lunedì 27 aprile 2009

Per una società del riciclo in Italia e in Europa

AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), editore di Envi.Info, è stata invitata a partecipare alla tavola rotonda nazionale “Per una società del riciclo in Italia e in Europa”, in programma a Roma mercoledì 6 maggio.
L’evento si svolgerà dalle 14,30 alle 17,30 nella sala conferenze dell’Autorità Garante della Privacy di piazza Monte Citorio 123/a, all’interno di una giornata dedicata alla presentazione del rapporto annuale e del programma 2009 dell’Osservatorio Nazionale Rifiuti. Al mattino, con inizio alle ore 9,30, è in programma l’incontro “La gestione avanzata del ciclo dei rifiuti come valorizzazione dell’Ambiente e del Mercato”.
A entrambi gli appuntamenti parteciperanno esponenti governativi e del mondo politico nazionale, oltre a rappresentanti tecnici, del mondo economico ed ecologista.

Le conclusioni delle tavola rotonda pomeridiana, in cui AICA sarà rappresentata dal proprio presidente Roberto Cavallo, sono affidate ad Antonio Cavaliere, presidente dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e all’on. Roberto Menia, sottosegretario Ministero Ambiente e Tutela Territorio.
Per il programma completo e aggiornato visitare http://www.assaica.org/ o contattare la segreteria organizzativa: telefono 06-57225637/40; fax 06-57225671; e-mail mailto:%20gigli.cecilia@minambiente.it o mailto:%20marucci.elisabetta@minambiente.it.
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giovedì 23 aprile 2009

Lavare i pannolini, perché no?

di Federica Gemma

I pannolini lavabili sono ormai una realtà che si sta ri-consolidando nel tempo: esistevano fino agli anni '70, poi soppiantati dagli usa-e-getta; ora sono tornati in auge per combattere l'annoso problema dei rifiuti che non si riescono a differenziare e finiscono tal quali in discarica o negli inceneritori.
Sia la Provincia di Torino che la Provincia di Napoli hanno visto in questo prodotto, migliorato e cambiato rispetto ai vecchi “ciripà”, una risorsa per la riduzione dei rifiuti, da promuovere e far conoscere alle nuove generazioni di genitori.L'iniziativa della Provincia di Torino si chiama “Nella culla + salute – rifiuti” ed è attiva (in via sperimentale) dal 2008; quella della Provincia di Napoli è di quest’anno e si intitola “Non c'è più tempo da buttare. Buone abitudini per ridurre la produzione di rifiuti: Il pannolino lavabile.”
Entrambe le campagne hanno lo scopo di far conoscere l'utilizzo del pannolino lavabile ai neo genitori, pur con approcci e modalità differenti.

Il progetto della Provincia di Napoli, come spiega l'ingegner Monica Casale dell'Assessorato all'Ambiente, è nato dalla collaborazione con l'Associazione “Nonsolociripà” e col sito internet www.nonsolociripa.it. «Non avendo a disposizione budget per iniziative più corpose, l'assessore Giuliana DI Fiore si è interessata all'iniziativa promuovendola con un convegno svoltosi a Napoli il 3 aprile scorso, che aveva come interlocutori medici di base, pediatri di base, ostetriche e appartenenti all'ordine dei medici farmacisti e come relatori esponenti di spicco di queste categorie».
In pratica la campagna di comunicazione per far conoscere il pannolino lavabile è stata veicolata dal convegno e presentata in prima istanza a coloro i quali (medici, ostetriche ecc) hanno un primo contatto diretto con i neo-genitori.
Il messaggio di riduzione dei rifiuti, risparmio economico e salute del bambino è stato fatto passare, dunque, attraverso il canale più autorevole per la famiglia: il medico.
«La campagna si compone inoltre di opuscoli e locandine da distribuire ai soggetti interessati (ambulatori, ospedali..) e alle associazioni ambientaliste del territorio -continua Casale- Inoltre abbiamo creato una rete di punti vendita dei pannolini lavabili presso le farmacie cittadine, il cui elenco è scaricabile dal sito istituzionale della Provincia».

Il progetto della Provincia di Torino è invece già consolidato, poiché iniziato nel 2008 su due territori, Beinasco e Chieri. Visto il successo, è stato esteso nel 2009 a tutti i Comuni della Provincia.
La campagna di comunicazione si basa sul principio del buono-sconto sull'acquisto di un kit di pannolini lavabili, ottenibile facendone richiesta agli uffici provinciali preposti. Con un target di riferimento così ben delineato, la diffusione della notizia è stata affidata al sito internet istituzionale e alla diffusione di opuscoli con il dettaglio dell'iniziativa in luoghi di interesse, quali ospedali, asili nido, ambulatori pediatrici.
Alcuni partner, a livello locale, hanno poi ripreso e amplificato la campagna: la torinese Amiat, ad esempio, ha prodotto e distribuito propri materiali informativi.
Piuttosto che sulla visibilità si è preferito investire sul contenuto, come spiegano l’assessore allo sviluppo sostenibile e pianificazione ambientale Angela Massaglia e Agata Fortunato, sua portavoce: «Si è scelto di investire gran parte delle risorse nel buono sconto alle famiglie, anziché in una grande campagna comunicativa che coinvolgesse molti media a livello territoriale ma che togliesse risorse da impiegare nell'acquisto del kit di pannolini». Tale kit è disponibile in prezzi, marche e tipologie diversi, a seconda delle esigenze delle famiglie. «Questo ha un significato preciso: la scelta è della famiglia, non l'ha fatta a priori la Provincia», spiegano i promotori.

Strategie differenti, ma obiettivo comune: la riduzione dei rifiuti alla fonte, a partire dai neonati.
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mercoledì 22 aprile 2009

Diventa un climate activist con Greenpeace


di Alessio Sciurpa

"Qui a Greenpeace siamo spacciatori di una sostanza particolare… si chiama “speranza”. E il nostro nuovo video – “Inspiring Action” – ha a che fare con essa. Quando entriamo in azione contro i peggiori crimini ambientali, agiamo anche contro la disperazione. Gli effetti dei cambiamenti climatici possono sembrare a qualcuno senza appello. Ma noi sappiamo che non è troppo tardi. Questo ripeteremo ogni giorno fino a Dicembre, quando tutti i paesi del mondo si riuniranno a Copenhagen per decidere le nuove misure per combattere il riscaldamento globale. E il destino del Protocollo di Kyoto".

Questo l’appello di Greenpeace in occasione dell’Earth Day 2009, lo riportiamo integralmente, rispondendo così alla preghiera di diffusione su qualsiasi canale che l’organizzazione lancia dai propri siti web, unendoci anche noi all’invito a diventare “climate activists” (attivisti del clima) in vista di Copenhagen 2009. Continua...

Può il namazu salvarci dai terremoti?


di Eleonora Anello

I terremoti non si possono prevedere ma i loro devastanti effetti si possono contenere, soprattutto attraverso la comunicazione e l’informazione. Comunicare i comportamenti da adottare in caso di sisma è infatti il primo passo da compiere per evitare stragi.
Lo hanno ormai capito da anni i giapponesi: le esercitazioni anti-sisma e la “propaganda di massa” attuata in modo sistematico dal Governo nipponico vengono spesso considerate dai turisti come comportamenti bizzarri e folkloristici, ma rappresentano invece l’eccellenza della prevenzione a livello mondiale, al punto di poter parlare di un vero e proprio “modello giapponese” esportato in tutto il mondo.

Esso prevede la messa in circolazione di informazione su larga scala attraverso volantini, manuali, fumetti; la creazione di percorsi ben visibili e di vie di fuga attraverso la cartellonistica e tramite una pianificazione dettagliatissima delle evacuazioni post-sisma; la costruzione di strutture antisismiche (dalle abitazioni agli impianti idrici ed elettrici delle stesse) e la distribuzione di kit di sopravvivenza presenti in uffici, case e negozi. Tutti hanno infatti sempre a portata di mano (incollato alla porta o sotto i tavoli) il famoso “kit anti sisma”, che permette di sopravvivere alcuni giorni sotto le macerie aspettando i soccorsi: esso contiene torce a carica, radio a carica, garze, cerotti, acqua, barrette energetiche, fischietto per essere individuati dai soccorritori.

Che la prevenzione dei terremoti faccia ormai parte della cultura giapponese, è visibile ovunque. In tutte le città, ad esempio, le prefetture hanno stabilito i percorsi da seguire in caso di emergenza, indicati da una segnaletica permanente. I cittadini sono organizzati per rioni e, in caso di evento catastrofico, conoscono, senza aspettare i soccorsi, il punto preciso in cui raggrupparsi e attendere istruzioni.

L’iconografia-guida è rappresentata da Namazu, un enorme pescegatto che nella mitologia giapponese è in grado di dare origine ai terremoti: l’animale indica le grandi arterie che in caso di calamità verranno chiuse al traffico per far circolare i mezzi di soccorso.

Esiste poi un sistema nazionale di allarmi, veicolati soprattutto da radio e tv, che si attiva poco prima di previsti eventi sismici. Per quanto riguarda infine il livello legislativo, nelle agenzie immobiliari per ogni appartamento esiste una sezione di vendita che deve illustrare gli accorgimenti antisismici che equipaggiano l’intero edificio.
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martedì 21 aprile 2009

La Terra dà spettacolo

di Alessio Sciurpa

Il 22 aprile Disneynature, la nuova divisione Disney dedicata alle natura, in co-produzione con BBC, Greenlight Media e Discovery Channel, presenterà “Earth – La Nostra Terra” un vero e proprio reality show della natura, dedicato alle meraviglie del nostro pianeta raccontato attraverso la vita di tre famiglie di animali: orsi polari, elefanti e balene e dei loro fantastici viaggi attraverso il pianeta.
La voce narrante di Earth è quella di James Earl Jones, famosissima voce di Darth Vader (Dark Fenner) in Star Wars di George Lucas (per l'Italia la voce è quella di Paolo Bonolis), che ci condurrà attraverso azioni mai vista prima, dimensionOpzioni posti estreme e location impossibili a catturare i momenti più intimi delle creature più elusive e selvagge del pianeta, ricordandoci al contempo di quali meraviglie è capace il nostro pianeta. Il portare lo spettacolo della natura sul grande schermo è un'operazione già tentata con successo da “Le peuple migrateur” (Il popolo migratore) di Jacques Perrin del 2002 o il più recente “La marche de l'empereur “ (La marcia dei pinguini) di Luc Jacquet. Da segnalare sul sito della Disneynature una sezione dedicata all'educazione, dove è possibile scaricare kit e dispense per accompagnare la visione del film in classe. Il film esce in concomitanza alla 39° edizione del Earth Day, la giornata mondiale della terra, dedicata quest'anno alle conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici, che si celebrerà, come ogni anno, mercoledì 22 aprile in 175 paesi del mondo.

Il film è stato inoltre inserito tra gli eventi collaterali del prossimo G8 - Ambiente di Siracusa. Sono appunto i cambiamenti climatici gli argomenti centrali dell'agenda dei Ministri dell'Ambiente presenti, con l'augurio che le immagini di quello che la terra è in grado di generare e che rischiamo di perdere possa ispirarli in vista della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Copenaghen a dicembre 2009.
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lunedì 20 aprile 2009

Ambiente: il ruolo della Scuola e della Comunicazione

di Redazione

Ambiente, scuola, comunicazione” è il titolo del convegno che si terrà a Milano (Centro congressi di via Corridoni 16) mercoledì 22 aprile, organizzato dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Milano.
La sessione mattutina è moderata da Massimo Cirri e Filippo Solibello, conduttori di “Caterpillar” su Radio2 Rai e membri del Comitato scientifico di AICA.
I lavori si aprono alle 9,30 con gli interventi di Cristina Melchiorri (Direttore Centrale risorse ambientali della Provincia di Milano) e Anna Maria Dominici (Direttore Ufficio Scolastico Regionale). Quindi interventi di Marco Geronimi Stoll “Tre ideuzze per disertare il consumismo e vivere felici”; Marzia Campioni “Educare all’ambiente a scuola: la scuola comunica se stessa”; Roberta De Cicco “Gt Ragazzi e Telegiornale in classe: la scienza e l'ambiente nell'informazione dei ragazzi” e Rosita Folli “Funziona! - Esperienze positive di comunicazione ambientale”. I lavori della mattina saranno conclusi dall’Assessore all’Ambiente della Provincia di Milano, Bruna Brembilla.
Al pomeriggio (14-17) vi sono altri cinque interventi in programma. Cristina Melchiorri “Presentazione dei Green Spot realizzati dalle scuole della provincia di Milano”; la Redazione di “TeleCannizzaro” “La televisione fatta dai ragazzi: presentazione dell’esperienza degli studenti dell’ITIS Cannizzaro di Rho”, Giampaolo Roidi (direttore di Metro) “Presentazione del progetto Green Generation”; Manuela Cristaldi “Presentazione del progetto No-logo spot Film Festival di Torino e proiezioni dei migliori video sui temi ambientali”; Giorgio Sancristoforo “Presentazione dei progetti Audioscan e performance dei musicisti”.
«Consumare di più e indurre nuovi bisogni da soddisfare: questo è l’imperativo che muove i pubblicitari nelle loro operazioni –illustra l’Assessore all’Ambiente Provinciale Bruna Brembilla, promotrice dell’iniziativa- Lo scambio di viste prospettiche fra esperti di comunicazione, ricercatori scientifici, psicologi, educatori ambientali, insegnanti e protagonisti della comunicazione massmediale potrà fornire spunti, guizzi e aperture, preziosi per chi è impegnato in un compito urgente e importante: ricercare, praticare e diffondere percorsi verso una vita più equa e sostenibile».
Per ulteriori informazioni e iscrizioni contattare Pegaso: telefono 02-77403707; fax 02-77405888; e-mail pegaso@provincia.milano.it
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giovedì 16 aprile 2009

La partecipazione alla base di Echo Action

di Alessio Sciurpa

Oltre 1700 famiglie in tutta Europa sono state coinvolte da Echo Action, progetto europeo nell’ambito del programma “Intelligent Energy Europe”, da poco conclusosi e coordinato da AGIRE (Agenzia Veneziana per l’Energia) e dal Comune di Venezia, che vede coinvolte numerose altre città europee, tra cui Berlino, Londra, Sintra (Portogallo), Karlstad (Svezia), Bourgas (Bulgaria) e Kaunas (Lituania).
Il 21 aprile dalle 9.30 a Venezia, nella splendida cornice di Palazzo Ducale, verranno presentati in un incontro aperto al pubblico i risultati del progetto, il cui partenariato italiano è composto dai Comuni di Venezia, Bologna, Capannori, dalle Agenzie per l’Energia di Venezia (AGIRE) e Lucca (ALERR), da Banca Popolare Etica e da MAG Venezia.

Un percorso articolato e complesso, ma ben strutturato, che a partire da ottobre 2007, attraverso un percorso di facilitazione e di accompagnamento le famiglie coinvolte si sono impegnate dapprima nella modifica di comportamenti e abitudini per ridurre i propri consumi, poi nell’attuazione di soluzioni a basso costo, infine, nella realizzazione di interventi strutturali per la cui realizzazione sono stati messi a punto strumenti di finanziamento agevolati. Ne parliamo con Il Direttore di AGIRE Edoardo Tognon e con Alessio Ciacci Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori.

Ing. Tognon può anticiparci alcuni dei risultati raggiunti?
Echo Action è stato fin dal suo inizio un progetto molto ambizioso: sette Paesi coinvolti, nove città partner di progetto, tra cui Venezia, Londra e Berlino, 154 città “osservatrici”, 1913 famiglie Europee partecipanti attivamente ai gruppi di lavoro, 17 istituti finanziari e 157 aziende.

Il progetto si muove su un doppio binario può spiegarci perchè?
Echo Action non è un “semplice” progetto di divulgazione della cultura del risparmio energetico verso le famiglie. E’ molto di più. Innanzi tutto il primo binario che ha percorso è stato quello di coinvolgere in prima persona le famiglie, dividendole in gruppi di lavoro, nei quali il contributo di ognuno era di estrema importanza. E’ evidente come questo abbia un’alta valenza, non solo a livello di diffusione delle conoscenze, ma anche a livello sociale: i condomini finalmente hanno avuto la possibilità di conoscersi l’un l’altro creando progetti insieme, i vicini di casa hanno condiviso le loro opinioni e le loro esigenze. Il secondo binario è stato costituito dal contatto diretto tra le famiglie e gli operatori economici e finanziari. Questo contatto è stato “mediato” dal Comune o dall’agenzia locale per l’energia, che hanno garantito la neutralità e l’imparzialità. Inoltre le famiglie stesse, formate attraverso i gruppi di lavoro, hanno potuto interloquire con gli operatori in maniera critica, coscienti di quanto richiedevano loro.

Uno degli obbiettivi del progetto è una strategia per la diffusione delle best practice anche al di fuori delle città direttamente coinvolte, ci teniamo a sottolinearlo perchè purtroppo troppo spesso quest’aspetto viene trascurato, può illustrarci come?
Le attività di Echo Action nelle città partner ora stanno volgendo al termine. Il progetto però è tutt’altro che concluso. Il 21 aprile prossimo si svolgerà a palazzo Ducale di Venezia il convegno dedicato ai Comuni italiani interessati a divenire “città osservatrici”, che avranno l’opportunità di ricevere il materiale e gli strumenti prodotti dal progetto per poter replicarlo sul loro territorio. L’intento finale è quello di creare una rete di Comuni virtuosi, che partendo da Echo Action e attraverso lo scambio di know-how e la collaborazione reciproca, possano sviluppare progetti nel settore della promozione del risparmio energetico verso i cittadini, utilizzando fonti di finanziamento nazionali o europee.

Assessore Ciacci, uno dei punti cardine del progetto era la diffusione di buone pratiche rispetto al risparmio energetico tra le famiglie coinvolte, sono già stati rilevati risultati concreti in questo ambito nel vostro comune?
Il percorso è stato estremamente positivo ed ha visto una grande ed attiva partecipazione da parte di oltre cento famiglie agli incontri di formazione sulle tematiche del risparmio energetico e delle energie alternative. Oltre ad un grande interesse abbiamo riscontrato anche tanti interventi sulle abitazioni che sono andati proprio a mettere in pratica quanto approfondito grazie all’assistenza progettuale di tecnici esperti del settore. I molti progetti avviati in questi anni sulla riduzione dei rifiuti, dello spreco energetico, del consumo idrico e per uno stile di vita più sobrio e legato a consumi locali, stanno alimentando nella nostra comunità una cultura del fare e del rispetto ambientale che sempre viene alimentata dagli ottimi risultati sia in termini economici che ecologici.
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mercoledì 15 aprile 2009

L'aria che respiriamo non è tutta uguale

di Alessio Sciurpa

Che l'aria che respiriamo non è tutta uguale, lo percepiamo ogni giorno, attraverso i nostri sensi, ma grazie a lamiaaria.it da oggi anche in Italia come già negli Stati Uniti, si avrà la possibilità di monitorare lo stato degli inquinanti contenuti nell'aria che respiriamo.

Un’iniziativa completamente nuova nei contenuti e negli obiettivi: offrire ai cittadini di tutti gli 8.100 comuni d’Italia, con un servizio del tutto gratuito, le previsioni per cinque giorni sulla qualità dell’aria e al contempo informare e sensibilizzare la cittadinanza in maniera chiara e comprensibile su un tema che interessa la vita quotidiana e di cui troppo spesso non viene percepito a sufficienza l'influenza sulla salute umana. Il sistema si basa sull'Air Index Quality (IQA) messo a punto dall'EPA, l'Environment Protection Agency Statiunitense. La scelta dell’indice americano (ripetto ad altri come l'ATMO francese, o l'Air Pollution Index britannico) è stata suggerita dalla Commissione Nazionale per l’Emergenza Inquinamento Atmosferico (CNEIA) nel suo documento “Inquinamento atmosferico in Italia da polveri sottili e l’impatto sulla salute”.
IQA statiunitense è un indice nato per comunicare quotidianamente lo stato della qualità dell’aria: ci fa sapere quanto è pulita o inquinata l’aria che respiriamo e quali effetti sulla salute potrebbe determinare, tenendo conto anche degli effetti che potremmo avvertire poche ore o pochi giorni dopo averla respirata.

Il sito sarà presentato ufficialmente nel corso di una conferenza stampa in programma per il 16 aprile 2009 alle ore 11 presso l’Hotel Nazionale (Sala Cinema) in piazza Montecitorio 131 a Roma, alla quale sarà presente anche Attilio Poli, presidente di Take Air srl, promotori del progetto.
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lunedì 13 aprile 2009

Teatro e Comunicazione ambientale: Domande a Vacis

di Francesco Rasero

Gabriele Vacis, 53 anni, è un affermato regista, drammaturgo e autore televisivo italiano. Laureato in Architettura, dal 1982 è nel mondo del Teatro, dove ha introdotto innovazioni a livello nazionale e internazionale. Ha tenuto corsi all'Accademia d'arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano; oggi insegna “lettura e narrazione orale” alla scuola Holden di Torino. Ha diretto numerosi festival ed è regista del Teatro Stabile di Torino.
Recentemente, inoltre, ha esordito come regista cinematografico con il lungometraggio “Uno scampolo di Paradiso”, dedicato alla città di Settimo Torinese in cui è cresciuto: la pellicola è stata presentata lo scorso anno al Torino Film Festival e verrà proposta venerdì 27 febbraio ad Alba (Cuneo) nell’ambito del programma “Aspettando Collisioni” (http://www.collisioni.it/).

Fin dall’antichità il Teatro si è occupato di indagare sul rapporto tra Uomo e Natura. Lei, spesso, ha scelto di mettere in scena spettacoli che affrontavano aspetti di questo complesso e intricato rapporto: dal celebre “Vajont” con Marco Paolini all’attuale “Viaggiatori di pianura”, in cui si racconta di tre viaggiatori scampati a tre differenti inondazioni (Polesine, Tsunami e New Orleans), ma anche lo “Zio Vanja” di Cechov, con cui proprio in questi giorni ha inaugurato il restaurato “Carignano” di Torino.
C’è una volontà di usare il Teatro anche come strumento di comunicazione ambientale, oltreché di educazione e sensibilizzazione civica? E’ una “necessità” che il Vacis-regista sente come propria?

Sinceramente non mi sono mai occupato in modo particolare dei problemi dell’ambiente. Eppure, a ripensarci, molti miei spettacoli hanno una carica fortemente “ecologista”, a partire dal vecchio “Esercizi sulla tavola di Mendeleev” che si faceva in spazi aperti e richiedeva proprio luoghi “naturali”. Non è qualcosa che accade consciamente, non mi metto a pensare “adesso faccio uno spettacolo ecologista”… Io penso a una storia, sono affascinato da certe vicende e certi personaggi, e voglio raccontarli. Poi mi accorgo che sono storie che si preoccupanodell’ambiente o denunciano il degrado ambientale. Forse dipende dal fatto che la salvaguardia dell’aria, della terra e dell’acqua, che ci fanno vivere, è una questione importante, forse è la grande questione del nostro tempo. Così alla fine mi trovo a scrivere e a metter in scena spettacoli “ecologisti”. Perché raccontare il presente è raccontare le campagne, le città, il mondo in cui viviamo.

Esiste, nel Teatro contemporaneo nazionale e internazionale, un filone “ambientale”? Il pubblico ricerca, o quantomeno coglie, questi aspetti?
Non credo esistano vere e proprie “correnti” di Teatro ambientale... Eppure il Pubblico coglie molto profondamente i messaggi che riguardano la salvaguardia del territorio. Ed è vero che queste tematiche sono presenti nel Teatro classico: un esempio è “Zio Vanja” di Anton Cechov, dove uno dei personaggi, il dottor Astrov, è un vero e proprio ecologista, nel senso che, più di un secolo fa, aveva una precisa consapevolezza del degrado del territorio, della scomparsa delle foreste e degli ambienti naturali. Molte persone tra il Pubblico, alla fine dello spettacolo, sono venute a congratularsi con me per aver messo l’accento su questo problema , che considerano scottante. Ma io non ho fatto altro che mettere in scena le parole che Cechov ha scritto centodieci anni fa…

Il rapporto Uomo/Natura si estrinseca anche sotto forma dei modi con cui l’essere umano occupa il territorio che lo circonda: case, strade, industrie… In altre parole: città.
Lei ha anche scelto di dedicare proprio al tema della città il suo primo lungometraggio cinematografico, “Uno scampolo di Paradiso”, in cui racconta la storia del luogo in cui è cresciuto: Settimo Torinese, nella periferia del capoluogo piemontese. E proprio in una periferia urbana –che spesso viene indicata come uno dei risultati più “dis-umanizzanti” del sopravvento dell’Uomo sulla Natura- Lei afferma di trovare “uno scampolo di Paradiso”. Qual è il segreto?
Guardare e ascoltare. Senza pregiudizi. Quando ho cominciato a pensare al film, credevo di dover raccontare una periferia degradata e disumana. E in effetti io me la ricordavo un po’ così. Continuo ad abitare a Settimo torinese, ma non è che la frequenti moltissimo, poiché sono spesso via per lavoro. Fare un film sulla mia “vecchia” città è stata l’occasione per guardarla davvero. E quello che ho visto è una realtà molto meno degradata di quella che mi ricordavo. Quando io ero piccolo, negli anni Sessanta, o quando ero un giovane “impegnato”, negli anni Settanta, Settimo Torinese era una città grigia e violenta. Aveva tutte le carte in regola per diventare una di quelle “banlieue” parigine che di tanto in tanto qualcuno mette a ferro e fuoco. Invece è diventata una tranquilla e, come si diceva una volta, operosa cittadina, con una forte identità, direi quasi con uno stranissimo orgoglio di periferia. Forse dipende dal fatto che ha una fitta rete di strutture solidaristiche, una solida tradizione di sindacati operai insieme a un associazionismo cattolico molto aperto, forse ha avuto amministratori prudenti e oculati, politici non troppo rapaci… Non so, forse significa anche qualcosa che uno dei più grandi scrittori del Novecento, Primo Levi, abbia lavorato a Settimo per tutta la vita… Così oggi questa città è migliore di molte altre. Poi nel titolo del film c’è anche una punta di ironia, ci mancherebbe, perché anche qui i problemi ci sono, e anche belli grossi, come ovunque. Solo la gente non è diventata cattiva. E di questi tempi è un bel risultato.

Oltre a essere regista, Gabriele Vacis è anche architetto: da qui, anche, la sua capacità di “leggere” i contesti urbani e il loro rapporto dis-armonico con il territorio. Crede che in Italia, e in Europa, serva una maggiore coscienza da parte dell’opinione pubblica nei confronti dell’uso, o del consumo, di territorio?
Come architetto, quale direzione si sentirebbe di indicare? E come artista?
Una maggiore consapevolezza sui temi dell’ambiente è sempre auspicabile. Anche perché la sua salvaguardia è indissolubilmente legata ai comportamenti individuali. Abbiamo un bel denunciare i grandi scarichi industriali che provocano il surriscaldamento del pianeta e i conseguenti disastri meteorologici: finché non capiremo che i grandi scarichi industriali servono a mantenere le nostre abitudini di vita sprecona e dissoluta, le condizioni del nostro ambiente continueranno a peggiorare. Tuttavia in giro c’è una crescente disponibilità a consumare meno, a mutare abitudini e comportamenti inutilmente dannosi. Come architetto e come artista mi sentirei, più che dare suggerimenti, di esprimere due speranze: la prima riguarda i comportamenti individuali, spero che le persone imparino ad usare l’automobile il meno possibile, che non facciano scorrere l’acqua mentre si fanno la barba, che spengano la luce quando non sono in quella stanza… E spero che gli architetti costruiscano sempre più case in grado di accogliere questi nuovi comportamenti. Poi spero, come tanti altri, che il nuovo presidente degli Stati Uniti, Obama, continui come ha cominciato.

Per finire, una domanda “tecnica”: gli allestimenti di Gabriele Vacis, architetto e regista, hanno elementi eco-compatibili? Vengono (o possono essere) utilizzati per trasmettere messaggi di sostenibilità ambientale?
Ho sempre pensato che il Teatro debba essere “povero”. Nel senso che un telo di garza evoca efficacemente un lago, come una canna di bambù una foresta. Le scene dei miei spettacoli sono sempre apribili, impilabili, richiudibili in pochissimo spazio. Questo significa che il loro trasporto richiede pochi mezzi. Inoltre nelle tournèe gli attori viaggiano, come nel teatro di un tempo, tutti su un furgone… Adesso sto pensando a uno spettacolo illuminato esclusivamente da luci a basso consumo. Ma tutti questi per me è un elemento di poetica, o forse, meglio, di po-etica.
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venerdì 10 aprile 2009

Anche il calcio si differenzia

di Francesco Rasero

Chi differenzia vince! All’Olimpico come a casa sua”. Questo il claim della nuova campagna di sensibilizzazione che promuove l’avvio della raccolta differenziata allo stadio Olimpico di Roma. Sarà proprio il derby-evento dell’11 Aprile Lazio-Roma a dare l'avvio all’iniziativa.Già da anni Madrid si è mobilitata a tal fine, mentre in Italia si tratta del primo progetto di raccolta differenziata negli stadi.
La campagna è stata, infatti, confezionata per il pubblico calcistico: il claim ricorda i cori dei tifosi, i testimonial sono i loro beniamini: Tommaso Rocchi per la Lazio e Roberto Aquilani per la Roma. Maxi-affissioni all’interno dello stadio, uno spot da proiettare in occasione degli eventi calcistici e uno radiofonico per le radio locali. Del resto, anche la raccolta differenziata come il calcio rappresenta uno sport di squadra.
Partner indispensabile per la riuscita del progetto è l’AMA Roma che darà il suo contributo all’iniziativa attivando alcuni servizi mirati come un apposito team per la raccolta, eseguita al termine di ogni partita.

Finalmente è possibile parlare di un calcio che si avvicina ai problemi della società e non viene sempre citato per tristi fatti di cronaca. Ma approfondiamo l'argomento con l'area comunicativa CONAI:

Come è nata l’idea dell’iniziativa?
L’iniziativa è nata da un’idea della Commissione Ambiente del Senato, fortemente appoggiata dall’associazione del CONI e dal CONAI, che da tempo aveva puntato all’idea di portare la raccolta differenziata all’interno di luoghi di aggregazione come gli stadi.
C’è stato un grande riscontro anche da parte del mondo sportivo, in particolare delle squadre della Roma e della Lazio, che da subito hanno offerto la disponibilità dei due calciatori Rocchi e Aquilani come messaggeri della campagna, per la realizzazione di uno spot che verrà proiettato sullo schermo dello Stadio Olimpico in occasione del derby. Questa genere di iniziativa è la prima in Italia, ma si può allargare anche ad altre realtà. La fase sperimentale si chiuderà con la partita della Champions League. L’obiettivo però, al di là della fase sperimentale, è quello di rendere sistematica la raccolta differenziata all’interno dello stadio.

Come si svolgerà in concreto l’iniziativa di sabato?

Il progetto prevede che i rifiuti di imballaggio generati dal pubblico e dagli esercizi commerciali vengano separati con l’intervento di squadre ecologiche e vengano avviati al riciclo attraverso il CONAI.
Per quanto riguarda la raccolta sugli spalti, gli operatori differenzieranno la carta dai rifiuti non recuperabili, mentre nell’area di ingresso dello stadio verranno messi a disposizione degli spettatori due tipi di sacchi, uno blu per la raccolta degli imballaggi in plastica ed uno nero per la raccolta dei rifiuti non recuperabili. Durante la procedura di controllo per l’entrata allo stadio, i tifosi saranno chiamati a gettare i rifiuti in uno di questi due sacchi. I punti di ristoro all’interno dello stadio saranno forniti di mastelli per il vetro, sacchi per la carta, per la plastica, per la raccolta multimateriale e infine per quella indifferenziata. Inoltre, l’AMA garantirà la raccolta della frazione organica e la Provincia Roma si è impegnerà per promuovere all’interno dello stadio l’adozione di imballaggi riutilizzabili o biodegradabili. La previsione è quella di raccogliere circa 75 quintali di rifiuti a partita.


I tifosi hanno recepito il messaggio veicolato dai due calciatori utilizzati come testimonial?
In realtà la campagna informativa verrà presentata sabato 11 aprile, in occasione del derby, giorno in cui formalmente partirà l’iniziativa. Il messaggio dello spot richiama l’importanza di creare un filo rosso tra i comportamenti corretti da tenere a casa nostra e ciò che avviene quando siamo all’esterno, in questo caso allo stadio. E’ dunque un messaggio di coscienza civica: tutti noi, infatti, con il gesto quotidiano della separazione dei rifiuti, diamo un fondamentale contributo all’ambiente. Come abbiamo detto in occasione della conferenza stampa, la raccolta differenziata, come il calcio, è un gioco di squadra: i cittadini separano i rifiuti, la pubblica amministrazione ha il compito di fare il servizio di raccolta differenziata e infine il CONAI chiude il cerchio, garantendo l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio.

Sono previsti altri eventi correlati?
Prevediamo di allargare l’iniziativa anche ad altre manifestazioni. CONAI in particolare ha intenzione di creare un progetto educativo ad hoc per i luoghi sportivi, in particolare nelle scuole dello sport dedicate ai più giovani.
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giovedì 9 aprile 2009

Adotta un kilowatt: il sole è democratico

di Eleonora Anello

Adotta un Kilowatt”, così si chiama la campagna, nata nel gennaio 2007, lanciata attraverso il blog di Marco Mariano, agricoltore biologico cuneese, ora manager di successo di finanza autogestita.
Il progetto si propone di realizzare impianti fotovoltaici di media potenza finanziati collettivamente attraverso piccole quote accessibili a chiunque e che si rivalutano annualmente.

Marco Mariano risponde ad alcune nostre domande.

“Adotta un Kilowatt” è nata quasi per caso. Ci racconta come?
«Sì, a dire il vero abbiamo fatto ben poco per il decollo dell’iniziativa. Mi è bastato pubblicare le informazioni relative all’iniziativa sul mio blog,“40 anni appena fatti”, e poi su qualche forum di settore. Due mesi dopo mi ha contattato Panorama per un’intervista e subito dopo sono stato ospite di una trasmissione su Rai 3 condotta da Frizzi».

La vostra strategia comunicativa è subito risultata vincente come dimostra l’interesse che avete suscitato nei media. Come si raggiunge un risultato simile?
«Personalmente ho impostato tutto sulla fiducia nel comunicare. Inizialmente ci sono stati degli incontri in cascina dove vivo a cui hanno partecipato diverse persone che provenivano da tutto il Piemonte, poi abbiamo organizzato degli incontri a Torino. Questi i primi passi. Successivamente per avere più visibilità formale ci siamo costituiti in associazione. Così è nata la nostra Onlus, Solare Collettivo. Oggi la maggior parte delle persone che aderiscono all’iniziativa non le ho mai viste personalmente. Solo l’idea ha ispirato fiducia».

Che ruolo ha giocato la rete nel coinvolgere i vostri sostenitori?
«Ci hanno sempre cercato loro grazie a Internet. Noi abbiamo messo sul sito tutta la documentazione in modo che fosse possibile fare una scelta consapevole e poi io rispondo a tutti coloro che mi interpellano perchè per me è fondamentale stabilire un rapporto personale con le persone. Attualmente stiamo vivendo della grande promozione che ci è stata fatta da Report. Stiamo infatti organizzando degli incontri a Fossano ma siamo disposti ad andare anche più lontano a patto che ci sia un cospicuo numero di persone disposte ad ascoltarci. Solare Collettivo, invece, va nelle scuole e incontra gli alunni proiettando il videodocumentario realizzato da Eleonora Bet che narra della nascita dell’iniziativa».

A che punto è il nuovo progetto “Adotta un Kw 2”?
«Dovevamo costruire un impianto fotovoltaico a Fossano per un negozio di prodotti bio ma abbiamo avuto problemi con i permessi visto che l’edificio è sito in pieno centro storico. Così quei soldi che ci erano avanzati dal primo progetto, sono stati messi nella nostra cooperativa Rete Energie nata per occuparsi delle relizzazioni vere e proprie e organo di profitti. Al momento stiamo valutando alcuni progetti».

Solare Collettivo è attivo anche in campo solidale. Quali saranno le prossime iniziative che sosterrete?
«Al momento ci stiamo concentrando sul progetto “Ventolone”. Si tratta della progettazione di un impianto eolico ad asse verticale con basso apporto tecnologico. Il nostro ingegnere sta cercando di realizzarlo con materiale di recupero per poter esportare questo modello nei paesi in via di sviluppo e poterli rendere autonomi sia economicamente che a livello energetico».

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lunedì 6 aprile 2009

Chi “porta la sporta” è eco-trendy

di Eleonora Anello

Porta la sporta” è il claim della nuova campagna per la prevenzione dei rifiuti promossa dall’Associazione dei Comuni Virtuosi.
Portare la borsa è sempre “in”, mentre comperare un sacchetto di plastica è ormai “out”: la sporta, l’ampia e capiente borsa in cui le massaie riponevano la spesa, diventa così testimonial dello stile eco-trendy.

Con Silvia Ricci, ideatrice e responsabile della campagna, alcuni approfondimenti su “Porta la Sporta”.

Da quali presupposti è partita l’iniziativa?
«Tutto è iniziato nel 2007 con la visione del documentario “Message in the waves” di Rebecca Hosking, cameraman della Bbc, in cui è ben visibile il danno arrecato dalla plastica, in particolar modo dei sacchetti, su ambienti e sugli animali che stanno lontano da noi. Sono rimasta scioccata dai dati sulle morti degli animali, circa 100 mila ogni anno, causate dall’abbandono dei sacchetti. Per questo abbiamo pensato di rivolgerci alle pubbliche amministrazioni, alle associazioni locali, ai gruppi spontanei e anche ai singoli cittadini presenti sul territorio nazionale per diffondere l’abitudine a portare sempre con sè una shopping bag riutilizzabile più e più volte, anziché usare ogni volta un sacchetto di plastica che poi diventa un rifiuto».

Quali meccanismi soggiaciono alla campagna da voi ideata? Come intendete coinvolgere i consumatori destinatari della vostra azione?
«Il nostro è un intento educativo. Cerchiamo di modificare un’abitudine ormai consolidatasi da anni, informando i destinatari sulle conseguenze nefaste delle loro azioni. Vogliamo agire su un piccolo gesto quotidiano per determinare grandi cambiamenti. Si tratta di guidare le persone, senza forzarle, lungo un percorso di scelte alternative. Il cittadino è maggiormente disposto a modificare comportamenti dannosi quando può dare un senso ai suoi sforzi personali, una loro logica collocazione in un disegno comune in cui gli obiettivi sono chiari e condivisi».

Abbiamo visto sul sito che la campagna funziona con le piccole realtà e la scelta di coinvolgere massicciamente le scuole e le pubbliche amministrazioni sembra risultare vincente. Però uno dei maggiori interlocutori della campagna è la grande distribuzione, realtà da cui proviene la maggior parte dei sacchetti monouso messi in commercio. Come intendete coinvolgerla nella vostra azione?
«Contattiamo personalmente i responsabili di ogni supermercato, non senza difficoltà perché questi contatti la maggior parte delle volte sono “blindati”. Chiediamo loro cosa stanno facendo per ridurre l’impatto della plastica sull’ambiente e presentiamo la nostra campagna. Con la GDO cerchiamo di impedire che si passi semplicemente alla bioplastica. Non è auspicabile un’azione in questo senso in quanto non tende ad educare gli individui. Proponiamo comunque iniziative in tal senso, come per il settore dell’ortofrutta dove il consumatore è obbligato a scegliere il sacchetto di plastica. Noi proponiamo invece un sacchetto di cotone organico, sicuramente più ecologico. Siamo soddisfatti del fatto che i grandi supermercati stanno cominciando a muoversi: penso a Carrefour con il sacchetto riutilizzabile, la Coop con i detersivi alla spina e non solo».

Per chi vuole approfondire e partecipare attivamente all’iniziativa può consultare il sito della campagna, in cui c’è… una sporta per ogni occasione.
Particolarmente coinvolgente, infatti, la sezione web dedicata alle proposte di fabbricazione: cartamodelli, suggerimenti creativi e consigli per il trasporto degli oggetti di uso comune.
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domenica 5 aprile 2009

Un bilancio su Ecopolis

di Letizia Palmisano

Si è tenuta presso la nuova Fiera di Roma, dal 1 al 3 Aprile 2009, la prima Edizione di Ecopolis, il summit internazionale dedicato al tema delle città, di cui avevamo già parlato nel precedente post.
La tre giorni ha visto una staffetta di convegni e main conferences di particolare rilievo.Ad aprire Ecopolis Alejandro Gutierrez, progettista di Dongtan, prima città sostenibile al mondo - durante il convegno sulla Presentazione del V Rapporto annuale sull’ambiente urbano promosso dal Sistema delle Agenzie per l’Ambiente - che ha esortato i Governi al passaggio da un sistema economico di produzione e consumo ad un’economia di servizi ed al servizio dell’uomo, dell’ambiente e dello sviluppo (sostenibile, ndr). Secondo Gutierrez l’attuale crisi economica ed ambientale può essere combattuta investendo oggi il 2% del PIL mondiale in politiche per la sostenibilità in quanto questo consentirebbe ai Governi di tutto il mondo un risparmio nel prossimo futuro di oltre il 20% del PIL complessivo. Molto seguiti i convegni che hanno evidenziato i passi in avanti delle Regioni Lazio e Puglia. Punte di diamante della Regione capitolina – secondo i dati diffusi durante la conferenza ‘l’energia delle città’ dall’Assessore regionale all’Ambiente Filiberto Zaratti - gli investimenti sulle fonti rinnovabili – con oltre 200 milioni di euro stanziati per i microimpianti fotovoltaici per le famiglie – e la Casa Ecologica, progetto già presentato nel 2008 (con la partecipazione anche dello Sviluppo Lazio e del Ministero dell’Ambiente) che dimostra come un’abitazione efficiente consumi un quarto dell’energia ed emetta il 20% in meno di CO2 rispetto ad una casa tradizionale, con un risparmio di 3000 euro l’anno.

I grandi passi avanti verso la sostenibilità ambientale della Regione Puglia sono stati illustrati dal Presidente Nichi Vendola e dall’Assessore all’Assetto del Territorio e dell’Urbanistica Angela Barbanente: best practices, difesa del suolo, e rinnovabili sono stati indicati quale contenuto del nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, in via di approvazione definitiva nel 2009.

I convegni sono stati l’occasione per commentare l’attualità legislativa. In particolar modo, in merito al piano casa, da molte parti si è sostenuto come per combattere la crisi non serva costruire ancora, stante le migliaia di case de uffici disabitati e sfitti, ma investire sulla certificazione energetica e la sostenibilità degli edifici già esistenti da un lato e sul trasporto collettivo dall’altro.

Nella tre giorni è stato, poi, possibile visionare i vincitori di due interessanti concorsi di ‘architettura sostenibile’, scaturiti dall’obiettivo ideare prototipi realizzabili per future metropoli verdi a misura d’uomo. Il primo è stato realizzato da ANCAB/Legacoop e Legambiente: ha vinto per la fattibilità e l’attenzione ai costi coniugati con l’ecosostenibilità del progetto. Il secondo, ‘Substainab.Italy’, è stato presentato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, per la realizzazione di quartieri sostenibili.

Tra i visitatori presenti molta attenzione nei convegni, curiosità e partecipazione tra gli stand. Tante le informazioni richieste alle imprese, in particolar modo per l’installazione di pannelli solari sulle proprie abitazioni e su dove trovare i prodotti “eco”, in primis i detersivi alla spina.

Tra gli stand delle istituzioni il materiale più richiesto dai cittadini è stato quello sull’informazione e l’educazione ambientale, specialmente sul corretto smaltimento dei rifiuti, tema molto sentito dopo il “caso Campania” e il preannunciato allarme in altre realtà italiane, compresa la Capitale con la discarica di Malagrotta già oltre il limite.

Soddisfazione moderata per il summit da parte di varie imprese partecipanti. Alcune hanno ritenuto l’evento come una vetrina per proporre innovazioni nei propri campi e per mostrare la fattibilità di progetti già realizzati. Ma non è mancato chi ha sottolineato come l’evento sia stato inferiore alle (loro) aspettative: con meno imprese partecipanti e numero dei visitatori limitato.

Nonostante eventi come questo consentano un punto di contatto tra le Amministrazioni e il mondo imprenditoriale, chiedendo agli esponenti di quest’ultimo quali limiti trovino nell’introdurre soluzioni e prodotti più ecocompatibili, da più parti è stata sottolineata – come più grande difficoltà – la diffidenza delle Pubbliche Amministrazioni sulle innovazioni ambientali affiancata ai problemi connessi alle lungaggini burocratiche e a quelli che ogni cambio di giunta spesso genera, con progetti che rimangono sospesi per mesi o che vengono annullati. Mentre una maggiore attenzione è stata registrata dagli addetti ai lavori da parte dei singoli cittadini e dal mondo imprenditoriale stesso dal quale aumentano le richieste di soluzioni più in armonia con l’ambiente per il proprio settore.

Vi è poi chi ha avuto modo di sottolineare come la struttura fieristica – nonostante si sia provveduto a compensare le emissioni di CO2 dell’evento e nonostante la Fiera, con il completamento dell’installazione dei pannelli solari sul tetto, sia uno dei più grandi poli di energie rinnovabili del mondo – di per sé non rispecchi un esempio di eco virtuosismo (sebbene di recentissima costruzione, ndr) e come una pecca di Ecopolis sia stata la mancanza di un punto ristoro in linea con l’evento che offrisse prodotti “bio”, annesso l’utilizzo di prodotti usa e getta biodegradabili.
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venerdì 3 aprile 2009

Rifiuti a Napoli: la “pubblicità progresso” può essere autocelebrazione?

di Redazione

Una donna sommersa dalla spazzatura, a rappresentare la città di Napoli, viene liberata da alcune persone, che simboleggiano il Governo Italiano: questo lo spot "Napoli. Bella ieri, bella oggi, bella domani", promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e da Pubblicità Progresso, in onda fino all'11 aprile sulle principali emittenti televisive italiane.

Come in tutti i lavori di “Pubblicità Progresso”, la narrazione è molto semplice, poiché deve raggiungere un ampio pubblico. La cromia alterna due precise fasi: un inizio disforico in bianco e nero, poi i colori a sottolineare il risveglio della città. La recitazione vuole invece enfatizzare lo stile delle attrici simbolo di Napoli: è infatti chiaro il riferimento a Sofia Loren, che recitò in “Ieri, oggi, domani”, pellicola richiamata dal claim della campagna.

Indipendentemente dalla realizzazione artistica, lo spot ha suscitato svariate polemiche sui contenuti e i messaggi veicolati. Secondo i suoi detrattori, infatti, non educa i napoletani alla raccolta differenziata, tralascia i grandi danni provocati dall’emergenza rifiuti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, celebra la bellezza esteriore come un valore superiore in cui credere e, infine, offende le donne e la città stessa.

Pubblicità Progresso, attraverso il suo presidente Alberto Contri, si difende: «Vediamo con dispiacere che da nessuna parte si riscontra una parola sull’eccellente lavoro, né sulla qualità di uno spot che si distanzia notevolmente dalla solita comunicazione un po’ retorica, e che – con toni tutt’altro che trionfalistici e assai pacati- invita i cittadini e gli ospiti a collaborare».

Un’analisi che tiene però fuori il problema di come viene raffigurata la donna in questo spot che, secondo Valeria Valente (assessore alle pari opportunità del Comune di Napoli) viene vilipesa. Per lei, infatti, una pubblicità di questo tipo colpisce la dignità della donna ed è da considerarsi «un'offesa alle donne, nonché un 'rilancio' di Napoli come 'città dell'immondizia'». L’Unione Donne Italiane ha inoltre presentato una segnalazione allo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) in quanto lo spot violerebbe alcuni articoli del Codice di autodisciplina: per la ripugnanza denigratoria con la quale si accomunano le donne e Napoli insieme ai rifiuti; per l’uso di stereotipi femminili tesi a ledere la dignità delle donne; per l’induzione a comportamenti inadeguati alla gravità della situazione ambientale, nonché l’induzione all’abbassamento della vigilanza sulla rapina del territorio, ancora in atto per quanto riguarda lo sfruttamento di intere aree vicine a centri abitati.

Ma le questioni sollevate dall’analisi dello spot sono molteplici.
Pubblicità Progresso, che per sua missione affronta temi di pubblica utilità, in questo caso quale messaggio trasmette (a parte il fatto di aver “risolto il problema”)?
Uno spot di questo tipo è veramente efficace dal punto di vista delle azioni positive che dovrebbe incentivare: raccolta differenziata, maggiore attenzione verso l’ambiente e il territorio, ecc? C’erano forse modalità più “educative” e meno “celebrative” per affrontare l’argomento, magari lavorando con le tante realtà virtuose del territorio?

Intanto lo spot impazza su You Tube… anche se il popolo della rete preferisce la versione parodistica di “You blob”, che vince nettamente la classifica dei click.
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giovedì 2 aprile 2009

Viva la velorution

di Eleonora Anello

Una rete su due ruote, ovvero la comunicazione ambientale veicolata da un veicolo. Questa è l'iniziativa che da più di dieci anni porta avanti il movimento spontaneo Critical Mass nato a San Francisco nel 1992.

«La critical mass è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Se la massa è sufficiente (ovverosia critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione».

Un portale principale raccoglie i siti delle masse critiche di tutto il mondo. Persone che si incontrano a cadenza mensile o settimanale e che intraprendono una pedalata tra le vie della città, per dimostrare che una mobilità diversa è possibile. Ma non solo questo. C’è chi pedala per riappropriarsi di spazi pubblici, c’è chi lo fa per ridurre le emissioni di CO2, chi per opporsi al monopolio del petrolio e a tutto ciò che esso comporta. Chi lo fa per il solo gusto di divertirsi e vedere la faccia stupita delle persone al loro passaggio o i musi lunghi degli automobilisti. Insomma, una struttura decentralizzata senza un vertice distinguibile e senza un itinerario; un insieme di persone con stili di vita diversi e con obiettivi diversi.

Prima ci si incontrava dandosi appuntamento col passaparola, coinvolgendo le radio locali e sperando che altri ciclisti si aggregassero al corteo, successivamente il movimento ha affinato la sua campagna virale fatta sulla strada. Volantini e depliant hanno dato vita alla “xerocrazia”, la democrazia delle fotocopie, di chi promuove su iniziativa personale. Volantini non solo per promuovere l'evento, ma anche da distribuire durante l’azione, per illustrare agli ignari “malcapitati” il loro messaggio. Con l’avvento delle stampanti di ultima generazione Critical Mass passa al flyer, dalla grafica più accattivante, uno strumento efficace, economico e di grande impatto.

Col passare del tempo, dilagano gli sticker scaricabili dal web, da stampare e da appiccicare nei punti strategici della città: pali, ma soprattutto rastrelliere e negozi amici della bicicletta.
Nell’e-shop oggi si possono anche scaricare stampe per t-shirt e postcard da spedire agli amici. Se il popolo dei ciclisti online degli inizi sembrava molto diverso da quello che poi si incontrava sulle strade, basta dare uno sguardo ai forum e ai blog di oggi per capire che questa disparità ormai non esiste più.

Critical Mass con la sua spontaneità e la sua non organizzazione ha fatto della bicicletta il principale strumento di comunicazione, è bastata una targhetta catarifrangente portante la scritta “NO OIL” per far riflettere i distratti destinatari proprio mentre si pedala.

Ricche le sezioni di feedback in cui si possono ammirare foto e filmati delle varie manifestazioni, ed anche film e libri sull'argomento.

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