mercoledì 31 marzo 2010

A Venezia il riciclo diventa fashion


di Eleonora Anello

Per sua natura non ha molta vita. Conclusa la campagna pubblicitaria finisce in discarica. Mezzo di comunicazione effimero, spesso costituito da materiale resistente, impermeabile e parecchio impattante, sia in fase di produzione che di smaltimento, il cartellone in PVC, nel capoluogo veneto, è stato fatto oggetto di riuso. Grazie a “..malefatte... di città di venezia...”, il messaggio pubblicitario dalle ampie metrature, ormai dismesso, viene decontestualizzato dalle forbici dei detenuti del carcere maschile di Santa Maria Maggiore e ricucito dando vita a numerose e utili borse.

L’idea di Fabrizio Olivetti, art director della Città di Venezia, è entrata nelle carceri grazie alla cooperativa Rio Terà dei Pensieri.

Anche se non si tratta di una vera e propria novità, non solo le amministrazioni, ma anche associazioni e addirittura le grandi e consolidate griffe si sono date alle borse eco-friendly, attraverso quest’operazione, nata nel maggio 2009, dai risvolti ambientali, oltre che sociali ed educativi, il banner pubblicitario, sotto altre spoglie, può tornare alla sua funzione originaria, ad essere cioè ammirato. Il lavoro artigiano si concretizza in borse molto trendy, green, manufatti unici e suggestivi dal valore artistico che, è proprio il caso di dirlo, si possono sfoggiare in ogni occasione.

L’iniziativa, piaciuta in modo particolare al sindaco uscente Cacciari, è stata inserita nei book shop dei musei e delle mostre della città lagunare.

«Penso che il successo ottenuto da questa iniziativa – spiega Olivetti - abbia dimostrato come anche semplici prodotti di uso quotidiano possano contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’ambiente. Il compito dei cosiddetti “creativi” è quello di rendere più “accattivanti” possibili le soluzioni adottate, e viste le richieste che ci pervengono, pure da importanti realtà, ritengo che la campagna abbia centrato l’obiettivo!».
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martedì 30 marzo 2010

Mettere il sole in comune

di Silvia Musso

Ogni kWh risparmiato è un kWh donato, ma ogni kWh prodotto da fonte solare è un kWh in meno sottratto alla comunità.
Con questa consapevolezza nel 2006 è nata Luce&Vitaenergia un’associazione culturale che intende, con l’aiuto dei cittadini e con il coinvolgimento delle imprese e delle istituzioni, produrre energia elettrica verde per salvaguardare l’ambiente e per ridurre le ingiustizie sociali. A tal fine è stato avviato il progetto collettivo FREE (Fotovoltaico per la Ricerca Eco ed Equo solidale) con cui ogni cittadino può adottare con 30 euro un piccolo quadretto di un impianto fotovoltaico comunale ubicato su una scuola. Gli impianti, che Luce&Vitaenergia andrà ad adottare, entrano in un “network di impianti fotovoltaici per la solidarietà tra i popoli” ed in accordo con il Comune coinvolto, ogni pezzetto di superficie fotovoltaica adottata genererà un ricavato economico che verrà completamente devoluto per la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici ad isola in villaggi rurali non serviti dall’energia elettrica utili per alimentare un presidio scolastico, un presidio per il primo soccorso o un presidio per la produzione di acqua potabile. Il progetto FREE è iniziato con il Comune di Medicina (BO) in cui l’adozione dell’impianto sulle Scuole Elementari Zanardi permetterà la realizzazione di tre piccoli impianti per alimentare tre scuole: una in Ghana e due in Tanzania.

La scuola riveste un ruolo fondamentale nel progetto FREE in quanto diventa il luogo comune per cercare di coinvolgere gli studenti in un progetto che deve essere soprattutto un progetto loro: il loro impianto, pagato da loro, per un loro progetto di solidarietà. «L’obiettivo – afferma Leonardo Setti, uno dei padri fondatori dell’associazione e docente dell’Università di Bologna – è quello di portare gli studenti a confrontarsi con il problema dell’energia che non è tecnologico ma è banalmente tra chi può consumare tutta l’energia che vuole e chi invece non riesce ad accendere una lampadina. Finché i nostri ragazzi non imparano a vedere l’energia come un problema di accesso alle risorse, non diventeranno mai adulti coscienti che il risparmio energetico è un valore imperativo da condividere. Infatti, se c’è qualcuno che consuma molto, ci sarà un qualcun altro che non può consumare».

A questo progetto se ne affianca un secondo, il TOZEROENERGY con cui un’impresa può compensare l’energia utilizzata per realizzare un prodotto e, per ogni prodotto venduto, adottare un piccolo pezzetto di un impianto fotovoltaico comunale ubicato su una scuola.
Il progetto TOZEROENERGY è stato avviato con il libro di Helen Caldicott “Il Nucleare non è la Risposta” di Gammarò Editori curato da Davide Stasi. Ancora Setti:
«L’associazione nasce per gestire il progetto FREE cioè l’adozione da parte dei cittadini, tuttavia, in questi anni, ci siamo accorti che diverse aziende si sono affacciate al progetto ed hanno contribuito all’adozione. Per questo motivo lo scorso anno abbiamo cominciato a ragionare per lo sviluppo di un progetto dedicato alle imprese che fosse alternativo ai progetti di compensazione delle emissioni attraverso la piantumazione di alberi. E’ nata così l’idea di un progetto per la compensazione dell’energia che risulta unico nel suo genere. L’azienda può partecipare all’adozione attraverso la sostenibilità della sua produzione la cui ricaduta diventa solidarietà».

I progetti dell’associazione, che mirano a creare una vera e propria rete internazionale e interculturale mettendo in contatto tra loro diversi attori e realtà geografiche distanti, non sono affiancati da una strategia di comunicazione. O meglio sono le stesse azioni esemplari di comuni, aziende e scuole virtuose che si fanno canali per la trasmissione di messaggi ambientali. Quale strategia educativa e formativa migliore a quella di responsabilizzare studenti e cittadini attraverso un loro coinvolgimento diretto, mettendo, come ama sottolineare Setti, il ”sole in Comune”? Con FREE l’energia solare è diventata una risorsa per il Comune ma è anche stata messa a disposizione della cittadinanza, come una risorsa da condividere.
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venerdì 26 marzo 2010

“Risparmiando Educando”. Albairate protagonista di ecosostenibilità


di Valeria Rocca

Risparmiare risorse ed educare al rispetto dell’ambiente. E’questo il duplice obiettivo del progetto “Risparmiando Educando”, eco-iniziativa dell’assessore all’ambiente e turismo del Comune di Albairate (MI) Giovanni Pioltini.

Il progetto, in collaborazione con ECOALBA ONLUS e patrocinato dal Consorzio Comuni dei Navigli, prevede una serie d’iniziative “virtuose” in tema di rifiuti, acqua, energia, sicurezza e tecnologia che vedrà coinvolti i cittadini, le imprese e le scuole del Comune, per tutto il 2010.
L’aspetto più innovativo del progetto è la volontà da parte del Comune di premiare i cittadini meno spreconi e più dinamici attraverso una serie d’incentivi, che si concretizzerebbero in un risparmio sulla tariffa d’igiene ambientale (TIA). Il meccanismo è semplice: ad ogni iniziativa è stato associato un punteggio. I partecipanti, in base a ciò a cui aderiranno, potranno accumulare punti per usufruire di uno sconto massimo di 30 euro a nucleo famigliare.

Le attività in calendario sono numerose. Nel mese di febbraio 2010 è stata attivata nella comunità la figura dell’”eco facilitatore”. Il suo compito è di sensibilizzare i cittadini ai temi ambientali e ricordare loro l’importanza della raccolta differenziata e delle basilari regole del risparmio.

Dal mese di marzo, invece, sono in programma cicli d’incontri di formazione educativo ambientali.
Il primo “Come trasformare i rifiuti in denaro”è previsto per il 30 marzo 2010, alle ore 21 presso Auditorium San Luigi, Piazza Don Bonati, proprio ad Albairate.
Parteciperà all’incontro il Presidente di AICA (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) nonché membro del consiglio direttivo dell’ACR+ (Association Cities and Regions for Recycling) e fondatore della cooperativa E.R.I.C.A, Roberto Cavallo, esperto in tema di rifiuti.
Seguiranno, nei mesi successivi, incontri su altri temi come l’acqua, con una visita all’impianto di depurazione nel mese di giugno, la tecnologia, l’energia e la sicurezza.

Domenica 11 aprile, si svolgerà la “Giornata ecologica- Verde pulito” dedicata alla pulizia del territorio dei Navigli e, sempre nel mese di aprile, sono in programma gli itinerari cicloturistici, per incentivare i cittadini all’uso della bicicletta come vero e proprio mezzo di trasporto quotidiano, riducendo così il traffico e l’inquinamento.
Per ogni ulteriore informazione sulle attività e sulle news del progetto, è possibile visitare il sito del Comune di Albairate, nella sezione Risparmiando Educando ed iscriversi alle newsletter dedicata all’iniziativa.
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giovedì 25 marzo 2010

La comunicazione ambientale convertita in pixel


di Eleonora Anello

La comunicazione ambientale 2.0 cresce. Nascono e proliferano siti e blog di associazioni, enti e aziende che si occupano di temi ambientali. Dopo essere entrata nel telefonino, è notizia di questi giorni che, LaStampa.it si è arricchita di un nuovo canale dedicato all’ecologia e, in particolar modo, alle energie rinnovabili, al clima e alla sostenibilità. Oltre alle news, diverse sezioni completano l’homepage de La Stampa Ambiente: come quella dedicata agli approfondimenti, curata dagli esperti, e quella di giornalismo partecipativo lasciata ai bloggers. “Voci globali. Il meglio della blogosfera internazionale”, realizzato in partnership con Global Voices Online, dà visibilità a noti e meno noti.

Attraverso queste scelte, il quotidiano torinese dimostra ancora una volta di aver compreso l’importanza dei nuovi canali di comunicazione. Come ha già fatto l’edizione online del New York Times, anche LaStampa.it, punta sulle testimonianze dei citizen journalist che forniscono nuovi punti di vista e informazioni. Riconoscendo la rilevanza dei bloggers, mettendoli cioè sullo stesso piano dei giornalisti professionisti, gli e-journal sottopongono ai loro lettori un nuovo giornalismo che proviene dal basso, caratterizzato dalla centralità dell’esperienza diretta, anche se, la vera forza di questo nuovo giornalismo non è tanto quella di coprire nuovi territori ma quella di approfondire tutto ciò che viene ignorato dalla stampa tradizionale. Ciò significa che l’analisi e l’approfondimento vanno sempre ricercati altrove, nelle firme di professionisti. Ci sono però occasioni particolari, come nel caso delle sciagure, in cui il citizen journalism mostra tutta la sua efficacia. Come si è visto con le bombe nella metropolitana di Londra, lo tsunami e l’uragano Katrina, registrazioni in presa diretta degli eventi, postate online, sono state ripubblicate anche dai grandi media che non erano riusciti a coprire la notizia. Il miglior giornalismo su internet avviene quindi quando gli eventi succedono inaspettatamente o in posti remoti e pericolosi.

La Stampa Ambiente sfrutta inoltre il potere iconico delle immagini attraverso la forte presenza di fotografie, inserite nella parte sinistra dello schermo, zona che, secondo i semiotici dell’informatica, risulterebbe la più evidente agli occhi del visitatore.

Grazie alla diffusione di Internet, all’alfabetizzazione delle persone alle nuove tecnologie e a un nuovo interesse riservato all’ambiente, anche i quotidiani italiani online si sono allineati alle scelte fatte già da tempo dal giornalismo internazionale, permettendo al lettore di interagire con la notizia attraverso una libertà di espressione che solo i nuovi media e le tecnologie domestiche possono permettere.

Il primo giornale a creare una sezione web dedicata all'ambiente è stato il The Guardian. Spazio 2.0 accogliente, principale fonte di notizie ambientali per i professionisti del settore, è stato lanciato nel 2008 per venire incontro al crescente desiderio di attivarsi a favore dell’ambiente espresso dai lettori. Il sito ha raggiunto un vasto successo soprattutto perchè aiuta le persone a compiere scelte informate invece di dire loro in che modo vivere.

Anche in Francia si registrano casi eccellenti, L’Express.fr e LeFigarò.fr, ad esempio, negli ultimi anni hanno assunto giornalisti animatori di comunità scovati in rete per costruire una relazione personalizzata col lettore, instaurare una confidenza reciproca e, alla fine, fidelizzare una comunità di internauti.
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martedì 23 marzo 2010

Energie alternative a uso e consumo di tutti


di Annalisa Audino

Un’associazione particolarmente attiva, una nuova rivista, un parco divertimenti. Ecco i progetti aventi come unico filo conduttore le energie rinnovabili. Alcuni già realtà, altri in fase di realizzazione, rappresentano la nuova sfida del noto giornalista, nonchè divulgatore scientifico, Alessandro Cecchi Paone.

Anter, l’associazione di cui è Presidente, si rivolge in particolar modo ai cittadini e vanta oltre 53mila soci. Eco-design, rivista dalla grafica semplice e accattivante, è indirizzata anch’essa al vasto pubblico, mentre Anter Park, una piccola Disney in versione ecologica, sarà un luogo di svago e di apprendimento per i più piccoli.

E' stata fondata dall'Anter, sotto la sua direzione, una nuova rivista, Eco-design. Quali sono gli intenti?
«L’intento principale è quello di contribuire ad allargare la discussione nell’ambito della green economy. Le riviste dal taglio esclusivamente tecnico in questo campo sono numerose e poco comprensibili dal lettore comune. Noi cerchiamo invece, di diffondere una cultura delle energie alternative e di alimentarne il più possibile il dibattito culturale. Eco-design è infatti una rivista curata nella grafica e soprattutto nella scelta delle immagini che si esprime attraverso un linguaggio il più possibile responsabile e rispettoso».

Il ruolo dei giovani e dei bambini è un punto cruciale delle campagne di comunicazione ambiente. E da tempo ha avuto successo la teoria dell'“apprendere giocando”. Tra i tanti progetti di Anter vi è anche un parco giochi sulle energie rinnovabili, ANTER PARK, che sembra collegarsi proprio a questo concetto...
«Con questo progetto ludico-didattico, vogliamo preparare le nuove generazioni ai recenti cambiamenti, venendo incontro alla vivacità che contraddistingue i giovanissimi. Per questo cerchiamo di formarli non più solo tramite lezioni tradizionali, ma coinvolgendoli maggiormente e facendoli sperimentare. Vorremmo avvicinarli alla rivoluzione tecnologica facendogli fare esperienza diretta con i nuovi macchianari che producono energia pulita. Si tratta di una vera e propria piccola città autosufficiente dal punto di vista energetico che i bambini potranno far funzionare in prima persona. La città sorgerà nei pressi di Prato e, al momento, è ancora un prototipo».

Il ruolo degli insegnanti e dei genitori è fondamentale nell'educazione (ambientale in questo caso) dei ragazzi. Ma qual è, secondo Lei, quello della televisione e di Internet?
«Internet e la televisione giocano, e in futuro lo faranno sempre di più, un ruolo determinante. L’approvvigionamento delle informazioni infatti avverrà sempre di più tramite questi due mezzi la cui convergenza, oltre a essere annunciata, è già realtà. Ci dobbiamo concentrare su di essi e dobbiamo essere qui presenti attraverso materiali diversi per estendere a un numero sempre maggiore di ragazzi i nuovi saperi».

E come si possono educare gli adulti? Bastano giornate come M'illumino di meno o l'Energy day di Pesaro?
«Io starei attento a non mandare messaggi troppo pauperistici o depressivi. Così facendo rischiamo di non coinvolgere il nostro target. Gli adulti di oggi hanno goduto di un’era ricca di energia e se non puntiamo su una produzione diversa non ci seguiranno. Pur essendo contrario agli sprechi ingiustificati, sono dell’idea che vada comunicata un’illuminazione migliore, come paraltro ha fatto l’edizione 2010 di M’llumino di meno, invece di minacciare scenari di oscuramento».

Secondo Lei quindi come si sta muovendo l’informazione ecologica?
«Sono contento nel vedere di come si stiano moltiplicando le voci soprattutto tramite nuove associazioni e nuovi organi di informazione. La diffusione e la diversificazione non possono fare altro che fare bene alla società. Certo, in Italia siamo arrivati con un po’ di ritardo rispetto ad altri paesi ma, finalmente, benessere ed ecosostenibilità si stanno fondendo».
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lunedì 22 marzo 2010

2012 odissea nel cielo


di Eleonora Anello

Ha raggiunto una vasta notorietà senza neanche essere prodotta. Una nuova forma di espressione collettiva che si autoalimenta ed è capace di produrre a sua volta energie pulite, rigorosamente a emissioni zero, potrebbe sormontare il cielo di Londra in occasione dei prossimi Giochi Olimpici del 2012.

Fino ad oggi solo Fantozzi era riuscito in questo intento. Celebre la scena finale di “Fantozzi contro tutti” (1980) in cui il ragioniere, in un momento di ribellione, con la sola forza del pensiero, esprime un giudizio, alquanto pesante sul Megadirettore, che viene impresso in cielo. Sarà così anche nella City? La progettazione della spettacolare e avvenieristica piattaforma di osservazione comunicherà con e grazie al contributo dei visitatori. Una raffica di dati e di immagini digitali sarà visibile a Londra semplicemente alzando gli occhi al cielo, su The CLOUD, progetto ideato da un team internazionale di professionisti, capitanato da Carlo Ratti, pioniere delle nuove frontiere tecnologiche dell'architettura, ingegnere del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e direttore del laboratorio SENSEable Cities.

«The CLOUD nasce come simbolo forte del le prossime Olimpiadi 2012 –dice Carlo Ratti- e come nuovo landmark per la citta' di Londra: una struttura permeabile e leggera composta da sfere in ETFE illuminate da migliaia di LEDs controllabili come pixel per creare un display tridimensionale nei cieli di Londra alimentato da informazioni in tempo reale provenienti da tutto il mondo».

Composta da una serie di torri trasparenti alte 120 metri, «The CLOUD sara' in grado di raccogliere e rielaborare dati e informazioni di tipo ambientale per ridistribuirli in modo universalmente accessibile, funzionando come un grande dispositivo di comunicazione a scala urbana. Google fornira' inoltre dati aggregati e anonimi relativi alle ricerche online effettuate dai Londinesi, che saranno poi visualizzate sulla superficie di The CLOUD, come un barometro che mostra in tempo reale il mood ed il funzionamento della città».

Vero e proprio esperimento di crowdsourcing, per essere realizzato il progetto necessita di uno sforzo collettivo, al momento, soprattutto economico. Il sito raisethecloud.org è coordinato a tal fine dagli esperti della campagna presidenziale di Obama, mentre la pagina Facebook, conta già quasi 1400 iscritti.

Ratti è intenzionato a trasformare the CLOUD «in un simbolo di proprietà "globale": costruita attraverso un sistema di fundraising distribuito, the CLOUD sara' il primo simbolo di un'architettura bottom-up, costruita per volonta' dalla gente e occasione per ognuno di partecipare in modo attivo alle Olimpiadi».

Non è la prima volta che lo sport si dà all’ecologia. Avevamo già dato notizia dei Mondiali di baseball 2009, vero e proprio green event, e della raccolta differenziata lanciata da Conai all’interno dei nostri stadi. Questa volta il compito di avvicinare gli sportivi ai temi ambientali è affidato a “The CLOUD”, nuovo spazio di comunicazione spettacolare e sostenibile.
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venerdì 19 marzo 2010

Meglio un uovo oggi... ma di gallina libera


di Eleonora Anello

Le uova non sono tutte uguali. Questo il chiaro messaggio lanciato dalla nuova campagna di comunicazione ambientale promossa dalla LAV (Lega Anti Vivisezione) attraverso un piccolo ma esauriente sito gallinelibere.lav.it. Qui si possono trovare tutte le indicazioni utili a distinguere le uova provenienti da galline libere, ovvero da volatili che vivono a terra.
Si stima che in Italia l’80% delle galline sono allevate in gabbie e ciò significa che ben 40 milioni di galline ovaiole vivono segregate non avendo lo spazio sufficiente neanche per aprire le ali.

Galline Libere, la nuova campagna di sensibilizzazione al consumo critico, si allaccia in modo fruttuoso alla Pasqua che fa delle uova un tema sentito oltre che un acquisto indispensabile. L’iniziativa si compone inoltre di tavoli informativi presenti in 350 piazze d’Italia anche sabato 20 e domenica 21 marzo. Agli stand, oltre che sul web, sarà possibile ritirare la nuova guida sul sistema di etichettatura delle uova, firmare la petizione rivolta alle amministrazioni locali, affinché garantiscano l’opzione vegetariana nelle mense e comprare il tradizionale uovo di cioccolato del Commercio Equo e Solidale. Sarà inoltre possibile firmare le cartoline-appello che verranno inviate agli amministratori locali e ai supermercati per spronarli a preferire le uova di galline libere.

Anche se, in base alla Direttiva UE 74 del 1999 -che rischia di non essere applicata a causa del forte malcontento delle aziende ovicole- dal 1° gennaio 2012 gli allevamenti in batterie non saranno più legali, secondo le associazioni animaliste è importante che i produttori si convertano al più presto a metodi di allevamento più rispettosi degli animali.

La campagna informativa vuole smascherare le operazioni di marketing di quelle aziende che cercano di ingannare il consumatore attraverso bucoliche immagini di galline che razzolano nei cortili. Inoltre, tenta di fare luce sull’etichettatura troppo burocratica, spesso fuorviante e poco leggibile in quanto seminascosta o dalle minuscole dimensioni. Ricordatevi invece che le confezioni che riportano il codice 0 provengono da allevamenti biologici, il codice 1 da allevamenti all'aperto, il 2 a terra, mentre quelle con codice 3 da allevamenti in gabbia.
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giovedì 18 marzo 2010

A Londra la spesa è Unpackaged


di Annalisa Audino

Sono semplicemente cinque le regole per fare una spesa ecosostenibile a Londra: ricordarsi di portare con sé i contenitori, recarsi a piedi da Unpackaged e dire un sorridente “Hello!”, scegliere i prodotti preferiti facendo quattro chiacchiere con i gestori, riportare a casa contenitori e prodotti con l’aiuto delle borse riutilizzabili e ritornare non appena i prodotti saranno finiti con i medesimi contenitori e la medesima borsa. Non siamo impazziti, questa è davvero un’interessante proposta inglese per fare una spesa nel rispetto dell’ambiente: supportata da importanti organizzazioni (come Global Tolerance, Monkeehouse, Multistorey, Portobello Businnes Centre, The Hub, etc), la bottega di Unpackaged, al numero 42 di Amwell Strett a Londra, è stata fondata nel 2006 da Catherine Conway, profondamente convinta che ci fosse un modo migliore e più ecologico di fare la spesa. E sembra funzioni.

La scelta dei prodotti, in una suggestiva ambientazione, è molto ampia e quasi tutta a km zero: riso di vari tipi, zucchero, prodotti freschi, couscous, ortaggi, pasta, essenze e spezie, fiori, prodotti ecologici per la casa, varie tipologie di tè e caffè, dolci, torte e molto altro. Oltre ad una vasta scelta di prodotti, i gestori stanno inoltre cercando di sviluppare ed estendere la loro politica commerciale basata su tre criteri fondamentali: trasparenza, visibilità e il tentativo di soddisfare ogni aspetto del commercio. Sono infine attivi nel tentativo di sviluppare la discussione e sensibilizzare i clienti e i simpatizzanti su temi come il riciclo, il consumo di energia e i relativi risparmi, i prodotti ecosostenibili e un miglior utilizzo dei trasporti.

Il punto di partenza, nonché l’elemento più originale, è però l’assenza di contenitori per i prodotti. «Alcuni tipi di contenitori sono necessari – spiega Catherine Conwaylo sappiamo anche noi, ma la maggior parte invece è inutile. E proprio tutti questi involucri inutili aumentano il prezzo del prodotto (e il costo della tassa sui rifiuti che produciamo) e creano solo rifiuti e inquinamento (per produzione, lavorazione, trasporto, eliminazione). Alcuni sono riciclabili, per altri è invece impossibile qualsiasi tipo di riutilizzo o eliminazione. Le discariche londinesi, secondo un’indagine dell’amministrazione della città, saranno piene entro l’anno prossimo e altre nel Sud Est arriveranno alla loro massima capacità già nel 2013. Il riciclaggio è certamente una delle soluzioni, ma è necessario limitare la produzione di rifiuti inutili. Come? Comprando solo ciò che ci serve, utilizzando i propri contenitori e riciclandoli dopo l’uso». Facile, no?

In fondo, più o meno, possiamo cominciare a farlo anche in Italia: in qualche supermercato sono infatti già arrivati i distributori di latte, detersivi e bevande. Ma sicuramente le attività dei negozi sostenibili non sono di facile successo: non vengono apprezzate da tutti e spesso si trovano a lottare con i colossi delle grandi marche e delle grandi industrie. Sempre dall'Inghilterra ad esempio è giunta l'idea di negozi e linee di abiti ecologici (The Dodo and the Dinosaur): creati con cotone bio o realizzati riciclando gli scarti di sartoria, tutti i prodotti sono realizzati senza sfruttamento del lavoro e con procedimenti a basso impatto ambientale. A Milano però, la prima città dove sono stati proposti oltre che la capitale della moda, non sono stati apprezzati e molti, costretti a chiudere, hanno deciso di trasferirsi su Internet. La comunicazione Web infatti facilità il raggiungimento di un più vasto pubblico e di un maggior numero di clienti, permette di comunicare senza sprechi e dimezza le spese di strutture vere e proprie, limitando il tutto a quelle di spedizione dei prodotti.

«Il web – conclude la Conway – è sicuramente più ecologico rispetto alla carta stampata: il commercio, in generale, è cambiato molto e attraverso Internet possiamo diffondere e divulgare informazioni e consigli più velocemente, facilmente e a minor costo e impatto ambientale. Abbiamo tantissimi fans, non solo sul sito, ma anche su Twitter e su Facebook, oltre che centinaia di iscritti alla nostra newsletter. Internet ci permette di essere tanti!».

Il negozio londinese Unpackaged, in ogni caso, non è passato inosservato neanche alla stampa: è stato intervistato dalle riviste e dai programmi televisivi più importanti come BBC Breakfast, BBC London News, Channel 5 News, Capital Radio, BBC Radio London, Radio 4’s PM programme, Radio Romania, CBS Weekend News, The Independet, The Guardian, The Observer, The Evening Standard, Style Will Save Us, The Telegraph Magazine, Time Out, The Daily Express, Design Week, e molti altri. È stato inoltre inserito in Time Out’s Little Black Book, guida dei 500 servizi essenziali della città inglese, ed è stato tra i finalisti degli Ethical Awards nel 2008.

Per chi volesse curiosare http://beunpackaged.com: le bellissime fotografie del negozio fanno venire voglia di partire verso Londra, ovviamente con un contenitore!
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martedì 16 marzo 2010

Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: ecco i vincitori


di Silvia Musso

Il 15 e 16 marzo sono due giornate importanti per il progetto europeo Life+ della “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” (EWWR).

Lunedì 15 si è svolta a Bruxelles, al Radisson Blu Royal Hotel, la cerimonia di premiazione delle azioni di sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti che più che si sono distinte tra le oltre 2690 registrate nella settimana dal 21 al 29 novembre scorsi. La Giuria europea, formata da rappresentanti europei e esperti, ha selezionato cinque progetti, uno per ognuna delle categorie di project developer cui era rivolto il progetto europeo: pubbliche amministrazioni, associazioni e ONG, imprese, scuole e altro (ospedali, case di riposo ecc.). «Il lavoro della Giuria non è stato facile –ha spiegato Olivier De Clerq dell’associazione belga ACR+, uno dei soggetti promotori del progetto europeo– Le azioni erano numerose, originali e tra loro molto diverse. Si andava dalla piccola azione di un artista in Svezia all’iniziativa più estesa di un intero quartiere di Bruxelles. Tutte sono state interessanti».

Dopo i saluti del Ministro dell’Ambiente e dell’Energia della Regione di Bruxelles Capitale, Evelyne Huytebroeck -che ha evidenziato come la Settimana sia un modo per rendere la comunicazione sui rifiuti più dinamica e per creare nuove collaborazioni e sinergie affinché la prevenzione diventi una realtà- sono stati presentati i risultati dell’edizione 2009 e, in un clima di crescente attesa e fermento, sono stati finalmente annunciati i nomi dei vincitori.
Per la categoria pubbliche amministrazioni è stato premiato il Ministero dell’Ambiente dell’Estonia con l’azione “Let’s do it with Ferda”. Per le associazioni e ONG si è distinta la Cooperativa Roba Amigo, dalla Spagna, con “Enrenou de roba”. Per le imprese è stata invece selezionata la Svezia con “Eurest”, un progetto per sensibilizzare i ristoranti alla riduzione dei rifiuti. Per la categoria scuola si è invece distinta l’Italia con “Sei tu che fai la differenza”, l’azione del 7° Circolo Didattico di Pozzuoli apprezzata per l’impegno dei bambini nel diffondere tra la cittadinanza le tematiche della riduzione dei rifiuti. Infine per la categoria altro è stato premiato il Portogallo con “Eduardo & Emilia Machada”, azione di una parrocchia e del suo gruppo di catechisti e oltre 600 ragazzi.
Il Premio della Giuria è andato infine alla Communauté de Communes de la Presqu’Ile de Crozon, un Consorzio di Comuni della Bretagna (Francia) per la loro originale campagna di comunicazione “Bienvenue à Poubellec’h”, basata su un gioco di parole: poubelle in francese significa pattumiera, ma la grafia richiama molto i nomi bretoni.
A tutti i vincitori sono state consegnate una targa e una statuetta costruita con elementi di scarto, originale oggetto dall’alto valore simbolico.

Concluso un capitolo, se ne apre subito un altro. Oggi, martedì 16 marzo, gli organizzatori degli Stati membri che hanno partecipato alla prima edizione ufficiale dell’EWWR si riuniscono per discutere e organizzare la prossima edizione, che si terrà dal 20 al 28 novembre 2010.
Tenetevi tutti pronti: a fine marzo ci sarà il primo call for interest!
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venerdì 12 marzo 2010

Verde ecologico o verde economico?


di Eleonora Anello

Incentivare la cultura della raccolta differenziata, valorizzare la creatività e la professionalità di giovani designer e creare dei nuovi contenitori di alta qualità ad elevato valore estetico. Questo il triplice obiettivo del concorso ''Re: Design Positively - Nuovi contenitori per la raccolta differenziata'', nato nell'ambito del progetto di comunicazione ''Live Positively'', promosso da Coca-Cola con il supporto scientifico della Facoltà di Design del Politecnico di Milano in collaborazione con l'Associazione ReMade in Italy.
I prototipi finalisti, quelli che meglio riusciranno a sensibilizzare sull’importanza della sostenibilità ambientale e incarneranno il concetto di design eco-sostenibile, saranno esposti alla Triennale di Milano.

Sembra proprio che l’ambiente e la sostenibilità siano nel DNA di Coca Cola Company, come afferma Alessandro Mangoni, direttore Affari Generali di Coca-Cola HBC Italia. In effetti, “Live Positively” è un progetto teso a ridisegnare la quotidianeità delle persone in modo sostenibile per l’ambiente e la multinazionale statunitense vuole dare per prima l’esempio dichiarando di voler produrre sempre di più impiegando meno risorse.

Peccato che Coca Cola, marchio più conosciuto al mondo e che ha fatto del suo packaging un vero e proprio oggetto di culto, sia stata una delle aziende ad aggiudicarsi il primo Greenwash Award assegnato dall’Istituto canadese Polaris. L’oscar del greenwashing, destinato a chi vuole ripulirsi la propria immagine, dandosi una falsa patina sociale ed ecologica, è in realtà stato assegnato al mandato dell'ONU sull'acqua. Secondo la giuria, aziende come Nestlé e Coca Cola si servono delle Nazioni Unite per «continuare a privatizzare un bene comune come l'acqua, senza rispettare né standard ambientali né sociali».

Senza parlare poi delle accuse più volte mosse nei suoi confronti da più parti che riguardano temi quali: gli effetti negativi sulla salute nell’assunzione di alcuni ingredienti della segretissima ricetta, soprattutto per i bambini; lo sfruttamento del lavoro; gli alti livelli di pesticidi presenti nei propri prodotti; l’uso di pratiche sleali per il mantenimento di quello che può considerarsi un monopolio esclusivo.

Costantemente al centro di un’intensa attività di comunicazione vincente, Coca Cola è stata la prima azienda che a partire dal 1931 ebbe l’idea di impiegare Babbo Natale come testimonial, la multinazionale fomenta un’intensa controinformazione. Gli attivisti si avvalgono di internet per diffondere le azioni e per fare boicottaggio.

Pur prendendo le distanze dagli attivisti che boicottano ogni scelta di Coca Cola, viene spontaneo chiedersi: verde ecologico o verde economico, come il colore dei dollari che la Coca Cola da anni guadagna a scapito dell’ambiente?
Machiavellanicamente ci auguriamo che il fine giustifichi i mezzi, sperando cioè di vedere presto nelle strade questi nuovi cassonetti per la raccolta dei rifiuti, oggetti belli e funzionali che probabilmente incrementeranno la quantità di rifiuti differenziati e allieteranno i nostri comportamenti virtuosi.
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mercoledì 10 marzo 2010

Campagne elettorali per chi non teme di sporcarsi le mani


di Eleonora Anello

Armati di guanti, pale e zappette, insoliti gruppi di giardinieri si stanno attivando per far fiorire angoli grigi e degradati della città. Si chiama Guerrilla Gardening, nasce a New York negli anni ’70 e consiste in veri e propri attacchi sovversivi, al limite della legalità, che spesso si concretizzano in blitz notturni. Negli ultimi anni ha avuto un grande successo mediatico, che ha favorito la nascita di numerosi gruppi spontanei.

Ecco un breve identikit del vero attivista di oggi: non si mostra, cercando di celare per quanto possibile la propria identità; dona in modo disinteressato un paesaggio migliore e spazi più verdi di cui tutti possano godere; si tiene in contatto con gli altri membri attraverso internet e i social network. Un movimento che nasce dal basso, sfrutta le forme di comunicazione sincrona e che mette d’accordo attivisti e amministrazioni locali.

Proprio da questi principi è nata Azione Zero, un’iniziativa di guerrilla gardening che domenica 28 febbraio ha interessato l’intera Puglia. Altamura, Oria, Brindisi, solo per citare alcune realtà, si sono date al giardinaggio politico, con l'intento di sensibilizzare l'intera comunità in modo pacifico dimostrando che la propaganda elettorale si può fare non solo affiggendo centinaia di manifesti ma anche, semplicemente, migliorando naturalmente gli spazi urbani. Avevamo già parlato del forte impatto ambientale delle campagne elettorali e Giuseppe Cellie, l’organizzatore dell’azione di Brindisi, ci conferma che «l'iniziativa di guerrilla gardening rientra nelle Buone Pratiche ideate dalla Fabbrica di Nichi. L'idea è quella di praticare azioni contrarie a quelle che abitualmente chi fa politica e, in particolare, chi è candidato compie. Ci contrapponiamo nettamente, ad esempio, a chi in questi giorni sta già imbrattando le nostre città con affissioni abusive di manifesti elettorali. Noi proponiamo una campagna elettorale che non solo è rispettosa dell'ambiente e degli altri ma che può anche diventare utile alla collettività come, ad esempio, riqualificare le aiuole».

Ma la voglia di verde pervade anche i luoghi di lavoro. Sue Beesley, inglese, 25 anni di servizio nel settore dell’IT, progetta “office garden”, una sorta di giardinaggio che è metodo per lavorare meglio, più in armonia con i propri colleghi. L’iniziativa è ben accolta da un numero sempre maggiore di manager, soprattutto perchè sembra che renda gli individui più produttivi. Nei terrazzi degli uffici, spesso colonizzati dai fumatori, l’esperta consiglia fiori molto colorati e arbusti profumati come lavanda e rosmarino. Oltre che essere un piacere sensoriale, il giardino aziendale porta benefici più che positivi: molti lavoratori, infatti, pur di poter coltivare il loro pezzo di terra, si presentano perfino in anticipo sul posto di lavoro. Senza considerare poi che i frutti offerti dal giardino possono essere utilizzati nelle mense aziendali.

Quindi, se non avete il pollice verde o, al contrario, la vostra casa sembra ormai una giungla, potete donare un po’ delle vostre piante mettendovi in contatto con il gruppo di guerriglieri o con l’ufficio più vicini alla vostra zona.
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lunedì 8 marzo 2010

Viterbo, una Provincia Sostenibile anche grazie a Facebook


di Silvia Musso

Comunicare per coinvolgere. E ottenere risultati ambientali sempre migliori. La Provincia di Viterbo ha lanciato nei giorni scorsi una campagna multimediale di comunicazione e sensibilizzazione ambientale, con l’obiettivo diventare sempre di più una “Provincia Sostenibile” grazie all’impegno dei propri cittadini.
L’immagine coordinata della campagna è basata su un logo immediatamente riconoscibile, composto da una foglia verde recante il simbolo del riciclo e accompagnata dal claim “Viterbo Provincia Sostenibile”.
Tale logo svetta sulla “fan page” presente nel social network Facebook, appositamente realizzata con il duplice obiettivo di coinvolgere direttamente gli utenti e offrire un ambito privilegiato per la diffusione e la condivisione delle notizie locali relative alle tematiche ambientali.
La campagna prevede inoltre la messa in onda di due differenti spot televisivi, che richiamano anche lo slogan “I nostri valori fanno la differenza” usato finora per le comunicazioni provinciali legate alla gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Il primo è dedicato alle raccolte differenziate e alle politiche di messe in atto dalla Provincia per il recupero di risorse e la diminuzione delle emissioni; il secondo è invece incentrato sul piano provinciale di prevenzione riduzione dei rifiuti, con invito a compiere quotidianamente gesti concreti (come bere l’acqua del rubinetto, fare il compostaggio domestico o rifiutare la pubblicità anonima in buca) per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti annualmente da ciascun abitante.
Gli spot sono on-air sulle tre principali emittenti del territorio (Ies Tv, Rete Oro e Tele Tuscia Sabina) e in internet, diffusi tramite il canale “Erica web tv” su You Tube, analoghe pubblicità sono in programmazione sulle radio locali.

«In questi 5 anni di amministrazione abbiamo cercato di indirizzare tutti i nostri sforzi verso la sostenibilità e abbiamo raggiunto risultati importanti –dichiara l’assessore all’ambiente, Tolmino Piazzai- Abbiamo puntato soprattutto sul risparmio energetico e sui rifiuti. L’attenzione al nostro territorio non è mai venuta meno. Per questo possiamo affermare che questa nuova campagna è il coronamento di un lungo lavoro. Siamo partiti da un dato che nel 2005 era 3,95% di raccolta differenziata. Adesso stiamo arrivando al 30% con comuni “virtuosi” che raggiungono o superano il 65%.
Con questa campagna cerchiamo di sollecitare i cittadini, tentando di modificare un aspetto culturale della vita quotidiana. Se i cittadini ci riconfermeranno la loro fiducia, potremmo continuare a sviluppare la sinergia tra loro e l’Istituzione provinciale, e una campagna di comunicazione e sensibilizzazione è fondamentale per creare coinvolgimento attivo e legame con il territorio
».
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venerdì 5 marzo 2010

Il riciclo eco-efficiente, nuova strada per un’economia sostenibile


di Valeria Rocca

E’ stato presentato nei giorni scorsi all’Europarlamento di Bruxelles lo studio “Eco-efficient recycling economic, environmental and energetic performance and perspective “, curato da Duccio Bianchi per l’Istituto di Ricerca Ambiente Italia.

L’analisi, pubblicata nell’ambito del Kyoto Club, approfondisce il tema del riciclo e individua proprio nel sistema industriale la chiave di svolta per una riconversione ambientale dell’economia planetaria, visti i recenti investimenti nel campo dell’industria del riciclo e delle energie alternative, in una prospettiva di tutela dell’ambiente, di green economy e di sostenibilità.
Lo studio evidenzia infatti come il riciclo sia ormai una fonte indispensabile di approvvigionamento industriale, nazionale e internazionale, per sopperire alla mancanza di materie prime: la crescente domanda può essere soddisfatta solo fornendo le cosiddette “materie prime secondarie”, evitando anche lo sfruttamento del territorio e il suo conseguente impoverimento.

«Ottimizzando il sistema di gestione e le problematiche logistiche, il riciclo garantisce numerosi benefici, soprattutto in termini di riduzione dei consumi di energia primaria, di emissioni di carbonio e di gas serra e favorisce lo sviluppo di fonti energetiche alternative, senza contare il notevole beneficio collettivo in termini di qualità della vita», spiega Duccio Bianchi, il cui studio, più nello specifico, presenta per ciascun materiale (carta, plastica, vetro, legno, alluminio, metalli ferrosi, gomma, batterie e oli usati) i più recenti risultati, sia sul ciclo di vita del prodotto e sul loro trattamento nello smaltimento dello stesso, che sull’impatto ambientale.
Oltre agli innumerevoli vantaggi nel breve periodo, secondo Bianchi lo sviluppo del riciclo favorirebbe la possibilità di realizzare gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto e sostenuti dal Programma Europeo 20-20-20, che prevede entro il 2020 la riduzione del 20% dei consumi di energia, un incremento del 20% nell’utilizzo di energie rinnovabili e un meno 20% delle emissioni climalteranti. Dati alla mano, con una gestione efficiente, in Italia «si potrebbero ridurre le emissioni di CO2 di oltre 17 milioni di tonnellate annue, pari al 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione al 2020».
Questo lavoro dimostra, quindi, come sia possibile coniugare ambiente e sviluppo economico in un’ottica di sostenibilità, salvaguardando l’ambiente senza impedire la crescita economica, contribuendo anzi allo sviluppo occupazionale.

All’evento di presentazione a Bruxelles era presente anche Monica Frassoni, presidente dell'European Green Party, che in questi giorni sta combattendo la sua battaglia contro la "patata Amflora", il tubero OGM la cui coltivazione per fini industriali è stata ammessa dall' Eu Health and Consumer Protection Commissioner John Dalli.
Come si può comunicare questa tematica?
«Agli addetti ai lavori, ai media e alle istituzioni spetta il compito di fare comunicazione per accrescere la coscienza di aziende, cittadini e policy makers, in modo da favorire la quantità di materiali recuperati/riciclati e rendere l’economia sempre più verde. Un serio impegno in questa direzione, con campagne di sensibilizzazione ambientale e informative sull’importanza della raccolta differenziata e del riciclo, sul valore delle energie alternative, sull’inutilità del nucleare e una maggiore visibilità mediatica, che dia spazio alle iniziative di settore e accresca la conoscenza di tutti, come già avvenuto in altri paesi europei, potrà garantire a tutti noi un futuro migliore».
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giovedì 4 marzo 2010

Borse usa e getta: chi le ha viste?


di Eleonora Anello

Avvistate fino al 10 febbraio. Poi, le borse di plastica usa e getta sono scomparse dai punti vendita di Coop Centro Italia, come avevamo anticipato a novembre dell’anno scorso, in occasione della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti. Grazie a questa scelta, perfettamente in sintonia con tutte le altre iniziative “ecologiche” messe in atto dalla Cooperativa, si stima che, su base annuale, non verranno più immessi nell’ambiente 18 milioni di buste, riducendo così 2,5 chili di rifiuti prodotti da ciascun consumatore.

Buste di plastica storia chiusa. Ora la borsa si riusa!” così viene comunicata l’operazione ecologica a tutti i clienti attraverso cioè una campagna mirata che racchiude un centinaio di iniziative collaterali. «Il 2010 è l’anno dell’ambiente per Coop Centro Italia -ci spiega l’ufficio stampa- Quest'anno tutte le nostre Sezioni Soci sono impegnate su un unico tema: la promozione della tutela ambientale nelle sue varie declinazioni. Si tratta di progetti specifici, in corso di realizzazione, che le 26 Sezioni Soci svolgeranno nel corso dell'anno».Per coinvolgere i consumatori, sono infatti previsti cineforum ecologici, laboratori sul riciclo, concorsi artistici, rappresentazioni teatrali. In programma anche momenti puramente informativi per la diffusione dei pannolini lavabili e il corretto smaltimento degli oli esausti e, in generale, opere di educazione alla raccolta differenziata in più lingue per coinvolgere fasce che spesso vengono trascurate.

Per l’addio alle buste di plastica, numerosi i provvedimenti messi in atto, vere e proprie azioni concrete a sostegno del consumatore per guidarlo in questo delicato passaggio, come omaggi ai soci, ecoborse a prezzo di costo e, maggiorazioni sui punti della raccolta.
Tutti coloro non muniti della borsa riutilizzabile, potranno ripiegare sui sacchetti biodegradabili, come del resto hanno già fatto altre catene della grande distribuzione.

«Già dai primi giorni i nostri soci hanno accolto con grande interesse e favore la nostra iniziativa –afferma il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Coop Centro Italia Giorgio Raggi- Significativo l’impegno dei nostri soci attivi nel trasmettere il messaggio: “Rifiuti: è meglio prevenire”. L’impatto ha una sua dimensione qualitativa: la sensibilità per la tutela dell’ambiente è molto vasta e profonda, probabilmente più profonda di quanto noi stessi potessimo immaginare. Il dato quantitativo è il riflesso di questa sensibilità: nella prima settimana abbiamo distribuito oltre 250.000 buste riutilizzabili. Favoriremo fin dal prossimo luglio il riutilizzo delle borse distribuite assegnando due punti della nostra raccolta ogni volta che verranno ri-utilizzate. Abbiamo cominciato ad immettere meno CO2 nell’aria e a produrre meno rifiuti: una piccola cosa ma certo concreta».

Nonostante il ritardo da parte del governo italiano nell'attuazione degli obblighi di legge richiesti dall'Unione Europea, le iniziative ecosostenibili della Grande Distribuzione, che promuovono presso milioni di clienti abitudini di consumo consapevole, rappresentano un esempio importante che fungono da stimolo per altri settori economici. Per chi volesse sostenere la diffusione delle borse in mater-bi, materiale biodegradabile e, quindi compostabile, segnaliamo: “La città pulita: un impegno della politica e delle imprese”, conferenza che si terrà il 5 marzo 2010, alle ore 17.30, presso Eataly, via Nizza 230 a Torino. A inaugurare l’utilizzo di shopper e catering biodegradabili ci saranno anche Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, e Carlo Petrini di Slow Food.
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mercoledì 3 marzo 2010

Energethica: il circuito dell’energia sostenibile


di Silvia Musso

Si svolge a Genova, da giovedì 4 a sabato 6 marzo, “Energethica”, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile, arrivato alla sua quinta edizione. La fiera, che attira oltre 14 mila visitatori da tutta Italia e da altri 19 paesi, è suddivisa in diversi settori –Sole, Vento, Risparmio ed efficienza energetica, Terra, Idrogeno, Acqua, Casa energetica, Mobilità– e offre un programma ricco di convegni e iniziative che forniranno al visitatore stimoli e spunti su cui riflettere e confrontarsi.

Energethica, in questi cinque anni, si è ampliata: da semplice fiera è diventata un vero e proprio circuito che sostiene lo sviluppo del settore delle energie provenienti da fonti rinnovabili e dell’energia sostenibile. Con i suoi 55 media-partner, il circuito invia annualmente oltre 10 milioni di messaggi a addetti e profani del settore desiderosi di informarsi sull'argomento. Il suo sito web conta oltre centomila accessi al giorno, dall’Italia e da oltre 60 paesi del mondo.

L’ampio progetto si avvale di validi strumenti divulgativi: un premio a tema, consegnato in occasione della fiera; il periodico Energethica news (i cui numeri vengono inviati gratuitamente a tutti i visitatori del Salone e ad operatori del settore con indirizzi nominativi) che illustra gli argomenti trattati e le soluzioni pratiche portate da espositori e da fonti autorevoli; Energethica club, una piattaforma on-line per proporre e cercare servizi e prodotti in tema; uno sportello informativo su incentivi e normative, collocato sempre sul sito ed allestito durante la fiera; un marchio di qualità, che può essere utilizzato come segno di riconoscimento per chi opera nel settore dell’energia rigenerativa oppure da chi utilizza energie rinnovabili per attribuire un valore aggiunto ideale al prodotto/servizio venduto.

Da quest’anno, inoltre, il Circuito si arricchisce anche di “Energethica Piazza” ed “Energethica Congress”, convegni tematici che si svolgono nei principali capoluoghi italiani proponendosi come occasioni di scambio tra le eccellenze del territorio nazionale nel campo della ricerca, dell'industria e della politica e di approfondimento concreto sulle soluzioni percorribili.
L’obiettivo del circuito Energethica e il suo impegno comunicativo sono così descritti da Edgar Mäder, presidente di Emtrad, ente organizzatore, della fiera e degli eventi ad essa collegati:
«Energethica si propone di avere un approccio integrale indirizzandosi a tutti gli attori coinvolti nel tema dell'energia: sono infatti la ricerca che fa, per così dire, il sogno e inventa la tecnologia o il prodotto; la pubblica amministrazione che deve preparare il campo predisponendo la cornice di attuazione, l'industria che deve trasformare quel sogno in realtà ripetibile ed accessibile per l'utenza finale che deve essere predisposta ad investire parte delle proprie risorse finanziarie in quella direzione. Quest'anno, inoltre, con oltre venti convegni nazionali ed internazionali, il Circuito Energethica è riuscito ad essere una piattaforma di lancio per paesi lontani, come la Malaysia, che insieme a Enti nazionali di punta come Enea, Cnr, Cei, Gse coinvolti nel tema, si confrontano con rappresentanti di Stati Uniti, Germania e Svizzera sui vari approcci ad uno sviluppo sostenibile integrato».

Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito che offre, tra l’altro, la visione di un breve video esplicativo della fiera e dell’importanza delle energie rinnovabili visto l’attuale consumo energetico in Italia e nel mondo.
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martedì 2 marzo 2010

Parlare Eco


di Francesca Capizzi

Un linguaggio universale, chiaro e comprensibile da tutti. Ma con un occhio particolare rivolto ai più giovani.
Si chiama “Io Parlo Eco” ed è un nuovo progetto, promosso da Papili onlus, finalizzato alla sensibilizzazione delle tematiche connesse all’ambiente.
Inserito all’interno delle iniziative legate a “Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani”, attraverso il gioco e la creatività, “Io Parlo Eco” pone una sfida: informare e trasmettere i valori connessi all’ecocompatibilità, all’ecosostenibilità, al ricilco e al riutilizzo.

Molte le iniziative e le proposte in programma: una sfilata di moda, eventi e installazioni nel cuore della città, workshop e performance legate all’arte e alla moda nello stand che verrà allestito al Palaisozaki (8 – 10 maggio).
Per meglio arrivare ai giovani e per coinvolgere tutto il resto dei cittadini, l’agenzia Caos, che si è occupata dell’organizzazione e della comunicazione di “Io Parlo Eco”, ha deciso di puntare su canali e mezzi più vicini ai giovani (penne USB, materiali multimediali e connessioni bluetooth) e limitare così l’utilizzo di materiali come carta e plastica.
Anche le scuole sono state coinvolte in questo progetto. È stato indetto un concorso, infatti, per la realizzazione del logo di “Io Parlo Eco”. Il lavoro che meglio rappresenterà gli ideali ispiratori del progetto verrà scelto per accompagnare tutta la campagna.

«Io Parlo Eco è un progetto importante – spiega infine Iwan Pistone (Agenzia Caos) – che, partendo dal mondo dei giovani, vuole abbattere le differenze e parlare un solo linguaggio, quello “eco”».

Per tutte le informazioni e il calendario degli eventi legati a “Io Parlo Eco”, è possibile consultare il sito www.ioparloeco.it o iscriversi al gruppo su Facebook “Io Parlo Eco2010”.
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lunedì 1 marzo 2010

La Provincia di Torino mette un freno al consumo di suolo


di Silvia Musso

In Provincia di Torino dal 1988 al 2006 sono stati consumati 7.500 ettari di suolo, come se fosse stata costruita una seconda Torino. Per far fronte a questa situazione allarmante, la Giunta provinciale, prima in Italia, ha approvato nel mese di febbraio il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento che impedisce la costruzione di nuovi abitazioni e stabili su terreni vergini.

Il Presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, risponde alle nostre domande.

Il Piano Territoriale di Coordinamento ha incontrato il parere favorevole dell’Ordine degli Architetti e di personalità autorevoli, ma la Provincia di Torino come pensa di gestire il rapporto con amministrazioni probabilmente ostili che, come lei stesso afferma, usano il territorio a fini di bilancio?
«Lo schema di Piano è stato accolto in modo favorevole da quasi tutte le amministrazioni locali del territorio. L’ostilità su questo tema non è quindi né generalizzata né esplicita. Comprendo bene ovviamente i problemi di bilancio dei Comuni, ma so anche che i sindaci sono generalmente consapevoli che il consumo di suolo utilizzato per fini di bilancio è un fenomeno destinato a procurare, nel medio lungo periodo, grosse falle nel sistema economico pubblico. Se il consumo di suolo di terreni liberi in un primo tempo fa cassa e produce introiti immediati ai Comuni, nei prossimi anni potrebbe costituire un boomerang in quanto il terreno consumato procura impatti notevoli alle spese comunali. La Provincia di Torino propone una strada che vogliamo condividere con le amministrazioni comunali: ne è dimostrazione la procedura proposta basata sulla copianificazione tra Enti interessati».

A proposito di copianificazione il Piano prevede una campagna informativa o momenti concertazione con amministrazioni e cittadini?
«Nel corso del 2009, sullo schema di piano che già conteneva la proposta di limitazione del consumo di suolo, la Provincia di Torino ha condotto una estesa consultazione coinvolgendo amministrazioni, associazioni di categoria imprenditoriali ed ambientaliste, forze sindacali. Su 315 abbiamo registrato la partecipazione diretta di 262 Comuni. La fase concorsuale è stata quindi un grande momento di partecipazione e confronto con le amministrazioni pubbliche e i vari soggetti interessati. Lo schema di piano è stato inoltre presentato alle associazioni di categoria, in un incontro aperto al pubblico nella giornata inaugurale della Rassegna Urbanistica Regionale svolta a Torino a cura dell’INU Piemonte e Valle d’Aosta. E’ stato anche presentato in occasioni nazionali (Convegno Verona, Venezia) e all’interno dell’Osservatorio Nazionale sul Consumo di suolo. Tutta la documentazione relativa al progetto preliminare approvato è stato inviato alle amministrazioni locali, associazioni di categoria e forze sindacali e presentato alla stampa e agli studenti del Corso di Laurea in Pianificazione Territoriale del Politecnico di Torino. Prossimamente si prevedono un seminario in collaborazione con gli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri e un’iniziativa rivolta ai Comuni. A livello nazionale prosegue invece l’attività all’interno del Centro di Ricerche nazionale sul consumo di suolo. Il Progetto Preliminare verrà infine presentato all’interno della Rassegna Urbanistica Nazionale di Matera la prima settimana di marzo».

Quali leve comunicative pensate di utilizzare per sensibilizzare la cittadinanza alla necessità di una politica volta alla difesa del suolo, alla ristrutturazione dell’esistente e alla certificazione energetica?
«La Provincia di Torino è da tempo impegnata in campagne di sensibilizzazione sul problema. Convegni e iniziative pubbliche degli ultimi anni sono stati fonte di importante confronto per la Provincia di Torino, che ha proposto una sintesi all’interno del proprio strumento di pianificazione. Inoltre abbiamo recentemente presentato un progetto europeo che ha già superato il primo step presso la commissione giudicatrice per un vero e proprio piano di comunicazione e di sensibilizzazione sul problema del suolo in collaborazione con partner francesi, spagnoli e greci. Ora è necessario avviare una ulteriore fase di comunicazione diretta ai cittadini e non limitata solo agli addetti ai lavori. Occorre per questo usare tutti gli strumenti possibili, mobilitare il sistema degli enti locali, gli ordini degli architetti ed ingegneri proponendo un nuovo patto per la gestione sostenibile del territorio».

Ritiene che questa politica sia esportabile in altre Province e Regioni italiane?
«Assolutamente si! La stessa Regione Piemonte sta valutando di adottare la nostra procedura. Al momento, la provincia di Torino è capofila, perché non vi è alcuna altra realtà italiana in cui sia stata avviata una politica simile. Le procedure di misura del consumo di suolo si scontrano ancora con una metodologia e un’idea di consumo di suolo non codificata e uniformata sul territorio nazionale, ma la necessità di correre ai ripari è riconosciuta, sia dai mass media, che dalle amministrazioni. La modalità seguita dalla Provincia di Torino è semplice ed ha il pregio di essere una prima risposta concreta al problema; ogni Provincia e ogni Regione italiana fa i conti con il fenomeno e dovrà attuare una politica di regolamentazione del consumo di suolo».
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