienvenue à Poubellec’h” insignita del Premio speciale della Giuria. In quell’occasione la Communauté des Communes de la Presqu'île de Crozon, un Consorzio di Comuni della Bretagna (Francia) organizzò un’originale campagna di comunicazione basata sulla creazione e allestimento per le vie delle cittadine coinvolte di speciali cartelli stradali, verdi e bianchi, che riportavano indicazioni di buone pratiche di prevenzione dei rifiuti. «L’idea della campagna - come spiega Ségolène Gueguen, responsabile di progetto - era quella di informare tutti anche i cittadini meno attenti, dando informazioni nelle strade e nei negozi dove chiunque le avrebbe potute notare».
L’azione fu particolarmente efficace grazie alle numerose attività organizzate per tutto l’arco della settimana (caccia al tesoro, proiezioni di film, visite guidate), al coinvolgimento di numerosi attori: «abbiamo contattato titolari di negozi perché affiggessero i materiali informativi; due mesi prima dell’inizio della Settimana, abbiamo inoltre coinvolto l’ospedale, il Comune, la posta, associazioni e insegnanti, chiedendo a questi ultimi di realizzare qualche opera d’arte creta con i rifiuti per decorare la città», e soprattutto, all’uso esplicativo delle immagini: «immagini efficaci e poche parole. L’idea era quella di creare, tra le persone, un senso di sorpresa e divertimento, non di senso di colpa».

A questo punto cosa aspettate? Non esitate: iniziate a pensare ad azioni sostenibili volte alla prevenzione dei rifiuti. Il Comitato nazionale e l’Europa stanno aspettando le vostre adesioni!
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lunedì 19 luglio 2010

In Repubblica Ceca la raccolta differenziata è rock


di Silvia Musso

La Repubblica Ceca si distingue per l’originalità e varietà delle sue campagne di comunicazione ambientale. Come afferma Šárka Nováková, responsabile relazioni esterne di EKO KOM, azienda ceca, che si occupa della raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti da imballaggio in tutto il territorio nazionale, «lo scopo principale della nostra comunicazione è raggiungere il maggior numero di persone possibile attraverso l’attivazione di numerosi e differenti canali».

A fianco degli strumenti comunicativi più tradizionali, quali spot pubblicitari di 2 minuti lanciati ogni sera dopo il telegiornale serale delle 19.30, mostre di oggetti d’arte realizzati da rifiuti, progetti educativi con le scuole, cartelli informativi presso i supermercati Tesco ce ne sono altri rivolti specialmente ad un pubblico giovane. Il più originale è sicuramente il "Čisté festivaly" ("Festival puliti") progetto il cui scopo è supportare la raccolta differenziata durante grandi eventi attraverso l’attivazione di collaborazioni con i principali festival musicali nazionali.

La musica caratterizza fortemente l’identità della città e quindi quale canale migliore per trasmettere messaggi ecologici?

Ad oggi sono state attivate collaborazioni con 20 festival diversi all’interno dei quali vengono gestiti servizi di raccolta differenziata, utilizzati imballaggi riciclabili o biodegradabili, organizzate competizioni sul tema della raccolta differenziata come la creazione del più lungo serpente fatto di rifiuti in plastica. Chi più differenzia (portando lattine o bottiglie di plastica in tende adibite allo scopo) può avere una consumazione in omaggio, alcuni gadget o addirittura ottenere il rimborso del biglietto di ingresso come successo in uno dei più importanti festival nazionali il Rock for People.

«In passato, siamo stati il primo festival in Repubblica ceca a introdurre il sistema di vuoti a rendere. L’anno scorso abbiamo lanciato un programma per la separazione di carta, plastica e allumino e abbiamo avuto un’ottima risposta dai visitatori. Spero di poter proseguire su questa strada per ridurre l’impatto ce i nostri festival hanno sull’ambiente» commenta Štěpán Suchochleb, coordinatore del programma ecologico del Rock for People.

Un’altra collaborazione musicale è stata inoltre attivata con una famosa band ceca, la Mig 21. Nel loro ultimo DVD che riporta in copertina la scritta “Třídění je sexi…a navíc to má smysl” che significa “Fare la raccolta differenziata è sexy e ha senso”, si poteva trovare una brochure di sensibilizzazione e chiarimento su come fare una corretta raccolta differenziata e che invitava a partecipare al concorso per accedere ad un ambitissimo premio: cantare insieme al leader del gruppo musicale, Jiří Macháček, una canzone inedita sul tema della raccolta differenziata durante il concerto della band del 9 dicembre 2009. Il premio è stato vinto da un ragazzo che non si è tirato di certo indietro e che, salito sul palco, ha ostentato le sue doti canore facendo divertire tutti i fan e diventando per alcuni minuti simbolo di comportamento ambientale responsabile e virtuoso.

Tutte queste attività possono essere seguite sulle pagine Facebook dell’azienda e del Čisté festivaly cui gli oltre 6.400 iscritti possono vedere e caricare fotografie e video e fare commenti.

Visto il successo di queste iniziative segnalato dai numerosi ragazzi sul social network, «risulta evidente – commenta Šárka – come questo canale musicale, nonostante la non sempre facile collaborazione con gli artisti, sia stata un’ottima scelta per raggiungere la popolazione più giovane, un pubblico difficile caratterizzato da uno spirito di ribellione, spesso instabile e mutevole, per natura altamente critico e scettico nei confronti della società».

Sicuramente EKO KOM continuerà su questa strada e noi con curiosità e divertimento continueremo a seguire il loro percorso.
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venerdì 16 luglio 2010

New York City: fontanelle mobili contro la calura estiva


di Paolo Ghiga

Gli abitanti e i turisti di New York sfideranno questa torrida estate accompagnati dalle tanto attese fontanelle pubbliche itineranti: il Sindaco Bloomberg e il commissario della protezione ambientale Cas Halloway, hanno lanciato “Water on-the-go”, un nuovo programma per rendere più accessibile l’acqua potabile negli spazi pubblici della città.

Le nuove fontanelle si trovano in luoghi a un intenso passaggio pedonale come le piazze, i parchi, i mercati, sopperendo ad una penuria storica. Le strutture, 10 fontane composte da sei rubinetti ai quali dissetarsi direttamente o riempire contenitori, oltre a ciotole per gli amici a quattro zampe, in base a un preciso un calendario estivo, si muoveranno attorno alla città, in quanto facilmente collegabili agli idranti all’alba e rimosse a fine giornata. Ad esempio, alcune postazioni si possono trovare il martedì a Brooklyn Borough Hall Greenmarket, il venerdì presso Union Square Greenmarket, il sabato, a seconda degli eventi, lungo le passeggiate a Staten Island, Sunnyside, e la domenica presso il Brooklyn Bridge Park.

Il sindaco Bloomberg ha sottolineato i forti investimenti effettuati, oltre 21 miliardi di dollari, per mantenere e migliorare il sistema che serve ogni giorno gli 8,4 milioni di abitanti della metropoli americana. Holloway precisa, invece, come l’acqua della città sia pulita e presente in grande quantità, distribuita da oltre 7000 miglia di condutture e proveniente da 19 riserve e 3 laghi naturali, lontani fino a 250 chilometri dalla città, e filtrata dallo stesso ecosistema formatosi, che la arricchisce di sali minerali lungo il percorso.
Inoltre è una bevanda che permette di contrastare il grande consumo di prodotti zuccherati e soft drinks, dei quali gli americani sono grandi consumatori. Ecco una prima valenza educativa e didattica: effettuare una scelta naturale per vincere l’arsura estiva. Halloway sottolinea anche l’aspetto economico, sostenendo che oltre al benessere fisiologico, quest’acqua rappresenta anche un ottimo investimento, in quanto a circa un penny per gallone, risulta 1000 volte più economica dell’acqua in bottiglia.

Una virata decisa verso forme più democratiche e sostenibili, visti i dati delle statistiche precedenti. I contenitori che trovano posto negli uffici pubblici e privati, oltre alle tonnellate di bottigliette di plastica hanno un impatto economico e ambientale devastante. Negli Stati Uniti vengono usati 17 milioni di barili di petrolio all’anno per produrre bottiglie di plastica per l’acqua, causando oltre 2,5 milioni di tonnellate di inquinamento da anidride carbonica.

Che l’acqua potabile sia un business in continua evoluzione e crescita è un dato di fatto: basti pensare che nell’estate del 2007, Craig Zucker, fondò la Tap’d NY (tap sta per rubinetto), società che si occupa di imbottigliare l’acqua di New York, rivenduta poi a 1 dollaro e 50 la bottiglietta. Un’idea azzeccata e una scommessa onerosa per le tasche dei newyorkesi, che pur pagando già una bolletta dell’acqua, hanno risposto in modo inaspettato, con oltre 50000 confezioni vendute in soli sei mesi, grazie ad una rete di 75 tra negozi, bar e ristoranti che hanno aderito all’iniziativa.

Il problema dei costi è una piaga endemica che investe l’intero pianeta: in Italia una ricerca dell’Adoc evidenzia come il costo dell’acqua minerale sia salito del 6%, tanto che mezzo litro di minerale costerebbe il 133% in più rispetto al 2001. Inoltre, il fattore caldo e l’assoluta necessità, fanno sì che i prezzi arrivino alle stelle, in quanto la grande distribuzione riduce l’offerta sulle bottiglie da 1,5 litri nel periodo giugno-settembre, con una contrazione anche del 30%.
Gli aumenti sono in media del 5,9% mentre per una bottiglia da 0,5 litri si arriva al 13,9% in più. Le fasce più deboli, gli anziani ed i bambini, risultano le categorie più colpite, vista la loro frequente necessità di bere. Alcune amministrazioni hanno risposto a questo problema attraverso diversi progetti. A Foligno e Spoleto, ad esempio, dal 6 maggio scorso sono state inaugurate le prime fontane pubbliche della Regione Umbria. Per tutto il mese è stata erogata gratuitamente acqua frizzante, che, dopo il primo mese di lancio costerà ai cittadini 5 centesimi. L’iniziativa, in forme analoghe, è seguita anche dai Comuni di Roma e Pistoia, rientrando nei ‘Percorsi innovativi di riduzione dei rifiuti alla fonte’, progetto sperimentale promosso dalla Regione Umbria per limitare l’impatto dei rifiuti sull’ambiente.

Iniziative del genere sono una risposta forte al caro acqua che affligge i cittadini e dovrebbero costringere i produttori di acqua in bottiglia a rivedere le loro strategie commerciali. Sensibilizzare le persone ad un uso responsabile delle risorse idriche, riavvicinandole alla natura per combattere sprechi e risparmiare: l’acqua è un bene che va tutelato e rispettato con grande attenzione e parsimonia e, soprattutto, dev’essere accessibile a prezzi ragionevoli ad ognuno di noi, anche alla luce del recente decreto legge per la privatizzazione dell’acqua, spettro che rischia di far lievitare i costi dell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti.
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mercoledì 14 luglio 2010

Piccoli e grandi graffiti in erba


di Annalisa Audino

Le frontiere dell'arte, si sa, sono infinite, così come le forme in cui un artista può esprimersi e comunicare il proprio messaggio e il proprio talento. Spesso però l’arte è anche molto discussa, specie in alcune forme ed espressioni, particolarmente dissacratorie, scandalose o irrispettose dell’ambiente e della società. Tra queste c'è sicuramente il graffito: manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull'espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano pubblico e privato. Il fenomeno, ricordando la pittura murale, è spesso accostato ad essa, ma in realtà prevede prevalentemente scritture e non disegni, solitamente il nome dell'artista o frasi significative che diventano loghi o messaggi. Proprio perchè eseguita su muri, treni o oggetti ed edifici pubblici e privati, viene spesso associato ad atti di vandalismo: l'uso di vernici e bombolette, inoltre, non è certo salutare per la tutela dell'ambiente.

Ma non si può non ammettere che talvolta i graffiti sono vere e proprie opere d'arte.

Colpiti dalle numerose polemiche e intenti a trovare una nuova forma espressiva, negli ultimi tempi alcuni artisti legati al mondo della street art e dotati di una particolare sensibilità verso le tematiche ambientali hanno ideato un nuovo modo di fare graffiti, ossia gli Eco-graffiti o, come la chiama qualcuno, l'Organic Art. Gli artisti cercano di focalizzare l'attenzione sull'ambiente, sia per quanto riguarda i messaggi delle opere stesse, che per quanto riguarda la loro stessa composizione.

Tra gli street artist più conosciuti ed originali vi sono Anna Garforth e Eleanor Stevens, ovvero le componenti del duo El & Abe. Circa due anni fa le due artiste hanno cominciato a fare Mossenger (fusione di moss, muschio, e messenger), cioé graffiti fatti di muschio che, se posizionati in corretti livelli di umidità e luce, vivono attaccati alle pareti per anni. Il procedimento è semplice: vengono raccolti da Anna erba e muschio comuni che sono in grado di crescere sui mattoni e vengono incollati sul muro, nella forma delle parole di Eleanor, con una mistura naturale di yogurt e zucchero.
Un esempio della loro collaborazione sono SporeBorne e Watch Your Skin Peel, così descritte dalle artiste: «Spore borne air rappresenta il vento di cambiamento e movimento, semi che germinano, spore di muschio nell'aria, umidità, potenziale. Watch your skin peel può essere visto come una metafora del cambiamento cosciente, del corpo umano in uno stato di flusso costante, il gettare da parte la materia morta e la rigenerazione».
Anna Garforth è inoltre attiva nell'ambito del guerrilla gardening, un altro interessante esempio di collegamento artistico tra arte e natura.

Un'altra significativa artista è Edina Tokodi, una giovane street-artist ecologista che ha deciso di recuperare il rapporto tra l’uomo e la natura distribuendo sui muri della sua città, Williamsburg (Brooklyn), figure di animali ritagliate nel muschio. La Tokodi ha studiato arti grafiche e design all’Accademia Ungherese di Belle Arti e ha completato gli studi a Milano con un corso di urban design. Ciò che la spinge nella sua arte è il desiderio di studiare il modo in cui le persone accolgono i suoi piccoli animali di muschio. Il suo obiettivo è quello di operare in direzione di un rapporto armonico con l'ambiente in cui viviamo e che spesso ci dimentichiamo di proteggere.
Edina descrive il suo lavoro nel blog Environmental Graffiti, dove si possono trovare anche preziosi consigli su come creare il proprio graffito ecologico.
«Credo che la nostra distanza dalla natura sia oramai un clichè – spiega - Gli abitanti della città spesso non hanno relazioni con gli animali o il verde. Come artista pubblica sento il dovere di attirare l'attenzione sulle mancanze nella nostra vita quotidiana. Come coltivatrice di sensibilità eco-urbana, di solito torno nei posti per visitare le mie "piante" o "muschio", a volte per ripararli un po', ma niente di più generalmente perché tendenzialmente ricevono abbastanza acqua dall'aria, dalla condensazione e dalla pioggia. Anche la reazione di chi vive le strade è molto importante: sono curiosa di come le persone le ricevono, se vogliono solo lasciarle stare, se vogliono prendersi cura di loro o smantellarle. Questo è quello che rende il mio lavoro simile ai graffiti, sebbene io sia in cerca di un significato sociale più profondo e di un dialogo con i ricordi di animali e giardini del mio passato in una piccola città del Centro Europa. Io credo che se tutti avessero un loro giardino da coltivare avremmo una reazione molto più equilibrata con i nostri territori. Di certo, un giardino può essere molte cose».

I graffiti e la comunicazione pubblicitaria “ecologica” in realtà hanno stretto amicizia da un po' di tempo e sono diventati veri e propri must del momento. Un esempio è la campagna pubblicitaria realizzata dalla Green Graffiti con graffiti realizzati ad acqua sulle strade, perfettamente ripulibili. La compagnia tra il resto afferma di avere assolutamente a cuore la sostenibilità ambientale e di donare ad organizzazioni di beneficenza 90 euro per ogni graffito realizzato. Inoltre, per ogni litro d'acqua utilizzato, investe in un progetto di raccolta che fornisce un litro d'acqua potabile agli abitanti di una zona arida del Brasile. Ad oggi hanno aderito alla nuova campagna pubblicitaria alcuni istituzioni pubbliche, come il museo di Rotterdam, ma anche Mtv, Elle, Smart.
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lunedì 12 luglio 2010

Bat box; ovvero il pipistrello come amico


di Alessandro Ferrua

Bat box: così si chiamano i nidi artificiali per pipistrelli diventati una vera e propria moda e che stanno spopolando in molti comuni. Il motivo ufficiale? Le zanzare! È così che viene giustificato l’intervento per offrire rifugio a questi simpatici chirotteri. Tanto denigrati in passato, oggi possono costituire un rimedio al sovrappopolamento di zanzare nelle città. Senza considerare poi che la presenza costante di questi animaletti è anche una sorta di indicatore ambientale, data la loro sensibilità alle sostanze inquinanti. Si può quindi affermare che le amministrazioni che intendono avvalersi di questo prezioso predatore, allo stesso tempo ristabiliscono una sorta di equilibrio naturale e alleviano un fastidio causato all’uomo. In altre parole, secondo alcune ipotesi, un tempo le popolazioni di pipistrelli erano più numerose rispetto a quelle delle zanzare. La percezione dell’aumento del numero degli insetti ha fatto sì che si potesse agire non solo per apportare benefici all’uomo, ma alla natura nel suo complesso.

Nonostante la presenza di altri organismi nella dieta dei pipistrelli, questi possono catturare fino a 2000 zanzare ciascuno per notte, quindi si tratta di veri sterminatori di insetti che, per noi, sono particolarmente fastidiosi. Purtroppo non rientrano tra questi le zanzare tigre poiché volano (e infastidiscono) di giorno.

A Fiesole (FI) già da molti anni si utilizzano i rifugi per i pipistrelli. L’idea di ricorrere a questo sistema puramente biologico è scaturita da un’insufficienza di risultati ottenuti tramite metodi di disinfestazione tradizionali, ossia l’utilizzo di prodotti chimici. Attraverso un’adeguata campagna informativa a beneficio dei cittadini poi è stato semplice diffondere la conoscenza in merito a questo sistema di prevenzione contro le zanzare: il risultato straordinario della conferenza organizzata a questo scopo ha fatto sì che oltre ai rifugi offerti dal Comune a Fiesole vi siano parecchie bat box costruite e installate dai cittadini, anche grazie all’aiuto di Coop che le ha messe in vendita insieme a una pratica guida per conoscere meglio i “nostri amici” pipistrelli. E per conquistare anche i giovanissimi, da quest’anno, viene distribuito gratuitamente un fumetto, “Paperino e il pipistrello Kiro”, frutto della collaborazione con la Walt Disney e che ha prodotto anche una serie di gadget ludici e informativi come adesivi e album da colorare che accompagnano le Bat box nei punti vendita.

I pipistrelli hanno trovato rifugio sicuro anche a Riccione, dove sono state installate parecchie casette in alto, sugli alberi, per proteggerli da eventuali predatori, in quei «quartieri con specifiche caratteristiche, e cioè con un’affluenza maggiore di insetti, dovuta, per esempio, alla presenza di parchi e laghetti - ha dichiarato il dottor Balducci, dell’Ufficio Ambiente del Comune, aggiungendo che- nella cittadina romagnola non vi sono state campagne comunicative per presentare ai cittadini la nuova iniziativa, tuttavia la popolazione è soddisfatta delle bat box perché ha beneficiato di una notevole diminuzione delle zanzare». L’efficacia dell’iniziativa è quindi stata sufficiente a fare in modo che i cittadini accettassero di buon grado di avere come vicini dei pipistrelli, animali da sempre non graditi a causa di superstizioni infondate. A questo fatto hanno dato eco diversi giornali e persino alcuni telegiornali nazionali. Altri esperimenti sono in corso ad Asti e a Roma mentre altre città italiane si stanno muovendo in questa direzione, sempre più entusiaste all’idea di risolvere l’annoso problema degli insetti molesti nel pieno rispetto della natura.
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giovedì 8 luglio 2010

L’informazione ambientale imbavagliata


di Silvia Musso

È da diverse settimane che la posizione di Legambiente nei confronti del testo di legge sulle intercettazioni è emersa chiaramente. Testate giornalistiche nazionali così come blog in Internet hanno dato spazio alle opinioni dell’associazione ambientalista italiana per antonomasia, secondo cui questo ddl andrebbe a favorire le ecomafie perché solo le intercettazioni hanno permesso di scoprire e bloccare alcuni pericolosi traffici di rifiuti industriali gestiti dalla criminalità organizzata insieme a colletti bianchi senza scrupoli.
Prendendo spunto da queste considerazioni, la nostra redazione ha voluto approfondire la questione con una particolare attenzione all’aspetto comunicativo e al diritto del cittadino ad accedere a informazioni di tipo ambientale. Ecco come Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, ha risposto alle nostre domande.

È stato più volte sottolineato da Legambiente come il ddl intercettazioni potrebbe favorire le ecomafie. Restando sul tema ambientale ma concentrandoci sugli aspetti comunicativi ritiene che un tale testo andrebbe a porre un bavaglio alla comunicazione ambientale?
Il decreto è nefasto prima di tutto per le attività di indagine.Quello delle ecomafie è l’unico delitto ambientale riconosciuto dalla legge italiana, e uno strumento investigativo come quello delle intercettazioni è spesso l’unico mezzo per poter arrivare a scoprire il coinvolgimento di colletti bianchi e politici in attività criminose. L’impossibilità di utilizzare questo strumento investigativo è un vero e proprio regalo alle ecomafie. Un’altra conseguenza nefasta della legge sarebbe poi l’impossibilità di raccontare ai cittadini gli scempi ambientali e le attività criminali ambientali che succedono intorno a loro. Non intendo dire che le intercettazioni siano l’unico strumento investigativo, ma la loro abolizione penalizzerebbe non solo le indagini, ma anche l’accesso alle informazioni, da parte dei cittadini, riguardo ai traffici illeciti dannosi per l’ambiente. Si pensi ad esempio alle conseguenze degli smaltimenti di rifiuti tossici in mare o nei fiumi e a quali conseguenze comporterebbero per la salute dei cittadini ignari di tutto. Questa legge sarebbe quindi un colpo mortale anche per l’informazione ambientale.

Secondo lei è esagerato affermare che questa legge potrebbe andare contro la convenzione di Aarhus e quindi contro il diritto all’informazione ambientale sancito a livello internazionale?

Assolutamente no. Lo scopo della legge è palese: garantire l’impunità ai colletti bianchi. La privacy non c’entra. Si tiene il cittadino all’oscuro in nome della privacy. Ma è meglio preferire la tutela della salute dei cittadini e il loro diritto ad accedere all’informazione o la tutela della privacy? Si potrebbe intervenire per regolare le modalità con cui le intercettazioni vengono diffuse, ma sottrarre questo strumento alle indagini avrebbe conseguenze deleterie sia per le inchieste sia per il diritto del cittadino ad accedere alle informazioni ambientali. Questo diritto è sancito a livello internazionale dalla Convenzione di Aarhus, ma in assenza di sistemi sanzionatori, le convenzioni internazionali risultano spesso inefficaci. È un problema generale di tutte le convenzioni.

Nel caso di approvazione della legge quali strumenti potranno avere i cittadini desiderosi di accedere a informazioni ambientali?
In questo senso non ci saranno grandi cambiamenti. I cittadini possono rivolgersi e interloquire con associazioni, operatori delle forze dell’ordine, come adesso. Sicuramente gli organi di informazione subirebbero grosse limitazioni e quindi i cittadini che vorranno avere informazioni dovranno essere molto più attenti. I cittadini non devono aspettare di essere informati, non devono essere spettatori, ma diventare attori e porre più attenzione del solito a cosa succede intorno a loro. È necessario creare una cittadinanza attiva. Si pensi che molte inchieste ambientali sono state avviate proprio grazie alle segnalazioni di cittadini responsabili. I cittadini devono essere attivi e più attenti del solito perché il problema è proprio questo: il cittadino che viene tenuto lontano dalle informazioni non ha modo di sviluppare una consapevolezza ambientale.

Il testo, che approderà in aula alla Camera il prossimo 29 luglio, sta scatenando una forte resistenza nell’opinione pubblica e tra i media. Il 9 luglio è stato infatti indetto lo sciopero della stampa a cui anche la redazione di Envi.info ha deciso di aderire.
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mercoledì 7 luglio 2010

Dal Manzanarre al Reno: Big Jump 2010


di Eleonora Anello

150. Ad oggi è questo il numero dei Big Jump che domenica 11 luglio alle ore 15 avranno luogo in tutti i grandi bacini idrografici europei. Non si tratta di un’esperienza mistica orientale, nè di un rito purificatore e lo si intuisce dando uno sguardo ai nostri fiumi, ma di una campagna promossa dall’European Rivers Network (ERN) che prevede che ad una stessa ora, in uno stesso giorno, venga effettuato un tuffo collettivo nei più importanti fiumi delle città europee. Il grande salto ha la funzione di sensibilizzare gli ignari passanti e coloro che godranno dello spettacolo e, grazie alla eco mediatica che susciterà il gesto, oggi inconsueto, si punteranno i riflettori sulla qualità delle acque e sul recupero della balneabilità nei grandi fiumi. La dimostrazione poi servirà anche a spronare le istituzioni affinché si attivino a realizzare grandi progetti urbani che includano queste parti di città ormai lasciate all’abbandono e all’incuria.


Quella che oggi appare una stravagante iniziativa, solo qualche decina d’anni fa un tuffo al fiume veniva considerato un normale quanto refrigerante rimedio contro la calura estiva, sarà un'occasione per invitare i cittadini a riappropriarsi di queste aree, per riconsiderarle una risorsa comune. Come afferma il movimento attraverso il proprio sito, il ventesimo secolo è stato un periodo in cui nel nostro continente i fiumi hanno perso di appeal: il loro accesso spesso non è consentito e alcuni bacini sono diventati vere e proprie discariche a cielo aperto. È come se la gente e le amministrazioni avessero voltato le spalle al fiume, spesso vero e proprio simbolo di alcune città, come il Po per Torino, la Senna per Parigi o il Danubio per Vienna... e gli esempi sono tantissimi.

In Italia sono previsti diversi Big Jump, dal Po all’Adda, fino addirittura al funestato Lambro. Sul sito di Legambiente è possibile vedere una mappa dei luoghi dell’iniziativa. Alla dimostrazione a favore dell’acqua nell’acqua viene data particolare enfasi su Facebook anche se ad oggi le adesioni ufficiali sono contenute.

Attraverso le proprie azioni, l’ERN ha dimostrato che la “riconciliazione” dei cittadini con i propri fiumi, il ritornare ad avere forti legami, possono essere possibili. Il Big Jump del 2002, l’"International Elbe-Swimming Day”, raccolse 100.000 persone per celebrare la riscoperta del fiume Elba, un corso che risultava essere tra i più inquinati d'Europa. Dalla sorgente dell’Elba nella Repubblica Ceca, attraverso la Germania orientale, alla foce, nei pressi di Amburgo, furono organizzati 55 punti in migliaia di chilometri gestiti da più di 200 gruppi locali. Da allora, quelli dell’ERN giurano che ciò che è stato realizzato per l'Elba sarà realizzato anche per i fiumi, bacini idrici e paesi, ovunque! La manifestazione ha poi dato il via a un progetto di riqualificazione seria che ha permesso ai tedeschi non solo di difendersi dal fiume ma anche di viverlo.

Anche le amministrazioni a livello centrale si sono mosse a favore della tutela delle acque attraverso una direttiva quadro impartita dalla Comunità Europea. Si tratta sicuramente di un ottimo strumento legislativo non abbastanza efficace per raggiungere dei buoni risultati. L’ERN e tutti i tuffatori hanno capito che è essenziale ottenere il sostegno dell’opinione pubblica.

Ci auguriamo che il Big Jump possa essere il segno precursore di una nuova epoca come stimolo di nuovi progetti urbani che facciano ritornare i fiumi popolari, come lo sono stati non molto tempo fa ed anche lo scenario di piste ciclabili, teatri di laboratori didattici e percorsi turistici.
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lunedì 5 luglio 2010

Un umido di qualità


di Eleonora Anello

Responsabilizzare i cittadini, incentivare i comportamenti virtuosi nella gestione dei rifiuti per migliorarne la qualità e i processi di trattamento e riciclaggio. Questi gli obiettivi principali della campagna di comunicazione ambientale “Umido pulito” attivata nel 2009 in 39 comuni del territorio affidato a Etra, l'azienda che gestisce i rifiuti in 75 Comuni delle province di Padova, Vicenza e Treviso.

La campagna mirava a diffondere l’utilizzo esclusivo da parte degli utenti dei sacchetti biodegradabili per il conferimento dei rifiuti organici in modo da migliorare la purezza dell’umido raccolto, incentivandoli tramite un prezzo contenuto e stabilito dall’amministrazione per mezzo di specifici accordi stretti con gli esercenti. L’azione comunicativa ha quindi coinvolto diversi soggetti: i comuni interessati; i negozi e i supermercati; i cittadini e le aziende che conferiscono l’umido e che rappresentano il target finale.

«Abbiamo voluto indurre abitudini virtuose nella gestione dei rifiuti, anche attraverso attività di controllo per valorizzare i comportamenti corretti e penalizzare le irregolarità –spiega Selena Pajaro, coordinatrice della comunicazione e dell'educazione ambientale di ETRA- e per fare ciò abbiamo informato in modo puntuale le amministrazioni attraverso una rendicontazione esaustiva, affinché possano essere applicati eventuali meccanismi incentivanti o deterrenti e passare dalle parole ai fatti. Sicuramente solo informando il cittadino, ossia il soggetto attivo del processo di raccolta, sul destino del rifiuto raccolto, si possono ottenere risultati migliori. Al momento, siamo entrati nella seconda fase di verifica dei risultati che prevede il controllo da parte di operatori circa la correttezza della raccolta dell’umido. Laddove si riscontrano irregolarità vengono segnalate al cittadino tramite un bigliettino giallo in cui si evidenzia la categoria di errore compiuto. La verifica verrà rieffettuata e in caso di reiterazione di comportamenti scorretti verrà consegnato un cartellino questa volta di colore rosso che potrebbe anche prevedere la perdita della riduzione sulla tariffa dei rifiuti oppure perfino una sanzione. Questo dipende da comune a comune. Se la verifica invece, come è accaduto nella maggior parte dei casi, grazie soprattutto alla nostra campagna, dà esito positivo, l’amministrazione si complimenta con il proprio cittadino rilasciando un cartellino verde».

I cittadini rappresentano senza alcun dubbio un nodo cruciale dell’azione comunicativa. E ce lo confermano anche le parole della Pajaro «Per noi il cittadino è importante soprattutto dal punto di vista della responsabilità, per questo pensiamo che sostenere un costo, come quello dei sacchetti, seppur inferiore a quello di mercato, possa stimolarlo a essere più attivo e a fare meglio».

Questo progetto dimostra inoltre come anche l’alleanza con il territorio sia significativa. La campagna infatti, in accordo con l’amministrazione comunale, ha proposto ai commercianti una convenzione che prevede l’impegno a garantire in ogni momento la disponibilità di sacchi biodegradabili certificati per il conferimento dell’umido, escludendo la vendita di qualsiasi sacco sprovvisto di tale certificazione o che possa creare confusione negli utenti. Inoltre, per poter comparire sul sito e avere ampia visibilità anche in tutti i materiali informativi, è necessario da parte del negoziante rispettare un prezzo massimo per la vendita, molto favorevole per i consumatori e che incentiva l’acquisto regolare dei sacchetti. La Pajaro a tal proposito dichiara che «Il rapporto con i commercianti è molto vivo e dalla loro collaborazione traspare sensibilità al problema e interesse a effettuare un servizio utile alla collettività».
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giovedì 1 luglio 2010

La “commedia della scienza”


di Alessandro Ferrua

Dal 2 al 7 luglio la scienza e la tecnologia saranno al centro dell’attenzione a Torino, in occasione dell’EuroScience Open Forum (ESOF 2010). Si tratta di un meeting europeo biennale interamente dedicato alla ricerca e all’innovazione scientifica ideato da Euroscience, organizzazione formata dai membri della comunità scientifica europea. L’incontro, alla sua quarta edizione, favorisce la discussione sull’evoluzione della scienza e della tecnologia nelle società attuali e sulle politiche a sostegno della ricerca. Presso il Centro Congressi del Lingotto ci saranno conferenze e dibattiti con i nomi più illustri della comunità scientifica internazionale. Nelle strade e nelle piazze del centro saranno organizzate attività per coinvolgere i cittadini. Sul sito ufficiale di ESOF 2010 è possibile iscriversi direttamente al forum.

La candidatura di Torino è stata promossa da Agorà Scienza (Centro Interuniversitario dell’Università di Torino, Politecnico di Torino, Università del Piemonte Orientale, Università di Scienze Gastronomiche), dalla Compagnia di San Paolo e dal Centro Scienza Onlus. Quella di Torino è la quarta edizione, dopo quelle del 2004 a Stoccolma, 2006 a Monaco di Baviera e 2008 a Barcellona.

Nell’ambito di questa iniziativa, trova spazio una rappresentazione teatrale molto originale: “Arlecchino e il colore del quark”, con Valentina Aicardi, Roberta Maraini e Matteo Volpengo. Scritta da Marco Monteno, ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, «inizialmente era stata presentata al CERN in forma di lettura, mentre ora è stata resa poetica» afferma Marco Alotto, regista dell’opera. In questo spettacolo gli attori ci svelano i misteri della scienza attraverso un linguaggio semplice e divertente: la simpatica storia della capricciosa Regina che su internet scopre l’esistenza dei quark, particelle elementari della materia che possono essere di diversi colori, perciò chiede ad Arlecchino di procurargliene alcuni da applicare al suo vestito. Questi si reca al mercato alla ricerca delle particelle colorate e incontra la fruttivendola Ginevra, studentessa di fisica, la quale gli rivela la vera natura di queste particelle e così scopriamo che queste possiedono una proprietà detta “carica di colore”, ma sono di colore neutro. Di conseguenza, ciò che Arlecchino porterà alla Regina, grazie all’indispensabile aiuto degli scienziati del CERN, non sarà proprio qualcosa da attaccare come orpello per il suo vestito da festa. Lo stesso regista aggiunge che «i tre personaggi di questa moderna commedia dell’arte sono legati come i tre quark contenuti in un protone»: due quark up e un quark down, Arlecchino infatti si invaghisce dapprima della Regina e poi della fruttivendola. Un accostamento delle dinamiche umane ai processi naturali più elementari e invisibili che fa riflettere e diverte lo spettatore.

L’Associazione Teatrale Itaca andrà in scena con la commedia al Teatro Cavallerizza Reale di Via Verdi 9, a Torino, sabato 3 luglio con due spettacoli: ore 21,30 e ore 1. Replicherà domenica 4 luglio alle ore 21,30 e lunedì 5 luglio alle ore 10.
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