mercoledì 30 giugno 2010

Prevenzione dei rifiuti: presentazione della prima guida pratica europea


di Alessandro Ferrua e Silvia Musso

La prevenzione dei rifiuti entra a pieno titolo tra le priorità per un futuro sostenibile ed è necessario agire tempestivamente per affrontare il problema della sovrapproduzione dei rifiuti e modificare le vecchie abitudini. Come fare? In molti Paesi del mondo ci sono ormai numerose esperienze e buone pratiche in materia di riutilizzo e riduzione degli sprechi.

Alcune di queste si possono trovare nella guida pratica sulla prevenzione dei rifiuti, Parametri quantitativi per la prevenzione dei rifiuti, pubblicata da ACR+ (Association of Cities and Regions for Recycling and sustainable Resource management), network internazionale che intende promuovere il consumo responsabile e la sostenibilità nella gestione delle risorse e dei rifiuti, formato da autorità locali, regionali e network nazionali di autorità locali che rappresentano circa 1100 comuni.

La prima guida europea sulla prevenzione dei rifiuti è un ottimo strumento per le autorità locali e regionali, soprattutto se consideriamo la necessità da parte degli Stati Membri di recepire entro il 2012 la direttiva europea 2008/98, che, nella gerarchia dei rifiuti, mette al primo posto proprio la prevenzione.

Il volume è stato curato, nella sua edizione italiana, da AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) grazie al supporto di Gruppo Hera, SMAT Torino e ERICA soc. coop.
Questa guida si inserisce nel solco dei contributi che AICA e ACR+ intendono dare, per migliorare lo scambio di informazioni in merito alla gestione integrata dei rifiuti.

«Si tratta – evidenzia Roberto Cavallo, presidente di AICA - del terzo lavoro tradotto in italiano che segue il primo, relativo alla gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche e il secondo sulla gestione dei rifiuti biodegradabili. Come i precedenti lavori anche questa guida non si limita a trasporre in italiano il testo originario inglese, ma è arricchita di molte buone pratiche italiane, sia per contestualizzare al meglio il contenuto della guida stessa, ma anche a sottolineare che in molti casi anche l’Italia ha molto da dire in termini di ottimi esempi di gestione virtuose dei rifiuti».

La guida può infine vantare, nella sua edizione italiana, dei contributi di due esperti: Edo Ronchi, Presidente SUSDEF (Sustainable Development Foundation) e Paul Connet Direttore Esecutivo dell’ AEHSP (American Environmental Health Studies Project) che hanno scritto rispettivamente la prefazione e la postfazione al volume.

Il lancio ufficiale della guida è previsto per la mattinata di venerdì 2 luglio. Presso l’impianto di depurazione SMAT di Castiglione Torinese, in Via Po 2, dopo i saluti dell’Amministratore delegato di SMAT, interverranno, l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Torino, Roberto Ronco, il rifiutologo Mario Santi e il presidente di AICA, Roberto Cavallo.

Verrà dato spazio inoltre al mondo delle imprese grazie agli interventi di Filippo Brandolini, presidente di Herambiente e di Marco Acri, Direttore Tecnico SMAT, che parleranno delle loro esperienze aziendali relativamente al tema oggetto del convegno.

Seguirà la visita all’impianto di depurazione della SMAT e infine l’aperitivo a buffet.
La guida sarà messa in vendita durante il convegno al costo di lancio di 25 euro. Per chi desidera averne una copia, sarà possibile ordinarla anche nei prossimi mesi. Le guide saranno stampate on demand a coloro che ne faranno richiesta all’indirizzo e-mail: segreteria@assaica.org. Anche questo è un piccolo contributo volto a prevenire l’uso eccessivo di risorse e la produzione di rifiuti.

Per l’occasione sarà nuovamente allestita la mostra curata da AICA “Comunicare l’acqua pubblica” che raccoglie alcune tra le migliori campagne comunicative sull’acqua per sensibilizzare il cittadino all’uso dell’acqua pubblica, un’acqua sicura, poco costosa e che non produce rifiuti.
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lunedì 28 giugno 2010

Tranquilli: ci pensa BP!

di Paolo Ghiga



Immaginate un moderno e super efficiente ufficio di una multinazionale del petrolio, composto dal Gotha degli esperti in pianificazione, progettazione, problem solving e marketing, uomini e donne in grado di gestire situazioni critiche estreme, da far tremare i polsi ai comuni mortali. L’adrenalina è all’ordine del giorno. Tranquilli, siamo in buone mani!

Bene, ora immaginate un ufficio similare: ci troviamo nel British Petroleum HeadQuarters durante una riunione del gruppo dirigente della BP, quando ad un certo punto una tazza di caffè viene accidentalmente rovesciata sul tavolo. Il panico si impadronisce istantaneamente delle persone presenti, che, a turno, annunciano, di aver partorito l’idea per risolvere la situazione ma immancabilmente la soluzione non porta alcun beneficio, anzi. Trascorrono le ore e nulla cambia. Anche l’intervento delle centrifughe per separare il greggio dal petrolio prodotte dalla società dell’attore Kevin Costner non risolvono il problema. Alla fine lo scenario è una scrivania devastata all’interno dello stesso ufficio, ormai vuoto, i dirigenti sono scomparsi.

Questa video-parodia virale che attualmente sta spopolando in rete (quasi 8 milioni di contatti finora) rappresenta una chiave di lettura alternativa degli avvenimenti di cronaca internazionale. In questo caso l’ironia serve a stemperare i toni ben più funerei per quanto accaduto nel Golfo del Messico alla piattaforma BP Deepwater Horizon nell’aprile scorso: il portato didattico e la morale della questione vengono filtrate attraverso un approccio più coinvolgente, attraverso l’esaperazione comica del contesto.

La moda del momento, il passaparola e la condivisione del video divertente e imperdibile, fa il giro della comunità virtuale con rapidità inaudita: la curiosità ed il contesto, meno formale, spingono a visitare quel link. Il gioco è fatto.

A voler citare Jean de Santeul: “Castigat ridendo mores” (Corregge i costumi deridendoli).
Smitizzare e dissacrare, condividendo, oggi diventano ingredienti importanti nel confezionare ricette comunicative efficaci: osservare l’incapacità di questi “esperti” sotto la lente ironica è divertente ma non deve allontanarci dal problema di una visione antropocentrica ancora troppo presente nell’uomo moderno.

Se da un lato si fa comunicazione ambientale anche in questo modo (ben venga, se affiancandosi alla comunicazione e informazione tradizionale può fornire un riscontro di presa di coscienza), dall’altra non è da sottovalutare il rischio di un approccio troppo superficiale e distaccato degli argomenti affrontati.

Una parodia non voluta, alla luce dei fatti, ma altrettanto efficace in quanto reale, potrebbe essere il cartello che invita ad un uso attento delle pompe di benzina affinchè non vi siano perdite di carburante: peccato che il messaggio arrivi proprio da una stazione di rifornimento BP…
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venerdì 25 giugno 2010

Mondiali Sudafrica 2010: vero modello di eco sostenibilità?


di Valeria Rocca

Tempo di Mondiali e il Sudafrica è il protagonista. Il più grande evento calcistico della stagione 2010 è iniziato e mentre il tifo impazza negli stadi al ritmo delle vuvuzela c’è chi si domanda se il grande evento oltre che memorabile (è la prima volta che è ospitato da un paese africano) sarà anche ecosostenibile.

Analizzando le stime elaborate dagli esperti, i Mondiali in Sudafrica rischiano di avere un impatto climatico devastante con un elevato rischio di emissioni di carbonio a livelli otto volte superiori rispetto agli ultimi Mondiali in Germania.

Per contrastare questa desolante previsione, il Sudafrica ha formulato un piano d’azione denominato “Green Goal Action Plan 2010”. In collaborazione con l’ UNEP (United Nations Enviroment Programme), con il GEF (Global Enviroment Facility) e con il DFE (South African Department of Enviromental) sono stati presentati tre grandi progetti che mirano allo sviluppo di energie rinnovabile, allo sviluppo di un turismo responsabile e alla riduzione delle emissioni di carbonio.

Nel campo delle energie rinnovabili le città che ospitano le partite dei mondiali (Pretoria, Johannesburg, Port Elizabeth, Polokwane, Rustenburg e Bloemfontein) sono state dotate di lampioni pubblici, semafori e cartelloni alimentati ad energia solare per diminuire la produzione delle centrali a carbone.

Riguardo allo sviluppo di un turismo responsabile gli organizzatori hanno distribuito un "Passport" di 32 pagine in cui sono riportati dei consigli verdi ed informazioni sul turismo responsabile. L'opuscolo è anche scaricabile dal sito greenpassport.co.za. Un minisondaggio fra i tifosi arrivati in Sudafrica ha evidenziato, però, la scarsa conoscenza del progetto: infatti solo un quarto dei tifosi è al corrente del progetto “Green Goal”.

Infine, ma non meno importante, si è lavorato per mantenere sotto controllo le emissioni di carbonio. Coinvolgendo alcune nazionali, fra cui l’Italia, è nato il progetto “carbon footprint” per neutralizzare le emissioni di CO2 derivati dai voli a lungo raggio. Secondo l'UNEP grazie alla collaborazione di queste 11 squadre si stima una riduzione intorno alle 6.000 tonnellate di gas a effetto serra. Inoltre sono stati incentivati l’uso dei mezzi pubblici, dei taxi ecologici e delle piste ciclabili per i tifosi che devono raggiungere gli stadi.

Numerose le iniziative a sostegno di un modello equo e responsabile anche dal Mondo.
In Italia Coop ha lanciato una t-shirt della linea solidal, in edizione limitata, con lo slogan “Africa for a sustainble World”. Chi acquisterà la maglietta contribuirà ad uno sviluppo equilibrato e sosterrà i diritti dei lavoratori africani.

Insomma sulla carta tutto sembra voler puntare a far si che questo Mondiale aiuti il Sudafrica a diventare esempio di ecosostenibilità. L’augurio è che i benefici siano reali per tutti e che non sia l’ennesima campagna mediatica che mostra al mondo un Sudafrica che non c’è.
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mercoledì 23 giugno 2010

Questo grattacielo non s’ha da fare!


di Eleonora Anello

I grattacieli oggi possono considerarsi simbolo di modernità? In una società che ha riscoperto le giuste quantità, che adotta stili di vita sobri nel pieno rispetto dell’ambiente, edifici alti oltre 170 metri possono rappresentarla? Questi gli interrogativi posti dal Comitato torinese Non grattiamo il cielo, nato per colmare l’assenza di un dibattito costruttivo e ad ampio raggio con i cittadini interessati da importanti modifiche urbanistiche. Le scelte imposte dall’alto, riguardano la costruzione di due grattacieli: uno dell’istituto di credito Intesa San Paolo e l’altro della Regione Piemonte, destinati a modificare lo skyline della storica città sabauda, stagliandosi prepotentemente su quelle montagne che nel 2006 l’hanno resa olimpica.

I torinesi hanno bisogno di un nuovo simbolo in cui identificarsi? Veramente la città godrà di nuova fama? Con tutte le aree dismesse nelle zone periferiche, perchè costruire in centro? Quanto consuma un grattacielo? Sono questi gli investimenti di cui la città ha bisogno? Queste le perplessità che trovano spazio sul sito del fronte del no che aspira a coinvolgere i cittadini nella lotta contro l’edificazione degli “emblemi dell’insostenibilità ambientale” –citando Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e membro del Comitato Scientifico Aica (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale)- affidandosi soprattutto al web tramite attività altamente coinvolgenti, senza però tralasciare la presenza sul territorio che mira a far partecipare i residenti delle zone interessate ai cambiamenti urbani. Una delle ultime inizative in rete prevedeva l’invio di fotografie ritraenti il paesaggio di Torino come appare attualmente dalla propria finestra.

Mercoledì 9 giugno 2010 alla libreria Torre di Abele di Torino, il Comitato si è rivolto alle amministrazioni pubbliche attraverso la divulgazione di un appello promosso in primis da Italia Nostra (Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale) in cui viene chiesto che si ascoltino le voci dei cittadini e le loro preoccupazioni economiche, urbanistiche, paesaggistiche. Il comunicato parte dalla considerazione che il paesaggio urbano, integrato nel suo contesto naturale e montano, è elemento fondamentale del patrimonio collettivo di Torino ed è quindi necessario sostenerlo come bene culturale e bisogno sociale, preciso elemento identificativo per chi vi abita. I due grattacieli rappresentano un forte elemento di discrasia eclatante sotto il profilo della sostenibilità ambientale che negli ultimi tempi la città cerca di perseguire. Non è stata proposta unicamente una pausa di riflessione per poter ripensare i progetti, di cui il comitato offre valide alternative meno impattanti e in grado di ridurre le spese di costruzione, di gestione e di consumi, l’occasione è stata buona anche per rilanciare la petizione su Firmiamo.it e su Facebook.

“Siamo vicini ai tuoi sogni”, afferma nell’ultima campagna commerciale Intesa San Paolo, ma se l’ombra del grattacielo si abbatterà sulla sua città natale si allontanerà di certo ai sogni di quei torinesi che credono che la loro città abbia bisogno di cure e investimenti a passo coi tempi, di scelte e tecnologie sostenibili, di energie rinnovabili. Pubblicando l’opera “Lucia Forte sfida Renzo Piano” di Marco Pece alias udronotto che raffigura il grattacielo in costruzione in Corso Vittorio Emanuele II, realizzato con i mattoncini LEGO, speriamo che la semplicità, l’immediatezza e l’umorismo del suo messaggio possano continuare ad avere funzione divulgativa che avvicini altre persone al dibattito su questi importanti cambiamenti.
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lunedì 21 giugno 2010

La raccolta differenziata nelle realtà turistiche


di Eleonora Anello

Una corretta strategia di comunicazione ambientale è tra gli ingredienti di base per il successo di tutte le campagne per il potenziamento della raccolta differenziata dei rifiuti. Ma gli aspetti comunicativi giocano un ruolo ancora più importante quando si interviene in aree turistiche come quelle costiere, dove si registrano grandi fluttuazioni nella popolazione e uno dei maggiori target di riferimento è composto da utenti meno recettivi (si fermano per poco tempo e sono in vacanza), magari stranieri o comunque abituati a differenti modalità di separazione. Serve, in questi casi, una particolare attenzione, sfruttando anche canali comunicativi quali i bagni marini, gli hotel e i residence.

Raggiungere risultati eccellenti è comunque possibile e alla portata di tutti: per dimostrarlo E.R.I.C.A. soc. coop. e l’assessorato all’ambiente del Comune di Pietra Ligure (SV) organizzano un convegno mercoledì 23 giugno 2010 dal titolo “La raccolta differenziata in aree turistiche di mare. Buone esperienze nazionali a confronto”, che si terrà presso il Centro Polifunzionale Comunale della cittadina ligure di via Nino Bixio.
Dopo il saluto del sindaco, Luigi De Vincenzi, dalle 9 alle 13 esperti del settore e amministratori pubblici, che già hanno sperimentato con successo l’introduzione di sistemi virtuosi di raccolta differenziata nei propri territori soggetti a significative variazioni di popolazione a seconda delle stagioni turistiche, discuteranno sulle strategie da adottare.

Prenderanno poi la parola Renata Briano, l’assessore all’ambiente della Regione Liguria, e Paolo Marson, assessore all’ambiente della Provincia di Savona. A illustrare una relazione introduttiva sul recente recepimento in Italia della Direttiva comunitaria 98/2008/CE riguardante il sistema di gestione integrata dei rifiuti sarà Roberto Cavallo, presidente di E.R.I.C.A. nonchè esperto di rifiuti a livello europeo.

Prevista poi una tavola rotonda che vedrà protagonisti i sindaci di quattro Comuni situati in aree turistiche di mare di diverse regioni d’Italia e virtuosi per quanto riguarda il proprio sistema di gestione dei rifiuti: Anacapri (Campania; 72% di raccolta differenziata); San Vito Lo Capo (Sicilia, 54% di RD), Senigallia (Marche, 60% di RD) e Pietra Ligure (60,5%).
In programma, a seguire, gli interventi di Antonio Molle (Certiquality) sulla gestione dei rifiuti all’interno dei Sistemi di Gestione Ambientale; Attilio Tornavacca (ESPER) sulle strategie di riduzione rifiuti e gestione ottimale della differenziata e Massimo Michelini (Federambiente) sulle esperienze di raccolta nelle isole minori.

Le conclusioni, a seguito del dibattito con la sala, sono state affidate a Luca Piatto del CONAI.
Al termine dei lavori a tutti i partecipanti sarà offerto un aperitivo.
Per informazioni, iscrizioni e accrediti è possibile scrivere a francescorasero@cooperica.it.
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venerdì 18 giugno 2010

Io vado in eco-vacanza: campeggi e soluzioni ecologiche per una vacanza in punta di piedi


di Annalisa Audino

È tempo di vacanze: da alcuni mesi cataloghi e depliant descrivono mete da sogno invogliando tutti a fare le valigie. In realtà la crisi economica che si è abbattuta su tutta Europa ha modificato molto le abitudini del popolo vacanziero italiano, specie quello che ha figli. A dire il vero una buona parte di persone probabilmente non farà vacanze, ma si accontenterà delle gite fuori porta giornaliere o della semplice pace che si ritrova quando si può stare a casa. Una parte di popolazione invece, potendosi permettere le vacanze, ha comunque dovuto rinunciare a hotel e offerte total relax a causa delle spese eccessive, magari riscoprendo il camping e provocando un boom di prenotazioni sicuramente inatteso.
La cosa curiosa però è la nuova modalità di fruizione del campeggio, diventato una sorta di sfarzo avventuroso da vivere anche sotto la tenda. Naturalmente ci sono due scuole di pensiero: una molto più intransigente e rispettosa della natura circostante, un’altra più indulgente e meno attenta, probabilmente più votata al guadagno dell’iniziativa.

«E’ importante non confondere il lusso con la qualità - spiega Catherine Granier de Cassagnac, membro della prima scuola di pensiero - l’uno non è assolutamente ecologico, l’altro sì. C’è addirittura gente che vorrebbe l’aria condizionata nelle tende: è impossibile! Se si va in vacanza in un posto bisogna rispettare il luogo e così se si costruisce qualcosa, questo dev’essere coerente col paesaggio, ossia con il tipo di piante, di arbusti, di fiori, di sentieri o di sabbia».

Su You Tube si trovano alcuni esempi di questa nuova frontiera del campeggio: piattaforme lignee che riparano dall’umidità del terreno e su cui tendere corde prive di picchetti, toilette fisse, blocchi cucina e arredamento e servizi confortevoli come in albergo. Anche in Italia è iniziata questa moda eco-chic: tra le altre, una ditta di Siena s’è lanciata in questa nuova bio-diversità vacanziera per i tour operator belgi della Selecamp, che attrezzano campeggi di tutta Europa.

Sicuramente l’attenzione all’ambiente, anche per quanto riguarda la costruzione di campeggi attenti alle esigenze ambientali, sta diventando non solo una moda, ma anche una necessità. «Smantellare una vecchia roulotte o sfasciare una mobil-home, costruite con i materiali di un tempo - spiega Jean Guy Amat, vice presidente della Camera di Commercio di Béziers, centro del turismo del sud-ovest francese– costa, a seconda delle dimensioni, da 500 a 1500 euro. Eliminando completamente la plastica assieme a tutto ciò che non è biodegradabile e utilizzando solo legno, vetro, zinco, acciaio e ferro, sarà più conveniente costruire e/o demolire, ma soprattutto si rispetterà l’ambiente».

Inutile ripetere che anche in vacanza non siamo esenti dai nostri doveri di cittadini civili e intenti a salvaguardare il mondo. Sono sempre di più anzi le proposte di agenzie equo e solidali (Viaggiemiraggi, Coopi, Osservatorio Balcani, Viaggisolidali) per coloro che, con un occhio al portafoglio ed uno all’ambiente e al rispetto culturale, vogliono una vacanza perfetta sotto tutti i punti di vista. Le offerte variano dai soggiorni nel Sud del mondo ospitati da ONG al turismo comunitario di conoscenza o a tema come la fotografia antropologica e l’ecoturismo. Aderendo alle offerte equo si contribuisce allo sviluppo dell’economia locale, si vive a stretto contatto con la comunità del posto e si cerca di limitare i danni del turismo di massa. Addirittura, per chi ha maggiori capacità di adattamento è consigliato il turismo comunitario: una vacanza dedicata a sperimentare gli usi e i costumi della comunità visitata e dove può capitare di dormire per terra o prendere acqua da pozzi, il tutto rispettando la Carta di Lanzarote, il codice per un turismo sostenibile, e il Codice mondiale di etica del turismo, redatto e approvato dai membri dell’Organizzazione mondiale del turismo.

Se ormai avete prenotato un viaggio tradizionale, non preoccupatevi: il turismo sostenibile è anche fatto di piccoli gesti e piccole accortezze inserite in una vacanza tradizionale. Regole fondamentali? Viaggiate in punta di piedi, assaporando le diversità, facendo degli imprevisti delle interessanti varianti al viaggio e lasciando le cose come le si trovano. Questo è un buon modo per cominciare!
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mercoledì 16 giugno 2010

“RifiutArte”


di Anna de Polo

Immaginate di entrare in uno spazio dove nulla è ciò che sembra e la fantasia regna sovrana; immaginate di essere trasportati in una dimensione dove gli oggetti vivono una seconda vita e si nobilitano grazie al gesto magico di un’artista. Se siete curiosi di scoprire di cosa si tratta visitate la mostra “Dumping Art 2010, dalla discarica al riciclo: arte a tutela dell’ambiente”, in corso a Genova fino al 30 giugno presso lo spazio espositivo Artelier, situato nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale.

In Artelier, in un percorso espositivo piuttosto breve ma in un ambiente piacevole, sono esposti gli abiti creati con materiali di scarto da Caterina Crepax e le opere di Maria Teresa Illuminato, fondatrice di Saveart, un movimento artistico nato a Milano nel 2004 per dare un corpo nuovo alla creatività artistica sensibile alla tutela ambientale. Osservando gli abiti della Crepax, dal gusto sognante e raffinato, si è tentati di toccarli per capire di che materiale sono fatti, ma anche così è difficile indovinare senza l’aiuto delle targhe illustrative. Francobolli, reti di plastica delle arance, tappi di bottiglie e nastri di videocassette abbandonano le proprie identità e funzionalità originarie per rinascere come tessuti inediti grazie alla genialità dell’artista. Colpiscono l’eleganza delle istallazioni e la povertà dei materiali, contrasto che evidenzia la forza della fantasia e dell’arte, anche in un’epoca consumistica come questa, dove nulla è mai abbastanza e dove gli oggetti, la “roba”, non sono mai abbastanza belli, abbastanza resistenti, abbastanza tecnologici da rispondere ai nostri bisogni indotti.

«L’evento artistico diventa così occasione di riflessione e metodo per educare al rispetto dell’ambiente -ci spiega Elisabetta Lodoli, curatrice della mostra con Elena Boschieri- Questo lo abbiamo testato soprattutto nell’edizione dell’anno scorso, frequentata da scuole provenienti da tutta la Liguria, che hanno utilizzato la visita alla mostra come momento per approfondire e discutere i temi ambientali». All’interno della manifestazione, infatti, sono anche previsti laboratori didattici per bambini sul tema del riciclo, dello spreco e in generale dell’ambiente, a cura dell’associazione RICREA.

Un ulteriore merito della mostra è quello di stimolare la fantasia e aiutare a scoprire che gli oggetti che ci circondano quotidianamente possono suggerirci nuove idee, se solo li osserviamo con un occhio un po’ più “creativo”. Ecco allora che, con un po’ di manualità e molta fantasia, anche noi possiamo diventare artisti del riciclo e riuso creativo. In molti ci hanno già pensato, sia in Italia sia all’estero, dove sono in aumento i blog che pubblicano post per suggerire ai lettori idee concrete di riuso e di riciclo (vedi per esempio Recyclart e IoRicreo). Questi siti si collocano nell’ambito dell’upcycle, nato nei paesi anglosassoni, che consiste nel creare prodotti nuovi utilizzando oggetti e materiali destinati al bidone della spazzatura. L’intento sostanziale è quello di promuovere uno stile di vita alternativo e sostenibile che si opponga al consumismo della nostra società. In Italia gli utilizzatori di questi prodotti sono ancora una nicchia, anche se in costante crescita, come dimostrano i numerosi eventi e fiere che si svolgono sul tema del riciclo e della sostenibilità ambientale, come per esempio “EcoFatto”, “ReMade in Italy”, “Fa la cosa giusta” e l’iniziativa “M’illumino di meno”.

Che si tratti di opere d’arte o di prodotti artigianali un po’ bizzarri, l’idea in fondo è la stessa: scoprire che il rifiuto è una risorsa, se interpretato con fantasia e ingegno. Se si riesce a vedere oltre l’oggetto, a immaginare per lui una seconda vita, utile perché funzionale o semplicemente perché bella, allora quello spazio magico dove nulla è ciò che sembra può diventare realtà. E la Natura ringrazierebbe.
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martedì 15 giugno 2010

Osservare la biodiversità


di Silvia Musso

Grazie alle Nazioni Unite che hanno dichiarato il 2010, Anno Internazionale della Biodiversità, questo tema sta godendo di una sempre maggiore eco.
Diversi enti e associazioni in tutto il mondo dedicano alla biodiversità eventi, festival, convegni. Particolarmente interessante in questo ricco panorama sono dei progetti destinati a rimanere nel tempo e a non estinguersi con la fine del 2010, quando il tema della biodiversità passerà il testimone a altri temi altrettanto importanti.

Stiamo parlando della creazione di portali on line sulla biodiversità, un modo non solo per capire quanto la ricchezza naturale sia fondamentale per il nostro pianeta, ma anche per vedere e scrutare da vicino specie animali e vegetali.
È stato recentemente inaugurato il GMBA Mountain Portal, un sito web che, attraverso una carta interattiva, illustra e spiega le varietà di piante e animali presenti nelle diverse regioni montane della Terra. Un video introduttivo illustra agli utenti le funzioni della banca dati. Il portale richiede una conoscenza minima della fauna e della flora tipiche degli ambienti alpini. Le specie possono infatti essere cercate attraverso la denominazione scientifica in latino oppure tramite un albero tassonomico delle piante e degli animali.
I dati relativi alle specie provengono dalla banca dati della Global Biodiversity Information Facility (GBIF) e vengono costantemente aggiornati.

Un altro progetto che si inserisce in questa direzione, ma che risulta più interattivo e quindi maggiormente comunicativo perché in grado di coinvolgere un pubblico più ampio e diversificato per età e formazione, è l’iSpot, creato dalla britannica Open University, come parte dell’OPAL (Open Air Laboratories).
Si tratta di un vero e proprio osservatorio per la biodiversità, un progetto che incoraggia le nuove generazioni a esplorare, studiare e proteggere i propri ambienti naturali locali.
Ad un anno di vita (fu lanciato infatti a giugno 2009 e, a proposito, tanti auguri!) i risultati ottenuti sono più che confortanti come evidenziano le statistiche: oltre 3.000 iscritti, più di 50.000 visitatori, 7.000 commenti lasciati sul sito, 8.500 identificazioni fornite.
Anche le reazioni da parte degli utenti sono state molto positive. È chiaro dunque che iSpot sta raggiungendo il suo obiettivo, cioè aiutare le persone a riconoscere specie animali e vegetali e sviluppare le proprie capacità anche grazie alle competenze di un team di professionisti che collaborano al progetto.
Un esempio di quanto detto è fornito dalla strana scoperta di una bambina di sei anni, Katie Dobbins. Il 9 ottobre 2009, Katie scopre una strana falena nella propria casa di Upper Bucklebury, Berkshire. Il suo papà inserisce immediatamente una fotografia dell’animale sul sito dell’iSpot. In questo modo alcuni esperti che collaborano al sito, dopo essersi confrontati, hanno potuto identificare l’animale. Si tratta della Pryeria sinica una specie non autoctona, ma nativa della Russia, Corea, Cina, Giappone e Taiwan. Trovata nel 2001 in alcuni giardini degli Stati Uniti Orientali, si presume possa essere arrivata in Europa attraverso l’importazione di piante. La scoperta di Katie è stata fondamentale. Ora si tratterà infatti di capire se la presenza di questa falena sia un caso isolato o se esistano delle colonie e soprattutto se questa specie possa essere dannosa per l’ecosistema in cui si è inserita.
Jonathan Silvertown, docente di Ecologia alla Open University e ideatore dell’iSpot afferma: «Questa storia illustra molto bene come l’iSpot permette a chiunque, anche ai più giovani, di essere coinvolti nella storia naturale e dare un contributo alla conoscenza scientifica sulla biodiversità».
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lunedì 14 giugno 2010

Quando la biblioteca diventa ambientale


di Paolo Ghiga

Una biblioteca dedicata alla Terra e all’ambiente in cui è possibile consultare e richiedere in prestito libri e pubblicazioni specifiche sui temi della cultura ambientale, sulla biodiversità, sulle acque, sulla tutela del suolo e su tutto quanto è parte costituente dell’ambiente. Questo il biglietto da visita della neonata Biblioteca Ambientale degli Amici della Terra Toscana, inaugurata sabato 27 marzo scorso, a Firenze, in Via Giano della Bella 22.

Gli Amici della Terra rappesentano in Italia i Friends of the Earth International, network ambientalista tra i più importanti al mondo, da 40 anni presente in 66 paesi, con oltre 1,5 milioni di iscritti e più di 5000 gruppi locali organizzati.

Gli Amici della Terra costituiti da cinque associazioni e 79 club locali presenti su tutto il territorio, sono autonomi e auto finanziati, riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente e promuovono dal 1977 lo sviluppo sostenibile ad ogni livello, perseguendo la protezione dell’ambiente e le diversità culturali, biologiche ed etniche, partendo da presupposti democratici. Focalizzano la loro attenzione sui cambiamenti climatici, le popolazioni che abitano le foreste tropicali ed il loro habitat naturale, la sicurezza nucleare e l’agricoltura sostenibile, in un impegno a 360°. Forniscono servizi ad Enti pubblici e aziende private attraverso progetti di educazione ambientale, organizzano escursioni e gite.

La creazione delle biblioteca è stato il frutto del lavoro di cinque anni, condotti alla ricerca e alla catalogazione di quella che si è rivelata una collezione monotematica unica in Italia, un progetto ambizioso e altamente comunicativo, in grado di offrire risposte alla sete di conoscenza eco-sostenibile.

Sul sito www.amicidellaterratoscana.it, alla voce “Biblioteca”, è possibile consultare il catalogo on line: per la prenotazione e la richiesta dei titoli è invece possibile scrivere all’indirizzo biblioteca@amicidellaterratoscana.it, oppure telefonare al numero 0552280450.
La consultazione del catalogo si presenta agevole, grazie all’attenzione mostrata nella realizzazione della pagina dedicata, come la navigazione dell’intero sito, attento ai contenuti e con una veste grafica sobria e in linea con le intenzioni didattiche dell’associazione.

Una decisione del genere apre un fronte fortemente innovativo: un servizio e un punto di formazione e divulgazione dedicato interamente all’ambiente, in ogni sua accezione dedicato ad appassionati, addetti ai lavori ma anche a neofiti che per la prima volta si avvicinano alle tematiche ecologiche e naturali.
Sull’onda di questa iniziativa è auspicabile che con il tempo anche altre sedi dell’AdT organizzino un servizio di questa portata. Attualmente, la Biblioteca risulta aperta al pubblico due giorni la settimana, solo su appuntamento: il lunedì, con orario 14:00 – 19:00 e giovedì dalle 10:30 alle 15:00. Per gli amici della natura di Firenze e dintorni si tratta di un appuntamento irrinunciabile.
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venerdì 11 giugno 2010

Operazione spiagge pulite


di Eleonora Anello

Restyling d’immagine per Rosolina Mare (RO) grazie alla campagna di comunicazione ambientale che introdurrà per l’estate 2010 la raccolta differenziata dei rifiuti anche sulle spiagge. “La raccolta differenziata non va in vacanza”, progetto fortemente qualificante del litorale promosso dal Comune di Rosolina, il Consorzio smaltimento RSU, la società Ecogest Polesine e la Provincia di Rovigo, nel concreto prevede l’installazione di “Ecopunti”, mini isole ecologiche per il corretto smaltimento dei rifiuti, collocate sulla spiaggia e facilmente individuabili per mezzo di bandiere, che saranno gestiti direttamente dagli stabilimenti balneari, coinvolti attivamente nell’iniziativa sia per quanto riguarda la sensibilizzazione dei clienti che il conferimento nei bidoni posti sul lungomare. «I numerosi turisti che affollano le nostre spiagge sono stati il vero e propio nodo cruciale della nostra azione comunicativa –dichiara Giovanni Giribuola, presidente di Ecogest, la ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti- I cittadini di Rosolina, come in tutta la provincia di Rovigo, già differenziano i rifiuti nelle loro case. La novità dell’estate 2010 è quella di adottare comportamenti corretti anche in spiaggia anche da parte di chi non risiede abitualmente nella nostra cittadina».

«Le buone abitudini non si devono perdere neanche in vacanza –afferma soddisfatto l’assessore all’ambiente del comune veneto Federico Avanzi- A metà giugno partirà la seconda fase della nostra azione comunicativa che prevede più informazione per gli operatori turistici, i proprietari di seconde case e tutti i turisti in generale. Il materiale verrà distribuito in 4 lingue per dare indicazioni precise sul corretto conferimento dei rifiuti che cambia da paese a paese. Sempre per i turisti, sono previsti giochi educativi in particolar modo per i più piccoli e, in generale la presenza massiccia agli eventi estivi che si terranno in tutto il Polesine, attraverso stand informativi, un mini-spot e animazione».

Se a Rosolina sono i bagnini a prendersi cura delle spiagge, per i litorali lasciati all’incuria anche quest’anno Legambiente ha organizzato “Spiagge e fondali puliti-Clean Up the Med 2010”. Come ormai da tradizione, l’ultimo week end di maggio ha visto impegnati centinaia di volontari con il compito di liberare dai rifiuti interi tratti costieri, argini di fiumi e sponde di laghi dell’intera area mediterranea, uno dei 25 angoli di biodiversità più importanti del Pianeta. In Italia tra mozziconi, lattine e buste di plastica, sono state raccolte 50 tonnellate di rifiuti. Con il contributo di Unipol Gruppo Finanziario, Legambiente attraverso i suoi circoli locali ha distribuito 20.000 shopper in tela riutilizzabili, messi a disposizione da Coop Italia e circa 100.000 porta cicche forniti da Bic.

Da un’azione di prevenzione a un’azione di rimedio come quella promossa da Legambiente che con un gesto concreto si rivolge alle pubbliche amministrazioni affinchè investano maggiori energie per controllare e difendere il territorio da abusi e illegalità attraverso lo stanziamento di maggiori risorse per la raccolta differenziata e la promozione del turismo sostenibile. Quale campagna sensibilizzerà maggiormente i cittadini al rispetto del mare? L’annoso dilemma è sempre lo stesso: prevenire o curare?
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mercoledì 9 giugno 2010

Una spiaggia di croci per le vittime del petrolio


di Annalisa Audino

È passato più di un mese dal terribile incidente occorso in occasione dell’Earth Day alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della Transocean Ltd, gestita dalla compagnia British Petroleum e dislocata nel Golfo del Messico: una chiazza di petrolio estesa ben oltre i 160 km di fronte per 70 di ampiezza sta inghiottendo lentamente le Isole di Chandeleur, paradiso ambientale al largo della Louisiana, e non solo.
La preoccupazione per le conseguenze del disastro sta crescendo progressivamente e, oltre all’eccidio di animali, alle vittime umane e all’inquinamento marino e dell’aria, anche le coste limitrofe stanno pagando gravemente le conseguenze dell’ampliarsi della macchia.

Nella tragedia, il dato positivo è che se ne parla molto e che la popolazione mondiale è costantemente informata, attraverso telegiornali e bollettini, sulle attività di contenimento, per ora inutili: se il greggio sarà sospinto nelle paludi della Louisiana, ripulirlo sarà praticamente impossibile causando un disastro incalcolabile per le riserve naturali che l’umanità deve assolutamente conoscere. Certo è che se la Deepwater Horizon fosse esplosa nel Delta nel Niger, invece che al largo della costa della Lousiana, le potenze politiche ed economiche si sarebbero preoccupate assai meno: «Incidenti come quello da noi – ha detto al Guardian lo scrittore di etnia Ogoni Ben Ikari - accadono ogni giorno, la differenza è che nessuno ne parla».

Intanto la British Petroleum ha chiesto ufficialmente scusa per l’accaduto: attraverso un video l'amministratore delegato Tony Hayward ha chiesto perdono al mondo intero per il disastro ambientale nel Golfo del Messico e assicura che la BP si prenderà tutte le responsabilità, ripulendo anche il mare.

In ogni caso anche la popolazione civile non resta inerme a guardare: due cooperative di pescatori di gamberetti della Louisiana hanno intrapreso una class action contro i gestori della piattaforma petrolifera e hanno chiesto danni per almeno 5 miliardi di dollari.

A Grand Isle invece si è tenuto un simbolico Memorial Day per ricordare non tanto le vittime militari, ma le vittime di questo epocale disastro ambientale. Centouno croci bianche sono state alzate sulla spiaggia, segnate dai nomi delle specie uccise dal petrolio e dalle stesse attività che quelle spiagge non potranno più ospitare: delfini, trote, ostriche così come passeggiate, partite di volley e molto altro. «Vogliamo inviare un preciso messaggio – ha dichiarato Patrick Shay, 43 anni e proprietario di un ristorante locale – per spiegare che ci hanno impedito completamente di vivere e di usare il nostro mondo e le nostre risorse. È scomparso tutto. Ci hanno abbandonati».

Intanto, ogni ora, 33 mila galloni di petrolio si riversano nell’oceano, inquinando ulteriormente le spiagge e le acque del Golfo, oltre che bloccando inesorabilmente tutte le attività sulla costa.

«Se la British Petroleum non ci darà i soldi per risarcire le nostre perdite – spiega Jim King, 63 anni, storico proprietario di un campeggio e di un noleggio di kayak per la zona – ci saranno rivolte nelle strade: il turismo, il mercato immobiliare, la pesca, tutto è stato inesorabilmente arrestato e non sappiamo se mai ritornerà a funzionare. Non siamo venali, sappiamo bene che il danno ecologico è ancora più grave, ma stanno mettendo a repentaglio anche la nostra esistenza con i loro calcoli economici».

Anche lo stato della Florida ha vietato la pesca e sta soffrendo un ingente danno al mercato turistico locale, dato che tutte le zone colpite vivono grazie ai milioni di persone che ogni anno si recano in vacanza su quelle spiagge.

E chi non è stato direttamente colpito, ma conosce il pericolo che aleggia sulle piattaforme, comincia a preoccuparsi: anche se in Italia non se ne è parlato molto, una decina di piattaforme petrolifere sono in uso a poche miglia dalle nostre coste. Per ora il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto controlli urgenti e ha sospeso tutte le nuove autorizzazioni alle trivellazioni in acque italiane. Gli interessi dei colossi petroliferi sono molti specie nel Sud Italia: in Sicilia ad esempio l’interesse di Shell per il possibile nuovo giacimento petrolifero al largo delle isole Egadi (dove potrebbe trovarsi il più grande giacimento italiano) si unisce a quello per il rigassificatore che dovrebbe essere costruito nella zona industriale di Siracusa. Nell’arcipelago però si trova la Riserva marina delle Egadi, una delle più grandi d’Europa, con un patrimonio naturalistico unico.

Ci insegnerà qualcosa Deepwater Horizon?
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lunedì 7 giugno 2010

Premio AICA tra biodiversità e consigli verdi


di Silvia Musso

La VII edizione del Premio AICA è stata ospitata quest'anno dalla serata conclusiva di Cinemambiente, a Torino, ieri, domenica 6 giugno. Davanti ad un ampio e eterogeneo pubblico, Gaetano Capizzi, direttore di Cinemambiente, ha invitato sul palco Roberto Cavallo, presidente di AICA, per presentare il Premio e i suoi vincitori.
Anche quest'anno le categorie erano tre. Per “Comunicare ai cittadini, fa bene all'ambiente”, dedicato al tema della biodiversità, è stato premiato il Movimento Terra Madre, fondato da Carlin Petrini. Ampio evento mediatico, Terra Madre riesce, ormai da diversi anni, a comunicare il valore della biodiversità a tutti i livelli, scientifico, ambientale e culturale.
Il Premio è stato consegnato da Roberto Tricarico, assessore all’ambiente della Città di Torino, a Eric Vassallo, governatore Slow Food Piemonte e Valle d'Aosta, che così ha commentato: Terra Madre è un vero e proprio movimento, non un semplice evento legato ad un unico periodo dell’anno. Contadini e persone che fanno parte di questa rete, in tutto il mondo, si dedicano quotidianamente alla cura delle loro coltivazioni e della biodiversità per consegnare alle generazioni future un patrimonio ambientale integro e non depauperato.

Il Premio per la categoria Comunicare il Protocollo di Kyoto è andato invece a Andy Hobsbawm, fondatore insieme a Naresh Ramchandani del movimento “Do the Green Thing”, il cui obiettivo è diffondere utili consigli per sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche governi e imprese affinché perseguano scelte innovative, scelte verdi. Hobsbawm ha partecipato alla premiazione in video conferenza. Lieto del riconoscimento, ha ringraziato e specificato come la diffusione di messaggi verdi debba essere creativa, stimolante, debba servirsi di vari canali e linguaggi. La comunicazione ambientale deve essere sexi per attirare quante più persone possibile in modo che condurre una vita sostenibile non venga percepito come un’imposizione, ma diventi un desiderio profondo. La connessione via skype, strumento che insieme alle distanze abbatte anche le emissioni di CO2, che riscosse il gradimento del pubblico nella scorsa edizione del Premio, è stato nuovamente riproposto.

Il terzo premio, infine, quello alla Carriera dedicato a Beppe Comin, uno dei precursori della comunicazione ambientale in Italia, è andato a Enzo Bianchi. Il priore del Monastero di Bose, impegnato altrove, si è detto molto rammaricato della sua assenza, ma ha dato la sua disponibilità per organizzare un altro incontro, che sarà sicuramente una bellissima occasione di riflessione sulla relazione tra religione e spiritualità da un lato e rispetto per l'ambiente dall'altro.
In attesa di poter ascoltare dal vivo le parole di Bianchi, riportiamo questa citazione che è insieme una dichiarazione d'amore per l'ambiente e un monito ad aver cura dei frutti della terra: Piantare una vite è come fare un matrimonio con la terra, è un gesto di grande speranza, che non a caso la Bibbia pone come primo gesto compiuto da Noè dopo il diluvio. Significa stipulare un'alleanza con un pezzo di terra, affermare che lì, in quel posto preciso, si vuole dimorare, che ci si prende il tempo per di attendere i frutti del proprio lavoro: coltura e cultura, quella della vigna è una sorta di patto nuziale tra l'uomo e la natura (Il pane di ieri, Einaudi, 2008: 48-49).
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giovedì 3 giugno 2010

1 milione di firme per l’acqua pubblica


di Annalisa Audino

L’acqua è di tutti. Sembra essere questo il messaggio di tutti coloro che hanno partecipato attivamente alla raccolta firme per poter indire il referendum per decidere se l’acqua dovrà passare sotto una gestione privatizzata o potrà restare un bene pubblico. La campagna referendaria, organizzata dal Forum italiano per i movimenti dell’acqua, è stata portata avanti da numerosissimi attivisti che hanno inscenato vere e proprie dimostrazioni, oltre a presenziare in tutte le città con banchetti e stand informativi. Lo scopo è abrogare il decreto Ronchi del novembre 2009 e le norme approvate dal governo Prodi che andavano nella stessa direzione, ossia verso la totale privatizzazione del servizio idrico italiano.

«La campagna referendaria che ha preso il via il 25 aprile scorso - ha spiegato Paolo Carsetti della segreteria del Forum- ha ottenuto un successo inaspettato. Sicuramente molto è stato fatto in tutti questi anni dai vari comitati sparsi su tutto il territorio che hanno saputo creare sensibilità e attenzione nell’opinione pubblica intorno a questo tema».

Tra tutte le iniziative organizzate, alcune veramente molto stravaganti, Carsetti ritiene che non ce ne sia stata una particolarmente efficace: «A mio parere non c’è stata una particolare iniziativa che ci ha permesso di raggiungere risultati eclatanti: è l’argomento su cui si incentra la campagna che fa presa sulla gente e il nostro personale successo viene dalla nostra trasversalità visto che non abbiamo alcun partito politico di riferimento».

Sono tante le iniziative che hanno portato alla raccolta delle firme. In particolare il Forum ha sfruttato alcune delle più importanti manifestazioni e la loro vetrina mediatica per arrivare nelle case della gente: dopo la partecipazione alla Marcia della pace Perugia-Assisi di metà maggio, i membri hanno inaugurato il loro Giro d’Italia, posizionandosi lungo le tappe della competizione ciclistica. Ma non solo. Il comitato di Udine è salito fin sulla vetta del Monte Zoncolan e a quota 1.800m i cittadini hanno allestito striscioni e banchetti raggiungendo, in meno di un mese, ben 7500 firme solo per la regione Friuli Venezia Giulia.

In provincia di Cesena hanno invece partecipato anche i bar: per un giorno hanno deciso di regalare a ogni firmatario un bicchiere di granita, aiutando così l’Emilia Romagna a raggiungere, in meno di 4 settimane, ben 35mila firme.

In Campania sono state raccolte 30mila firme: un risultato che gli enti locali e tanto meno la politica non hanno potuto fare a meno di notare. Ed è per questo che la giunta Iervolino ha approvato, per la prima volta in Italia, una delibera che stabilisce il "minimo vitale garantito" per il consumo idrico: per 40.000 famiglie napoletane che vivono ai limiti della miseria sarà operativa, già dalle prossime bollette, una fornitura gratuita di 250 litri giornalieri di acqua, pari a 41,32 euro l'anno.

La prima della classe è stata però la Liguria, in particolare la provincia di Savona. Non solo la provincia ha pedalato in occasione della 24 ore Mountain Bike a Finale Ligure, ma dopo sole 4 settimane le firme raccolte erano già 20 mila, ottenendo, per restare sempre in tema ciclistico, una simpatica maglietta rosa come premio per essersi distinta nell’impegno per la causa.

«E’ nata una forma solidaristica di reciproco aiuto, - ha concluso Carsetti - che senza alcun mezzo economico è partita dal basso e ha mobilitato le coscienze dei cittadini. Sinceramente credevamo di fare molta più fatica nel raccogliere le firme necessarie per poter proporre il referendum e invece rischiamo di riuscire davvero a raddoppiare l’obiettivo iniziale che ci eravamo prefissi raggiungendo il milione di firme».

In programma vi sono ancora tante iniziative. Sabato 5 giugno a Chioggia (VE), «Durante le nozze di Cristina e Alessandro – spiegano i membri del Forum - verrà allestito un banchetto per la raccolta firme di tutti i partecipanti ad alcuni dei quali sarà poi chiesto di indossare le magliette della campagna "L'acqua non si vende"». Nel weekend tra il 12 e il 13 giugno e durante il fine settimana successivo invece, il Forum lancerà "H2ora": giornate di musica, arte e cultura organizzate dai comitati territoriali.
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martedì 1 giugno 2010

“Ciclo” fa rima con “eco”... turismo


di Anna de Polo

Se non avete ancora deciso come trascorrere le ferie, perché non pensare a una vacanza in bicicletta? Fare movimento all’aria aperta, assaporando il paesaggio e riscoprendo il gusto di spostarsi lentamente può essere una soluzione salutare e divertente, che sta diventando sempre più in voga e alla portata di tutti, anche di quelli meno allenati. Si moltiplicano infatti le opportunità di utilizzare le due ruote anche per chi non è propriamente uno sportivo e non ha trascorso l’inverno a fare spinning: la soluzione si chiama “PEDELEC” (Pedal Electric Cycle) ed è una bicicletta con supporto alla pedalata che consente di affrontare salite e lunghi percorsi con minore sforzo ma senza rinunciare all’esercizio fisico. Per orientarsi nel mare magnum di proposte e opportunità, dalla metà di aprile l’associazione francese senza fini di lucro Extraenergy ha messo in rete la piattaforma internet “Tourisme & velos à assistance electrique” (Turismo e biciclette elettriche), un’interfaccia tra progettisti, produttori e clienti/utenti che, a livello europeo, si propone di centralizzare tutte le offerte esistenti in materia e fornire al pubblico una migliore visibilità del mercato.

Il cicloturismo, già molto diffuso in alcuni paesi europei come Olanda e Germania, negli ultimi anni sta prendendo piede anche in Italia, dove però manca una politica ciclistica omogenea su tutto il territorio, come ha spiegato in un’intervista ad Autoambiente Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). «Continuiamo a chiedere l’istituzione del Servizio nazionale della bicicletta presso il Ministero dell’Ambiente, una struttura che sia in grado di coordinare, incentivare e promuovere le iniziative in modo uniforme sul territorio. Un’opzione adottata con successo all’estero che potrebbe assolvere numerose finalità, dalla promozione di campagne educative a favore della bici alla diffusione delle buone pratiche locali, dal supporto agli enti locali nella realizzazione dei piani regionali di percorsi ciclabili alla loro integrazione nella rete nazionale».

Le proposte della Fiab, emerse durante la XXI Assemblea nazionale dell’associazione, svoltasi a Palermo dal 16 al 18 aprile, vanno dal progetto della Ciclopista del Sole, un itinerario ciclistico che attraversa lo stivale dal Brennero alla Sicilia, alla guida Albergabici che, insieme al sito Bicitalia, fornisce tutte le informazioni utili per chi viaggia per l’Italia pedalando. Un’altra iniziativa interessante e suggestiva è il recupero delle antiche vie ferrate dismesse, da riconvertire in percorsi ciclabili (greenways). Un ottimo esempio ci viene dalla Liguria, dove sono stati ultimati i primi 24 chilometri di quella che sarà la prima greenway italiana a picco sul mare, una pista ciclopedonale che congiunge San Lorenzo al mare a Sanremo, in un percorso di piccoli borghi e siti naturali di notevole bellezza. Per chi volesse affittare una bicicletta, anche elettrica, sono disponibili sei punti di noleggio lungo la pista (www.nolobici.it). Alcuni paesi europei sono già molto avanti nel recupero delle linee ferroviarie dismesse: in Spagna negli anni ’90 è stato avviato il programma Vìas Verdes, che ha portato alla riconversione di 1700 chilometri di strade ferrate in disuso in greenways. Anche in Olanda, dove tradizionalmente la cultura delle due ruote è molto radicata, si sono sviluppati centinaia di chilometri di piste ciclabili, molti dei quali su vecchie linee ferroviarie. Per chi fosse interessato a esplorare l’Europa in bicicletta sono moltissime le offerte per la prossima estate: tour di gruppo con accompagnatore (si dorme in cabina) da Amsterdam alla belga Bruges, tra mulini, dighe e canali (www.girolibero.it), o itinerari lungo le sponde austriache del Danubio, mentre i bagagli viaggiano per conto loro tra i diversi hotel dove si passa la sera (www.funactive.info).

Insomma, il cicloturismo ama comunicare attraverso il web e sembra davvero che per gli interessati alla nuova tendenza del 2010 non ci sia che l’imbarazzo della scelta!
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