venerdì 29 luglio 2011

Il dramma e la lotta contro l’amianto tra cinema e web


di Eleonora Anello

3000 morti, tra ex operai e semplici cittadini. 20 anni di reclusione a testa chiesti dal pubblico ministero Raffaele Guariniello a carico degli alti dirigenti della multinazionale Eternit, accusata di “disastro doloso e omissione di misure di sicurezza e di cautele”. Tragica vicenda di uno dei più grandi crimini ambientali ad opera di un'industria che sapeva ma in nome del profitto ha taciuto.

A chi come noi si occupa quotidianamente di comunicazione ambientale, hanno molto colpito il fervore e la coesione sociale manifestatesi, dopo 30 anni di silenzio, tra la popolazione delle zone colpite.

Nell’intensa voglia di giustizia che serpeggia tra l’opinione pubblica, l’arte, nelle sue varie forme, ha voluto perorare la causa, soprattutto da quando si è avuta la certezza che sono coinvolte, e lo saranno ancora per molto, vittime civili, persone cioè che in via Oggero 63, la sede casalese dell’Eternit, non hanno mai messo piede. Si è così registrata un'impennata nell'informazione e nella comunicazione senza precedenti, nella speranza che il problema assumesse la giusta visibilità. E così è stato.

Una delle opere più apprezzate dal pubblico e dalla critica, che ha come tema centrale l’amianto, è Polvere. Al video-documentario di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller sono stati assegnati 2 premi al Festival Internazionale di Cinemambiente e, proprio in questi giorni, il premio Parco Colli Euganei all'Euganea Film Festival.

Il docufilm ha attinto a piene mani da Asbestos in the dock, l’amianto alla sbarra, un progetto di social networking nato in parallelo e gestito da Niccolò Bruna a nome dell’Associazione Familiari delle Vittime dell’Amianto (Afeva) di Casale Monferrato, allo scopo di valorizzare tutto il patrimonio di informazioni scaturito dalle ricerche e per potenziare ed estendere a livello internazionale il messaggio della battaglia civile. «La storia del processo è una storia collettiva – spiega l’autore– una storia dove molte persone partecipano all’informazione e, attraverso la loro narrazione, ne completano il racconto. L’idea iniziale era fare un report settimanale sull’andamento del processo, anche per raccogliere informazioni utili per il documentario. In breve tempo Asbestos in the dock è riuscito a mobilitare persone che i media tradizionali non avrebbero raggiunto, perché su un fatto così specifico la loro copertura si limita ai momenti salienti del processo. Non solo Internet è stato determinante nel contribuire a diffondere al di fuori dei confini italiani le informazioni necessarie a tenere viva la mobilitazione internazionale (il 6 aprile 2009, giorno della prima udienza, erano molte le associazioni straniere presenti) ma ha favorito la partecipazione dei membri. Grazie al web esiste dunque la possibilità che un’informazione diversa, dal basso, partecipativa, raggiunga una qualità e una copertura maggiore rispetto ai media tradizionali. La forza del progetto è l’occuparsi di un tema molto specifico e locale, che richiama però un interesse globale. I mass-media guardano il lato spettacolare e non quello sostanziale, ma a Torino è in atto un processo che può diventare pietra miliare per il tema della responsabilità sociale delle imprese: è una questione simbolica anche più importante del processo stesso».

Per riprendere le eloquenti parole dei tre pm che a Torino si stanno occupando del caso, si tratta di un «disastro immane», che ha come «imputato allegorico principale l’amianto», ma i cui effetti micidiali su lavoratori e cittadini sono riconducibili alla condotta consapevole dei due imputati che per anni si è basata e si continua a basare su un’unica vile e spregevole strategia: la non comunicazione dei rischi.
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mercoledì 27 luglio 2011

Cambio Climático 2011: l'Argentina ospita il 3°convegno internazionale sui cambiamenti climatici e la sostenibilità


di Silvia Musso

Dall'8 all'11 agosto si terrà a Buenos Aires, in Argentina il terzo convegno internazionale sui cambiamenti climatici, organizzato dall'UNLP, l' Unidad de Comunicación Institucional Facultad de Ciencias Económicas.

Tra gli esperti che parteciperanno in veste di relatori ci sarà anche Erik Balzaretti, coordinatore del Master in Comunicazione della Sostenibilità e membro del comitato scientifico di AICA che presenterà un paper dal titolo sicuramente intrigante, “El calentiamento global, entre el apocalipsis y el marketing” (“Il riscaldamento globale, tra apocalisse e marketing). La redazione di Envi lo ha raggiunto e gli ha posto alcune domande.

Cosa si aspetta da questo convegno e dal confronto con altri esperti?

«Intanto ci tengo a dire che la chiamata come esperto in questo convegno internazionale è la testimonianza che il lavoro mio e di AICA in questi anni non è stato inutile ma anzi di un certo qual valore. Poi, si spera sempre in qualche idea nuova o almeno qualche nuovo punto di vista che insieme agli altri faccia progredire la ricerca o si trovi qualche partner per lavorare sui temi di nostro interesse. Il mio intervento, dedicato al rapporto tra i media e il cambiamento climatico, si inserisce in un filone dedicato ai temi della comunicazione e della cultura e dell’educazione. Ormai sembra chiaro che il riscaldamento globale sia reale e bisogna trovare “le parole per dirlo” e per prepararci ad un’inversione di tendenza quantitativa e qualitativa nell’uso delle risorse energetiche».

Il suo intervento focalizza l'attenzione sull'immaginario collettivo nella Comunicazione Ambientale del cambiamento climatico. Può sinteticamente spiegarci di cosa si tratta?
«Al centro della nostra società non c’è l’uomo ma i media. Essi, attraverso varie forme di narrazione, si sono presi il compito di costruire le nostre opinioni, le nostre speranze, le nostre negazioni. Il sistema sociale ed economico attraverso i media costruisce l’identità di ciascuno di noi e di tutti noi insieme. Una buona retorica per spingere verso il cambiamento deve tenere presente l’immaginario collettivo ed agire su di esso se vuole ottenere risultati di comunicazione efficaci. Questo vale per i cambiamenti climatici, meglio dire il riscaldamento globale perché anche le parole hanno un significato più o meno impattante, come per tutti i temi legati all’Ambiente».

Nel paper che andrà a presentare parla di “sindrome di Cassandra che caratterizza l'informazione ambientale”. Cosa intende?
«Come si sa Cassandra aveva ricevuto in dono da Apollo la capacità di prevedere, ma dopo che aveva mancato alla promessa il dio greco le aveva revocato la capacità di essere creduta. L’informazione in primis, ma anche in genere la comunicazione ambientale soffre di questa sindrome: si veicolano dati certi e si prevede che il futuro dell’uomo sarà difficile se non si decide di cambiare il sistema di sviluppo, ma i cittadini e le Istituzioni fanno fatica a credere e ad attivarsi nonostante i segnali siano sempre più forti».

Cosa deve fare a suo avviso la Comunicazione Ambientale legata al cambiamento climatico per evitare il rischio di un'interpretazione ideologica dei dati?
«Uscire dal vicolo cieco della razionalità e della logica che permette l’interpretazione dei dati e si relaziona con il cittadino come un pugno chiuso che obbliga a credere e a schierarsi per lavorare con la retorica, la poetica e il paradigma della desiderabilità che invece è percepito dai cittadini come una mano aperta che accarezza e persuade. In questo senso agire sull’immaginario, anche attraverso quello più catastrofista, permette quei movimenti di consapevolezza e di introiezione del tema che non sempre si ottiene sul piano scientifico-razionale. La nostra è una società di iperconsumatori abituati a farsi blandire dalle retorica delle merci, anche quelle culturali, attraverso il linguaggio del marketing e della pubblicità. Dobbiamo sviluppare emozioni, visto che la razionalità non sta funzionando».

Comunicazione ambientale e cambiamento climatico: gli spunti di riflessione sono sicuramente numerosi. Nell'attesa di ricevere il resoconto del prof. Balzaretti sulla sua partecipazione al congresso, il dibattito può essere aperto anche su queste pagine.
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lunedì 25 luglio 2011

Bambini, turisti responsabili


di Silvia Musso

Le scuole sono finite ed è tempo di meritata vacanza anche per i più piccoli. Se non avete idee su cosa proporre ai vostri figli, un aiuto può arrivare da WWF Italia e Touring Editore che insieme hanno pubblicato la prima guida al turismo responsabile destinata ai più piccoli.

Io viaggio responsabile, questo il titolo della pubblicazione scritta dalla biologa Elena Gatti e realizzato con la supervisione scientifica di WWF Italia, narra in forma di fumetto e di diario di bordo le avventure di Berny ed Ele, due intraprendenti ragazzini, protagonisti delle gite al mare, in campagna, in montagna e dei viaggi in Egitto e Nepal.

I giovani lettori vengono avvicinati a un modo di viaggiare che rispetta l’ambiente, il patrimonio storico e artistico, le culture dei luoghi e dei popoli, gli interessi delle comunità locali. I ragazzi apprendono così senza annoiarsi i cinque comandamenti del turista responsabile, ai quali sono dedicati i capitoli del libro: proteggere l’ambiente, rispettare le persone, incontrare gli animali, fare acquisti intelligenti, muoversi senza inquinare.

«Parlare di principi etici e di comportamenti corretti in senso astratto può risultare non solo di difficile comprensione per un ragazzo, ma anche… molto noioso! - spiega Ornella Pavone, curatrice del volume e del catalogo Touring Junior. Una comunicazione divertente come quella dei fumetti, e immediata, come quella del diario scritto in prima persona dai due protagonisti delle storie, stimola la curiosità e l’interesse dei ragazzi facendoli entrare nel merito dei problemi, saltando a piè pari la fase “teorica”».

Dal racconto emergono infatti i principi cardine del turismo responsabile che vengono poi riassunti e sistematizzati in divertenti schede di approfondimento. Alla fine di ogni capitolo, inoltre, i lettori possono cimentarsi con quiz e personalizzare la guida con proprie impressioni e fotografie.

«Il tema del Turismo Responsabile fa parte a pieno titolo delle tematiche di Touring Editore – continua la dott.ssa Pavone - è un argomento di grande attualità su cui si concentra sempre più l’attenzione degli operatori del viaggio di tutto il mondo. Quindi, dalle guide turistiche Touring per adulti è stato naturale trasferire il messaggio del nuovo stile di viaggio, sostenibile e rispettoso di culture e territori, anche ai bambini e ragazzi, dai 6 a 14 anni, che sono i lettori dei volumi proposti da Touring Junior».

Il volume è unico nel suo genere. Io viaggio Responsabile! è infatti il primo libro in assoluto a proporre questi temi ai ragazzi e costituisce una vera novità sia per argomento sia per formula editoriale. È inoltre una lettura trasversale di tante materie scolastiche: sono coinvolte la geografia, le scienze, la storia, la letteratura, l’arte, l’educazione civica, la religione. Potrebbe quindi essere indicato non solo per i giovani, ma essere uno strumento utile per un insegnante che voglia affrontare in modo informale con i propri ragazzi problemi importanti e di grande attualità.

Nelle prossime settimane, quindi, mentre i ragazzi si divertiranno a leggere il fumetto, gli insegnanti potrebbero iniziare a programmare il prossimo anno scolastico inserendo queste importanti tematiche di sostenibilità ambientale e sociale all'interno delle loro materie di insegnamento.

Intanto la collaborazione tra Touring editore e Wwf Italia continua. È stato recentemente pubblicato Weekend nella natura, una guida su 45 itinerari nelle oasi del WWF, e con molta probabilità Io viaggio responsabile! sarà il primo di una serie di manuali per ragazzi che affrontano i tanti temi del turismo “dolce”.

«Questo modo di viaggiare alternativo - conclude la dott.ssa Pavone - si è da poco affacciato al panorama italiano ma sta suscitando un crescente interesse da parte del pubblico, soprattutto quello dei più giovani, perché propone modi di viaggiare alla portata veramente di tutti e privilegia il target familiare. Bicicletta, escursionismo, percorsi a cavallo, in treno, in barca, nelle oasi naturali: c’è tutto un mondo di viaggi avventurosi e interessanti anche a breve e medio raggio, e i bambini sono istintivamente curiosi e sempre pronti a partire».
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venerdì 22 luglio 2011

Pomigliano d’Arco: tra FIAT ed ecopagelle


di Eleonora Anello

Si è fatto un gran parlare il 4 aprile 2011, quando è stata lanciata la notizia che la raccolta differenziata è entrata negli stabilimenti Fiat di Pomigliano.

«La Fiat – ha dichiarato Nicola Di Raffaele, top manager dell’Enam Spa, la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti urbani nella città vesuviana, in occasione del lancio della campagna - ha mostrato grande sensibilità. L’ammodernamento dell’impianto legato alla produzione della nuova Panda, in concomitanza alle nuove modalità della differenziata, ha creato l’opportunità di riprogettare le aree ristoro dei dipendenti adeguandole alle esigenze del nuovo sistema di raccolta».

Di fatto, in prossimità di tutti gli uffici e vicino ad ogni postazione sono stati posizionati contenitori per la carta. L’azienda automobilistica ha inoltre programmato incontri con tutte le aziende dell’indotto per informarle delle novità nel campo di rifiuti.

In conferenza stampa Di Raffaele ha spiegato: «Stiamo operando con un modello di comunicazione innovativo. La nostra campagna è silenziosa. In una prima fase abbiamo coinvolto solo i soggetti omogenei e, dunque, gli amministratori dei condomini, i dirigenti scolastici, il mondo del volontariato e le associazioni ambientaliste, i dirigenti delle aziende grandi e piccole, i commercianti in modo da prepararli a una comunicazione diretta nei confronti dei soggetti che rappresentano. Dunque, prima un passaparola accompagnato da manifesti e, poi, nella fase successiva, incontri pubblici con l'intera comunità pomiglianese. L'obiettivo è di superare il 50% di differenziata entro il 31 Dicembre 2011».

Ma la campagna di sensibilizzazione non ha coinvolto esclusivamente le aziende operanti nel territorio campano. L’azione ideata dalla Fondazione Willy Brandt ha voluto protagoniste soprattutto le famiglie e le scuole. Enzo Pirone, coordinatore della FWB, si è infatti soffermato sul programma educativo cuore della campagna “Riciclando”. «I ragazzi delle quarte e quinte elementari utilizzeranno L’Ecopagella, strumento per dialogare con i propri genitori e con il circuito parentale di riferimento circa le modalità e l’utilità di una buona raccolta differenziata. Tramite l’Ecopagella, con una classica inversione dei ruoli, diventeranno essi stessi protagonisti che, con domande e successive valutazioni, attribuiranno un punteggio, “daranno un voto”, ai comportamenti e alla sostenibilità ambientale delle abitudini nella gestione casalinga dei rifiuti e della raccolta differenziata. Le Ecopagelle saranno raccolte e digitalizzate per poter essere poi analizzate da esperti, coordinati dalla FWB e avere un’analisi statistica sulle abitudini e comportamenti delle famiglie». E non finisce qui. Al Professor Riciclo è stato affidato il rapporto con le classi. Con visite specifiche avrà il compito di diffondere la cultura della sostenibilità attraverso un approccio teatrale in grado di catturare l'attenzione e l'interesse dei ragazzi che, a loro volta, saranno chiamati a ideare e sceneggiare uno spettacolo teatrale sul tema dei rifiuti.

Con una complessa campagna di comunicazione che trova la propria forza nell’uso di un linguaggio diversificato in grado di parlare a tutti, Pomigliano d’Arco, già “Comune riciclone”, punta a diventare una delle eccellenze campane in un settore critico come quello dei rifiuti.
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giovedì 21 luglio 2011

Volontari di tutta Italia per la differenziata. Roberto Cavallo propone una soluzione per Napoli


Articolo pubblicato in data 8/07/2011 su "Il Fatto Quotidiano"

di Luca Mercalli


Tutti ci chiediamo per quale motivo a Napoli i rifiuti siano in mezzo alle strade e perché non si riesca a risolvere l’annosa emergenza. Non è possibile dare risposte banali, e quindi chiedo aiuto a un professionista dei rifiuti, Roberto Cavallo, presidente della cooperativa Erica di Alba, una giovane struttura di eccellenza in questo settore.

Dottor Cavallo, cominciamo con un quadro locale, cosa succede nel capoluogo partenopeo?
La situazione dei rifiuti 21 Napoli é resa più complessa che altrove da tre condizioni anomale: elevata produzione pro capite, scarsa raccolta differenziata, ma soprattutto la presenza della malavita organizzata, in particolare nella gestione dei trasporti. Questa situazione, come ha evidenziato uno studio della commissione europea del dicembre scorso, non solo ha ripercussioni ambientali gravissime, ma causa un notevole impatto economico negativo. Questo saldo passivo é dovuto principalmente a cause dirette, come il mancato recupero di materiali con valore di mercato (carta, vetro, plastica, metalli) e cause indirette come ad esempio l'impatto negativo sul turismo.

Ma questo punto come ci si può muovere per trovare una soluzione efficace?
Fornire vie d’uscita studiate a tavolino rischia di ridursi ad un esercizio di pura teoria. Alcune note positive ci consentono pero di prefigurare scenari ottimistici. Il primo ingrediente è nella stessa città di Napoli, infatti quasi duecentomila napoletani da ormai due anni sono serviti da un servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti che permette loro di separarne i due terzi, superando cosi il 65% di raccolta differenziata. Il secondo ingrediente sta nelle persone alle quali si e affidato il sindaco De Magistris, in particolare assessore Tommaso Sodano, la conferma di Daniele Fortini come amministratore delegato dell’ASIA e l’aver messo a capo dell’azienda municipalizzata, in qualità di presidente, Raphael Rossi. Il terzo ingrediente è l’accresciuta sensibilità accompagnata da altrettanta voglia di riscatto degli abitanti di Napoli di cui si può trovare testimonianza sfogliando i molti blog e siti internet.

Però qui passano gli anni e il problema non si risolve...
Già nel 2008 e nel gennaio 2010 affrontammo la crisi dei rifiuti a Napoli. Delle proposte che avanzai già allora vorrei provare a rilanciarne una: si concentrino a Napoli per alcuni mesi tutti i volontari del servizio civile, aiutati dai volontari della protezione civile e del volontariato ambientale, distribuiscano a tutte le famiglie napoletane mastelli e sacchetti spiegando loro bene come fare correttamente la raccolta differenziata. Intanto l’ASIA, in collaborazione con Federambiente e dunque le altre società pubbliche, in particolare del nord Italia , trasportino i materiali differenziati in impianti di recupero e piattaforme indicate dal CONAI e dal Consorzio Italiano Compostatori, il tutto sotto la vigilanza del governo e della magistratura così da escludere la camorra dal ciclo dei rifiuti.

Ma se le altre regioni si oppongono ad accogliere carichi di rifiuti campani? A chi dovesse obiettare al trasferimento dei rifiuti già differenziati al nord ricordo come le discariche napoletane siano piene di rifiuti provenienti anche dal nord; cito come unico esempio le 500.000 tonnellate di fanghi tossico-nocivi derivanti dalla bonifica dell’Acna di Cengio, tra la provincia di Savona e quella di Cuneo, interrate nella discarica di Pianura.

Resta in Italia il problema dell’enorme quantità di rifiuti domestici che produciamo: circa 540 kg a testa all’anno, un chilo e mezzo al giorno di spazzatura. Se togliamo il 30% di rifiuti organici che potrebbe essere immediatamente compostato in orti, giardini e in impianti di prossimità, restano quasi quattro quintali da differenziare e smaltire per ciascuno di noi. Come si i può affrontare questo problema?
In effetti la riduzione all’origine dei rifiuti e il concetto a me più caro, al quale ho dedicato tra l’altro il mio ultimo libro Meno 100 chili, cioè la prevenzione dei rifiuti. Sono decine le azioni quotidiane che ciascuno di noi può fare per alleggerire la propria pattumiera... E il rifiuto che non c’è che non va né raccolto, né trasportato, né trattato e quindi neanche la camorra può toccarlo.
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mercoledì 20 luglio 2011

Sedicesima edizione per l'International Summer School in Applied Environmental and Regulatory Economics


di Silvia Musso

Per tutti coloro tra studenti laureandi, laureati e impiegati nel privato e nel pubblico che vogliono approfondire tematiche relative all'economia ambientale, la Fondazione Ambiente offre la posibilità di frequentare una scuola estiva.

La Summer School in Applied Environmental and Regulatory Economics, quest'anno alla sua sedicesima edizione, è organizzata dalla Fondazione per l’Ambiente “Teobaldo Fenoglio” in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e dura due settimane, dal 5 al 16 settembre.

Il corso è suddiviso in tre parti: un modulo teorico, un'analisi economica del mondo delle imprese che si occupano di ambiente con riferimento a temi quali i rifiuti, l'acqua, il trasporto pubblico, gli impianti sportivi, ecc. e, infine, un approfondimento su casi specifici. Gli studenti concluderanno il loro percorso con una relazione finale il cui scopo è proprio l'analisi di una particolare case story. Gli studenti saranno impegnati nella raccolta e nell’elaborazione dei dati economici e finanziari e nell’analisi dei principali strumenti normativi che regolamentano il settore.

Anche quest'anno, dopo sedici anni, la Fondazione ha voluto offrire una possibilità di approfondimento e insegnamento durante il periodo estivo in modo da permettere a più persone possibile di interfacciarsi con queste tematiche.

Il corso intende fornire le basi analitiche sulla attuale teoria europea della regolamentazione nel rapporto tra ambiente e mondo dell'industria. I temi principali saranno: le assimmetrie dell'informazione, l'analisi dei costi industriali e delle tariffe, le preoccupazioni in termini di qualità dei prodotti, l'eco-design, ecc.

La Fondazione per l'Ambiente, nasce a Torino da 24 soci sia pubblici che privati piemontesi, tra cui le 4 università presenti sul territorio regionale. È un'associazione no-profit la cui mission è la promozione della ricerca e la comunicazione legata all'ambiente e alla sua regolamentazione e amministrazione a livello locale.

L'ambiente è infatti patrimonio comune e tutti devono avere la possibilità di accedere a un'informazione e a una conoscenza ambientale adeguata e in linea con i cambiamenti politici ed economici in corso per poi essere in grado di comunicarli.

Per ulteriori informazioni sulla Summer School è possibile consultare sito o scrivere a iss@fondazioneambiente.org.
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lunedì 18 luglio 2011

Con il clima non si scherza, ma si gioca!


di Marzia Fialdini

Va.D.Di., ovvero Vallo a dire ai dinosauri, è il primo gioco di ruolo interamente dedicato al climate change, un gioco-simulazione messo a punto dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per aiutare gli studenti delle scuole superiori a riflettere su uno dei problemi più urgenti e seri dei nostri giorni: il riscaldamento del globo. Composto da un kit di materiali didattici, presentato lo scorso maggio, Va.D.Di. risponde alle finalità dell'educazione orientata alla sostenibilità, indicate dalla Strategia per il decennio Onu dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile, in corso fino al 2014, e trova le sue origini nell'organizzazione, da parte di Ispra, della Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici del 2007.

Il gioco-simulazione è strutturato in modo da insegnare ai ragazzi ad affrontare la tematica del cambiamento del clima in prima persona, rafforzare la loro coscienza civica, indurli a riflettere sui problemi climatici e portarli quindi a individuare le loro possibili soluzioni. Ogni partita coinvolge 50 persone ed è ambientata nella regione di Pycaia e nei suoi tre centri principali: Molaria (una cittadina marinara), Naraoia (un’importante città metropolitana) e Santacaris (un pittoresco paesino montano).Tutte le località prendono il nome da altrettanti fossili, ecco quindi spiegato il riferimento ai dinosauri nel nome del gioco.

I ragazzi possono interpretare il ruolo di amministratori (sindaci, assessori, presidente di regione), cittadini comuni, esperti e giornalisti per discutere ed infine elaborare un piano di sviluppo dell’intera regione di Pycaia, che prevenga o riduca al minimo i danni provocati dai cambiamenti climatici. Diverse le problematiche che dovranno essere affrontate: dalla necessità di far comprendere la responsabilità delle attività umane nei problemi legati al clima (ci saranno infatti anche le posizioni dei "negazionisti", coloro che definiscono i mutamenti climatici cicli naturali avvenuti anche in tempi passati), all’esigenza di coniugare sviluppo economico e riduzione delle CO2, passando per l’educazione ambientale rivolta ai cittadini, budget economici e interessi di settore. Per ciascuna delle tre comunità interessate, al termine della simulazione, verrà anche tracciato un profilo di sostenibilità basato sulle scelte dei singoli partecipanti.

La distribuzione del kit ludico di gioco-simulazione partirà con il nuovo anno scolastico nelle scuole che ne faranno richiesta. Ai docenti che decideranno di seguire il progetto è richiesta la partecipazione a specifici corsi ancora in fase di programmazione.

Cosa riserverà il futuro alla tranquilla Pycaia? E soprattutto cosa possono fare i cittadini, singolarmente o collaborando tutti insieme? Quanto bisognerà cambiare delle scelte e delle abitudini di vita affinché l'ambiente non si riveli un nemico ma possa continuare ad essere il fedele alleato di sempre? Possiamo quindi dire che con i cambiamenti climatici non si scherza, ma grazie a Va.D.Di. si gioca.
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venerdì 15 luglio 2011

Re Boat Race: la Regata del Riciclo approda al Lido di Ostia

di Giuseppe Totaro

Creatività, ingegno e salvaguardia dell’ambiente: sono stati questi gli ingredienti della Re Boat Race, la competizione di natanti composti interamente da materiali riciclati che si è svolta al Lido di Ostia lo scorso 19 e 20 giugno, nell’ambito della sedicesima edizione “Da 100 a 1000 Vele – La festa del mare di Roma”.

L’idea della prima regata eco-friendly d’Italia è venuta alla Sunnyway ed è stata un vero inno al riciclo creativo: ogni equipaggio si è costruito da sé la propria imbarcazione, e in molti hanno scelto di farlo direttamente sulla spiaggia alla vigilia della regata. Innumerevoli i materiali utilizzati, a partire dalla plastica, l'alluminio delle lattine o il Tetra Pak utilizzato per latte e bevande.

La comunicazione dell’evento si è rivelata particolarmente efficace, vista anche il numeroso pubblico accorso: presenza costante sui media dedicati al mondo della vela, divertente locandina/manifesto per promuovere l’iniziativa e un sito-blog dedicato all'evento, www.reboatrace.it, molto completo. Oltre infatti al form d’iscrizione e ad una serie di immagini di altre iniziative simili in giro per il mondo, erano disponibili tutte le informazioni utili per realizzare una perfetta barca con materiali da riciclo e una ricca galleria di video sulle altre regate che si svolgono ogni anni in particolar modo negli Stati Uniti.

La Re Boat Race non è stata la prima iniziativa in questo senso. Gli esempi più recenti sono stati il Plastiki, il catamarano interamente realizzato con il riciclo di bottiglie in pvc che accompagnò l’inglese David Rotschild nella traversata oceanica in solitario da San Francisco a Sydney, oppure la Soap Kayak Race, la regata con canoe di cartone che si è disputata a settembre sul fiume Adda.

La prima regata riciclata è quindi un esempio di come un’iniziativa in campo ambientale, creata a partire da un’idea relativamente semplice, se comunicata in modo efficace può portare un grande ritorno comunicativo ai temi del riutilizzo e del riuso, specie se viene associato a un evento divertente e di grande impatto come la Re Boat Race.
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mercoledì 13 luglio 2011

Go green, ma con un occhio al portafoglio


di Anna de Polo

Una recente ricerca svolta da Accenture (“Revealing the Values of the New Energy Consumer”) ha rivelato che l’80% degli italiani si dimostra favorevole a scegliere un provider alternativo per la fornitura di energia elettrica e di programmi di efficienza energetica, purché’ questo si traduca in un risparmio sulla bolletta. Non che ci fosse bisogno di un’indagine statistica per scoprire che in teoria tutti siamo d’accordo nel ridurre l’impatto personale sull’ambiente, ma in pratica ci impegniamo a farlo solo se questo riduce, o almeno non aumenta, le spese familiari. Per questo motivo sono numerosi i portali internet che offrono consigli pratici ai consumatori per indirizzare i loro acquisti verso prodotti che massimizzano il rapporto qualità’ prezzo e, nello stesso tempo, rispettano gli standard di qualità’ ambientale.

Fra questi uno e’ Topten, uno strumento di ricerca online che permette di confrontare vari tipi di apparecchiature elettriche e scegliere quelle migliori dal punto di vista non solo del consumo energetico, ma anche del costo energetico del prodotto nel suo intero ciclo di vita, oltre che del prezzo, della marca e dell’aspetto estetico. I vari prodotti sono classificati in categorie (per esempio automobili, elettrodomestici, illuminazione, ufficio) e sono selezionati secondo i criteri dell’efficienza energetica, della qualità’ e dell’impatto sull’ambiente e sulla salute. Ciò permette da un lato di sensibilizzare i consumatori riguardo all’impatto del loro consumo energetico sul cambiamento climatico, e dall’altro di incentivare le aziende produttrici a migliorare i loro standard energetici.

Niente di veramente nuovo in realtà: basti pensare al sistema dell’etichettatura energetica (ecolabel), che si e’ finora rivelato uno strumento utile per i consumatori ed efficace per l’ambiente, grazie al suo elevato potenziale di risparmio energetico.

La nuova direttiva comunitaria in materia di ecolabel ha introdotto diverse novità, tra cui l’obbligo di etichettatura energetica anche per i televisori. L’ecolabel diventa inoltre obbligatorio in caso di vendita diretta, di noleggio e anche nell’ambito della vendita a distanza, cioè su internet. Questa normativa rientra nel piano energetico della Comunità Europea, che sta introducendo norme sempre più stringenti per raggiungere il target del 20% per l’efficienza energetica entro il 2020. Lo scorso 22 giugno e’ stata proposta una nuova direttiva europea che unisce in un unico strumento giuridico le precedenti direttive in materia di gestione della fornitura di energia e consumo energetico finale. “La nostra proposta mira a rendere più efficiente il modo di utilizzare l’energia nella nostra vita quotidiana – ha dichiarato Gϋnther Oetinger, commissario europeo per l’energia – e ad aiutare i cittadini, le autorità’ pubbliche e l’industria a migliorare la gestione dei consumi energetici. Ciò dovrebbe portare anche ad una riduzione della bolletta energetica”.

In conclusione, se da un lato i consumatori si dimostrano propensi ad adottare comportamenti più’ “green”, dall’altro i fornitori di energia e le aziende produttrici sono sempre più’ incentivati, proprio in ragione di questo trend, a migliorare l’efficienza energetica dei loro prodotti, grazie anche agli incentivi comunitari. Non resta che augurarsi che si inneschi un circolo virtuoso che permetta di raggiungere l’obiettivo energetico del 2020, da cui per ora l’Europa e’ ancora lontana.
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lunedì 11 luglio 2011

La musica è energia


di Eleonora Anello

Musica come mezzo per diffondere sensibilità ambientale? Certo che sì quando la sua fruizione avviene in modo poco impattante.

Da uno studio effetuato dall’Osservatorio sulla sostenibilità ambientale e la musica commissionato da Edison in collaborazione con l’Ispo di Renato Mannheimer è emerso ancora una volta che in Italia ci dichiariamo a favore dell’ambiente salvo poi fare poco per tutelarlo. Il 70% del campione infatti si dice molto sensibile alle tematiche ambientali, seppure il 39% non attua alcun comportamento eco-sostenibile.

Dai dati diffusi, i problemi più grossi si registrano nel settore dei mezzi pubblici. In pochi riescono a fare a meno della propria auto per raggiungere un evento musicale. E c’è di più. Alcuni generi sono più green di altri: i più virtuosi risultano gli amanti della musica classica mentre la maglia nera va ai metallari.

Alla luce di ciò, Edison, per diffondere una musica più in linea con l’ambiente e sviluppare la cultura della sostenibilità e del risparmio energetico in questo settore, ha deciso di fare la propria parte lanciando Edison-Change the Music, un contest rivolto alle band emergenti. Chi si dimostrerà più rispettoso dell’ambiente aprirà il concerto di Jon Bon Jovi previsto il 17 luglio a Udine. Al progetto hanno aderito diversi esponenti del mondo musicale tra cui Piero Pelù, Elio e le Storie Tese, Enrico Ruggeri, Max Gazzé, Omar Pedrini.

«Esistono molti modi di fare business - ha dichiarato Andrea Prandi, direttore relazioni esterne di Edison - Con questo progetto crediamo che si possa legare il tema dell’energia a quello del rispetto per l’ambiente. Insieme a Legambiente intendiamo far giungere al maggior numero di persone un messaggio che incoraggia l’uso sostenibile delle risorse energetiche. Abbiamo scelto la musica come veicolo di comunicazione sia nella sua espressione più popolare sia attraverso la musica più colta. Siamo infatti anche sponsor della Prima della Scala. Edison-Change the Music è diventato inoltre partner della Sustainable Energy Europe Campaign promossa dalla Commissione Europea e questo è per noi motivo di grande orgoglio».

Se un’azienda energetica punta sui giovani, un’altra si affida alle star continuando con progetti collaudati. Stiamo parlando di Enel che sulla scia del successo di Safari Tour 2008, rinnova la sua collaborazione con Lorenzo Jovanotti. Il cantante toscano, con “Ora in Tour Lorenzo Live 2011 – Musica CO2 neutral”, un ciclo di concerti in programma in tutta Italia partito lo scorso aprile e che si concluderà a fine anno, prevede di neutralizzare le emissioni dell’evento musicale grazie a un programma di riforestazione e di sviluppo inhttp://www.blogger.com/post-create.g?blogID=581675986807095446 Camerun. Ogni singolo spettatore potrà inoltre partecipare direttamente all’iniziativa attraverso il sito Compenso Positivo grazie al quale si potrà concorrere alla vincita di uno degli alberi e assegnare ad esso il proprio nome.

«Il progetto di collaborazione con Jovanotti –spiega Enel- si inserisce pienamente nell’ambito dell’impegno dell’azienda per la promozione della sostenibilità attraverso un percorso che prevede l’utilizzo delle fonti rinnovabili nella produzione di energia, l’adozione di tecnologie di frontiera nella riduzione e nello stoccaggio delle emissioni, misure di efficienza e di risparmio energetico, l’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, campagne di informazione e sensibilizzazione sul tema del consumo razionale dell’energia. In particolare, l’inizio del tour del cantautore coincide con il lancio di “CO2 Neutral”, il nuovo brand Enel che identifica i servizi di Carbon Neutrality. Siamo infatti da tempo attivi sul mercato volontario della footprint per una vasta gamma di servizi. Eventi, campagne vendita di energia e altre iniziative possono essere oggi neutralizzati attraverso attività innovative che riducono le emissioni di gas serra, contribuendo in modo concreto al miglioramento della vita sul pianeta e alla lotta al cambiamento climatico».

Da anni però le associazioni ambientaliste cercano di portare alla ribalta altre verità sulla produzione di Enel. Tanto che alcuni cantanti hanno deciso di stare dalla parte dei cittadini che ne pagano drammaticamente le conseguenze. Nell’agosto 2010, nell’ambito della manifestazione “Correnti Musicali”, Simone Cristicchi, pressato dagli ambientalisti, si rifiutò di cantare nella centrale a carbone “Federico II” di Cerano (BR), non a caso ribattezzata la “centrale della morte” che, oltre a sconvolgere il meraviglioso paesaggio salentino colpendone il turismo, continua a mietere vittime tra gli abitanti del circondario. Da un dossier di Legambiente del 2007 è emerso che la centrale dal nome gentile, un vero e proprio eco-mostro che sorge sulle bellissime spiagge adriatiche, produce oltre un terzo del totale delle emissioni nazionali.

Tutta questa ambivalenza tra ciò che si comunica e ciò che si fa non può che creare perplessità e confusione.
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sabato 9 luglio 2011

I Segreti dell’Assessore


di Daniela Zannetti

La pressione antropica dell’uomo sull’ambiente e le sue risorse naturali, oltre la distruzione dei vari ecosistemi, può generare danni alla salute dei cittadini. Alcune politiche ambientali mirano a ridurre questo impatto intervenendo sul ciclo dei rifiuti. E’ il caso di quelle dell’Assessore all’ambiente del Comune di Ferrara RossellaZadro che spiega le sue iniziative sulla “reciprocità” per la riduzione della produzione stessa di rifiuti, o il compostaggio per la valorizzazione della materia organica senza combustione.

«Ciò che tiene le fila nei rapporti tra l’ente e le realtà territoriali non è il denaro che crea dislivelli ma il dono che genera una condizione di reciprocità. E’ la pratica– spiega Zadro durante l’intervista - del recupero dell’invenduto commerciale a fine giornata regalato ad associazioni che aiuta ad abbassare i conferimenti in discarica. E’ il beneficio scambievole per il donatore e per colui che riceve il dono (Last minute market di Andrea Segrè), supportato dallo sconto sulla TIA ai commercianti».

«O il recupero di farmaci ancora utili grazie a partnership pubbliche e private: università, farmacie ed ente. Una operazione che consente di risparmiare 110 mila euro sull’acquisto di medicinali in 6 mesi e procura crediti agli studenti universitari; i cui risultati forniscono indicazioni alle aziende farmaceutiche anche nel ripensare i “blister” dei medicinali. Vogliamo che le stesse aziende ponderino la loro produzione nell’ottica della riduzione dello spreco
», precisa Zadro. O meglio, fosse per lei brillante quota rosa, «l’XI comandamento dovrebbe essere non sprecare" e una politica senza esitazioni a favore della domanda stessa di “ambiente” dei cittadini estensi. Tanto di cappello.

Specie il “No” alla richiesta della multiutility Hera (rifiuti ed energia, sevizi idrici) dell’attivazione della “Linea 2” per smaltire come biomasse 45 mila tonnellate di rifiuti organici. «Del risanamento dell’aria per i prodotti da combustione sono i comuni e i Sindaci a doverne render conto – continua l’assessore - le emissioni di polveri sottili (PM) e ossidi di azoto di Hera sono destinate ad impattare su una area già occupata dal Polo Petrolchimico e dal termovalorizzatore Hera che tratta 130 mila T di rifiuti annui».

È notizia recente che l’impianto petrolchimico potrebbe essere messo in attività controllata dalla magistratura dopo un esposto dei cittadini sul lavoro delle torce degli impianti. Un territorio monitorato dove il recupero è dovere di tutti i giorni. Anche Hera asserisce di aver ridotto le emissioni 10 volte inferiori ai limiti di legge.

«Laddove non si previene l’inquinamento non si computa il costo sociale in termini di salute pubblica», spiega Zadro. Che aggiunge: «I nostri rapporti con la Hera sono buoni ma sebbene le biomasse come fonte rinnovabile siano previste nel piano rifiuti regionale, ci sconcerta che in Bologna (Hera Ambiente) le decisioni siano prese dai tecnici senza nessuna valutazione politica. Noi lavoriamo alacremente alla raccolta differenziata perché vogliamo che la frazione organica sia valutata come compost e non come mera energia. Senza questo sforzo non daremmo uno sconto del 15% sulla parte variabile della tariffa ai cittadini che praticano il compostaggio aiutando a ridurre il monte dei rifiuti organici».

«Tenendo a mente che non riceviamo nessuno ausilio dalle leggi nazionali per la riduzione degli imballaggi abbiamo ad esempio previsto progetti ulteriori con sconti TIA ai commercianti per l’utilizzo dell’acqua in caraffa. Produciamo 719 kg di rifiuti procapite ma in un 1 anno di sperimentazione “extramura” in località Ponte Lagoscuro abbiamo rilevato una riduzione di 105 kg di rifuto pro-capite, di cui 45% di umido. Abbiamo distribuito 1819 compostiere ai cittadini di cui 1270 hanno richiesto lo sconto, ma procederemo con verifiche e recupero dell’evasione TIA affinchè non ci siano pressioni solo sui cittadini paganti».

«Nel piano triennale con Hera – continua a spiegare Rossella - abbiamo fissato degli indicatori per mantenere e superare il 65% previsto dalle legge sulla raccolta differenziata nel 2012, sulla base del 50% raggiunto nel 2010. Tornando alle biomasse, c’è un impianto ad Argenta, a filiera corta ed è localizzato in aperta campagna. E’ impensabile un impianto di 3MW a Ferrara anche per l’aumento del traffico di mezzi pesanti già considerevoli nelle strade attorno, specie quelle di Cassana».

E Comuni e Province nazionali dovrebbero stringere Patti ambientali universalmente riconosciuti: divenendo stakeholder del “low waste
con i cittadini, pattuendo “cartelli” di buone pratiche tra amministrazioni differenti, creando Life+ tra Enti, dal Nord al Sud Italia. In definitiva, costruire una Rete della Sostenibilità.
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mercoledì 6 luglio 2011

Un futuro migliore a misura d’uomo


di Marzia Fialdini

La bicicletta è il mezzo di trasporto urbano più efficiente: consente spostamenti veloci, non inquina e ha benèfici effetti sulla salute. Malgrado ciò, in Italia resta un mezzo trascurato dalla maggior parte dei cittadini, come testimonia l’ultimo posto recentemente “conquistato” dal nostro Paese nella classifica europea riguardante il suo utilizzo.

Negli ultimi anni si stanno tuttavia diffondendo sul territorio nazionale, sul modello di manifestazioni straniere, iniziative per favorire la mobilità su due ruote. In particolare la campagna Al lavoro in bici, dopo essere stata realizzata con successo in Germania, Svizzera ed in Liechtenstein, dal 2007 è presente anche in Italia e precisamente nel Comune di Bolzano e in quello di Trento. Obiettivo dell’iniziativa è di coinvolgere le aziende e i loro dipendenti affinché questi ultimi usino la bicicletta per recarsi insieme al lavoro, e per incentivare l’adesione sono previsti premi per coloro che “pedaleranno” per almeno quindici giorni in un mese.

Numerose le differenze tra le campagne italiane e quelle degli altri paesi europei, poiché diversi sono i contesti e il background culturale in cui vengono realizzate. In Svizzera per promuovere l’uso delle bici si punta non soltanto sui benefici alla salute, ma anche e soprattutto alla creazione di uno spirito di squadra tra colleghi che ogni mattina si riuniscono in piccoli gruppi di “ciclisti”. Così facendo si tenta di migliorare sia l’ambiente lavorativo sia l’immagine dell’azienda.
In Italia invece, dove c’è ancora molto da fare per promuovere l’uso di mezzi alternativi all’auto, il focus della comunicazione è centrato sulla diffusione della cultura della “ciclabilità” e sulle tematiche ambientali. Il claim della campagna del Comune di Trento ad esempio è: Brucia calorie non Petrolio.

Infine, un altro dato che emerge chiaramente dal confronto delle differenti campagne è quello relativo alle adesioni delle aziende: in Italia sono per lo più pubbliche e in numero limitato, mentre all’estero partecipano anche aziende private ed in numero decisamente significativo, in Svizzera solo quest’anno sono state 1.346 le aziende del Cantone ad aderire al progetto.

Confortanti i dati relativi alla seconda Giornata Nazionale della Bicicletta, iniziativa promossa dal Ministero dell’Ambiente, che si è svolta lo scorso 8 maggio. La bici mobilita l’uomo! questo lo slogan ideato per far comprendere al maggior numero di cittadini che pedalare in città è una scelta ecocompatibile e può essere effettivamente realizzabile. L’evento organizzato in collaborazione con l’ANCI (Associazione dei Comuni Italiani) e la Federazione Ciclistica Italiana, ha visto la partecipazione di 1.096 comuni e la chiusura al traffico di 1.932,3 km di strade comunali: un inizio incoraggiante per un futuro migliore più a misura d’uomo.
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lunedì 4 luglio 2011

Vado in vacanza a lavorare

di Anna de Polo

Per chi è in cerca di un’esperienza fuori dagli schemi anche per questa estate l’organizzazione francese APARE (“Association pour la Participation et l’Action Régionale”) propone una vacanza alternativa e “utile”. L’associazione, riconosciuta dall’Unione Europea, organizza infatti ogni estate campi di lavoro e di studio nel sud delle Alpi e in Costa Azzurra, ma anche nei paesi del bacino del Mediterraneo come Algeria, Grecia, Libano, Marocco e Tunisia. Nei cantieri volontari di varie età e nazionalità sono coinvolti attivamente nella protezione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale delle aree rurali mediterranee.

Durante un periodo di 2-3 settimane i volontari sono introdotti all’arte del restauro e della lavorazione della pietra da esperti professionisti. È così possibile beneficiare di un’esperienza formativa sul piano professionale, ma anche su quello umano, grazie all’opportunità di conoscere e collaborare con persone diverse per cultura e origini. Non mancano i momenti di svago, in cui i partecipanti possono rilassarsi con attività sportive, culturali e artistiche: si tratta pur sempre di una vacanza, anche se diversa perché utile e avventurosa. La peculiarità di un’esperienza di questo tipo sta proprio nell’offrire un’opportunità diametralmente opposta al divertissement un po’ pop cui siamo abituati a ricorrere per distoglierci dalle preoccupazioni della vita quotidiana, ma anche, a volte, da noi stessi. La vacanza spesso infatti rappresenta una fuga dalla solita vita e dagli schemi in cui viviamo la maggior parte dell’anno, ma questo non deve tradursi per forza nell’annullarsi in un divertimento che alla fine ci lascia più vuoti e stanchi di quando siamo partiti.

Può essere invece sorprendente scoprire che il lavoro pratico e manuale, svolto a contatto con persone diverse da noi, e l’impegno fisico e mentale in qualcosa che ha un’utilità pratica e un fine nobile, possono essere molto più appaganti e rigeneranti di qualsiasi vacanza all’insegna del “divertimento puro”.

L’offerta di APARE è solo una delle numerose proposte di campi di lavoro ambientale e archeologico per giovani studenti o semplici appassionati che vogliono condividere un’esperienza di solidarietà, partecipazione civica e formazione (per saperne di più).

Anche Legambiente propone ogni anno campi di volontariato incentrati su diversi temi, dalla tutela della biodiversità alla valorizzazione del patrimonio culturale locale. Uno dei campi proposti per l’estate 2011 riguarda il recupero ambientale dei territori colpiti dalla criminalità. «Legambiente, da sempre schierata contro le ecomafie, fin dal 2000 collabora insieme a Libera per realizzare campi di lavoro dove ambientalismo e legalità s’incontrano per diventare progetti concreti - spiega Luca Gallerano, responsabile del Settore Volontariato di Legambiente. L’obiettivo è quello di diffondere una cultura fondata sul senso civico che possa contrapporsi alla cultura del privilegio e del ricatto, tipica dei fenomeni mafiosi del nostro Paese, dimostrando che anche nei luoghi dove la mafia ha spadroneggiato è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità, sul rispetto della persona umana e dell’ambiente».

Un’estate diversa, insomma, all’insegna del lavoro pratico, dello scambio culturale e dell’impegno civico e ambientale, per incontrare gente diversa e scoprire qualcosa di nuovo sul nostro territorio, la nostra cultura e, forse, anche su noi stessi.
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venerdì 1 luglio 2011

Ambiente da limite a valore. Un’esperienza politico-amministrativa


di Roberto Cavallo

Le pagine del libro di Renzo Penna “Ambiente da limite a valore”, con sottotitolo “Un’esperienza Politico-Amministrativa” (Editore Riuniti University Press) sono ben 540 eppure quando le hai finite ti rendi conto che avrebbero potuto essere di più e non si sarebbe fatto fatica a leggerle.
Il tono che traspare dalle pagine è un quello tipico di chi si avvicina alle tematiche ambientali: appassionato!

Ho conosciuto Renzo Penna proprio mentre svolgeva il suo ruolo istituzionale di Assessore all’ambiente presso la Provincia di Alessandria, accompagnato dai suoi validi collaboratori e ne ho subito colto l’approccio culturale che ha voluto imprimere al suo mandato politico; forse il principale ingrediente delle sue sofferte, ma decise dimissioni.

Già, perché chi affronta le tematiche ambientali traguardando al di là del mandato elettorale e interpretando la vera essenza dello sviluppo sostenibile - quello ingabbiato dalla definizione di Bruntland cioè il lasciare il proprio ambiente almeno nelle condizioni in cui lo si è ereditato - rischia di non essere compreso.

Ed è quello che si legge nelle pagine di Renzo Penna; di quell’ambiente che forse per lui è stato per un attimo un limite, ma si è subito trasformato in valore: e il valore è molto più del prezzo, perché il valore non si può comprare, non si può alienare, non si può scontare!

È questa la sensazione che prende il lettore che si avventura nei capitoli dell’Acqua, navigando prima sull’Orba e il suo contratto di fiume, poi dal Bormida al Tanaro, superando i tragici eventi dell’inquinamento dell’ACNA o dell’alluvione del 1994.

Il valore umano, della salute e della vita, infinitamente superiore a quello del profitto, è quello che caratterizza il capitolo dell’aria e del drammatico paragrafo sull’Eternit.

La vera impronta lasciata da Renzo e dalla sua esperienza amministrativa, che ho avuto la fortuna di vivere professionalmente, la ritrovo nella pagine del capitolo sui rifiuti. L’insistere caparbiamente sul volere un piano provinciale dei rifiuti fortemente improntato alla riduzione dei rifiuti e al recupero di materia, attraverso la raccolta differenziata domiciliare, al di là delle difficoltà politiche, rende a Renzo Penna giustizia di aver precorso i tempi della direttiva comunitaria che chiede agli Stati Membri e alle autorità locali di impostare i propri programmi e piani proprio con questa impostazione.

L’impronta dell’assessore Penna non si ferma alle sue pagine, ma fortunatamente si vede direttamente sul territorio, tanto che secondo gli ultimi dati ufficiale della Regione Piemonte sono almeno una trentina i Comuni della Provincia che differenziano più del 65% dei propri rifiuti urbani e con alcuni Comuni come Bassignana o Castelletto Monferrato che hanno ridotto moltissimo i propri rifiuti e buttano in discarica solo 65 kg per abitante all’anno, che, se solo tutti facessero così, la Provincia di Alessandria non avrebbe problemi di gestione dei rifiuti urbani e di chiusura del ciclo.

Vorrei chiudere con una piccola critica editoriale. Avrei forse visto meglio il capitolo di Ecolavori in chiusura, dopo il capitolo sull’energia perché davvero Ecolavori ha rappresentato e continua a rappresentare un’esperienza unica a livello nazionale, come credo unica sia stata l’esperienza amministrativa di Renzo Penna che è così bene raccontata in “Ambiente da limite a valore” che vi invito a leggere.
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Greenpeace: campagna virale con testimonial poco virile

di Eleonora Anello



Un banner srotolato sulla facciata del quartier generale della Mattel di El Segundo (California) e 6 arresti, sono stati i momenti clou della nuova campagna globale firmata Greenpeace contro la deforestazione. Con quel cartellone gli attivisti hanno dato voce a Ken che ha dichiarato “Ti mollo. Non esco con ragazze complici della deforestazione”. Le accuse sono rivolte alla multinazionale del giocattolo e in particolar modo alla Barbie, una delle bambole più vendute al mondo, colpevole di essere commercializzata con imballaggi forniti da industrie responsabili del disastro ambientale che sta colpendo sopratutto l’Indonesia.

Il blitz che ha ufficializzato la rottura della famosa coppia di plastica, è stato preceduto dalla pubblicazione da parte dell’associazione ambientalista, quasi 3 milioni di soci in 41 paesi del mondo, del rapporto “Toying in extinction”, in cui viene dimostrato che Mattel ha stretto rapporti commericali nel settore delle forniture degli imballaggi con l'Asia Pulp & Paper, una società di Singapore del gruppo Sinar Mas, che ha acquistato vaste aree di foresta pluviale per ricavare carta che commercializza a poco prezzo. La APP sorpresa si difende sostenendo che gli imballaggi incriminati sono prodotti al 96% con materiale riciclato, con l'obiettivo di arrivare al 100% entro il 2015.

L’azione di Greenpeace si è esplicata su più fronti prediligendo internet e i social media. Nei primi tre giorni di campagna, più di 700.000 persone hanno visto la video-intervista, tradotta in 18 lingue, a un poco virile Ken che apprende con sgomento le vere attività della fidanzata e che si conclude con la rottura.

Per fare pressing sul grande marchio statunitense al fine di costringerlo rivedere le sue scelte nel settore degli imballaggi, Greenpeace ricorre al mail bombing. Sul suo sito è infatti possibile inviare un messaggio al CEO di Mattel con pochi e semplici clic. E gli utenti sembra abbiano apprezzato: la Mattel ha dichiarato di aver ricevuto 83.000 e-mail di protesta, anche se Greenpeace dice che dai suoi server ne sono partite 200.000.

La guerra è virale e quindi corre sopratutto suoi social media e il boicottaggio ha assunto una così vasta portata che la Mattel è stata costretta a bloccare i commenti e cancellato ogni riferimento delle foreste pluviali sulla pagina Facebook di Barbie, più di 2 milioni di seguaci. Coloro che si vogliono unire alla protesta sono invitati a togliere “mi piace” dalla pagina di Barbie e a cambiare l’immagine del proprio profilo con quella imbronciata di Ken.

Sul fronte di Twitter invece, in breve tempo, Barbie e Ken sono diventati dei Trending Topic, e sono anche nati i profili-parodia di @Barbie e @Ken_talks che litigano sulla deforestazione.

In realtà Greenpeace ha giocato sulla recente riconciliazione della coppia che monopolizza i giochi di milioni di bambini. Ken ha fatto la scelta giusta? E Barbie la finirà di deforestare il mondo? Al momento la Mattel ha dichiarato di voler modificare nell’immediato i suoi approvvigionamenti mentre gli ambientalisti aspettano un documento ufficiale.

La campagna è geniale e molto divertente, ne hanno parlato i media di tutto il mondo ma nonostante il grande successo c’è qualcuno che proprio non riesce a farsi due risate. Sono i comitati femministi e quelli gay che accusano di sessismo l’azione di Greenpeace. Del resto anche Ken viene incartato con gli stessi materiali di Barbie e inoltre viene rappresentato come un omosessuale un po' isterico e tontolone. Questa parte di opinione pubblica non fa altro che porre una domanda legittima: può una campagna di sensibilizzazione sulla tutela dell'ambiente affidarsi a una comunicazione sessista?
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