venerdì 30 aprile 2010

Cinemambiente: al via la tredicesima edizione


di Annalisa Audino

Si terrà dal 1 al 6 giugno il primo e più importante festival dedicato alle tematiche ambientali: CinemAmbiente, diretto da Gaetano Capizzi e organizzato con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, è arrivato alla sua tredicesima edizione e, per l'edizione 2010, si sposta dall’autunno alla primavera per collegarsi ad un importante evento internazionale di sensibilizzazione sui temi dell’ecologia e della sostenibilità, la Giornata Internazionale dell'Ambiente che si terrà il 5 giugno.
La rassegna ha come obiettivo principale la crescita, attraverso il cinema, della cultura dell'ambiente: proiezioni cinematografiche, dibattiti, mostre, iniziative d'arte, incontri, presentazioni di libri e molti altri appuntamenti intendono comunicare l'eclettismo dell'ambiente e soprattutto il nostro ruolo di attori per la sua salvaguardia. Due eventi, in particolare, dimostreranno quest'anno il carattere internazionale del festival: le proiezioni di No Impact Man, il film, in anteprima italiana, che racconta l'esperimento di Colin Beavan e della sua famiglia che per un anno hanno vissuto ad impatto zero, e The Cove, vincitore dell'Oscar 2010 come miglior documentario, sul grave pericolo di estinzione dei delfini.

Interessanti saranno in ogni caso tutte le proiezioni del festival. Il Concorso Internazionale Documentari è composto da una decina di titoli, tra cui The End of the line di Rupert Murray, un documento bruciante sul rischio di estinzione di moltissime specie di pesci, diventato un caso in Inghilterra; il vincitore dell’Al Gore Reel Current Award Garbage Dreams di Mai Iskander, sui “garbage people” che al Cairo raccolgono circa tre tonnellate di materiale di scarto al giorno e vivono in una bidonville di rifiuti; Big river man di John Maringouin, vincitore del Sundance 2009, riguardo la traversata del Rio delle Amazzoni a nuoto di Martin Strel, detto “uomo pesce” dagli indios, eroe e show man in Slovenia.

Al carattere internazionale del festival, si affianca l'attenzione verso l'Italia, con i suoi casi negativi di deturpamento dell'ambiente, ma anche di esperienze positive nate per lo più dal basso. Il Concorso Documentari Italiani racconterà alcuni casi, come ad esempio, Le White di Simona Risi, sull'amianto delle case bianche di Rogoredo a Milano, e Gente d'Alpe di Giovanna Poldi Allai, Sandro Nardi, Filippo Lilloni, che racconta invece un luogo in cui il rapporto uomo/natura è ancora molto forte, il cui protagonista è il musicista Lindo Ferretti.

Ai tre concorsi si affianca la sezione Panorama: approfondimenti tematici che affrontano alcuni degli argomenti cardine del festival, come il Focus sulla biodiversità, il Focus Verde Urbano (nel cui ambito viene presentato The Garden, che racconta del community garden più grande di tutti gli Stati Uniti) e Ambient/azioni, che ospiterà la proiezione di Logorama, vincitore dell'Oscar 2010 come miglior cortometraggio di animazione.

Inevitabile infine il collegamento con le piazze, che verranno coinvolte da diverse iniziative in occasione della Giornata Internazionale dell'Ambiente, tra cui il 5 giugno il Park(ing) Day, il 6 giugno il Bike Pride e il raduno nazionale sulla guerrila gardens, oltre ai momenti di dibattito degli aperitivi letterari.

La redazione di Envi è inoltre lieta di evidenziare come quest’anno all’interno di Cinemambiente sarà anche organizzato l’annuale Premio AICA arrivato alla sua VII edizione.
Il Premio AICA intende, ormai dal 2004, premiare chi, attraverso campagne di comunicazione, porta all’attenzione dei cittadini i problemi ambientali, contribuendo alla creazione di una coscienza e di una cultura ambientale.
Il Premio è suddiviso in tre categorie: “Comunicare ai cittadini fa bene all'ambiente”, il Premio Speciale “Comunicare il Protocollo di Kyoto” ed il Premio alla Carriera “Beppe Comin”. La prima categoria verte ogni anno su un tema specifico che quest’anno sarà “Comunicare la biodiversità”. La Cerimonia di Premiazione avrà luogo il 6 giugno alle ore 21.00.
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giovedì 29 aprile 2010

Fare strada alla civiltà


di Annalisa Audino

Il bollettino ufficiale fa impressione: ogni anno sulle strade italiane vengono uccise 1000 persone tra ciclisti e pedoni di cui il 30% perde la vita mentre attraversa la strada sulle strisce, più di 20.000 sono i feriti e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni. E la cosa più assurda è che tutte queste tragedie sarebbero evitabili con il semplice rispetto delle regole da parte di chi guida (e talvolta di chi cammina). Proprio per richiamare l’attenzione sui diritti violati dei cosiddetti “utenti deboli” della strada è iniziata il 15 aprile la campagna nazionale “Siamo tutti pedoni”. Partecipano all’iniziativa Venezia, Bari, Bologna, Cosenza, Genova, Palermo, Roma, Monza, Napoli, Pisa, Trieste, Palermo, Barletta, Verona e tante altre città.

La campagna comunicativa e le iniziative ad essa collegate si svolgono a ridosso delle strisce pedonali dove agli automobilisti in attesa del verde viene consegnato un libretto con vignette e messaggi di personaggi che invitano a guidare mettendo al primo posto la sicurezza, dei pedoni in primo luogo, ma non solo. Nell’opuscolo, consegnato da operatori con cappellini e magliette dedicati all’iniziativa, si sorride e si riflette con le vignette di Giannelli, Vauro, Giuliano, Staino, Pillinini, Rebori, Maramotti, Minoggio, Gomboli e Zaniboni. E così, tra l’immagine di Dante che attraversa “l’Inferno” di una via trafficata e Cappuccetto Rosso che viene esortata a passare attraverso il bosco e non per la strada perché “al massimo incontra il lupo”, si riflette sulle difficoltà di chi per muoversi utilizza il più antico mezzo di trasporto: i piedi.

Numerosi sono anche i volti noti di personaggi reali o immaginari la cui immagine è associata a messaggi di prudenza: tra questi Eva Kant spiega a Diabolik che fuori dalla macchina è “un pedone come gli altri”, Licia Colò ci ricorda che l’uomo è un “pedone per natura” e Piero Angela recita “Quando guidi ricorda che anche tu sei un pedone”. Massimo Gramellini esorta infine a portare “l’aria d’Europa sulle strade italiane” e ricorda che “Nei paesi civili il pedone è sacro”. Tra i personaggi coinvolti vi sono anche lo scrittore Carlo Lucarelli, il comico Vito, l’inviata di Striscia la notizia Cristina Gabetti, gli attori Lucio Allocca e Germano Bellavia (i vigili urbani Otello e Guido nella soap opera “Un posto al sole”), Franco Taggi dell’Istituto Superiore di Sanità e il filosofo Duccio Demetrio. Tutti insieme elogiano l’arte del camminare, un’abitudine che fa bene alla salute delle persone e della Terra perché, tra l’altro, il pedone non inquina e non spreca energia.

La campagna “Siamo tutti pedoni” è partita il 15 aprile e durerà fino al 31 maggio. Si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa da CGIL, CISL, UIL Pensionati, Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza dell’Emilia Romagna, Antartide e da numerose amministrazioni locali, aziende sanitarie e associazioni.

In occasione della terza edizione si terranno anche molte attività collaterali nelle piazze delle città aderenti, tra cui laboratori per bambini ed una mostra, “Siamo tutti pedoni”, di 40 pannelli in forex il cui filo conduttore è la satira e l'ironia, nella convinzione che far sorridere può essere molto efficace per far riflettere. Le vignette come delle frecce, possono colpire per la loro semplicità e immediatezza il cuore e la mente delle persone più di tante parole. La mostra presenta oltre alle vignette anche illustrazioni, fotografie con personaggi associati a messaggi, pannelli con testi scientifici e divulgativi, brani letterari dedicati al camminare e le istruzioni per essere dei "bravi pedoni".

La manifestazione quindi, così come la mostra, vuole offrire un'occasione per riflettere sulle tragedie che coinvolgono i pedoni e, più in generale, della loro vita difficile in città dove regnano quasi sovrane le automobili. Nello stesso tempo vuole diffondere una maggiore consapevolezza sulla possibilità di creare in Italia, al pari di altri paesi europei, un clima culturale e condizioni strutturali adeguate a far crescere la sicurezza e il piacere della mobilità pedonale. L'obiettivo è di costruire un circolo virtuoso che tenga insieme tanti attori sociali e istituzionali: dalle scuole ai sindacati pensionati, dai Comuni alle associazioni.
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mercoledì 28 aprile 2010

Rinasce lo spot di Conai

di Eleonora Anello



Informare il cittadino perchè la raccolta differenziata dipende dai suoi comportamenti. Questo l’obiettivo della campagna rilanciata da Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) “Da cosa rinasce cosa”, claim pubblicitario che si rifà alla nota legge di Lavoisier, per cui nulla si crea, nulla si distrugge: cambia semplicemente la sua forma.

In onda per la prima volta nel 2009, in occasione della Settimana Nazionale del riciclo (13-18 novembre), innovativo Web & street event diretto da Conai, in cui azioni sul territorio in alcune città italiane si sono coniugate a una forte presenza sul web, il successo e la popolarità di questo commercial l’hanno fatto tornare sul piccolo schermo.Così da questo 11 aprile e per 3 settimane ritorna on air uno spot ormai familiare, riconoscibile fin dal suo jingle che veicola un messaggio forte e positivo. Grazie alla sua coralità e al casting oltrechè variegato, espressivo e comunicativo, lo spot è ambientato nella nursery del “Reparto rinascite” in cui le infermiere non accudiscono i nuovi nati bensì i “ri-nati”: caffettiere, attaccapanni, portafiori, che hanno visto la luce grazie al materiale riciclato. Ecco in modo semplice spiegata l’importanza del riciclo. E sembra che gli Italiani non se lo siano fatto sfuggire.

Proprio in questi giorni Conai, da anni socio Aica, ha reso pubblico il suo bilancio annuale. Nonostante il periodo di forte crisi che ha visto aumentare i costi e diminuire i ricavi per il Consorzio e che ha ridotto i consumi degli individui; la volontà e il numero di imballaggi destinati ai bidoni della raccolta differenziata sono aumentati. «Nel bilancio 2009 il recupero complessivo, risultato della somma dei rifiuti di imballaggio avviati a riciclo e recupero energetico, raggiunge il 72,3% dell’immesso al consumo – dichiara l’ufficio stampa di CONAI- L’equivalente a 7.762.000 tonnellate recuperate su 10.742.000. Il sistema Conai, anche in presenza di una congiuntura economica negativa, ha registrato una crescita del recupero complessivo di + 3,75 punti percentuali rispetto all’anno precedente».

L’aumento dei rifiuti destinati al riciclo ha interessato tutte le aree d’Italia ed è più evidente al Sud, anche se il gap tra settentrione e meridione, in termini di risultati quantitativi pro capite, permane ed è ancora significativo (al Nord vengono raccolti e avviati a riciclo 89 Kg di rifiuti per abitante all’anno, mentre al Centro 52 Kg e al Sud 37 kg per abitante). «Nel 2009 Conai ha confermato di essere un sistema efficiente – afferma il Presidente Piero Perronproprio perché, anche in presenza di uno scenario critico, è riuscito a raggiungere i propri obiettivi. Il suo ruolo, infatti, è stato determinante nel sostenere le attività di riciclo a livello nazionale, assicurando il regolare ritiro e l’avvio a riciclo di tutti i rifiuti di imballaggio conferiti dai Comuni nell’ambito dell’accordo ANCI-CONAI, e, con esso, i risultati di recupero complessivo dei sei materiali di imballaggio».

Il rilancio della campagna, coerentemente con il compito istituzionale del consorzio, mira a promuovere la cultura del riciclo e a focalizzare l’attenzione dei cittadini proprio su questo tema e sui risultati ad oggi conseguiti.
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martedì 27 aprile 2010

Io riciclo con affetto anche a Ravenna


di Annalisa Audino

Avete presente quella brutta sensazione, quando bisogna buttare qualcosa che è stato caro, ma ormai ha terminato la sua “carriera”? Si resta lì, a fissarlo venti volte, a chiedersi “lo butto o non lo butto? Mi servirà o non mi servirà?” finché alcuni si ostinano a riporlo in un cassetto o in un armadio, sostenendo che potrebbe tornare utile o solo perchè è un ricordo, altri, più coraggiosi o forse meno romantici, lo portano in discarica o lo mettono tra la spazzatura. Ebbene, il progetto RCA, Rifiuto con Affetto, ha trovato la soluzione rimettendo in circolazione gli oggetti destinati alla discarica, ma ancora in buono stato. Così ciò che è diventato inutile per una persona diventa utile per un’altra e non sembrerà di disfarsene veramente.

RCA stimola una riflessione sullo spreco e sul gesto quotidiano del “gettare nella spazzatura”, mettendo in evidenza l’importanza di un “rifiuto” critico e consapevole. Il progetto funziona grazie ad appositi cassonetti dotati di ante scorrevoli trasparenti e di interni suddivisi in mensole, che permettono di posizionare al loro interno gli oggetti “rifiutati con affetto”. Attingendo dall’idea di vetrina, si vuole creare una nuova relazione tra l’interno e l’esterno del cassonetto: l’azione del “buttar via” e quella del “rovistare” si trasformano in un “lascia e prendi”. Il cassonetto diventa così punto di scambio per oggetti che riacquistano utilità, oltre che occasione di incontro e condivisione tra persone. I cassonetti sono infatti posizionati per le strade e negli spazi pubblici (biblioteche, scuole, centri di aggregazione, ecc…): le città che hanno aderito al progetto sono Venezia (capofila del progetto nel 2007), Rovereto, Mestre, Matelica e Rivignano e proprio in questi giorni Ravenna.

Nella cittadina emiliana verranno infatti posizionati 5 cassonetti Rca, tre dei quali all’interno di strutture scolastiche che si sono rese disponibili alla sperimentazione e che consentiranno di accompagnare la pratica dello scambio ad un approccio didattico e formativo: la scuola primaria Giuseppe Garibaldi, la scuola secondaria di primo grado Mario Montanari e l’Istituto Tecnico Statale Commerciale G. Ginanni. Gli altri due cassonetti saranno a disposizione della cittadinanza e collocati all’Ufficio Clienti di Hera Ravenna (in via Rome Nord) e nella sede di CittA@attiva (in via Carducci 14). Quest’ultimo cassonetto sarà inoltre utilizzato nelle varie iniziative ambientali per veicolare una più incisiva campagna comunicativa sulla necessità di ridurre la produzione dei rifiuti e di recuperare i materiali e gli oggetti quale misura utile al rallentamento del consumo di risorse. L’iniziativa si avvale del contributo finanziario della Regione Emilia Romagna finalizzato ad azioni di sensibilizzazione all’ecologia e alla sostenibilità.

«Lo scopo della campagna "Rifiuto con affetto" è promuovere la cultura della raccolta differenziata, facendo leva, sul piano della comunicazione, sulla frase "Mi dispiace buttarlo via..." –dichiara l’ufficio stampa del Comune di Ravenna- Il progetto si propone di indagare le potenzialità del linguaggio dell'arte nel quotidiano, esplorando i confini tra spazio pubblico e privato, tra collettività e individuo».

Moltissime sono le persone entusiaste dell’iniziativa: incoraggiando i cittadini alla pratica del riuso e del riutilizzo, RCA agisce in pieno rispetto delle quattro priorità, introdotte nel 1997 dal Decreto Ronchi, oggi sintetizzate nella "Politica delle 4 R" (Riduzione della quantità dei rifiuti prodotti; Riutilizzo dei materiali post-utilizzo; Riciclaggio dei materiali post-utilizzo; Recupero energetico a partire dai rifiuti). Enti, istituzioni, associazioni, aziende o semplici cittadini possono attivare Rifiuto Con Affetto scrivendo a info@rifiutoconaffetto.it.

Provateci anche voi!
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venerdì 23 aprile 2010

Mille modi per dire biodiversità


di Anna de Polo

Che cosa s’intende per “biodiversità”? Se a questa domanda non sapreste rispondere se non con uno sconnesso balbettìo, niente paura! Siete in buona compagnia. Pare infatti che i cittadini europei abbiano poche idee e confuse quando si parla di biodiversità. Da un sondaggio dell’Eurobarometro sull’“Atteggiamento nei confronti della biodiversità” risulta appunto che solo il 38% degli intervistati conosce il significato di questo termine, mentre il 28% dichiara di averlo già sentito ma di ignorarne il significato. La maggioranza inoltre ritiene che l’impoverimento della biodiversità sia un problema grave, ma pensa che non risentirà direttamente di questa perdita. Dai risultati del sondaggio è perciò emersa la necessità di informare i cittadini europei su questo tema e dare loro la percezione che la conservazione della biodiversità non si traduce soltanto nella difesa di qualche rara specie esotica in via di estinzione, ma anche in azioni che hanno ripercussioni dirette sulla loro vita quotidiana.

A questo scopo la Commisione Europea ha varato una campagna di sensibilizzazione il cui slogan è “We are all in this together” (“Siamo tutti coinvolti”). Lo scopo principale della campagna, che coincide con la decisione dell’ONU di dichiarare il 2010 “Anno internazionale della biodiversità”, è quello di informare i cittadini sulle potenziali conseguenze che la perdita di biodiversità ha sulla loro vita e su come ciascuno di essi può agire in prima persona per impedire questo degrado. Sarà importante, quindi, mettere in luce soprattutto quegli aspetti della biodiversità che interessano direttamente la gente, fra i quali spicca quello della diversità agroalimentare, cioè la ricchezza e la varietà di piante ed animali di cui ci nutriamo. Il direttore generale di Biodiversity International, Emile Frison, ha dichiarato: «E’ necessario che nel discorso sulla tutela e la conservazione della biodiversità non si dimentichi il ruolo fondamentale che la biodiversità agraria ha nel garantire la salute e la sicurezza alimentare delle popolazioni».

Promotore dell’importanza della diversità in campo alimentare è Diversity for Life, che organizzerà dal 19 al 23 maggio a Roma, presso l’Auditorium della Musica, la “Settimana della Biodiversità”. Accademici, scienziati, economisti, scrittori, cuochi e artisti si riuniranno per informare l’opinione pubblica sul ruolo che la diversità agraria svolge nel migliorare la salute, nel combattere la malnutrizione, nell’adattarsi ai cambiamenti climatici e nel rafforzare tradizioni ed identità locali. Le attività della Settimana comprendono conferenze, tavole rotonde, caffè della scienza, festival di documentari, mostre fotografiche, exhibit interattivi, concerti e laboratori per ragazzi. In occasione di questo evento sarà premiato il vincitore della Seconda Edizione del Concorso “Celebriamo i Custodi della Diversità nel Mediterraneo”, che intende dare un riconoscimento al contributo di singoli agricoltori, scienziati, attivisti e altri per la conservazione della biodiversità nel Mediterraneo.

La biodiversità è la diversità della vita, in tutte le sue forme e a tutti i livelli di organizzazione (da quello genetico a quello ecosistemico). La varietà delle forme di vita costituisce una ricchezza per il pianeta e i suoi abitanti, presenti e futuri, in quanto rappresenta il modo in cui la natura “diversifica i propri investimenti”, mettendosi al riparo da cambiamenti climatici, epidemie, malattie etc. E’ quindi un patrimonio da preservare per il benessere nostro, dei nostri figli e del nostro pianeta.
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giovedì 22 aprile 2010

Differenziare in linea con i valori dell’Earth Day


di Paolo Ghiga

Il 22 aprile del 1970 si celebrò il primo Earth Day, la Giornata mondiale della Terra, ad opera del senatore democratico Gaylord Nelson che invitò l’opinione pubblica alla tutela dell’ambiente mettendola di fronte ai disastri ecologici perpetrati dall’uomo. Quel giorno di aprile risposero all’appello 20 milioni di persone.

Il principio di fondo dell’Earth Day interessa e nobilita ognuno di noi: tutti, imprescindibilmente dalle nostre origini, abbiamo diritto ad un ambiente sano, sostenibile e rinnovabile, e dobbiamo prodigarci affinchè continui ad essere così. Questa ricorrenza che le Nazioni Unite celebrano ogni 22 aprile è riconosciuta da 175 nazioni. Il portato educativo e culturale della manifestazione consiste in progetti e suggerimenti per tentare di eliminare o contenere gli effetti nefasti dell’attività umana: la conservazione delle energie naturali non rinnovabili come petrolio, gas fossili, la condanna dell’utilizzo di prodotti chimici dannosi, la difesa degli habitat e degli ecosistemi, quali foreste pluviali e boschi umidi, fondamentali per la vita sulla Terra e la protezione delle specie minacciate e in via d’estinzione. Grande interesse, infine, desta da sempre il problema dei rifiuti.

Proprio in occasione dell’Earth Day 2010, New York applicherà le nuove leggi per il riciclaggio della spazzatura, aggiornandole dopo ben 20 anni. The Big Apple si appresta a schierare nelle strade una pletora di bidoni, mentre il sistema di raccolta presenterà alcune varianti: gli edifici residenziali dovranno obbligatoriamente separare i rifiuti; nelle palazzine multifamiliari con ascensore sarà possibile invece, ad ogni piano, differenziare carta, cartone, vetro e plastica. Nel caso dei brownstones, gli edifici senza ascensore, la differenziata si effettuerà in piccoli bidoni in plastica a livello strada di proprietà dell’immobile. Ulteriore variante sarà la presenza di contenitori destinati alla raccolta degli abiti usati e degli stracci, pari al 10 % circa dei rifiuti totali prodotti, solitamente raccolti insieme al resto.

Gli sforzi, oltre al contenimento dei costi, sono rivolti alla riduzione della massa finale di spazzatura. Ma non è finita qui: verranno riciclati i materiali tossici ed introdotta una norma che obbliga i rivenditori di vernici a ritirare le confezioni essiccate e quelle non più utilizzabili per raccoglierle separatamente. L’assessore comunale della giunta Bloomberg, attuale sindaco di New York, Christine Quinn, afferma che il costo dell’operazione sarà pari a zero. Il risparmio nel dover rimuovere un quantitativo inferiore di rifiuti (pari a 8000 tonnellate in meno di plastica, equivalenti alla produzione di spazzatura di 10mila abitanti) porterà al pareggio. Le perplessità circa questo nuovo corso giungono però dagli edifici commerciali (ad es. le sedi delle testate giornalistiche americane ed internazionali). Qui la differenziata non è contemplata e gli addetti alla pulizia raccolgono tutto senza distinzioni. Il motivo? Il New York City Department of Sanitation non è preposto alla raccolta dei rifiuti nei grattacieli; ognuno di essi deve affidarsi a società private che, teoricamente, devono riciclare. Più conveniente, dunque, pagare una multa piuttosto che differenziare.

Da non perdere l’internet action denominata Green Generation Campaign, secondo il sito ufficiale dell’Earth Day Network, l’unica a livello mondiale, partita durante la scorsa edizione. Pensata dal blogger Simone Zuin e condotta da alcuni giovani dislocati sul territorio nazionale in stretto contatto tra loro, l’iniziativa di sensibilizzazione mira alla realizzazione di un futuro basato sullo sfruttamento delle energie rinnovabili che ci permetta di affrancarci dai combustibili fossili, attraverso un impegno ad personam per un consumo responsabile e sostenibile e per la diffusione di una’economia più verde . Se volete partecipare anche voi non vi resta che visitare questi siti: http://www.decrescita.com/terra e la pagina Facebook oppure scrivere al seguente indirizzo di posta: giornatamondiale@decrescita.com.
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mercoledì 21 aprile 2010

Somari da promuovere


di Eleonora Anello

Un’esperienza diversa dal classico giro in giostra. Si presenta così ai bambini che corrono sul lungomare di Finale Ligure (Savona) l’iniziativa promossa dall’ dall’AIVAM (Associazione Italiana per la Valorizzazione dell’Asino e del Mulo) con sede a Giaveno (TO) che da dieci anni lotta per far sì che asini e muli non vengano dimenticati e non scompaiano da campagne e montagne, inventandone nuovi utilizzi e diffondendone la cultura e la storia.

Quando incontriamo Aldo Vico, insegnante in pensione, fondatore e coordinatore dell’AIVAM, una bimba lo sta aspettando pazientemente per consegnargli un disegno che la raffigura mentre cavalca Grigina, una mula che nel 1990 dopo aver partecipato al Palio d’Alba era destinata al macello.

Aldo cammina instancabilmente avanti e indietro per far interagire i bambini con animali per molti mai avvicinati o accarezzati, e lo fa in un modo molto simile ai suoi quadrupedi, in modo lento e implacabile, passo dopo passo, zoccolo dopo zoccolo. Una volta aspettato il proprio turno, i bambini vengono sistemati sull’animale quasi come fosse un cerimoniale: prima Aldo racconta loro qualche curiosità legata agli asinelli, poi con cura viene scelto il casco più idoneo e, infine, si è pronti per montare in groppa.

Signor Vico, quali sono le attività di AIVAM?
«La rusticità eccezionale, la resistenza alla fatica e la frugalità di questi equini cosiddetti "minori", ne fanno dei compagni ideali per l'escursionismo d'alta montagna e mezzi insostituibili per il trasporto in quota di materiali di ogni genere come viveri, attrezzature da campo, sportive (canoe, mountain bike) oppure cinematografiche. In questo periodo stiamo collaborando con una ditta edile che sta costruendo una villetta in un luogo non raggiungibile dai mezzi pesanti sulla costa ligure. Oggi gli asini si trovano ai margini della società a causa della moderna meccanicizzazione e di modelli culturali che prediligono velocità, immediatezza e poca attenzione all’ambiente, al contrario l’asino è lento riflessivo e sicuramente ecologico nel suo esistere e lavorare e noi lo “rilanciamo” proprio per questo».

La comunicazione della vostra associazione quindi ha fini educativi, serve a farvi conoscere ma soprattutto per finanziare la sopravvivenza degli animali che salvaguardate. Con quali mezzi fate promozione, oltre ai giri turistici a Finale?
«I nostri animali hanno bisogno di cure quotidiane, di nutrimento, di spazi ampi in cui vivere e di ricovero. Per poterci finanziare curiamo un sito, cerchiamo di allargare il numero dei nostri soci, un centinaio in tutta Italia, e da anni facciamo didattica nelle scuole. Dopo un primo intervento da parte degli insegnanti competenti, arriviamo dai ragazzi delle scuole medie ed elementari con gli asini di modo che li possano vedere da vicino. Diamo ulteriori informazioni circa le peculiarità di questi particolari equini, facciamo fare un giro a ciascun alunno e commentiamo la nostra mostra fotografica, realizzata in collaborazione con il comune di Giaveno e la Regione Piemonte, composta da 23 pannelli 70x100. Le fotografie si suddividono in due filoni ben distinti: uno storico civile, dagli albori ai giorni nostri, l’altro militare».

Due bimbe continuano a strappare erba dalle aiuole del viale per nutrire le mule. Forse è ora che ci allontaniamo. Le marcie, monotone e inesorabili, possono riprendere!
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martedì 20 aprile 2010

Gli alberi crescono sui palazzi....


di Annalisa Audino

Che l'urbanistica, l'architettura, l'ingegneria stiano cambiando è un dato di fatto. Così come è vero che tutti i progetti urbanistici stanno progressivamente cercando di avere maggior attenzione all'impatto ambientale, si impegnano a salvaguardare gli spazi verdi delle città e tentano di sensibilizzare i cittadini al rispetto della natura che li circonda. Ma a volte il design e l'arte hanno il sopravvento. Come sta succedendo a Milano, dove si progettano alcuni edifici rivestiti di una distesa di verde fino a rappresentare quasi un bosco: veri e propri grattacieli ecologici progettati da Stefano Boeri.

Stanno terminando proprio in questi mesi i test nella galleria del vento del Politecnico e la progettazione di un sistema di ancoraggio delle radici degli alberi, oltre che un monitoraggio costante con applicazioni domotiche per il nuovo bosco verticale. L'obiettivo è quello di realizzare all'interno di un'area da oltre 300mila metriquadrati solo edifici certificati con il sistema nordamericano del Leed (Leadership in energy and environmental design). Particolarmente attesa la partita relativa all'Isola per 29mila metriquadrati: si tratta di realizzare, oltre alle due strutture destinate ad abitazione di Boeri (105 e 75 metri), gli edifici firmati dagli architetti di fama internazionale William Mc Donough (uffici per 6.300 metri quadrati) e Lucien Lagrange (residenziale su 4 piani). E il tutto in tempi record: entro il 2013 Hines, la società di promozione del progetto, conta di completare tutto il nuovo quartiere.

In particolare, i due edifici di Stefano Boeri diventeranno uno dei landmark della Milano che cambia e guarda verso l'Expo 2015: rivestiti di una distesa di verde, le due torri prevedono 120 alberi di grandi dimensioni, 544 di taglia media, oltre 4mila piccoli arbusti. Gli alberi saranno piantati sulle quattro facciate degli edifici e proteggeranno la struttura dall'irraggiamento eccessivo dei mesi estivi mentre lasceranno passare la luce in quelli invernali. Secondo i progettisti combatteranno anche l'inquinamento acustico, cattureranno le polveri sottili, rilasceranno umidità e produrranno ossigeno. E se si spezzano? È stato calcolato anche questo. Le piante, sempreverdi e foglianti (scelte per la loro capacità di vivere nelle condizioni previste e per non creare allergie), potranno arrivare a 6 metri di altezza ed un sicuro sistema di ancoraggio le terrà ben salde alla parete.
«Verificheremo le piante una ad una – ha spiegato Laura Gatti, una delle paesaggiste agronome – il vero e proprio momento critico sarà nei primi due anni, poi le radici renderanno sicura la struttura. Fondamentale sarà la manutenzione: sensori monitoreranno la crescita, il bisogno d'acqua, lo stato delle vasche, il costante ancoraggio. Ci sarà anche un sistema di innaffiamento centralizzato con sonde». Ovviamente la distribuzione degli alberi è stata attentamente studiata: riveste caratteri ecologici e ornamentali per far sì che il complesso verde sia riconoscibile come un sistema architettonico.

Ma è davvero questo il giusto modo di creare aree verdi nelle città? Boschi verticali su cui fare free climbing? Milano possiede una tradizione importante nel campo dell'urbanistica e del disegno della città in quanto intima connessione tra architettura, società e tendenze sociali: l'esempio da dare, dunque, non dovrebbe essere quello di una sapiente costruzione che sappia creare, ben saldo a terra, il giusto equilibrio tra edifici (con pannelli solari, ascensori che funzionano con energie rinnovabili, etc) e aree verdi?
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lunedì 19 aprile 2010

Ecoman va col pedibus


di Eleonora Anello

Tuta e mantello verdi, una grande E sul petto ed un'unica missione: insegnare ai bambini ad essere più ecologici conducendo uno stile di vita sano e sostenibile. Si chiama Ecoman ed è il nuovo supereroe creato dal Ministero dell'ambiente e il Regional Environmental Center (Rec).

Il fumetto, che verrà distribuito sottoforma di libretto, è stato presentato a Parma, in occasione della V Conferenza ambiente e salute (dal 10 al 12 marzo) presieduta dai ministeri dell'Ambiente e della Salute italiani e dall'Oms Europa. Il superman dell'ecologia, una figura vicina all'immaginario giovanile, al motto di “Il nostro agire fa la differenza”, pone dei precisi quesiti agli abitanti di Asmaville, bambini malaticci, soffocati dallo smog e intorpiditi dallo scarso movimento, su tematiche cruciali per l’ambiente come acqua, elettricità, salute e cambiamenti climatici.

Nelle campagne comunicative rivolte a un segmento giovane, il comics viene ampiamente sfruttato per la sua capacità di suscitare interesse, in particolar modo per la sua forza iconica e il suo linguaggio semplice. Oltre al messaggio che vuole veicolare, la sua sequenzialità e la sua staticità, in conflitto con la generazione YouTube a cui si rivolge, riescono a coinvolgere il proprio fruitore grazie ai caratteristici spazi bianchi che separano le vignette, riempiti dalla fantasia del lettore. E si sa, il destinatario coinvolto, è probabilmente più facilmente manipolabile.
Ciò che ci fa sorgere qualche perplessità sulla campagna non è tanto la scelta del fumetto ma quella del protagonista: avere cura dell'ambiente, è veramente un atto eroico?

Andare a scuola in pedibus, come raccomanda Ecoman, è un fatto tanto straordinario? A vedere ciò che accade a Cremona dal 2006 non sembrerebbe. Attivo in 8 scuole primarie, 20 linee in funzione, 253 bambini iscritti, 123 accompagnatori tra genitori e volontari, 13 km percorsi ogni giorno, il pedibus cremonese è gestito dal Laboratorio dei Bambini del Settore Politiche Educative del Comune in collaborazione con l'Ufficio Tempi e fa parte di un più ampio progetto “Io cammino...alla grande!” che si occupa di diffondere nei futuri cittadini la conoscenza del territorio, dei suoi punti di riferimento, della sue storie e di sviluppare un legame affettivo con i propri luoghi di vita.

Stefania Reale, responsabile del pedibus, ci spiega come, a differenza del progetto Ecoman, «La promozione del servizio si articola concretamente sul territorio attraverso vari livelli: dagli incontri con i genitori, alla diffusione di un depliant e di una locandina, quest’ultima rivolta in modo particolare alla ricerca di nuovi accompagnatori; dalla presenza puramente informativa nell'ambito dei “Giovedì d'Estate”, occasione in cui la città si anima e i negozi nel centro cittadino rimangono aperti, all’aggiornamento costante del sito e alla newsletter che ci permette di comunicare con gli iscritti. Il Comune organizza poi annualmente un concorso e una festa con tanto di premiazione sia per i bambini che per gli adulti, al fine di incrementare le iscrizioni e per coinvolgere le scuole che dovrebbero vivere il pedibus come un servizio educativo da attuare in collaborazione con le famiglie».
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venerdì 16 aprile 2010

Strade aperte ai bambini


di Annalisa Audino

E' ora di dare spazio ai ragazzi: e Legambiente lo farà in tutta Italia domenica 18 aprile con l’edizione 2010 di “100 strade per giocare”: un'intera giornata dedicata al tema della mobilità alternativa con giochi tradizionali per una riappropriazione comune del territorio, delle strade e delle città. La manifestazione, evento finale della più vasta campagna invernale Mal’aria, non vuole essere solo un'occasione per godersi una città più bella e pulita, ma un'opportunità per restituire strade e piazze ai cittadini, per ripensare gli spazi pubblici in modo che siano più fruibili da tutti, per promuovere ed incentivare una mobilità più sostenibile che tenga conto anche delle esigenze dei più piccoli. Un modo quindi per poter sostenere che per chiunque la sicurezza è poter attraversare una strada senza rischiare di essere investiti, camminare su un marciapiede senza essere ostacolati dalle automobili in sosta selvaggia, respirare senza pericoli per la salute derivanti da traffico e smog.

Dal più piccolo dei comuni alle grandi città in cui i livelli di polveri sottili sono costantemente oltre la norma, la manifestazione sarà l’occasione per chiudere al traffico strade e piazze per restituirle alla libera circolazione dei pedoni, per organizzare momenti di aggregazione come giochi, spettacoli teatrali e musicali, punti informativi, laboratori, mostre, dibattiti e blitz contro le invasioni delle automobili!

Una campagna comunicativa che vuole essere tangibile, che vuole cioè dimostrare che la città può vivere senza traffico, smog e rumore ed apparire così non solo più bella e vivibile, ma anche più sana e a misura di bambino. “100 strade per giocare” rappresenta un momento di festa e socializzazione che attraverso il gioco e la convivialità dà l’opportunità di sperimentare un altro modo di vivere non solo per i bambini ma anche per gli adulti.

È necessario, infatti, ridurre il livello delle polveri sottili dovuto al traffico veicolare, cambiando stili di vita e tecnologie: la lotta ai cambiamenti climatici deve passare non solo attraverso le amministrazioni comunali, che possono adottare misure incisive per l'ecosostenibilità, ma anche dai singoli cittadini e dalle associazioni. Insomma, come tradizione vuole da 15 anni, “100 Strade per giocare” sarà una festa per tutti, grandi e piccoli, senza esclusioni all'insegna di un futuro più ecologico e sicuro. Per avere ulteriori informazioni scrivere a ragazzi@legambiente.eu o telefonare al numero 0686268352.
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giovedì 15 aprile 2010

Eart, da concept a pubblicazione trimestrale


di Silvia Musso

Eart threepointzero, evoluzione del concept "eart" diventa pubblicazione stabile con cadenza trimestrale. Disponibile in free download qui, sotto licenza creative commons, eart threepointzero nasce come “environmental media” di comunicazione ambientale e sociale, concept unico nel panorama internazionale. Una pubblicazione in formato digitale la cui produzione, diffusione e fruizione è di gran lunga meno impattante rispetto all’editoria di tipo tradizionale. Un pdf interattivo impaginato orizzontalmente facilita la fruizione non lineare del testo, accrescendone l'usabilità, mentre apposite funzioni di sharing (oltre ai feed RSS), stimolano e semplificano la diffusione dei contributi editoriali. Una sezione extra infine facilita l'approfondimento della tematica trattata attraverso contenuti multimediali e link utili a compendio dei singoli contributi editoriali.

Eart acronimo di Environment, Art, Research and Technology, promuove una cultura assolutamente NO PRINT, ponendo la parte testuale al fondo, in sequenza continua e riducendo al minimo gli elementi grafici. Pensando anche a chi per esigenze personali, professionali o disabilità fisica non può fare a meno di stampare. Indicando quindi una netta linea di demarcazione tra l’aria stampabile e l’aria non, ed utilizzando un green font che in fase di stampa, fa risparmiare risorse.

Anche la redazione cerca di ispirarsi a principi di riduzione di emissione, utilizzando strumenti ICT e limitando gli spostamenti fisici, sia in fase organizzativa che operativa, sia nella realizzazione dei contributi editoriali.

«Eart threepointzero è un contenitore culturale - spiega Ilaria Testa, Direttore Editoriale – Mai come in questo momento si percepisce l'esigenza di una narrazione nuova, svuotata dal rumore assordante e stereotipato che della natura e del nostro rapporto con essa, si è fatto e si continua a fare. Per questo abbiamo pensato di lasciare spazio all'arte. Ogni numero infatti è monografico e ospita il lavoro di un giovane artista, invitato ad esplorare il rapporto tra l’uomo e l'ambiente che lo circonda».

In questo numero tra gli altri: John Grant ed il suo nuovo libro “Co-opportunity”, Gennadi N. Bogdanov erede della Biomeccanica Teatrale di Mejerchol'd, Paolo Fresu ed Informatici Senza Frontiere.
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mercoledì 14 aprile 2010

Il calcio si schiera con l’ambiente


di Paolo Ghiga

Che il problema dell’ambiente sia una questione molto delicata è noto a tutti, tanto che da qualche tempo anche alcune squadre di calcio italiane hanno deciso di far scomparire dalle magliette i loghi degli sponsor per ospitare riflessioni importanti.
E gli esempi sono tanti. Alcuni mesi or sono, in occasione del trasferimento presso il tribunale di Torino del processo per le vittime dell’Eternit a Casale e nel territorio monferrino, la società nerostellata del Casale Calcio (in accordo con altre realtà sportive del casalese) ha deciso come forma di partecipazione e solidarietà di esporre sulle proprie maglie la scritta “Eternit: giustizia”, per non dimenticare e per scuotere l’opinione pubblica.

E’ notizia recente, invece, che da domenica 21 marzo le magliette dell’Urbino Calcio ospiteranno lo slogan “Solare sì, nucleare no” , per un’iniziativa finora unica nel suo genere. Il dibattito sul nucleare è tornato infatti prepotentemente alla ribalta a causa del livello di emergenza attuale delle fonti energetiche e dell’inquinamento ambientale ed ha già raccolto pareri tecnici decisamente contrari.

Ma non è finita qui : per gli aficionados del football, ormai in fibrillazione, i Mondiali di Calcio 2010 sono ormai alle porte.
Le gesta dei campioni di ogni nazionalità, le discussioni tecniche sul modulo 4-4-2 piuttosto che sul 3-5-2, arricchiranno le loro giornate per un mese.
La novità più interessante, però, giunge dalle maglie del torneo, prodotte dalla Nike e previste, per ora, da nove nazionali: esse saranno ecosostenibili, ossia ottenute ognuna dal riciclo di otto bottiglie di plastica. Considerato il numero complessivo dei giocatori (32 le squadre iscritte), risulta evidente il risparmio economico che ne consegue. Inoltre, circa 254 tonnellate di rifiuti scampati alla discarica, verranno sublimate in un compito ben più onorifico: l’equivalente in superficie di 29 campi da calcio, mentre ben 13 milioni di bottiglie in poliestere riciclato si trasformeranno in colorate maglie ecologiche.
Il processo di produzione prevede il prelievo della “materia prima” dalle discariche giapponesi e taiwanesi e una successiva operazione di filatura dei tessuti ottenuti. Si stima che il risparmio dell’energia per la produzione rispetto all’utilizzo di poliestere vergine possa raggiungere il 30%.
Le nazionali che al momento sfoggeranno le maglie ecologiche sono Brasile, Inghilterra, Portogallo, Olanda, USA, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Serbia e Slovenia, alle quali speriamo si accodino anche le restanti compagini, in primis l’Italia.
Alcuni addetti ai lavori auspicano che l’esempio possa essere seguito dalle varie Nazioni anche a livello locale: pensate soltanto al risparmio per i campionati di Serie A e B italiani, ma soprattutto all’aspetto della sostenibilità ambientale che farebbe un ingresso a pieno titolo in uno sport che raccoglie la quasi totalità dei favori del pubblico.
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lunedì 12 aprile 2010

Coin si tinge di verde


di Francesca Capizzi

“Be natural”. Questo il nome della nuova e originale iniziativa promossa da Coin per aprire la stagione primaverile.

T-shirt in fibra di latte, mobili realizzati in cartone, lampadine a risparmio energetico. E poi ancora, vestiti, borse e accessori in materiali ecologici, cibi bio, microgiardini e giochi ecocompatibili. Sono questi alcuni degli oggetti che, fino al 25 aprile, sarà possibile trovare nei punti vendita Coin.

É all’interno di questo progetto che si inserisce l’aspetto di maggiore rilievo. In collaborazione con Eco-Way, prima società italiana di consulenza in Italia nel settore del climate change, l’azienda ha dato avvio a “No Effetto Serra – Emission Free”.

L’iniziativa, ispirata a quanto sostenuto dal Protocollo di Kyoto in materia di emissioni nocive, intende compensare attraverso la piantagione di 14.700 nuovi alberi, l’anidride carbonica prodotta dai consumi dell’energia elettrica utilizzata per l’allestimento delle vetrine dei 40 punti vendita coinvolti.
Gli alberi andranno ad arricchire le zone boschive di Serra Po, vicino a Pavia. Tale scelta si colloca all’interno di quella serie di iniziative, finalizzate alla creazione di nuove aree verdi, promosse dalla Regione Lombardia e riconducibili al progetto “10.000 ettari di nuovi boschi e sistemi verdi multifunzionali”.
«Un progetto importante – spiega Coin- Il primo di una serie di azioni avviate dalla nostra azienda nell’ambito di un piano di responsabilità ambientale e di riduzione dell’impatto delle proprie emissioni».
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venerdì 9 aprile 2010

Una settimana senza borse di plastica


di Silvia Musso

In questi giorni in tutta Italia numerosi enti pubblici e privati, istituzioni e imprese, scuole e associazioni sono in fermento per partecipare alla Settimana Nazionale Porta la Sporta. Il nome vi ricorda forse qualcosa? Sicuramente vi fa venire in mente la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. E in effetti, come afferma Silvia Ricci, responsabile della redazione di Porta la Sporta, la struttura organizzativa alla base di questa campagna promossa dall’Associazione Comuni Virtuosi insieme con WWF, Italia Nostra, FAI e Adiconsum, è stata suggerita proprio dall’impostazione del progetto europeo. Anche in questo caso chi vuole partecipare deve spedire una scheda di adesione e proporre un’azione di sensibilizzazione che sarà svolta nella settimana dal 17 al 24 aprile 2010. La tematica in questo caso è la promozione dell'utilizzo della borsa riutilizzabile in sostituzione dei sacchetti in plastica e dei sacchetti monouso in generale. Secondo gli organizzatori portare la sporta può diventare qualcosa di più di una semplice abitudine, può rappresentare il "primo" atto di consapevolezza ecologica che apre un percorso di ulteriori atti di rispetto verso l'ambiente.

Parteciperanno all’iniziativa pubbliche amministrazioni, scuole, associazioni e persino la grande distribuzione. La massiva partecipazione alla Settimana di catene quali Esselunga, Simply Sma, UNES U! e U2, Despar Triveneto, NaturaSI, è sicuramente una novità che evidenzia un’inversione di tendenza. Come afferma Carlo Delmenico, Direttore Responsabilità Sociale d’Impresa del Gruppo Simply Sma (oltre 1.700 punti vendita coinvolti): «Abbiamo deciso di mettere a disposizione i nostri supermercati per questa importante campagna, perché siamo fermamente convinti, che il problema risieda in una consolidata cultura dell’usa e getta che l’ambiente non può più sopportare - spiega - Con le nostre eco-alternative, vogliamo educare il cittadino a un uso consapevole e ripetuto nel tempo dei materiali. Perché è il nostro comportamento che fa e farà sempre di più la differenza».

Tra le varie iniziative riportiamo inoltre quella della Provincia del Verbano Cusio Ossola che prevede nei principali centri commerciali del territorio laboratori creativi di personalizzazione di borse. «Personalizzare la propria borsa – sottolinea Luisa Erra del settore Ambiente e Georisorse della Provincia – è stato un modo per cercare di creare un legame “affettivo” con un oggetto che facilmente si dimentica nella frenesia delle cose. Se tuttavia la borsa ha un disegno, una decorazione, che ho realizzato io stesso oppure il mio bambino, forse mi fa piacere usarla e mi ricordo di prenderla». Inoltre per ogni borsa creata di cui verrà inviata la foto all’indirizzo e-mail cucilaborsa@gmail.com, la Provincia donerà 2 euro all’Ente Parchi Lago Maggiore per la pulizia dai rifiuti nel Canneto di Fondotoce. Un’iniziativa che pone quindi in stretta connessione l’abolizione dei sacchetti usa e getta con la protezione dell’ambiente. «Con questa azione abbiamo voluto porre l’attenzione sul fatto che il problema dei sacchetti di plastica è un problema che riguarda gli ecosistemi in genere. Nella Provincia del VCO, il Lago Maggiore e il primo collettore in cui si riversano i rifiuti plastici del territorio e il Canneto di Fondotoce svolge spesso la funzione di rete (di canne) che trattiene sacchetti, bottiglie, imballaggi, pezzi di polistirolo sospesi nelle acque del Fiume Toce o del lago stesso» afferma ancora Erra.

Per la provincia di Verbania così come per gli altri partecipanti (di cui si può trovare l’elenco completo sul sito ufficiale www.portalasporta.it) che spesso non hanno elevati budget a disposizione per l’organizzazione di campagne comunicative, aderire alla campagna Porta la Sporta permette un notevole risparmio di soldi e fatica dato che attraverso il sito è possibile trovare aggiornamenti sul tema, scaricare materiali gratuiti e locandine già pronte. Importante è inoltre la visibilità e la possibilità di creare una piattaforma di confronto tra attori che condividono gli stessi obiettivi e le loro esperienze.
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giovedì 8 aprile 2010

Premiarne uno per educarne cento


di Silvia Musso

Consumo di territorio, rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita: l’Associazione dei Comuni Virtuosi , in collaborazione con il Movimento per la Decrescita Felice e le Città del Bio, lancia la nuova edizione del premio nazionale “Comuni a 5 stelle”, con l’obiettivo di individuare e premiare le buone prassi amministrative e promuovere la bio-economia.

«La nostra Associazione nasce quale punto di riferimento per la diffusione di politiche e scelte quotidiane orientate a diminuire l’impronta ecologica degli Enti e delle Comunità locali, Il Comune inteso come bene comune, da cui partire per imprimere un nuovo modello di società basato su autoproduzione e dono, convivialità e solidarietà, sobrietà e buon senso –spiegano i promotori nel presentare il bando 2010- La quarta edizione del Premio vuole essere anche un’opportunità per contribuire alla creazione di una maggiore sensibilità da parte dei cittadini e di un maggiore incoraggiamento ad altri soggetti pubblici al tema delle “buone pratiche”, attraverso la valorizzazione e la promozione di casi esemplari di esperienze avviate in questi anni con successo».

Al Premio possono concorrere tutti gli Enti locali che abbiano avviato politiche (tramite azioni, iniziative o progetti caratterizzati da concretezza e una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali”, con particolare riferimento alle seguenti categorie: gestione del territorio (opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia, ecc.); impronta ecologica della macchina comunale (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.); rifiuti (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, ecc); mobilità sostenibile (car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, ecc.); nuovi stili di vita (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, ecc.).

Gli Enti interessati a partecipare dovranno far pervenire all’indirizzo email info@comunivirtuosi.org una scheda riassuntiva dell’iniziativa intrapresa che si vuole evidenziare, entro il prossimo 30 giugno.
Quindi un’apposita Commissione giudicatrice (composta da dieci membri, di cui cinque dell’Associazione promotrice e cinque autorevoli esponenti del mondo dell’associazionismo) valuterà i contenuti di meritoe proclamerà i vincitori di ciascuna categoria. Verrà inoltre proclamato un vincitore assoluto del Premio “Comuni a 5 stelle”, tra quelli che avranno evidenziato un’azione integrata trasversale. La cerimonia di premiazione avverrà nel corso di un incontro pubblico che si terrà a Bisignano (CS) il 4 settembre 2010.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria del Premio, presso il Comune di Colorno, al numero 334-6535965 o, via e-mail, all’indirizzo info@comunivirtuosi.org.
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mercoledì 7 aprile 2010

Un sì tutto ecologico


di Annalisa Audino

Immaginate la scena: fiori di campo per ornare la chiesa, inviti prodotti con carta riciclata, un ragazzo vestito di lino bianco, una ragazza che lo raggiunge all’altare vestita di biopolimeri di mais biodegradabile e una cena a base di prodotti locali.

Non è lo scenario di un sogno un po’ stravagante, ma un classico matrimonio eco-compatibile per coloro che anche nel giorno più importante non vogliono solo comunicare che l’amore è una cosa meravigliosa, ma anche avere un occhio di riguardo all’ambiente che li circonda e trasmettere un messaggio davvero fondamentale, ossia che ogni occasione è un punto di partenza per la salute del nostro pianeta. E non è finita qui: anche il viaggio di nozze può essere più eco-responsabile se come mezzo si sceglierà il treno e poi la bicicletta o addirittura i propri piedi attraverso il Buthan o magari l’Olanda.

La moda degli ethical wedding arriva direttamente dagli Stati Uniti e tiene conto dell'impatto ambientale e sociale che ogni scelta può comportare. E il nuovo trend è piaciuto anche ai vip: tra le prime eco-spose Stella McCartney che al grido di "essere etici vuol dire dimostrare che il matrimonio non è solo io, io, io" invitava amici e parenti ad interrare piantine nel parco.

Per il matrimonio ecologico è previsto tutto. Bomboniere, inviti e liste di nozze possono essere ordinate presso la stessa bottega in carte ecologiche di juta, di giacinto e di paglia, inchiostri naturali, ceramiche e legni africani. I più zelanti possono sostituire le bomboniere con un investimento per le comunità in via di sviluppo o rinunciare alla tv e alla lavatrice in lista nozze chiedendo agli invitati di versare le medesime somme per contribuire ad un'opera di solidarietà.

Le fedi possono essere acquistate da cooperative composte di persone diversamente abili che creano anelli di materiali non trattati chimicamente, senza l'utilizzo di pietre preziose, dalle linee a metà fra natura e geometria. Oppure possono essere acquistate su internet nella versione greenkarat: fedi prodotte con oro riciclato e diamanti non-conflict, che non provengono da zone di guerra e non sono venduti al mercato nero.

E poi ci sono gli abiti, per gli sposi e per gli invitati: in Italia almeno due proposte eco-friendly. La prima è dello stilista Igam Ussaro, che utilizza materiali tessili dalle caratteristiche termoplastiche creando la linea Eco Fast Dress, dove eco sta sia per ecologico che per economico. I tessuti sono composti di biopolimeri da sintesi di vegetali o da materiali di post-consumo come sacchetti di plastica e vengono saldati, senza cuciture, direttamente sul busto del modello. Il vestito finale è completamente biodegradabile, dal costo dimezzato rispetto ai tradizionali abiti da sposa. La Bottega della Solidarietà di Sondrio ha invece ideato una collezione di dodici abiti da sposa realizzati in Italia con sari filati e ricamati a mano da una cooperativa di donne del Bangladesh.

Anche il cibo infine deve essere etico: servito nello stesso luogo dove si celebrano le nozze, per evitare un dispendio di benzina negli spostamenti, e a base di prodotti biologici o addirittura completamente vegetariano.

E se il matrimonio è troppo costoso, si potrà seguire l’esempio americano di Andrea Parrish e Peter Geyer che per riuscire a pagare il proprio matrimonio del 31 luglio intendono guadagnare il denaro riciclando 400mila lattine. Gli amici hanno già donato alla coppia molte migliaia di lattine e la collaborazione di persone da tutto il mondo ha portato l'ammontare di alluminio da riciclare a quota 91.352. Il programma per la riuscita dell’impresa fa impressione: 57.143 lattine da riciclare al mese, 14.286 a settimana, 2.041 al giorno: questo la media che i due dovranno rispettare per raggiungere il traguardo. Se volete aiutarli potete connettervi al sito www.weddingcans.com.

L'artista E. Moises Diaz ha deciso di fare addirittura di più, utilizzando le lattine riciclate per realizzare le sue surreali installazioni di alluminio e promettendo di donare il 40% del ricavato della vendita del suo progetto artistico più importante a favore della maratona ecologista di Andrea e Peter.

Se volete qualche consiglio verde per il vostro banchetto potete dare un'occhiata qui.
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martedì 6 aprile 2010

Google Maps è verde: arrivano le biciclette!


di Valeria Rocca

“Bicycle”ovvero bicicletta…. Ecco la nuova funzionalità per gli utenti statunitensi di Google Maps a caccia di itinerari!!

Con la collaborazione di Rails-to-Trails Conservancy (organizzazione no profit a favore dell’ambiente che si propone di creare una rete di percorsi globale per tutti gli amanti delle due ruote) ai consueti percorsi in macchina, con i trasporti pubblici o a piedi, Google affianca 12.000 km di percorsi ciclabili distribuiti su 150 città americane. servizio, in fase sperimentale, permette all’utente di studiare il miglior percorso possibile da affrontare nella giornata.

Tra le innumerevoli funzioni la segnalazione di piste ciclabili, di corsie preferenziali, di strade a bassa intensità di traffico, di vie in salita e la possibilità di calcolare il tempo necessario per percorrere l'itinerario tenendo conto del tipo di strada e di terreno percorsi.
Non mancano segnalazioni apposite, anche per chi utilizza le mountain bike.
Il codice utilizzato è semplice ed immediato: in verde scuro le strade riservate esclusivamente alle biciclette, in verde chiaro le piste ciclabili urbane ed infine in verde, ma con linee tratteggiate, le vie sprovviste di una pista ciclabile, ma su cui è possibile pedalare agevolmente, evitando traffico e pericoli.

L’obiettivo primario è quello di incentivare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo. Il suo utilizzo oltre ad una riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni di CO2 permette una nuova conoscenza della città da parte di chi ci vive e diventa il simbolo di uno stile di vita più attivo e sano.
Per maggiori informazioni www.mapsgoogle.com.
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venerdì 2 aprile 2010

Greenpeace Vs. Nestlé

di Paolo Ghiga



Avete mai immaginato di mangiarvi il dito di un gorilla? No? “E allora aspettate di comprare uno snack della Nestlè” direbbe Greenpeace.
Al centro di questa stravagante provocazione sta l’olio di palma che viene utilizzato dall’industria alimentare per la produzione di margarina e in sostituzione di olii, come ad es. quello di girasole, molto più costosi. Alcuni studi hanno ipotizzato possibili danni arrecati alla nostra salute da un uso spropositato ed improprio di tale olio, senza dimenticare gli effetti devastanti legati alle tonnellate di CO2 e altri gas serra liberati nell’atmosfera dovuti alla sostituzione delle foreste pluviali per far posto ai palmeti .

Il video shock proposto da Greenpeace alle ore 12 del 17 marzo e la successiva “occupazione” da parte di un centinaio di attivisti del gruppo degli uffici tedeschi, inglesi e olandesi della Nestlé rappresenta l’ennesimo round dell’incontro di pugilato tra Greenpeace e Nestlé sull’argomento. Quest’ultima, come altri marchi noti quali la Kraft, ora convertitasi, è in rapporti commerciali con Sinar Mas, il più importante produttore in Indonesia di olio di palma. Sono cifre da capogiro quelle fornite da Greenpeace: l’impiego di quest’olio nei prodotti a marchio Nestlé ammonta ad oltre 320.000 tonnellate annue per un consumo che si è raddoppiato nel corso degli ultimi tre anni. E allora cosa c’entrano i gorilla, direte voi?

Durante un match di pugilato spesso si cerca la soluzione del knock-out colpendo sapientemente una certa zona nevralgica dell’avversario (il mento, la milza, ad esempio); nel caso della Nestlé quale miglior bersaglio se non il suo fiore all’occhiello ovvero l’arcinoto snack Kit Kat? L’obiettivo del video girato dall’organizzazione ambientalista è difendere gli Oranghi indonesiani dall’estinzione. Questi ultimi vedono compromesso quasi totalmente il loro habitat naturale, le foreste torbiere, dall’avanzare, spesso illegale, di foreste di olio di palma.

Lo spot, come recitano le note di apertura, è destinato ad un pubblico adulto per via dei contenuti in stile Grand Guignol e mostra un ignaro impiegato alle prese con il suo break mattutino: il consumo della barretta di Kit Kat si conclude, però, inaspettatamente, mostrando una tastiera di pc insanguinata.
Il messaggio è esplicito: “Beccato! Con le mani nel sangue!”. Ogni barretta corrisponde ad una “ferita” inflitta alla foresta e, a scalare, agli ultimi esemplari d’orango.
Il monito è non contribuire ulteriormente all’estinzione di una specie, stimolando la reazione di Nestlé. Reazione pressoché immediata: in un comunicato stampa diramato appena un paio d’ore dopo la pubblicazione sul sito web del video, la Nestlé si dichiara disponibile a rescindere i contatti con Sinar Mas. Meglio non gioire in anticipo, come ben sappiamo alle parole, spesso, non seguono i fatti: questo round si è rivelato favorevole a Greenpeace, non ci resta che attendere il prossimo per comprendere meglio la portata di questa nuova protesta degli ambientalisti militanti.
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