lunedì 31 gennaio 2011

Torna il Premio nazionale “Pianeta Acqua”


di Silvia Musso

Dopo il successo della I edizione del 2008, a cui parteciparono 183 progetti, torna il Premio Nazionale “Pianeta Acqua” promosso da Forum Nazionale per il Risparmio e la Conservazione della Risorsa Idrica.

Il Premio viene istituito con l’obiettivo di valorizzare le esperienze virtuose e le “buone pratiche” finalizzate a promuovere l’utilizzo razionale dell’acqua.

Tra le varie sezioni del Premio una è dedicata specificamente a campagne di comunicazione.
Dal sito del Forum si legge: «L’acqua è un bene esauribile e, in molte parti del mondo, un diritto negato. La conservazione e l’uso razionale di questa risorsa è dunque una priorità. Le tante esperienze realizzate in Italia e in altri paesi dimostrano che risparmiare l’acqua (e l’energia necessaria ad utilizzarla) è possibile, grazie alle nuove tecnologie e a comportamenti più consapevoli. Tra i fattori che rallentano la diffusione delle esperienze positive c’è sicuramente una carenza comunicativa. Per questo tra gli obiettivi primari del “Forum sul risparmio e conservazione della risorsa idrica” c’è la valorizzazione delle esperienze virtuose anche tramite una comunicazione più efficace. L’istituzione di un Premio si muove proprio in questa direzione».

Al concorso possono partecipare istituzioni, multiutility, aziende, associazioni, centri di educazione ambientale, scuole, agenzie di pubblicità e altri soggetti che hanno realizzato azioni in questo campo negli ultimi 5 anni che non siano già stati presentati in occasione della prima edizione del premio.

Una giuria di esperti, formata da personalità di spicco provenienti dal mondo accademico, istituzionale e aziendale, voterà i progetti migliori.

Sul sito www.forumrisparmioacqua.it sono disponibili il regolamento e il modulo di partecipazione che dovrà essere compilato e restituito all’indirizzo info@forumrisparmioacqua.it.

Tutta la documentazione dovrà pervenire entro il 14 febbraio 2011. La premiazione avverrà in occasione del convegno annuale del Forum che si terrà il 22 marzo 2011, Giornata Mondiale dell’Acqua.

Siamo sicuri del successo e della risonanza che questo premio avrà soprattutto quest’anno a pochi mesi dal Referendum sull’Acqua Pubblica.
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venerdì 28 gennaio 2011

Nucleare: riflettiamoci con Greenpeace

di Paolo Ghiga

La risposta di Greenpeace non ha tardato ad arrivare. Il tema delle fonti energetiche ha visto, negli ultimi mesi, riaccendersi nel nostro paese l’interesse nei confronti del nucleare, a cui cittadini dissero di no con il referendum abrogativo dell’8 – 9 novembre 1987. Forse ancora scossi dal disastro della centrale ucraina di Chernobyl, che sospinse alla vittoria il no, il paese decise l’abbandono, la successiva chiusura e la dismissione delle quattro centrali italiane allora in servizio (Latina, Trino Vercellese, Corso e Garigliano). Il progetto di smantellamento e riconversione non si è ancora concluso, presentando alti costi di gestione mentre nel luglio 2009 è stato disposto tramite legge nazionale di ritornare a edificare impianti nucleari sul nostro territorio. Una sorta di gatto che si morde la coda.

Che l’associazione ambientalista per antonomasia, Greenpeace, non sia nuova a campagne mediatiche ad effetto non è certo una novità, basti pensare allo spot contro la Nestlé a difesa degli Oranghi indonesiani, oppure alla loro l’invasione pacifica al Salone del Libro di Torino, a difesa delle foreste. Infatti, in occasione del dibattito attorno al temuto ritorno del nucleare in Italia, è partita l’offensiva di Greenpeace Italia.

Attraverso un video breve ma incisivo, che inverte il modo di fare informazione e protesta degli ambientalisti: invece dello sgomento, lo spettatore viene accolto da una veduta aerea e panoramica del territorio italiano, in tutto il suo splendore, guidato dal tema in sottofondo, una traccia davvero rilassante in cui un piano armonizza con le riflessioni pacate e al contempo “urticanti” del commentatore.

Siamo a nostro agio, anzi un sorriso increspa leggermente le nostre labbra, stavolta non hanno colto nel segno, vien quasi da pensare: il video continua, spiegando come l’Italia abbia la soluzione per combattere il calo delle scorte di idrocarburi ed il piano sia il rilancio dell’energia nucleare.

Le immagini, però, cambiano, scorrono i fotogrammi del reattore numero 4 della Centrale di Chernobyl, mutilata dall’esplosione notturna del 26 aprile 1986, proseguendo con le enormi ciminiere fumose, a forma di paraboloide iperbolico, degli impianti nucleari sparsi per il mondo, per passare alle fasi di stoccaggio delle scorie radioattive giù nelle viscere della terra, il tutto mentre la voce, suadente, ci ricorda che abbandoneremo il petrolio per sposare l’uranio: non sorridiamo più, ora, anzi, lo sguardo si sofferma sul cartello che ricordava la denuclearizzazione di un Comune, al quale viene ora apposto un segnale di pericolo radiazioni sulle prime due lettere, trasformando la scritta da denuclearizzato a nuclearizzato. Il video si blocca su questo fermo immagini.

Una piccola curiosità: l’agenzia pubblicitaria che ha realizzato lo spot, non è contattabile, il suo nominativo è Top Secret, i suoi clienti potrebbero non gradire il sostegno dell’agenzia alla campagna antinuclearista di Greenpeace.

«Con questo spot – ha spiegato Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia – vogliamo fornire ai cittadini uno strumento per riflettere sui problemi del nucleare in un paese distratto da slogan ingannevoli».

Greenpeace ha di nuovo fatto centro, con un’ironia sottile e caustica, che invita lo spettatore a schierarsi, perché tempo per riflettere ne abbiamo avuto a sufficienza ed ora occorre fare chiarezza, una volta per tutte.
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martedì 25 gennaio 2011

Un’altra Napoli


di Eleonora Anello

Una città sommersa dai rifiuti alle prese con la loro difficile gestione. Le immagini di Napoli che per la loro triste spettacolarità, fanno il giro del mondo, comunicano ingiustamente l’indifferenza dei cittadini che vivono questo stato d’emergenza. Ma i Napoletani vogliono un’altra Napoli. E non è difficile scovare nuove realtà, molto meno raccontate, che si stanno attivando con ogni mezzo per risolvere questo serio problema.

Il Comitato Facciamo la differenza si sta muovendo in questa direzione. Nato a dicembre 2010, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno del volontariato indetto dall’Unione Europea per il 2011, si è subito dato molto da fare per spingere la raccolta differenziata soprattutto fra il segmento dei commercianti. 10 al direttivo e un numero variabile di volontari che cambia di volta in volta in base agli interventi effettuati, le operazioni si sono incentrate sul ritiro a domicilio di carta e pile esaurite, rifiuti poi portati alle isole ecologiche, grazie alla collaborazione con l’ASIA, l’azienda che si occupa dei rifiuti. Le prime azioni sono state portate avanti da circa 40 studenti tra universitari e liceali. L’ultima, quella di Pianura, è invece riuscita a coinvolgere persone di tutte le età. Grazie al racconto di Giorgio Mennella, uno dei responsabili del Comitato, abbiamo appreso che la loro bravura sta nel riuscire a stare in mezzo alle persone per coinvolgerle e allo stesso tempo di interfacciarsi con le istituzioni.

A quanto pare avete già una strategia d’azione consolidata...
«Quando decidiamo di effettuare le raccolte straordinarie prendiamo preventivamente contatto con l’ASIA e, ottenute le autorizzazioni, ci rivolgiamo alle municipalità che ci appoggiano nella diffusione delle informazioni soprattutto con i commercianti. Il giorno prima del ritiro ci rechiamo nei punti che verranno coinvolti per spiegare come agiremo anche e soprattutto per fare una chiacchierata».

Paga stare tra la gente?
«Finora abbiamo avuto buoni feedback da parte dei soggetti coinvolti. Nel ritirare i rifiuti, al momento del congedo la domanda è sempre la stessa. Tutti ci chiedono quando ritorneremo».

Cosa prevedete per il futuro?
«Ci stiamo impegnando in un progetto che vede coinvolto il quartiere a forte densità di cittadini cinesi che si trova dietro la stazione. Si tratta di una comunità che dialoga poco con l’esterno e con le istituzioni. Al di là delle nuove zone da coinvolgere, l’entusiasmo che abbiamo incontrato è stato così forte che stiamo pensando di stilare un vero e proprio calendario fisso di raccolta».

Facciamo la differenza, comitato promosso dall’europarlamentare Andrea Cozzolino, candidato a Sindaco di Napoli, agisce sui punti deboli di un contesto caratterizzato forse dalla poca informazione che i cittadini ricevono dalle loro istituzioni che talvolta si avvale di canali poco appropriati. Una tale carenza informativa però, molto probabilmente, finisce con l’alimentare sfiducia e atteggiamenti negativi dei cittadini nei confronti dei soggetti istituzionali. Meccanismi che una volta instauratisi diventano difficili superare.
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lunedì 24 gennaio 2011

Storie di gente di Langa


di Paolo Ghiga

Maria Teresa ha rilevato l’azienda vitivinicola del padre, produce rinomati vini Barolo e Nebbiolo rispettando rigorosamente la tradizione, ma, in cuor suo, dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere credeva di poter vivere facendo altro. Silvio, abbandona il proprio mestiere, ben retribuito, di piastrellista per produrre formaggi tradizionali in un paesino in collina, dove ha trasferito la sua famiglia e cinquanta pecore. Mauro, infine, ex magazziniere della grande distribuzione, dopo il licenziamento decide di produrre e vendere pasta artigianale fatta a mano. Sono tre storie di vita, in equilibrio precario tra “normalità” ed “estremismo”, slegate tra loro ma accomunate nel raccontare una territorialità comune, le Langhe, scenario di bellezza universalmente riconosciuta.
I personaggi appena descritti sono i protagonisti di un lungometraggio che, pur non edificato su basi ambientaliste o di stretta militanza, riesce ad esprimere concetti fondamentali e invita lo spettatore a riflettere su problemi endemici della nostra società.

L’artefice di questa intrigante prospettiva è Paolo Casalis, architetto braidese, regista del documentario Langhe Doc – Storie di eretici nell’Italia dei capannoni. Come ci ha raccontato, Paolo non si occupa, né teoricamente, né attivamente, di ambientalismo, non rappresenta realtà politiche o associazioni di alcun tipo. In questo documentario, che, ricorda, non è un universo a 360 gradi ma un personalissimo racconto sulle sue Langhe, il regista invita alla riflessione illustrandoci le storie di Maria Teresa, Silvio e Mauro, diverse tra loro per esperienze di vita ma unite dalla volontà, dalla necessità, anche spirituale, di cambiare la loro prospettiva per intraprendere un nuovo cammino.

L’obiettivo di Casalis «Non è dare una visione globale delle problematiche e dei valori di un territorio, quanto piuttosto raccontare delle storie e sollevare nello spettatore dei dubbi, delle domande. Per questo motivo ho scelto di raccontare nel film tre storie "estreme", storie di eretici, (eretici come li ha definiti il giornalista Federico Ferrero, ndr) di chi pensa e agisce in modo diverso. Non mi interessa che le loro storie siano pienamente compiute, o possano dare piena risposta a quesiti di carattere generale».

Nell’intreccio delle scelte e delle difficoltà di ogni rinascita si inserisce l’aspetto ambientale, la luce che giunge dal mostrare questo splendido angolo di terra sotto una lente diversa. Questo paesaggio che, con la consueta lucidità e schiettezza, lo scrittore Giorgio Bocca, voce introduttiva al documentario, fotografa così: «Nel breve spazio della mia lunga vita l’Italia è cambiata in una maniera spaventosa. É tutta una lotta contro il tempo, bisogna riuscire a diventare civili prima che il disastro sia completo. Bisogna vedere se arriviamo ancora in tempo a salvare questo paesaggio. Per me in gran parte l’abbiamo già distrutto…».

Proprio nelle Langhe la coabitazione tra uomo e natura ha raggiunto vertici eccelsi: una terra in apparenza dura, severa ha concesso all’uomo di ricavare prelibatezze enogastronomiche; le sue vigne sono geometriche perfezioni di uno spazio che sa attrarre turisti in ogni momento dell’anno, tanto che, e questa è storia recente, alcune porzioni del suo territorio sono candidate a divenire “Patrimonio dell’Umanità Unesco”.

Tale candidatura, come afferma Casalis «è, ad oggi, un tema molto "nebuloso": potrebbe essere una grande occasione, oppure semplicemente un'etichetta di qualità da applicare al territorio».
«Ad oggi - come dice Maria Tersa Mascarello nel film- siamo candidati a patrimonio dell'Umanità ma il cemento non si ferma, e neppure si è smesso di piantare viti».
I radicali processi di trasformazione economica e paesaggistica, l’urbanizzazione, il progressivo abbandono delle aree rurali e di certi tradizionali mestieri, nonché la cementificazione, rischiano di trasformare gran parte del territorio langarolo in quella che, nel documentario, Giorgio Bocca definisce “l’Italia dei capannoni”.

Costruita attraverso un montaggio ed una fotografia impeccabili, frutto di una ricerca e un’attenzione cinematografica non comuni, “Langhe Doc” è una storia da vedere, assaporare, slowly, come un bicchiere del vino di Maria Teresa o un formaggio di Silvio oppure ancora una pasta fatta a mano di Mauro. Il sapore di una Terra che passa attraverso il lavoro della sua gente.
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mercoledì 19 gennaio 2011

Sardegna oil spill


di Eleonora Anello

Anche se inspiegabilmente tenuta al riparo dal palcoscenico mediatico, un’altra costa è stata rovinosamente e irrimediabilmente imbrattata da oli combustibili. Questa volta è toccato alla Sardegna, nei 18 km di spiaggia che vanno da Fiume Santo a Marritza. In zone meravigliose e attrazione per migliaia di turisti, l’11 gennaio scorso, si stima siano stati riversati circa 18.000 litri di petrolio dalla nave cisterna Esmeralda durante un’operazione di alimentazione delle centrali elettriche gestite dalla multinazionale tedesca E.On. La notizia da prima pagina è invece passata in sordina ma gli abitanti di quelle zone non ci stanno. L’ultima eclatante iniziativa di una campagna di controinformazione partita dal basso, e intrapresa dopo la raccolta firme, la costituzione di vari comitati e la volontà di rendersi partecipi alla pulizia, è stata «Black fish a Platamona Beach».Realizzata dagli artisti dell’ex-Q e dal circolo di Rifondazione Comunista Utalabì, è stata messa in atto domenica 16, costruendo sull’arenile deturpato (Terzo Pettine di Platamona) una balena. La sagoma del cetaceo agonizzante è stata realizzata con numerosi sacchetti di plastica contenenti il materiale inquinante approdato sul litorale e ha voluto esternare in modo spettacolare e appetibile ai media il disappunto e la protesta.

«Abbiamo voluto esprimere così la nostra rabbia - hanno spiegato gli organizzatori alla Nuova Sardegna - contro questo danno ecologico... La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla marea nera, ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso da una ingiustificabile negligenza della multinazionale E.On».

L’azione è stata preceduta da un’altra inconsueta manifestazione. La scorsa settimana, infatti, per mano sempre degli artisti dell’ex-Q, per le vie di Sassari sono stati affissi dei pesci neri di cartone, simbolo della moria di pesci e segnale di presenza dei cittadini sardi.

Intanto, dai vari incontri che si stanno susseguendo e dai numerosi comitati costituitesi, l’impressione è che tutto confluirà in un unico gruppo che si costituirà parte civile nel processo contro i responsabili del disastro ambientale.
Ma il copione è sempre lo stesso. Come è successo per il Golfo del Messico, la compagnia colpevole si dice tranquilla, minimizza sulla dimensione e sulla gravità del disastro, fa dichiarazioni di circostanza, cerca d rimediare mandano addetti delle pulizie sulle battigie ormai compromesse. La grande differenza è che negli Stati Uniti il governo si è mosso immediatamente e ha mantenuto una linea dura nei confronti della British Petroleum mentre in Italia tutto tace.

Mentre, l’«imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all’interno della banchina», per usare le parole di E. On, si sta estendendo al Golfo dell’Asinara, i comitati promettono di seguire e documentare la vicenda, soprattutto coinvolgendo la gente, nella complicità e nell’indifferenza delle istituzioni e dei media italiani, aggiungiamo noi con rammarico.
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martedì 18 gennaio 2011

Sostenibilità in punta di forchetta


di Irene Gozzelino

Un’iniziativa di comunicazione ambientale concreta in quanto basata su un passaggio di conoscenze immediatamente verificabile, in punta di forchetta appunto, ed immersa in un’atmosfera conviviale che scioglie le diffidenze. Questa è “ConsuMare Giusto – salvare l’oceano sedendosi a tavola”, una gustosa cena “educativa” per capire cosa abbiamo veramente nel piatto quando mangiamo pesce, a cui si potrà partecipare il 26 e il 28 gennaio 2011, presso il ristorante Bistronomie, in Piazza Statuto 2, a Torino. L’organizzazione Diffusione Scientifica Creativa propone un pasto a base di pesce, fatto di ricette alternative e a basso impatto ambientale. Tra una portata e l’altra, Daniele Tibi, relatore della serata, trasformerà i consueti tempi di attesa in un’occasione di approfondimento: «Delle 600 specie ittiche commestibili presenti nel Mediterraneo - spiega Tibi - siamo abituati a consumarne solo 20, perché sono le uniche che conosciamo e perché gran parte di esse sono vendibili in tranci, formato che la nostra cultura prevalentemente terricola riconosce ed accetta più facilmente, come se si trattasse di “bistecche di pesce”. Ampliare la nostra scelta significa non solo alleggerire la pressione sulle specie sovra sfruttate ma anche arricchirci dal punto di vista culturale e gastronomico. Al termine della serata verrà fornito un vademecum per l’acquisto consapevole delle specie ittiche presenti sul mercato».

L’iniziativa di sensibilizzazione appare quanto più necessaria a fronte dei dati forniti dal Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (Cstep) tramite il quale si apprende che solo il 40% degli stock ittici dell’Unione Europea vengono pescati in maniera sostenibile.
Per quanto riguarda il “nostro” mare, il 1 giugno 2009 è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo 1967/2006 detto “Regolamento Mediterraneo”. Emanato il 21 dicembre 2006, ha previsto per alcune disposizioni un lungo periodo di applicazione progressiva (fino al 31 maggio 2010). Nonostante questo a tutt’oggi non trova pieno adempimento da parte degli stati membri.

Maria Damanaki, commissaria per gli Affari marittimi e la pesca, ritiene che non vi siano giustificazioni per l'attuale incompleta attuazione delle misure adottate con il regolamento "Mediterraneo" nel dicembre 2006. «Gli Stati membri hanno avuto più di tre anni per prepararsi all'adempimento di tutte le norme che, va ricordato, essi hanno unanimemente adottato nel 2006 - ha evidenziato la commissaria - La situazione di numerosi stock ittici nel Mediterraneo è allarmante e i pescatori vedono le loro catture scemare di anno in anno. Se nel 2006 tali misure sono state ritenute necessarie, oggi appaiono ancora più urgenti».

Come trasformare i mercati? Trasformando la domanda, che è conseguenza di un consumo critico e consapevole. “ConsuMare Giusto - salvare l’oceano sedendosi a tavola” permette di diventare consapevoli mangiando: il mare e le papille gustative vi ringrazieranno.
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venerdì 14 gennaio 2011

È meglio la falce o il pannello?


di Silvia Musso

Fotovoltaico sì o fotovoltaico no? La questione non è essere a favore o contro l’energia rinnovabile derivante dal sole, la questione è evitare che la diffusione di un’utile e necessaria fonte alternativa di energia produca esternalità dannose per l’ambiente. È questo il messaggio che sembra emergere dalle numerose comunicazioni istituzionali e delibere comunali o regionali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del 2010.

Nell’ultimo anno in tutta Italia hanno iniziato a sorgere impianti fotovoltaici a terra che occupano campi e terreni agricoli: dalle aree collinari del Piemonte, alla Pianura Padana dove, per fare un esempio, il piccolo comune di Monticelli d’Ongina (PC) da capitale dell’aglio, eccellenza gastronomica locale, sta diventando “capitale del fotovoltaico” grazie ad una tenso-struttura di 11.530 pannelli solari da due metri quadrati ciascuno; dalla Regione Puglia, regione leader del fotovoltaico in Italia, ma contemporaneamente delle speculazioni sul fotovoltaico a terra che toglie spazio all’agricoltura, alla Provincia di Grosseto che nel mese di giugno scorso ha liberalizzato il 90% delle aree agricole all’installazione di fotovoltaico a terra.

In reazione a quella che ha tutte le sembianze di una speculazione indiscriminata che va a danneggiare un settore economico, quello agricolo, già in crisi, si sono alzate numerose voci e sono nate campagne comunicative per contrastare questo trend e proporre soluzioni alternative.
Si ricorda il progetto realizzato da Legambiente insieme a AzzeroCO2 “Eternit Free” il cui intento di convertire i tetti in amianto in pannelli fotovoltaici ha avuto successo in numerose province italiane o "SI' al fotovoltaico, ma non su terreni liberi. Stop al Consumo di Territorio", la campagna nella campagna del Movimento Stop al Consumo di Territorio che intende regolamentare i permessi per nuovi impianti di pannelli fotovoltaici a terra.
In poco più di un anno il Movimento ha posto l’attenzione di cittadini e pubbliche amministrazioni su questo tema spinoso attraverso interessanti modalità di sensibilizzazione e coinvolgimento diretto degli amministratori locali. Sono state, infatti, inviate ai sindaci lettere di presentazione della campagna per evitare fraintendimenti e una bozza di delibera per richiedere la regolamentazione della realizzazione di impianti fotovoltaici a terra, escludendo rigorosamente quelli progettati su terreni agricoli liberi e per consigliare a eventuali società proponenti di ricercare siti in aree a destinazione produttiva, su superfici coperte già esistenti o, in alternativa, siti all’interno della perimetrazione dell’abitato.
Queste richieste sono state accolte da molti comuni come quelli di Rivalta di Torino, Carignano, Racconigi in provincia di Torino e Alba e Savigliano in provincia di Cuneo.

Anche alcune Regioni si sono impegnate nella comunicazione istituzionale a tutela dei terreni agricoli. È il caso della Regione Piemonte la cui giunta, con delibera entrata in vigore il dicembre scorso, ha individuato le aree e i siti non idonei all’installazione di impianti fotovoltaici a terra.
Anche la Regione Puglia si è di recente mossa in questa direzione. A dicembre ha infatti siglato accordi con le aziende Enel.si e Beghelli per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di cittadini e aziende.

Sicuramente la questione delle energie rinnovabili è lungi dall’essere risolta e chi si muove contro il fotovoltaico a terra è accusato di essere contro l’innovazione tecnologica e lo sviluppo economico. Per rispondere a queste critiche presentiamo un progetto innovativo che apre nuovi orizzonti sia economici sia ambientali realizzato da AzzeroCO2 ed Exalto. Si tratta del parco fotovoltaico da 5 megawatt che sarà costruito a Cutrofiano (Le). Su un terreno agricolo di 26 ettari saranno installati 700 pannelli inseguitori a concentrazione che hanno una resa maggiore, in termini di produzione energetica, del fotovoltaico tradizionale. Il progetto che è una prima sperimentazione in Italia, dovrà essere la soluzione per far convivere i pannelli con l’agricoltura. Sul sito di AzzeroCO2 si legge infatti che il progetto propone una soluzione innovativa al problema di coniugare la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra con la tutela del suolo e dell’agricoltura locale. La superficie dell’inseguitore è infatti dotata di pannelli bianchi che determinano la rifrazione della luce solare a terra, favorendo la crescita delle colture seminate nel terreno sottostante. La concentrazione degli inseguitori sul terreno, infine, è stata progettata in modo da non permettere uno sfruttamento intensivo dell’area, ma di salvaguardare e favorire l’uso agricolo del suolo. Questa nuova tecnologia sarà veramente la chiave di volta per trovare un compromesso tra agricoltura, paesaggio e energia?
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martedì 11 gennaio 2011

Comunicare la sostenibilità: scenari e nuove professioni


di Silvia Musso

Il prossimo febbraio inizierà a Torino il Professional Master in Comunicazione per la Sostenibilità IED, ampliamento del precedente Master in Comunicazione Ambientale, giunto nell’anno accademico 2009/10 alla quinta edizione. Il Master, che si svolge con il patrocinio di AICA, intende preparare figure specializzate in grado di rendere attivo il passaggio dalla responsabilità sociale alla comunicazione ambientale consapevole.

Il corso, della durata di 400 ore, affronterà tematiche variegate quali produzione e consumo sostenibile, energia alternativa, riciclo dei rifiuti e salvaguardia delle risorse cercando di approfondire il tema della comunicazione legata all’ambiente a trecentosessanta gradi.

Le questioni legate all’ambiente sono sempre più parte del vivere quotidiano e rappresentano una nuova modalità di pensiero, una rivoluzione non soltanto tecnologica ma soprattutto culturale. Il Master in Comunicazione per la Sostenibilità raccoglie questa sfida unendo una profonda conoscenza teorica con l’esperienza pratica applicata a strategie, linguaggi e modelli creativi, frutto del lavoro interdisciplinare e laboratoriale.

Il corpo docente infatti è composto da docenti universitari e da professionisti che operano in realtà aziendali o ricoprono ruoli di responsabilità all’interno di enti pubblici. A livello teorico vengono affrontate le aeree tematiche della Comunicazione, del Green Marketing e della Sostenibilità per poi indagare le strategie e gli strumenti della comunicazione sostenibile. Il corso prevede inoltre un monte ore dedicato all’area laboratoriale, all’analisi di case history e ad incontri con professionisti.

Una prima occasione di confronto sulle tematiche dello sviluppo sostenibile e della comunicazione ambientale e di presentazione dell’offerta formativa del Master sarà la conferenza “Comunicare la sostenibilità. Scenari e nuove professioni” che si terrà giovedì 20 gennaio 2011 alle ore 18.00 presso Eataly Torino - Sala dei 200, primo piano.
Tra i relatori che prenderanno parte alla conferenza, il patron di Eataly Oscar Farinetti, fautore di un modello innovativo di sostenibilità legato al settore alimentare e distributivo e Luca Mercalli, meteorologo noto al pubblico per la sua presenza nella trasmissione “Che tempo che fa”, portavoce del punto di vista di un divulgatore scientifico. Interverrà anche un esperto di comunicazione per la sostenibilità, Roberto Cavallo, fondatore e presidente di ERICA (Educazione Ricerca Informazione Comunicazione Ambientale soc. coop) e Presidente di AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale). Altro rappresentante a sostegno della comunicazione di temi e normative ambientali sarà Marco Moro, Direttore Editoriale di Edizioni Ambiente. Al tavolo dei relatori ci sarà infine Erica Banchi, protagonista della fiction di RAI UNO “Paura di Amare” e recentemente impegnata in una docu-fiction, volta alla divulgazione al pubblico televisivo di queste tematiche, dal titolo "La Questione Nucleare".

Moderatore del confronto sarà il coordinatore del Professional Master in Comunicazione per la Sostenibilità dell’Istituto Europeo di Design di Torino, Erik Balzaretti.
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lunedì 10 gennaio 2011

File in formato verde


di Paolo Ghiga

Oltre ai buoni propositi (che non devono essere soltanto una chimera di inizio anno) e alle abitudini ecosostenibili da applicarsi in ogni situazione, alcune recenti iniziative eco-friendly vengono in nostro soccorso nell’ambito dell’utilizzo quotidiano del pc.
In quante occasioni abbiamo stampato documenti composti da centinaia di pagine, solo per presenziare a riunioni, per aggiornare archivi o comunque per produrre informazioni destinate, nel breve, ad essere oggetto dei contenitori della carta da riciclo? Da alcuni giorni è possibile, grazie alla tecnologia informatica, produrre un nuovo tipo di file formato .pdf (celeberrimo file di scambio multipiattaforma, nato nel 1993, che abbina la duttilità alla possibilità di condividere, globalmente, ogni tipo di informazione).

Uno di capisaldi del pdf è proprio il suo possibile utilizzo come archivio digitale, se non fosse che molti tendono a vanificare questo aspetto stampandone la versione cartacea. Un équipe del WWF ha realizzato una variante di questo file, molto simile al formato .pdf originale. La peculiarità di questo nuovo formato, caratterizzato dall’estensione .wwf ed un’inconfondibile icona color verde, raffigurante un albero e riportante la sigla dell'associazione, risulta quella di non poter accedere alla stampa del documento stesso in quanto permanentemente bloccata. Un’idea semplice, se vogliamo, realizzabile nella suite di Adobe Acrobat, con i vari aggiustamenti del caso, ma che per la prima volta si tinge di verde e invita a riflettere su quanto possiamo concretamente fare nel quotidiano, sia in ufficio sia a casa, quando nel tempo libero o per ragioni di studio abbiamo la necessità di produrre documentazione di qualsiasi tipo. Non dimentichiamo che questo software, diffuso dapprima solo per la piattaforma Mac ed ora presente anche in una versione per Windows, ha il pregio, sicuramente sostenibile, di essere totally free. Dopo aver effettuato il download del software da un link dedicato del sito WWF ed eseguito l’installazione, potremmo condividere documenti senza cadere nella tentazione di ricorre alla stampa ad ogni costo. Per maggiori informazioni è possibile visitare una pagina dedicata anche su Facebook, con oltre 6 mila fan che lo stanno utilizzando con entusiasmo.

Ma i supporti per il mondo informatico a basso impatto ambientale non si esauriscono qui: è nata una nuova penna usb per lo storage dei dati. Niente di nuovo sotto il sole, parrebbe. In realtà si tratta della prima chiave USB derivante dalla fermentazione dell'amido del granoturco. La nuova chiavetta eco-friendly è disponibile nei formati 4, 8,16 e 32 gigabyte e risulta compatibile con tutti i principali sistemi operativi. E’ completamente biodegradabile, e come afferma la casa produttrice italiana QuiBio, con sede a Cagliari "Le molecole di glucosio presenti nelle fibre vegetali o nell'amido fermentano divenendo acido lattico, che in seguito, dopo un processo di polimerizzazione si trasforma in PLA (il polimero che ha il doppio vantaggio di essere biodegradabile ma anche resistente quanto la plastica). Dopo l'utilizzo, il PLA viene sintetizzato dai microorganismi presenti in natura per essere poi trasformato in anidride carbonica e acqua". Ciò significa impatto zero sull'ambiente ma anche caratteristiche professionali: la velocità in lettura giunge fino a 15 Mbps, mentre quella in scrittura fino a 8 Mbps; è assicurata la compatibilità con gli standard USB 1.1 e USB 2.0. Anche il packaging è costituito da materiali riciclabili al 100 per cento, e persino le vernici utilizzate per le serigrafie sono a base di inchiostro di soia.

Il design strizza l’occhio alla natura (la penna è la stilizzazione di una pannocchia), ed è simpatico ed elegante nonché amico dell'ambiente, elementi fondamentali per la buona riuscita di un prodotto che sia tanto innovativo quanto eco-friendly. L’obiettivo dichiarato della Quibio è riuscire a sensibilizzare all'utilizzo dei prodotti ecocompatibili in chiave usa e getta, anche nel settore tecnologico. Pensate come con pochi click sarà possibile salvare un documento non stampabile su un supporto completamente biodegradabile: non resta che percorrere questa strada ecostostenibile senza ulteriori indugi. Della serie: come rendere più verde il vostro ufficio ogni giorno!
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giovedì 6 gennaio 2011

Una forma di partecipazione parziale

di Eleonora Anello e Silvia Musso



Vi identifichereste in una voce aspra? Vi immedesimereste in un giocatore che muove scacchi neri? Dietro uno spot apparentemente super partes si nascondono elementi che vanno tutti in un’unica direzione. Stiamo parlando della campagna di lancio del Forum Nucleare Italiano, un’associazione non profit nata per favorire il più ampio dibattito al netto di pregiudizi su questa scelta energetica. Vi hanno aderito soggetti sociali, imprese e mondo accademico. I soci fondatori sono Alstom Power, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, E.On, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Flaei-Cisl, Gdf Suez, Politecnico di Milano, Sapienza - Università di Roma, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Uilcem, Università di Genova, Università di Palermo, Università di Pisa, Westinghouse.

Lo spot, in onda in questi giorni sulle maggiori emittente televisive, costato 6 milioni di euro e ideato dalla Saatchi & Saatchi, ha sollevato diversi dubbi sulla neutralità dei suoi intenti. Ciò che viene presentato come imparziale sembra invece essere stato confezionato con cura da parte di chi è un convinto sostenitore dell’atomo.

Chi ha avuto modo e gli strumenti per decodificare il messaggio, come il blog “Italiani imbecilli” con la sua puntuale analisi semiologica, si è soffermato su alcune particolari scelte comunicative. Allo spettatore vengono mostrati due diversi punti di vista. Emotivamente però, il destinatario viene orientato su un’unica scelta. Infatti, la fazione antinucleare gioca con gli scacchi di colore nero, tonalità associata al brutto, al cattivo, al negativo mentre chi è favorevole al nucleare muove gli scacchi bianchi, colore che richiama la purezza, la trasparenza, la positività. Inoltre, altro elemento da non sottovalutare, è la suggestionante voce fuori campo, che quando impersona l’antinucleare assume un tono aspro, diventando suadente e confidenziale quando è a favore del nucleare. Infine, anche la sceneggiatura parteggia per il nucleare: la “grande mossa” la compie il giocatore degli scacchi bianchi. Considerando che lo spettatore medio si identifica sempre con il vincitore, il gioco è fatto.

Il forum nasce sull'esempio di esperienze analoghe di altri paesi, spiega Chicco Testa, presidente del neonato forum, ex-segretario ed ex-presidente di Legambiente, oggi grande sostenitore del ritorno in Italia del nucleare.

Effettivamente in tutto il mondo esistono ormai da anni forum simili. Primo fra tutti il Forum Nucleaire belga fondato negli anni settanta, nel boom degli investimenti sull’energia nucleare. La mission di questa associazione è partecipare al dibattito pubblico sulla questione energetica. Il sito recita così: «I nostri membri desiderano condividere le loro conoscenze e la loro esperienza. Noi conosciamo meglio di chiunque altro gli inconvenienti dell’energia nucleare, ma noi sappiamo anche che i progressi tecnologici possono permettere di superarli».


In Europa oltre al forum belga, membro del FORATOM, l’associazione professionale dell’industria nucleare in Europa, esistono anche strumenti analoghi in Germania e Spagna mentre nel resto del mondo ricordiamo invece Stati Uniti e Australia. L’impostazione è la stessa ovunque: i forum nascono dalla volontà dei soci fondatori, aziende che lavorano nel campo dell’energia nucleare piuttosto che università e centri ricerca, con l’obiettivo principale di “promuovere l’uso pacifico dell’energia nucleare”. I forum, quindi, danno spazio a voci fuori dal coro, a considerazioni critiche che però vengono utilizzate per continuare a perseguire il fine ultimo della promozione di un’energia ritenuta pulita e priva di rischi. I pareri discordanti servono per essere confutati e dare così maggiore consistenza alla posizione a favore del nucleare.

A noi queste esperienze sembrano forme di comunicazione tronche e comunque guidate in cui il cittadino desideroso di capire e di avere una propria idea sulla questione o continua a rimanere confuso o viene portato a schierarsi dalla parte del nucleare. “E tu che idea te ne sei fatto?” “E tu sei contro o a favore dell’energia nucleare?”. Queste sono le false domande retoriche che compaiono sui siti e negli spot televisivi. Secondo voi, i cittadini, se risponderanno, cosa risponderanno?

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martedì 4 gennaio 2011

Sopravvivere al Natale


di Eleonora Anello

Fino a quando non si disfa l’albero, componente essenziale del Natale, non ci si può considerare fuori dal tunnel delle feste. Tutti gli anni però si ripresenta lo stesso problema: dove andranno a finire tutti gli abeti acquistati? Chi ha scelto un albero artificiale lo ripone in una scatola, chi invece ha optato per un abete vero, se può lo pianta per poterlo riutilizzare l’anno che verrà. E chi non ha spazi aperti a disposizione? Come far sopravvivere gli alberi al Natale?

La questione, sollevata da più parti e puntualmente ripresa da tutti i media, viene affrontata con esiti positivi. Tra le aziende, Ikea si impegna su questo fronte con la campagna di riconsegna dell’albero acquistato presso i propri punti vendita. L’iniziativa premia sia il consumatore che riporta l’alberello, con un buono d’acquisto spendibile all’interno della la catena svedese, sia il WWF a cui, per ogni pezzo ricevuto, Ikea donerà 3 o più euro. L’associazione ambientalista investirà tali fondi negli Appennini centrali, per creare aree naturali in cui l'orso bruno marsicano e gli altri animali possano ripopolare quelle zone. La formula sembra funzionare, tanto che Ikea può dichiarare che negli ultimi sei anni, i clienti hanno restituito più di 90.000 alberi, trasformati in fertilizzante naturale o utilizzati per la produzione di pannelli truciolari.

Anche le aziende municipalizzate che si occupano dello smaltimento dei rifiuti continuano ad attivarsi in questa direzone. L’AMA di Roma, ad esempio, prendendo in prestito il fortunato slogan di IkeaFai un regalo all’ambiente”, con “Non cestinare il tuo albero di Natale: ridonalo alla natura”, aiuta i romani a fare un ulteriore piacere all’ambiente. Dal 7 al 15 gennaio 2011 e per il sesto anno consecutivo, verrà riproposta l’iniziativa promossa in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, l’Assessorato all’ambiente del Comune e il TGR Lazio, che permette di donare agli abeti natalizi una seconda vita. Portandoli in appositi centri, verranno selezionati gli esemplari in condizioni migliori e tali da essere ripiantati e destinati a iniziative di educazione ambientale. Quelli invece che non supereranno la selezione, saranno trasformati in compost. Visto però che sotto ogni albero ci sono sempre dei regali che spesso sostituiscono vecchi oggetti destinati a essere gettati e che ci si dovrà liberare di incarti e packaging; e considerando che vicino ad ogni albero ci sono sempre grandi tavolate generatrici di avanzi e scarti di preparazione, l’AMA ha diffuso e redatto un decalogo che dà utili consigli per lo smaltimento della grossa mole di rifiuti che le feste portano sempre con loro. Alla guida è stato affiancato un numero verde per ottenere maggiori informazioni.

Perfino i comuni più piccoli si sono mossi. A Rivalta, nell’hinterland torinese, «Gli ecovolontari hanno addobbato quaranta piccoli abeti che verranno piantati a Febbraio – racconta Gabriella Cibin, Presidente Ecovolontari Rivaltesi Onlus - I migliaia di piccoli addobbi sono stati realizzati rigorosamente con materiale di recupero: vasetti di yogurt, palline di stagnola e alluminio, festoncini ricavati da shopper in plastica, minibottiglie da produzione di scarto, stelle in Tetra Pak, tappi colorati, che hanno richiesto oltre un mese di lavoro da parte di dieci volontari. Il coloratissimo risultato, superiore alle aspettative, è stato gradito. Chissà che magari per il 2011 non riusciremo a coinvolgere anche i commercianti...».

Dunque, anche quest’anno l’albero di Natale, uno dei simboli più amati delle festività, è riuscito a essere all’altezza di ogni aspettativa, diventando, in molteplici modi, veicolo di sensibilizzazione al rispetto per l’ambiente.
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